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Dall'antiterrorismo all'anti-COVID-19, i governi usano le crisi per imporre continui stati di emergenza in Medio Oriente

Un operaio comunale disinfetta le superfici nella capitale Tunisi, Tunisia. Credito fotografico: blog Lost in Tunis [Usata con permesso].

In risposta alla COVID-19, i governi di tutto il mondo hanno dichiarato uno stato di emergenza che permette loro di prendere misure eccezionali al fine di contenere la pandemia.  Credito fotografico

Le democrazie liberali dagli Stati Uniti [en, come i link seguenti, salvo diversa indicazione], dal Canadadai Paesi europei, dalla Malaysiadal Sud Africa hanno imposto delle misure di emergenza che hanno limitato la mobilità durante il lockdown. Allo stesso modo, in Medio Oriente e Nord Africa (MENA), le autorità hanno dichiarato lo stato di emergenza e imposto misure eccezionali come coprifuoco e obbligo di restare a casa. 

In una regione devastata da decenni di instabilità e conflitti, le autorità hanno usato a lungo ordini di emergenza eccezionali e temporanei per giustificare la repressione e limitare i diritti umani. Sulla base di questo precedente, oggi numerosi governi stanno utilizzano la crisi scaturita dal coronavirus per reprimere ulteriormente i diritti umani, in particolare la libertà di espressione. 

Cos'è uno stato di emergenza?

Quando si scontrano con una minaccia imminente quale una malattia o una catastrofe naturale, gli Stati possono legalmente dichiarare uno stato di emergenza che consente alle autorità di esercitare temporaneamente dei poteri eccezionali. Ciò può includere la sospensione dei diritti umani e delle libertà di base, come limitazioni di spostamento o divieto di assembramenti pubblici. 

Tuttavia, quando attivano queste misure, “i governi devono informare la popolazione dell'esatto ambito di applicazione sostanziale, territoriale e temporale e le relative misure,” l'Ufficio per i diritti umani dell'Alto Commissario delle Nazioni Unite (OHCHR): 

“I poteri di emergenza non dovrebbero essere un'arma di cui i governi si possono servire per reprimere il dissenso, controllare la popolazione o persino perpetuare il proprio tempo al potere. Dovrebbero essere usati per far fronte in maniera efficace alla pandemia, niente di più, niente di meno”, afferma il capo di @UNHumanRights.

Secondo il diritto internazionale sui diritti umani, esistono dei limiti a ciò che uno stato di emergenza concede ai governi. L’OHCHR raccomanda che “tutte le misure adottate durante il periodo di emergenza siano proporzionate e limitate a quelle strettamente richieste dalle esigenze della situazione. (…) I militari non dovrebbero svolgere funzioni di polizia.”

Determinati diritti umani di base non possono essere sospesi. Questi includono “il diritto alla vita, il divieto di tortura e maltrattamenti, il divieto di discriminazione e la libertà di professare qualsiasi religione, nonché il diritto ad un equo processo e la libertà dalla detenzione arbitraria e il diritto al controllo giurisdizionale della detenzione”, afferma Human Rights Watch il 20 marzo, in risposta alla dichiarazione dello stato di emergenza indetto dalla Giordania. 

MENA pronta a dichiarare poteri di emergenza

Nella regione MENA, i governi erano pronti a reagire e ad esercitare pieni poteri, anche quando c'erano solo pochi casi di COVID-19. 

Il 5 marzo, il Presidente della Palestina Mahmoud Abbas ha dichiarato uno stato di emergenza dalla durata di 30 giorni dopo la segnalazione di alcuni casi di coronavirus nella città di Betlemme. Il 13 marzo, la Mauritania [fr] ha seguito l'esempio e ha dichiarato lo stato di emergenza dopo la segnalazione del primo caso nel Paese.

Il 16 marzo è stato il turno del Sudan a dichiarare lo stato di emergenza, in seguito alla morte di un paziente affetto da COVID-19. All'indomani, il re della Giordania Abdullah II ha varato un decreto reale concedendo al suo primo ministro ampi poteri, tra cui la facoltà di “monitorare il contenuto di giornali, annunci pubblicitari e qualunque altro strumento di comunicazione prima della loro pubblicazione, e di censurare e chiudere qualsiasi punto vendita senza giustificazione.”

In Marocco, il 20 marzo, il re Mohamed VI ha dichiarato lo stato di emergenza, permetto al governo di “adottare tutte le misure necessarie a combattere l'epidemia di COVID-19.” 

I governi sono stati in grado di adottare rapidamente misure eccezionali, imponendo lockdown e coprifuoco generali, vietando gli assembramenti, chiudendo scuole, aziende e tribunali con decreti senza supervisione parlamentare o giudiziaria.

