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Sostenere i testimoni: il primo passo per fermare l'impunità dei crimini di guerra in Bosnia ed Erzegovina

Foto di Pete Muller dal progetto My Body A War Zone, utilizzata su autorizzazione.

Il seguente articolo scritto da Alec Anderson e Chiara Zardoni è stato originariamente pubblicato su Balkan Diskurs [en, come tutti i link successivi, salvo diversa indicazione], un progetto del Post-Conflict Research Center (PCRC). Una versione editata è ripubblicata su Global Voices come parte di un accordo sulla condivisione di contenuti.

“The truth is that victims want to talk about it. They are desperate to get it off of their chests. But there are only a few that are willing to listen to the voices of the victims” — Presentazione del Protocollo Internazionale PSVI in Bosnia ed erzegovina of the International PSVI Protocol in Bosnia and Herzegovina, Post-Conflict Research Center

La verità è che le vittime vogliono parlarne. Farebbero di tutto pur di togliersi questo peso dallo stomaco. Ma solo in pochi ascolterebbero le loro voci” – Presentazione del Protocollo Internazionale PSVI in Bosnia ed erzegovina, Post-Conflict Research Center

Le organizzazioni internazionali hanno più volte sollecitato la Bosnia ed Erzegovina (BiH) a “mettere fine alle impunità” per gli esecutori delle sfrenate violenze sessuali sviluppatesi dal 1992 al 1995 durante la Guerra Bosniaca.

Ciò che viene spesso trascurato è il principale precursore che ponga fine alle impunità: un ambiente sicuro dove i sopravvissuti possano testimoniare liberi da intimidazioni, traumi gravi e minacce di aggressioni. Una decisa protezione dei testimoni e un supporto psicologico prontamente disponibile e di alta qualità sono fondamentali per mettere un punto alla cultura dell'impunità.

Le donne e gli uomini coraggiosi che si sono fatti avanti per identificare i colpevoli di violenze sessuali relativi a conflitti (CRSV) spesso agiscono nonostante i tremendi ostacoli che hanno di fronte. Per alcuni dei sopravvissuti, l'orrore vissuto durante la guerra è tanto stigmatizzato da non permettere loro di sentirsi a proprio agio nel raccontare alle famiglie quanto accaduto. Inoltre, molti sopravvissuti in BiH vivono nella stessa comunità di coloro i quali hanno compiuto dei crimini di guerra contro di loro. Tali fattori rendono la protezione dell'individuo vitale per i sopravvissuti che decidono di testimoniare, per proteggerli non solo da un'ulteriore emarginazione, ma anche da lesioni fisiche istantanee. Marija, una sopravvissuta che ha optato per la protezione dei testimoni offerta dal sistema giudiziario, è stata attaccata per strada subito dopo la scarcerazione del suo stupratore.

Il prezzo a livello psicologico non può essere ignorato

Tuttavia, mentre i potenziali danni fisici potrebbero essere la minaccia più visibile che i sopravvissuti possano affrontare con le loro testimonianze, il carissimo prezzo psicologico che il processo giudiziario ha su queste donne e questi uomini non può essere ignorato. Troppo spesso in passato i sopravvissuti sono stati interrogati “in modi umilianti e legalmente irrilevanti”, un processo degradante che scoraggia i sopravvissuti a farsi avanti. Ciò si aggiunge al fatto che raccontare gli attacchi vissuti rappresenta già un rischio connaturato di traumi e angoscie, motivi in più per i quali un supporto psicologico a portata di mano è così importante.

Questo indica la necessità dei tribunali di rendere il più possibile sicure e libere da stress tali testimonianze. Senza queste garanzie, i sopravvissuti potrebbero esitare nell'esporsi a eventuali danni psicologici o fisici, contribuendo così a un ciclo vizioso che rafforza le impunità per i colpevoli e che metta ancor di più a tacere le vittime. Detto ciò, negli ultimi anni, il sistema giudiziario bosniaco ha dato prova di grandi miglioramenti circa la protezione dei testimoni e il sostegno offerto loro.

Nel 2008, il governo ha inizialmente adottato la National Strategy for War Crimes Processing. L'obiettivo principale di tale strategia era quello di trattare tutti i casi di crimini durante la guerra entro il 2023, nonostante abbiano dichiarato che gli organi giurisdizionali nazionali dovevano puntare a completare i casi più “complessi” entro il 2015. Nel 2015, quando il tentativo di completare questi casi non era stato ancora portato a termine, una nuovs strategia è stata sottoposta all'approvazione del governo. Dopo cinque anni, nel 2020, tale strategia è stata adottata dal Consiglio dei Ministri del paese, anche se non sono stati ancora prodotti i risultati.

Secondo un rapporto del 2010 dell'Organizzazione pr la Sicurezza e la Cooperazione in Europa sulla “Protezione dei testimoni e il Sostegno ai Processi per i Crimini di Guerra Nazionali in Bosnia ed Erzgovina”, le misure di sicurezza hanno acquisito maggiore importanza nel momento in cui si aveva a che fare con casi di violenze sessuali a causa dello stigma associato ai sopravvissuti e al loro rischio di sviluppare traumi. Per tale ragione la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, durante il caso Doorson v. The Netherlands, ha affermato che “un processo giusto richiede, nei casi adatti, che il diritto di difesa sia bilanciato con quello dei testimoni o delle vittime chiamate a testimoniare”. Per concludere, le raccomandazioni delle leggi nazionale, della Costituzione bosniaca, delle convenzioni internazionali  e del Cosiglio Europeo stabiliscono l'obbligo del paese nel garantire la protezione e il sostegno per i sopravvissuti di CRSV.

