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Un investimento per il futuro della Bosnia ed Erzegovina: risarcire le vittime di violenza sessuale durante la guerra bosniaca

Sarajevo, la capitale della Bosnia ed Erzegovina, è stata oggetto di un brutale assedio dal 1992 al 1996. Foto del 2019 scattata da Filip Stojanovski/Global Voices, (CC-BYY 4.0)

Questo articolo scritto da Alec Anderson e Chiara Zardoni è stato originariamente pubblicato su Balkan Diskurs, un progetto del centro Post-Conflict Research (PCRC). Una versione aggiornata è stata ripubblicata da Global Voices come parte di un accordo di condivisione dei contenuti.

“The topic [of compensating survivors] is still young and there are many things that have to be discussed, improved, and written on paper. The good thing is that something is happening now, and it is not something that will stop.”  – Alma Taso Deljkovic, Head of the Witness Support Office of the Court of BiH

“L’argomento [del risarcire i superstiti] è ancora nuovo e vi sono molte cose le quali devono essere discusse, migliorate, e scritte su carta. La buona notizia è che qualcosa sta accadendo al momento, e non è qualcosa che si fermerà” – Alma Taso Deljkovic, Capo del  Witness Support Office della Corte di BiH

La violenza sessuale sopportata da donne e uomini durante la Guerra Bosniaca ha avuto un impatto concreto e duraturo sui sopravvissuti. Uno dei modi con cui ciò si manifesta è a livello economico. Sia a causa della disabilità fisica che del trauma psicologico o della stigmatizzazione da parte della comunità, molti superstiti affrontano le barriere per guadagnarsi da vivere, le quali, sfortunatamente, possono comportare una riduzione permanente della qualità della loro vita. La concessione di risarcimenti ai sopravvissuti per ciò che hanno sofferto li aiuta a rivendicare il loro passato e costruire un nuovo futuro, il quale è un passo necessario affinchè si riesca a superare l'eredità della violenza sessuale connessa ai conflitti (CRSV). Ma dare potere ai sopravvissuti non è l’unica cruciale funzione dei risarcimenti. Come delineato dal Centro Internazionale della Giustizia Transizionale, concedere i risarcimenti ai superstiti esprime “alle vittime e più in generale alla società che lo Stato si impegna ad affrontare le cause profonde delle passate violazioni e garantire che ciò non accada più”.

Tuttavia, nonostante il chiaro bisogno di risarcimenti, le pratiche complesse delle corti in Bosnia ed Erzegovina (BiH) spesso impediscono ai sopravvissuti di ottenere la loro ricompensa.

Vi sono leggi che, apparentemente, danno ai sopravvissuti di violenza sessuale il diritto di un compenso in denaro all’interno della BiH, in particolare, la Legge nazionale sulla Protezione delle Vittime Civili della Guerra, il quale è stato un primo importante passo che non sarebbe dovuto essere dimenticato. Con quel detto, questa legge è applicata in maniera discontinua nelle diverse entità della BiH. Per esempio, a differenza della Federazione della BiH, la Republika Srpska non riconosce i sopravvissuti di violenza sessuale come una categoria separata all’interno dello stato ombrello delle vittime civili di guerra, e la scadenza dell’iscrizione per quelle ricerche di risarcimento era nel 2017. Queste barriere e numerose altre all’interno delle entità, inclusi gli inconsistenti bisogni di certificati medici e prove di danni sul corpo, hanno condotto il Comitato delle Nazioni Unite contro la tortura di ordinare alle BiH di “stabilire un effettivo schema di riparazione a livello nazionale”. Purtroppo, ancora oggi non esiste nessuna legge in merito.

Lo step finale per i superstiti in cerca di indennizzi sta affrontando i procedimenti giudiziari. Tuttavia, perseguire questa opzione in BiH è stato estremamente difficoltoso e non motivante per i superstiti, con alcuni di loro che si sono arresi e non avendo nessuna ricerca di indennizzo. Il problema principale sta nel modo in cui le richieste di risarcimento sono state trattate dai tribunali. Secondo un report fatto dall’ Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE), tante corti si sono mostrate riluttanti nel concedere questi crediti, invece di rinviare i superstiti della CRSV a procedimenti civili a seguito della conclusione del processo penale. Questa pratica ha avuto conseguenze devastanti per i sopravvissuti; molto di loro non sono più andati avanti con il perseguimento degli indennizzi per evitare di nuovo il trauma della testimonianza e di perdere la privacy ottenuta dalle misure di protezione durante i procedimenti criminali. Essenzialmente, i sopravvissuti sono forzati a scegliere tra la loro privacy e il loro diritto di dichiarare i danni non materiali.

