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Il presidente turco dichiara 10 diplomatici persone non gradite

Screenshot tratto dal video di Medyascope, 10 marzo 2020.

La Turchia ha vissuto un altro fine settimana di crisi dopo che il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha dichiarato di aver preso dei provvedimenti per espellere 10 diplomatici [en, come i link seguenti], sette dei quali da paesi alleati NATO e principali partner commerciali della Turchia. La decisione è stata presa in seguito a una dichiarazione rilasciata il 18 ottobre 2021 dalle ambasciate dei 10 paesi sulla detenzione del filantropo Osman Kavala. Kavala è stato arrestato nel 2017 sulla base di accuse discutibili. Da allora è rimasto dietro le sbarre, senza ricevere un processo equo o una sentenza di colpevolezza.

La dichiarazione degli ambasciatori recita:

Today marks four years since the ongoing detention of Osman Kavala began. The continuing delays in his trial, including by merging different cases and creating new ones after a previous acquittal, cast a shadow over respect for democracy, the rule of law and transparency in the Turkish judiciary system.

Together, the embassies of Canada, France, Finland, Denmark, Germany, the Netherlands, New Zealand, Norway, Sweden and the United States of America believe a just and speedy resolution to his case must be in line with Turkey’s international obligations and domestic laws. Noting the rulings of the European Court of Human Rights on the matter, we call for Turkey to secure his urgent release.

Oggi sono quattro anni dall'inizio della detenzione di Osman Kavala. I continui ritardi nel suo processo nei suoi confronti, anche attraverso l’unione di casi differenti e la creazione di nuovi dopo una precedente assoluzione, gettano ombre sul rispetto della democrazia, dello stato di diritto e della trasparenza nel sistema giudiziario turco. In comune accordo, le ambasciate di Canada, Francia, Finlandia, Danimarca, Germania, Paesi Bassi, Nuova Zelanda, Norvegia, Svezia e Stati Uniti d'America ritengono che una soluzione giusta e rapida al suo caso sarebbe sia in linea con gli obblighi internazionali, sia con le leggi nazionali della Turchia. Tenendo inoltre conto delle sentenze della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo in materia, chiediamo alla Turchia di garantirne il rilascio urgente di Osman Kavala.

Lunedì 25 ottobre la crisi è stata scongiurata. Tutti i dieci  firmatari hanno dichiarato di agire nel rispetto dell'articolo 41 della Convenzione di Vienna. Tramite un tweet dall’account ufficiale, l'ambasciata degli Stati Uniti ha dichiarato: “In risposta alle domande riguardanti la dichiarazione del 18 ottobre, gli Stati Uniti osservano che essa è in piena conformità con l'articolo 41 della Convenzione di Vienna sulle relazioni diplomatiche”.

La dichiarazione è stata accolta con favore dal presidente Erdogan.

“Queste persone rispetteranno, capiranno e conosceranno la Turchia. Il giorno in cui non rispetteranno o non capiranno la Turchia, se ne dovranno andare”, ha dichiarato il presidente Erdogan durante una manifestazione il 23 ottobre nella provincia turca di Eskisehir. Il presidente ha definito le parole dei diplomatici una “impudenza” e li ha dichiarati persona non grata.

“Ho dato istruzione al nostro ministro degli Esteri di dichiarare nel più breve tempo possibile questi 10 ambasciatori persona non grata”, ha spiegato il presidente Erdogan. Il giorno successivo alla dichiarazione, i dieci ambasciatori sono stati convocati al ministero degli Esteri e accusati di “politicizzare il caso Kavala”, secondo DW.

In risposta alla decisione di Erdogan di espellere i diplomatici, il presidente del Parlamento europeo, Davis Sassoli, ha scritto su Twitter:

The expulsion of ten ambassadors is a sign of the authoritarian drift of the Turkish government. We will not be intimidated.

Freedom for Osman Kavala.

— David Sassoli (@EP_President) October 23, 2021

“Continueremo a chiedere alla Turchia di rispettare gli standard democratici e lo stato di diritto per cui il Paese si è impegnato ai sensi della Convenzione europea sui diritti umani”, ha detto in una nota il capo delle comunicazioni del ministero degli Esteri norvegese Trude Maaseide.

Il 25 ottobre la crisi si è conclusa con una dichiarazione da parte di tutti e dieci i firmatari della dichiarazione del 18 ottobre in cui essi hanno ribadito il loro impegno nei confronti dell'articolo 41 della Convenzione di Vienna sulle relazioni diplomatiche.

Screenshot della Convenzione di Vienna

Il caso di Osman Kavala

Kavala, uomo d'affari turco di successo che ha sostenuto numerose iniziative della società civile in Turchia nel corso degli anni (inclusa la filiale turca della Open Society Foundation), è stato preso in custodia cautelare il 18 ottobre 2017. Due settimane dopo è stato arrestato con l'accusa di ‘tentativo di rovesciare l'ordine costituzionale’ e di ‘tentativo di rovesciare il governo’ per il suo presunto finanziamento delle proteste di Gezi nel 2013. È in un carcere di massima sicurezza dal novembre 2017.

