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Difensora dei diritti umani del Burundi in esilio in Uganda perseguitata da attacchi personali

L'attivista burundese Chantal Mutamuriza. Uso autorizzato.

Le giornaliste, le femministe, le attiviste, e le difensore dei diritti umani nel mondo stanno subendo molestie virtuali. In questa serie, l'alleanza globale della società civile CIVICUS mette in luce la natura di genere delle molestie virtuali attraverso le storie delle donne che lavorano per difendere le nostre libertà democratiche. Queste testimonianze sono state pubblicate qui grazie ad una partnership tra CIVICUS e Global Voices.

Nel 2015 in Burundi [en, come i link seguenti] si è scatenata una crisi politica quando l'ex presidente Pierre Nkurunziza ha deciso di candidarsi alla presidenza per un terzo mandato. Durante quest'ultimo, terminato poco prima della scadenza ufficiale con la sua morte nel 2020, il suo governo ha intrapreso una stretta sistematica sui media, i giornalisti, le organizzazioni della società civile e i difensori dei diritti umani. I giornalisti fanno i conti con persecuzioni giudiziarie, mentre i media devono affrontare norme soffocanti e chiusure.

Sotto il regime del successore di Nkurunziza, il presidente Évariste Ndayishimiye, i giornalisti e i difensori dei diritti umani continuano ad avere problemi. L’arresto degli attivisti politici e il recente annuncio pubblico della condanna al carcere a vita di 34 persone in esilio, tra cui giornalisti e difensori dei diritti umani, per un tentato golpe contro l'ex presidente, dimostrano quanto la libertà di espressione sia ostacolata nel paese. Alcuni attivisti, come Germain Rukuki, restano in carcere per via del loro lavoro per i diritti umani, mentre molti altri sono in esilio o ancora dispersi.

Alla luce di queste violazioni, nel 2017 il rapporto della Commissione d'Inchiesta dell'ONU sul Burundi ha interpellato la Corte Penale Internazionale per aprire un'indagine. Tuttavia, il governo burundese ha respinto il rapporto, affermando che non avesse “nessuna credibilità.” 

Chantal Mutamuriza è una femminista, difensora dei diritti umani, e fondatrice dell'ONG Light For All, un'organizzazione che si occupa del problema della resilienza economica e del sostentamento delle donne e dei bambini rifugiati burundesi in Uganda. Ha lavorato per organizzazioni per i diritti umani di alto livello in Burundi, nel Gambia, a Ginevra e in Mali. È stata presa di mira durante una campagna diffamatoria e sessista per denigrare le constatazioni della commissione dell'ONU.

Questa è la storia di Chantal Mutamuriza:  

Un giorno, mi sono svegliata con 2.000 tweet

È uno stress mentale.

Ti svegli, usi il cellulare e trovi dei tweet che cercano di delegittimare il tuo lavoro:

“Scandalo ONU #ChantalMutamuriza fidanzata mangiauomini.”

Le vessazioni sono iniziate a settembre del 2017. Il primo rapporto della Commissione d'Inchiesta dell'ONU sulle violazioni dei diritti umani in Burundi era stato pubblicato, ed era incredibilmente schiacciante. Da un giorno all'altro, sono stata presa di mira perché ero coinvolta.

Il governo burundese ha dichiarato che il rapporto fosse fazioso [fr] perché il capo della commissione aveva una relazione con una giovane donna burundese, con me. Posso immaginare i pettegolezzi: “Ha una tresca con il presidente della Commissione d'Inchiesta!”

Hanno anche detto che sono stata io a scriverlo [fr]:

#Chantal Mutamuriza fidanzata femme fatale #Ouguergouz ex impiegata #Ngasou è la mente dietro i rapporti 🇧🇮@unhrcpr

Per screditare le constatazioni della commissione, hanno inventato una storia. Considerando i miei lavori e il mio attivismo per i diritti umani in Burundi, ero un bersaglio facile.

Schermata di Twitter.

Hanno creato delle foto, mettendomi accanto al presidente della Commissione. Hanno cercato il mio CV e il mio profilo LinkedIn. Hanno anche scoperto che avevo lavorato per la Commissione Africana, come assistente legale di un membro della Commissione d'Inchiesta, e per l'Unione Africana come osservatrice dei diritti umani. Allora il mio capo era Pierre Buyoya, un ex presidente del Burundi. Non piaceva al partito al governo perché pensavano che fosse coinvolto nel tentato golpe del 2015, e l'hanno accusato di aver tentato di prendere il potere:

“Lavora con un ex presidente che ha istigato il golpe!” 