Malgrado questi ostacoli, si sono avuti dei progressi nel corso degli ultimi anni. Alma Taso Deljkovic, capo dell’Ufficio di supporto dei testimoni della Corte di BiH, ha spiegato durante un’intervista del 6 luglio che vi è stata una svolta cruciale in Bosnia ed è arrivata attraverso una decisione nel 2015 da parte della Corte di BiH che ha concesso per la prima volta il compenso economico ad un CRSV superstite durante un procedimento criminale. Da allora le corti hanno sempre più discusso delle richieste di risarcimento durante i procedimenti criminali, riferendosi solo ai sopravvissuti dei procedimenti civili quando le prove sono insufficienti. Tuttavia, secondo Deljkovic, c’è sempre margine di miglioramento.

Con il problema che è stato finalmente portato alla luce, è probabile che i miglioramenti possono continuare negli anni a venire, grazie agli sforzi congiunti tra le autorità di rilievo e le organizzazioni della società civile (CSOs). Ad esempio CSOs come Trial International stanno lavorando sul territorio nazionale per informare i superstiti su quali sono i loro diritti e cosa possono fare per ottenere i loro risarcimenti. Lejla Heremić, direttrice di Pedagogia Sociale all’organizzazione di sostegno ai sopravvissuti Medica Zenica, in un’intervista ha dichiarato che il Ministero federale del lavoro e della politica sociale ha concesso all'organizzazione la possibilità di rilasciare i certificati dei sopravvissuti che mantengono il loro status di “vittima civile di guerra”. Ciò, ha detto la Heremić, ha incoraggiato molti sopravvissuti di farsi avanti con Medica Zenica, ricevere un certificato e proseguire con gli indennizzi monetari.

Il lavoro è stato fatto anche su scala internazionale. Il Global Survivors Fund (GSF) è una nuova ma eccezionale organizzazione che si trova a Ginevra che, come spiegato dal loro Consigliere della Comunicazione Maud Scelo, nasce nel 2018 dal lavoro del Dr. Mukwege e Nadia Murad, i quali hanno ricevuto il Premio Nobel per la Pace per i loro sforzi nel terminare i CRSV nel 2018. Il Global Reparations Study, che è un progetto che il GSF sta ancora realizzando, si concentra sugli stati degli indennizzi per i sopravvissuti del CRSV in oltre 20 paesi, inclusa la BiH.

Come spiegato da Scelo, assicurarsi gli indennizzi è un calvario estremamente complicato per i sopravvissuti, che spesso devono affrontare la riluttanza degli Stati a concedere risarcimenti giudiziari, e vi sono periodi di lunghe e atroci attese. Inoltre, non esiste una soluzione universale; gli indennizzi prendono diverse forme in base ad uno specifico contesto, paese, cultura e sesso del sopravvissuto. In effetti, ricompensare i superstiti è solo una delle tante forme per essere ripagato.

In aggiunta al riconoscimento dei danni non materiali dinanzi alla corte, gli indennizzi economici possono essere anche sotto forma di salario mensile, riabilitazione sia fisica che psicologica, finanziamento educativo per i figli dei sopravvissuti, copertura delle spese sanitarie, e altro. Lo scopo del GSF è quello di intervenire quando gli Stati non sono in grado o non hanno la volontà di fornire ai superstiti gli indennizzi effettivi. Le loro iniziative utilizzano essenzialmente approcci incentrati sui sopravvissuti, includendo la comprensione e la mappatura dei bisogni reali dei sopravvissuti, fornendo soluzioni riparative e temporanee ogni qualvolta che mancano gli indennizzi legali, guidando i CSO, le autorità nazionali e le campagne di sostegno rivolte alle autorità nazionali e internazionali che garantiscono che gli indennizzi restino in cima all’agenda politica.

Ciononostante, in un paese come BiH, la verità storica condivisa può essere difficile da trovare, specialmente nella politica, rendendo più ampie le polizze degli indennizzi collettivi una battaglia in salita. Quindi, investire a livello economico nel futuro dei superstiti CRSV è essenziale se lo Stato riconosce la sua responsabilità e ripara i danni passati nella misura in cui è possibile. Finalmente, ripagare coloro che hanno sofferto può costruire la fiducia nei confronti del governo, la quale è critica se BiH deve risanare la relazione finita fra i superstiti CRSV e lo Stato – per una democrazia che mette da parte un gruppo fallisce tutto il suo popolo.

Questo articolo fa parte della serie “Progressi e sfide nell'affrontare la violenza sessuale correlata ai conflitti”, focalizzata sull'esperienza dei sopravvissuti alla violenza sessuale legata ai conflitti in Bosnia-Erzegovina e all'estero. La serie comprende i seguenti articoli:
– 
Dealing with the legacy of wartime sexual violence in Bosnia and Herzegovina
– Sostenere i testimoni: il primo passo per fermare l'impunità dei crimini di guerra in Bosnia ed Erzegovina [it]
An investment in Bosnia and Herzegovina’s future: Compensating survivors of wartime sexual violence

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