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Sentimenti anti-immigranti provocano violenze in Turchia

Folla intorno a un'auto in fiamme a Altındağ, Ankara. Immagine tratta da un video della BBC dal titolo “Cosa è successo a Altındağ?”.

Il 12 agosto, nella capitale turca, Ankara, una rissa [en, come tutti i link successivi, salvo diversa indicazione] tra un gruppo di migranti siriani e gente del posto ha reso evidente il deterioramento, nel paese, della percezione nei confronti dei migranti. Due cittadini turchi sono stati pugnalati in uno scontro, uno è deceduto in ospedale [tr]. L'incidente ha avuto come conseguenza un crescendo di violenza, con la folla che ha saccheggiato e distrutto negozi, case e auto di immigranti nel quartiere Altindag di Ankara, dove vivono molti siriani. Fino al 22 agosto sono state fermate 76 persone [tr]:

La recente situazione ad Altındağ, quartiere di Ankara. Le tensioni continuano dopo che due adolescenti, stanotte, sono stati pugnalati. La Polizia ha adottato contromisure per evitare attacchi contro i siriani. Dalle strade laterali si gridano slogan contro la polizia.
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Durante il giorno, giovani turchi si sono uniti in gruppo per “portare l'ordine” nei quartieri. Stanno cercando siriani.

Sono stati sentiti [tr] poliziotti avvertire insistentemente gli abitanti che non sarebbero state tollerate provocazioni.

Cosa dicono quelli che, tutti i giorni, incitano all'odio contro i siriani degli attacchi razzisti ai due giovani pugnalati a Altındağ, dopo la morte del diciottenne Emirhan Yalçın? Hanno catturato l'autore del delitto, ma saranno identificati quelli che hanno preso a sassate le case e ferirono il minorenne?

È stata diffusa la notizia che il governatore del distretto è arrivato sul luogo dove si sono svolti i fatti e ha cercato di far calare la tensione. Ma la folla ha continuato a esprimere il proprio malcontento [tr], come ha reso noto il servizio turco della BBC. “Tutti [i siriani] devono essere mandati via”, ha gridato una donna, mentre un altro abitante del posto diceva:

Just because we give them homes, economic opportunities, they think they are above us. Then they come and say they don’t want Afghans in this country.

Credono di stare sopra di noi solo perché diamo loro una casa e opportunità economiche. Dopo arrivano e dicono che non vogliono afgani in questo paese.

Intervistato [tr] per l'edizione turca della BBC, un altro vicino del quartiere dove avvennero gli attacchi ha detto:

What are they going to do? Take them away? Instead, we say, give us half an hour. We will, as a nation, take them away in half an hour. Our goal is not to kill them, but send them away. They should leave.

Che faranno? Li porteranno via? Invece, diciamo, lasciateci mezz'ora. Come nazione, li porteremo via in mezz'ora. Il nostro obiettivo non è ucciderli, ma allontanarli. Dovrebbero andarsene.

Da parte loro, gli abitanti siriani sono preoccupati per la sicurezza delle loro famiglie. Un siriano la cui casa fu attaccata [tr] ha detto che traslocherà non appena possibile perché teme per i suoi tre figli.

Abitanti del luogo contro immigranti

La percezione negativa nei confronti degli immigranti ha raggiunto un nuovo livello perché la Turchia è il punto di arrivo [it] di migliaia di migranti afgani che fuggono per motivi di sicurezza. Questo ha coinciso con una crescente disillusione contro l'accordo del 2016 sui rifugiati tra Ankara e Bruxelles in risposta alla crisi dei rifugiati siriani. Secondo l'accordo, la Turchia ha fermato il flusso di migranti siriani verso l'Europa in cambio di concessioni riguardanti i visti e sei milioni di euro di aiuti per i siriani che arrivano in Turchia.

Inoltre, altre ragioni sono legate all'attuale crisi economica e su come questa si riflette nelle crescenti disoccupazione, inflazione e svalutazione della moneta.

L'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati stima che circa quattro milioni di rifugiati, nella maggior parte siriani, vivono in Turchia. Gli afgani sono il secondo gruppo più numeroso.