Hanno detto che ero la “groupie” di Buyoya, un'“incursora della seduzione” che lui aveva gettato tra le braccia del presidente della Commissione, in modo che l'ONU potesse criminalizzare il Burundi. 

Ero completamente sconvolta e non riuscivo a pensare: non ho neanche incontrato i commissari; non ho incontrato gli inquirenti; non ho fatto proprio niente.

Schermata di Twitter.

Le accuse sono iniziate durante una conversazione di una stazione radio di Bruxelles, allora considerata una piattaforma del partito al governo. Ma, quando la registrazione è stata trasmessa, hanno iniziato a circolare i tweet: un giorno, ho visto 2.000 tweet su di me.

Avevo paura. Avrebbero preso provvedimenti contro di me?

Il regime burundese perseguita i difensori dei diritti umani, alcune donne sono perfino scomparse. Mi stavano seguendo? Queste persone sono senza pietà, possono fare di tutto. Avevo paura di uscire, non dormivo più. È andata avanti così per più di tre settimane.

Mi sentivo impotente. Le organizzazioni per i diritti umani che ho contattato non sapevano cosa fare. Dicevano che non fosse qualcosa di fisico, ma una minaccia psicologica. Dicevano: se interveniamo, amplificheremo il problema; dicevano: finché sei fisicamente al sicuro, lasciamo le cose come stanno. Quindi come affronti tutto questo? All'epoca, con l'aiuto dei miei amici, abbiamo scritto all'ufficio del presidente della Commissione d'Inchiesta e postato la lettera sui social; tentavo di proteggermi dalle accuse infondate, perché non sai mai cosa possa capitare in futuro.

Ma so che se reagisci o rispondi, li fai solo parlare di più, quindi non dicevo niente. 

È stata dura, molto dura. Proprio perché succede online non sai cosa fare e non conosci esattamente la persona che fa tutto questo. Dei difensori dei diritti umani del Burundi hanno controllato e i proprietari del proxy dell'account Twitter sembravano affiliati al partito di governo e anche all'ufficio del presidente. Ma come fermi tutto ciò? Che basi legali hai? E come puoi approfondire la questione se stai subendo aggressioni dal governo che sta facendo cose più gravi, come uccidere? È difficile saperlo. 

Qualcuno mi ha detto, “Perché non spegni il telefono?” Ho risposto, “No, devo raccogliere delle prove.” Almeno, se fra 10, 20, o 30 anni qualcuno viene da me e mi dice, “Sei stata coinvolta in una tresca,” posso dire “No, ho le prove.” In Africa, pochi paesi hanno adottato leggi a tutela dei difensori dei diritti umani, quindi forse potrebbero includere una clausola sulla sicurezza online. 

Ad oggi, quando provo a twittare qualcosa riguardo il Burundi, ottengo subito una risposta. A volte penso che si siano dimenticati di me, ma tutte le volte che posto qualcosa, reagiscono immediatamente. 

Le donne vengono attaccate su un piano diverso rispetto agli uomini per via del loro genere e il modo migliore di attaccare una donna è attraverso la sua sessualità. Dal 2015, in Burundi, alcune donne impegnate nella difesa dei diritti umani sono scomparse, altre sono state uccise. Molte di noi ora sono in esilio.

Chantal Mutamuriza con le donne del insediamento di rifugiati di Nakivale, in Uganda, l'8 marzo 2020. Foto di Light For All, uso autorizzato.

La società civile burundese era una delle più animate dell'Africa, e le donne erano incluse. Ma ora ho la sensazione che siano state messe a tacere. A questo si aggiungono le vessazioni del governo, ed è molto difficile. 

Ho lasciato il Burundi molto tempo fa e non so se ci tornerò. Come donna impegnata nella difesa dei diritti umani forse non sarei al sicuro.

Ora ho paura di tornare a casa. Non posso; Non so cosa mi succederà. Probabilmente è questo ad aver avuto il più grande impatto su di me: non sapere se sono al sicuro o no. 

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