L'obbligo di protezione dei sopravvisuti

Alcune misure includono il trasferimento e il trasporto sorvegliato, l'assegnazione di pseudonimi, la testimonianza dietro gli schermi o le tecniche per l'alterazione di voce-immagine e la testimonianza in sessioni private. Inoltre, a causa della sopracitate disposizioni giuridiche, la Bosnia ed Erzegovina ha anche l'obbligo di proteggere i sopravvissuti dai traumi durante il procedimento penale e garantire loro supporto psicologico.

Sfortunatamente però, secondo un'analisi dell'OSCE condotta nel 2010, la Corte del paese era l'unica istituzione a fornire un supporto psicologico efficiente ai sopravvissuti, mentre allora gli altri tribunali e procure non disponevano delle strutture necessarie per fornire tale servizio. La presenza della Witness Support Section, attraverso cui la Corte della BiH assiste i sopravvissuti, illustra il progresso del tribunale. Anzi, questa unità comprende psicologi professionisti e assistenti sociali che prestano assistenza telefonica h24, un modesto sostegno finanziario per le spese necessarie, la spiegazione del processo testimoniale e la discussione di possibili rischi psicologici e benefici, oltre a essere presenti nell'aula del tribunale per comunicare ai giudici il livello di stress dei testimoni.

Un rapporto dell'OSCE nel 2017 ha sottolineato un aumento generale della sensibilità dei giudici e del pubblico ministero verso i bisogni dei sopravvissuti. Tuttavia, nonostante siano passati parecchi anni dall'adozione della strategia, l'OSCE ha scoperto gravi violazioni delle misure di protezione dei testimoni e una mancanza di funzionari per il supporto dei testimoni in parecchie procure e tribunali. Inoltre, come evidenziato in un'altra analisi dell'OSCE, non sono stati individuati miglioramenti circa il rafforzamnto della capacità dei centri di previdenza sociale, i quali dovrebbero fornire supporto psicologico alle vittime in base alla “Protezione dei Testimoni sotto Minaccia e dei Testimoni Vulnerabili”.

Sfide per delle strutture di assistenza efficienti

Anche se si sono verificati parecchi miglioramenti, ci sono ancora tante sfide che minano l'attuazione efficace e generalizzata delle misure di protezione e supporto. La mancanza di sensibilità dei professionisti, la mancanza di infrastrutture e le manchevolezze delle leggi nazionali esistenti sono fattori responsabili per l'attuazione frammentaria delle misure di supporto e protezione. Tuttavia, nonostante i problemi legati al sistema giuridico del paese, le organizzazioni della società civile (OSC) hanno sempre ricoperto un ruolo chiave nel fornire supporto ai sopravvissuti di CRSV in mancanza degli interventi delle autorità.

Le informazioni riguardo i crimini di guerra e le violenze sessuali commessi contro le donne bosniache hanno portato a quello che l'esperta sugli studi di genere dell'Europa Centrale, Elissa Helms, ha definito come “il boom delle Organizzazioni Non Governamentali (ONG)“. Mentre le OSC non hanno le capacità per poter difendere i testimoni in tribunale, l’OSCE ho sottolineato che i testimoni e il pubblico ministero fanno spesso affidamento su queste ONG per fornire supporto psico-sociale, sia formalmente attraverso un protocollo d'intesa, o informamente e in maniera non regolamentata. Nonostante ci siano tante organizzazioni professionali sulle quali le procure fanno affidamento in tutto il paese, vi sono preoccupazioni circa alcune organizzazioni più piccole che assumerebbero psicologi non ancora completamente formati.

Tra queste organizzazioni fidati vi sono Medica Zenica a Zenica, Snaga Žene e Viva Žene a Tuzla e Udružene Žene a Banja Luka. Dato l'elevato numero di sopravvissuti a CRSV che vivono in Bosnia, i servizi forniti da tali organizzazioni sono indispensabili. Ad esempio, fin dalla sua fondazione nel 1993, Medica Zenica ha fornito aiuto psicologico a più di 28.000 persone, assistendo le vittime di stupro in tempi di guerra e di pace; e il loro contributo nel sostegno dei testimoni va oltre a consulenze dirette. Infatti Medica Zenica forma poliziotti, assistenti sociali e membri del settore giudiziario su come interagire con le vittime in maniera sensibile e sull'importanza di proteggere queste donne da aggressioni fisiche e stigmatizzazioni punitive.

L'importanza di continuare su questa scia positiva verso un’ulteriore protezione delle vittime e un’ulteriore sostegno psicologico per i sopravvissuti che si sono fatti avanti in Bosnia non può essere sminuita. Un sistema che permette ai testimoni di essere bullizzati e traumatizzati scoraggia innumerevoli sopravvisuti di CRSV dal farsi avanti e condividere le loro esperienze, permettendo così a più colpevoli di crimini di guerra di godersi la loro impunità assicurata. Inoltre, dato che per centinaia di anni le atroci violenze sessuali durante la guerra sono state scusate e considerate come “bottini di guerra”, è cruciale che le autorità locali e internazionali in Bosnia ed Erzegovina stabiliscano un precedente legale e sociale che incoraggi i sopravvissuti a testimoniare contro i responsabili, piuttosto che metterli a tacere. Ecco perché la protezione delle vittime e il supporto sono il primo passo per mettere fine alle impunità.

Questo articolo fa parte della serie “Progressi e sfide nell'affrontare la violenza sessuale correlata ai conflitti”, che evidenzia l'esperienza dei sopravvissuti alla violenza sessuale legata ai conflitti in Bosnia ed Erzegovina e all'estero.

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