Ma la pazienza va esaurendosi mentre la Turchia lotta con un crescente flusso di rifugiati e con l'Unione Europea che non è disposta a rispettare gli accordi del 2016 facilitando le negoziazioni per l'accesso della Turchia nell'Unione Europea e concedendo visti ai cittadini turchi.

Il 18 luglio, il leader del Partito Popolare della Repubblica, all'opposizione, ha reso noto con un tweet che la Turchia non si convertirà in una “prigione aperta per i rifugiati”.

Il mio appello al mondo: non assomiglio per nulla a Erdogan. Provengo dalla tradizione Kuvayi Milliye. Nessuno può dichiarare i nostri soldati come sentinelle dove sono fuggiti né dichiarare il mio paese una prigione aperta per i rifugiati. Lasciatemi dire in anticipo che vi aspettano delle trattative molto complicate.

In una intervista [de] realizzata dal quotidiano tedesco Bild, il primo ministro austriaco, Sebastian Kurz, disse che la Turchia era il luogo più adatto per i rifugiati afgani. Come conseguenza di questa affermazione, il ministero turco degli Affari Esteri ha dichiarato [tr]: “La Turchia non accetterà una nuova ondata migratoria”, e che “La Turchia non sarà né una guardia di frontiera né un campo di rifugiati per l'Unione Europea”.

Alcuni osservatori locali hanno affermato che è per dichiarazioni come questa e per la mancanza di una politica migratoria che, nel paese, si assiste a un aumento di sentimenti negativi nei confronti dei migranti, e ha portato come esempio recente gli scontri avvenuti ad Ankara.

Intervistata da Deutsche Welle, la sociologa Ulaş Sanata si è così espressa:

Tensions between refugees and locals were never properly defused. There have been a lot of mistakes in immigration policy. It was non-transparent and poorly communicated.

Le tensioni tra i rifugiati e i locali non sono mai state sufficientemente placate. Ci sono stati molti errori nella politica migratoria. Non era trasparente ed è stata comunicata male.

Da parte sua, Metin Çorabatır, presidente del Centro di Ricerca per l'Asilo e l'Immigrazione (IGAM), ha dato la colpa alla retorica usata dai politici che minacciano di espellere i migranti o che si rifiutano di accettarne di più prima delle elezioni del 2023.

Çorabatır si riferiva a un tweet del 16 luglio in cui Kemal Kılıçdaroğlu, a capo del Partito Repubblicano Popolare (CHP) all'opposizione, ha affermato che, una volta al potere, il CHP porterà via i siriani [tr]:

Se saliremo al potere, diremo addio ai nostri ospiti siriani. È uno dei nostri cinque obiettivi. Le nostre idee e i nostri programmi sono pronti. Vorrei che questo video rimanesse qui come prova.

Meral Akşener, leader del partito all'apposizione Iyi, ha usato una retorica simile nel momento i cui ha affermato che il governo dovrebbe contattare i governanti siriani e, non appena possibile, rimandare indietro i siriani nel loro paese [tr]:

Il nostro presidente generale, Meral Akşener, ha detto ciò che si deve fare al governo che ha trasformato il nostro paese in un covo di migranti;

- si fermi l'arrivo di afgani che il Governo iraniano ha lasciato alle nostre frontiere.
– si spieghi di cosa è stato discusso con Biden.
– i rifugiati siriani devono essere rimandati nei loro paesi.

Lo scienziato e politico Nezih Onur Kuru ha spiegato ad Al-Monitor che la violenza contro i siriani ad Ankara “non era nuova né sorprendente”. Secondo la ricerca di Kuru, ci sono stati almeno “246 incidenti violenti contro i rifugiati siriani, dal 2011″.

La situazione non è stata sempre così tesa. Secondo un sondaggio del 2012, il 52 % dei cittadini turchi non voleva accogliere rifugiati siriani. Ma in un sondaggio del settembre 2018, l'83 % dei cittadini turchi ha espresso opinioni negative sui siriani.

Attualmente, i siriani si trovano in una situazione di “protezione temporanea” [tr] da parte del Governo. Come rivela il sito web del Governo, la protezione temporanea include educazione per tutti i bambini, cure sanitarie e luoghi di culto adeguati, oltre a centri per l'educazione degli adulti che vogliono acquisire abilità in ambito lavorativo.

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