Successivamente, nel gennaio 2021, la sua assoluzione di lui nel processo Gezi Park è stata annullata e durante il processo tenutosi nel febbraio 2021, il tribunale ha stabilito l’unione delle accuse mosse contro Kavala nel processo  di Gezi Park a quelle del colpo di stato del 2016, deliberando così il prolungamento la sua detenzione. Gli avvocati di Kavala hanno affermato che l'accusa è una finzione priva di qualsiasi tipo do prove. Organizzazioni internazionali per i diritti umani e gruppi della società civile in Turchia hanno affermato che l'arresto di Kavala è motivato da ragioni politiche.

La mossa di @RTErdogan di espellere 10 ambasciatori sta solo facendo conoscere al mondo di più l'ingiustizia affrontata da Osman Kavala e altri in detenzione arbitraria in #Turchia.

Quindi incontra Osman, leggi perché dovrebbe essere rilasciato e partecipa alle chiamate per Osman Kavala libero.

La dichiarazione delle ambasciate è stata rilasciata nel quarto anniversario dell’arresto di Kavala, spronando le autorità a rilasciare Kavala, in linea con una sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo del dicembre 2019 che ha dichiarato Kavala innocente e ha invitato la Turchia a rilasciarlo. Nel frattempo, il Consiglio d'Europa ha dichiarato il 17 settembre 2021 che avvierà una procedura di infrazione contro la Turchia alla fine di novembre se Kavala non verrà rilasciato.

La prossima udienza di Kavala è prevista per il 26 novembre, ma l'uomo d'affari ha dichiarato che non vi prenderà parte. Il 22 ottobre, Kavala ha dichiarato: “poiché un giusto processo non è possibile, credo che d'ora in poi la mia presenza alle udienze e la mia difesa non avrebbero senso”.

In un'intervista con l'AFP alla vigilia del quarto anniversario della sua reclusione, Kavala ha detto che non si aspetta di essere rilasciato a breve.

I think the real reason behind my continued detention is that it addresses the need of the government to keep alive the fiction that the Gezi Protests were the result of a foreign conspiracy. Since I am accused of being a part of this conspiracy allegedly organized by foreign powers, my release would weaken the fiction in question and this is not something that the government would like.

Ritengo che la vera ragione alla base della mia continua detenzione sia che essa risponde alla necessità del governo di mantenere viva la finzione che le proteste di Gezi siano state il risultato di una cospirazione straniera. Poiché sono accusato di far parte di questa cospirazione presumibilmente organizzata da potenze straniere, il mio rilascio indebolirebbe la finzione in questione e questo è qualcosa che il governo non può permettersi.

Il presidente Erdogan afferma che le proteste di Gezi avevano lo scopo di rovesciare lui e il suo governo. Pertanto, le richieste di rilascio di Kavala vengono percepite come un attacco diretto contro di lui, ha scritto il giornalista della BBC turca, Ece Goksedef.

Relazioni tese con l'Occidente

Le relazioni diplomatiche della Turchia con l'Occidente, in particolare con gli Stati Uniti, si sono inasprite negli ultimi anni. Questo soprattutto da quando il paese si è avvicinato al presidente russo Vladimir Putin.

Gli esperti locali hanno sostenuto che l'attuale frattura diplomatica potrebbe allontanare ulteriormente la Turchia, membro della NATO, dai suoi alleati occidentali. Se le espulsioni dovessero avvenire, si aprirebbe la frattura più profonda con l'Occidente nei 19 anni di Erdogan al potere.

La decisione del turco Erdogan di espellere 10 ambasciatori significherebbe anche alienare:

• 10 membri dell'OCSE
• 7 alleati della NATO
• 6 omologhi UE
• 5 partner commerciali chiave
• 4 poteri G-7
• 2 stati di potere di veto UNSC
• 1 fondamentale alleato di difesa

Alcuni esperti ritengono che la decisione di espellere i diplomatici dichiarandoli persona non grata sia stato un tentativo di distrarre la popolazione dalla politica interna. Gravata da una crisi finanziaria, la Turchia sta attraversando il peggior declino economico degli ultimi anni. Il deprezzamento della lira turca rispetto alle valute estere e l'inserimento del paese la scorsa settimana nella lista grigia da parte del braccio finanziario del G7  hanno messo sotto i riflettori il Partito per la Giustizia e lo Sviluppo attualmente al governo.

In un'intervista con il New York Times, Soner Cagaptay, direttore del programma di ricerca turco presso il Washington Institute, ha dichiarato: “[Erdogan] si sta rendendo conto che non sarà in grado di dare una svolta all'economia, quindi incolperà l'Occidente. È un riconoscimento che l'economia del paese è irreparabile”.

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