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La difficile situazione delle donne afghane sotto il nuovo regime talebano

Screenshot preso da TRT World interview con Mahbooba Seraj, membro dell'Afghan Women's Network.

“Noi, gli afghani, vorremmo dire al mondo che ci ha lasciato da soli, siamo prede per i lupi del nostro paese. Non capisco le mosse degli Stati Uniti in Afghanistan dove il modo di governare dei talebani influenzerà in maniera particolare le vite delle donne, vite che saranno nuovamente rovinate. Ho un'immensa paura per gli uomini d'affari, i cantanti e gli artisti afghani che sospenderanno le loro attività com'è già successo durante il regime talibano negli anni '90”, ha dichiarato durante un'intervista per TRT World [en, come tutti i link successivi, salvo diversa indicazione] la nota attivista per i diritti umani Mahbooba Seraj.

Con la conquista della maggior parte del territorio afghano questo mese, e con Kabul tra le ultime città a cadere in mano ai talebani il 15 agosto, il paese è sconvolto. Il presidente Ashraf Ghani è fuggito negli Emirati Arabi Uniti dopo aver firmato un accordo di resa con i fratelli Mullah Ghani.

Adesso che i talebani controllano completamente il paese, i cittadini afghani sono lasciati nella paura e nell'insicurezza dato che diplomatici e rappresentanti delle organizzazioni internazionali stanno lasciando l'Afghanistan.

Gli afghani stanchi dalla guerra stanno rivivendo il 1994, quando i talebani presero d'assalto il governo dell'allora presidente Dr. Najeeb, prendendo il controllo di Kabul con la forza e stabilendo un regime islamico con a capo Mullah Umar.

Il ritiro improvviso delle trumme americane e le fallimentari trattative della troika a Doha hanno portato una maggiore violenza nel paese, ricordando agli afghani le sofferenze patite 25 anni prima: la perdita della loro intera struttura sociale e delle infrastrutture sanitarie, il rigetto dei diritti delle donne e un rifiuto totale del sistema educativo.

Di conseguenza, molti stanno lasciando l'Afghanistan per paura di quello che succederà; uno tra questi è Gull Muhammad.

Per Gull, fuggito con la sua famiglia il 7 agosto a Spin Boldak, una città al confine con il Pakistan, non avrebbe avuto senso restare in Afghanistan una volta che i soldati talebani sono arrivati in città. Ricorda troppo bene come, durante il vecchio regime talebano, le donne furono fatte schiave, forzate a sposare soldati talebani e spinte all'adulterio.

“Ho visto uomini con i turbanti sulle teste e fucili tra le loro mani, sulle loro motociclette Honda nel bel mezzo della notte che cantavano ‘Allah-u-Akbar’ mentre entravano a Spin Boldak. A quel punto ho deciso di cercare un luogo più sicuro per la mia famiglia, così siamo scappati in Pakistan, superando il confine di Chaman. Gli abitanti di Spin Boldak sapevano che non avrebbero più potuto vivere in sicurezza in quella zona, per paura che le intenzioni dei talebani fossero le stesse del passato”, ha spiegato Gull durante un'intervista a Global Voices.

Gull è arrivato in Pakistan con sua moglie e i suoi cinque figli, e le megli dei suoi fratelli con i loro tre figli. Lì, hanno ricevuto l'aiuto di un uomo chiamato Bakhtiyar, proprietario di uno showroom di pneumatici per motociclette. Gull ha raccontato che le donne hanno portato i gioielli e i tessuti necessari che la famiglia intendeva utilizzare per arrivare alla fine del mese in Pakistan. “Adesso andrò a Quetta, capoluogo del Belucistan, per poi arrivare a Karachi dove starò a casa di mia figlia che vive lì con suo marito”, ha dichiarato Gull mentre si riparava con la famiglia dal caldo rovente, all'interno del salone da esposizione.

Bakhtiyar ha aiutato Gull a preparare un mezzo che ha permesso alla famiglia di Gull di raggiungere Quetta. “La famiglia Pashtun è arrivata qui in preda alla disperazione, alla ricerca di un posto sicuro. Ho fornito loro del cibo e un rifugio”, ha raccontato Bakhtiyar a Global Voices.