Da temporaneo a permanente

Se queste misure possono essere giustificate per contenere la diffusine del virus, i poteri di emergenza comportano un rischio intrinseco di minare lo stato di diritto.

Nella regione MENA in particolar modo, i governi e i regimi autoritari detengono un record per aver abusato degli stati di emergenza per sospendere le istituzioni democratiche e i diritti umani per lunghi periodi. 

Ad esempio, in precedenza, molti governi nella regione hanno sfruttato la “guerra al terrore” per estendere i propri poteri, trasformando quello che doveva essere uno stato di emergenza temporaneo in uno definitivo durato per decenni. 

L'Algeria è stata sottoposta a regole di emergenza per quasi 20 anni a seguito di un conflitto brutale con dei militanti islamici negli anni '90. Le proteste pacifiche erano vietate, i media erano censurati e le detenzioni arbitrarie erano frequenti. È stato revocato solo sulla scia della primavera araba nel 2011.

L'Egitto è stato sottoposto ad un continuo stato di emergenza per 30 anni a seguito dell'assassinato, nel 1981, dell'ex Presidente Anwar al-Saddat. I protestanti hanno chiesto la revoca dello stato di emergenza durante la primavera araba, riuscendoci nel 2012.  Tuttavia, nel gennaio 2013, la legge di emergenza è stata reintrodotta dal defunto presidente Mohamed Morsi, estromesso da un colpo di stato militare nel 2013, per frenare i nuovi disordini. 

Da allora, l'Egitto ha alternato periodi di non emergenza a periodi di emergenza, regolarmente prorogati dal 2017, quando si sono verificati degli attacchi terroristici a due chiese. Queste misure di emergenza hanno portato ad abusi sistematici di potere utilizzati per limitare le riunioni pubbliche e la libertà dei media, e detenere le persone per qualsiasi periodo di tempo e per qualsiasi motivo.

L'Egitto rimane in fondo alla maggior parte degli indici sui diritti umani, classificandosi 166esimo nel World Press Freedom Index, per esempio. 

La Tunisia è in stato di emergenza dal 2015 [fr], a seguito di un attacco terroristico ad un bus sul quale viaggiavano le guardie presidenziali. Da allora è stato continuamente esteso, spingendo il relatore speciale delle Nazioni Unite sui diritti umani nel 2017 a dichiararlo una violazione del diritto internazionale.

La tentazione di abusare del potere  

In tutta la regione MENA, i militari hanno giocato un ruolo fondamentale nel potenziamento delle misure restrittive legate al coronavirus e le repressioni della libertà di espressione sono aumentate. 

Nel marzo 2020, le autorità di Giordania, Algeria, Emirati Arabi Uniti, Oman, Marocco, Arabia Saudita e Yemen hanno emesso dei decreti che vietano i giornali cartacei fino a nuovo avviso, nonostante l'assenza di correlazione tra giornali e COVID-19. 

Diversi governi hanno anche adottato ampie leggi sulla criminalità informatica per criminalizzare la disinformazione e le fake news. Nell'aprile 2020, il governo algerino ha approvato una legge che criminalizza le “fake news” ritenute dannose per “l'ordine pubblico e la sicurezza dello Stato.” 

La lotta contro la disinformazione è stata utilizzata nella regione come motivazione per criminalizzare chiunque pubblichi contenuti che sfidano la narrativa ufficiale dello stato. Il Marocco ha arrestato e perseguito almeno una dozzina di persone per “diffondere voci” o diffondere “fake news” relative alla COVID-19 sui social media.

Anche se i Paesi frenano la diffusione del virus, stanno ancora applicando gli stati di emergenza  senza dare indicazioni su una tempistica per tornare alla normalità. La Giordania e la Tunisia continuano ad imporre il coprifuoco notturno, nonostante il coronavirus sia “contenuto,” sulla base della preoccupazione di una potenziale seconda ondata

Nel Medio Oriente, la lotta contro il terrorismo rappresentava ombrello sotto il quale gli stati di emergenza erano giustificati e mantenuti. Ora, la COVID-19 funge da nuova giustificazione per i poteri ampi.

Trovare un equilibrio tra sicurezza nazionale e diritti fondamentali è un'area grigia che lascia ampio spazio all'interpretazione.

La tentazione di abusare del potere quando i cittadini sono più vulnerabili e necessitano di protezione esiste davvero. Un forte sistema di controlli ed equilibri deve proteggere i diritti fondamentali durante un'emergenza. In definitiva, “ogni Paese viene valutato sulla base di come tratta i propri cittadini in tempo di crisi ,” ha affermato Michael Page, vicedirettore per il Medio Oriente di Human Rights Watch.

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