La famiglia di Gull è solo una delle tante famiglie di rifugiati che ci si aspetta arrivino in Pakistan e negli altri paesi vicini se il dialogo tra i talebani, l'amministrazione e il capo dei talebani a Doha non dovesse trovare un accordo di pace nel paese.

Il ginepraio delle donne afghane

Uno dei gruppi più colpiti dalla lunga guerra è quello delle donne afghane, le quali devono affrontare una nuova e dura realtà. Hanno paura che la perdita del loro stile di vita, quella del loro accesso all'istruzione e la totale violazione dei diritti fondamentali è ciò che succederà loro sotto il regime talebano.

A febbraio dell'anno scorso, molto prima che si sviluppasse la crisi attiale, si è tenuta una conferenza stampa tutta al femminile a Kabul. Tra gli ospiti c'erano il parlamentare Fawzia Koofi, il direttore dell'Afghan Women's Network, Mary Akrami, e Palwasha Hassan, dell'Afghan Women's Educational Centre.

Durante l'evento, le donne hanno richiesto “un cessate il fuoco immediato, permanente e incondizionato”, oltre che la fine delle uccisioni di civili, di quelle mirate, dello schiavismo sessuale delle donne e dei matrimoni forzati ai soldati talebani.

Le donne hanno inoltre richiesto la parità di genere nelle trattative di pace, sottolineando che, altrimenti, avrebbero potuto svilupparsi dei capovolgimenti sconvolgenti nella libertà di donne e ragazze, in particolare nel caso in cui i talebani avessero gestito il paese in assenza di controllo.

Durante quella conferenza stampa, Palwasha Hassan ha affermato: “(I talebani) non hanno imparato nulla dal passato e sono più crudeli e sprezzanti di prima. Non sanno nulla di cosa significhi governare un paese, cosa sia un Afghanistan inlcusivo o quale sia il valore della partecipazione delle donne nella costruzione della nazione. Già in alcune aree controllate dai talebani, le ragazze sono escluse dalle donne dopo aver raggiunto la pubertà, il che è contro la costituzione Afghana. Si profilano i rapporti di talebani che tramandano editti, che le donne non dovrebbero lavorare, ricevere un'istruzione o uscire di casa senza un mahram (un parente uomo di sangue, come un fratello, un padre o un marito)”.

I leader civili donne dell'Afghanistan lottano questa guerra complicata da tempo. Sopportano il peso della violenza dei terroristi, e i bambini e le donne del paese hanno sofferto più di tutti durante i conflitti. Secondo un rapporto delle Nazioni Unite per la Missione di Assistenza in Afghanistan, donne e bambini rappresentano il 46% delle vittime civili e rimangono attualmente vulnerabili. Secondo il Dipartimento di Difesa e Sicurezza dell'Afghanistan, almeno 20 gruppi militanti internazionali stanno operando nel paese, molti dei quali attaccheranno molti obiettivi sensibili col fine di riconquistare dei territori.

Nell'ultimo anno vi è stata un'ondata di uccisioni mirate nei confronti di giornaliste, sostenitori dei diritti umani e di donne che lavorano alla Corte Suprema. Il parlamentare e negoziatore Fawzia Koofi è stata colpita da un proiettile al braccio nel 2020, ma è sopravvissuta al tentativo di omicidio ed è tornata a concentrarsi sulle discussioni per la pace a Doha come una delle poche donne partecipanti. Il suo è un esempio che mostra il coraggio che le donne afghane hanno dovuto trovare per lottare per i propri diritti durante questi tempi difficili.

E nonostante le loro tristi prospettive future, queste donne continuano a ribellarsi e a rifiutarsi di restare in silenzio.

Tutti dovrebbero dare atto a queste voci che si fanno avanti durante tali situazioni complicate nel mondo.

Siamo nel 2021, è ora di guardare le donne afghane stare al posto del conducente durante i colloqui di pace, non solo come ricompensa per tutto quello che hanno patito durante questi anni di guerra, ma perchè sono leader risoluti e coraggiosi nei confronti di un futuro incerto.

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