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In Turchia indagate 30 persone per aver insultato il presidente sui social media

Immagine del 15 ottobre 2021 estratta dal video report dell'agenzia di stampa Anadolu.

Su Twitter gli utenti turchi hanno manifestato le loro preoccupazioni sulla salute del presidente Recep Tayyip Erdoğan. Tuttavia, quando il 3 novembre si è diffuso l'hashtag #ölmüş, parola turca che sta per “si dice che sia morto”, la Direzione Generale della Sicurezza ha impiegato solo poche ore per intervenire [en, come tutti i link successivi, salvo diversa indicazione] contro almeno 30 persone per speculazione contro la salute del presidente. Inoltre, l'avvocato del presidente Hüseyin Aydın ha presentato una denuncia penale contro gli utenti di Twitter per aver utilizzato gli hashtag #Receptayyiperdoğan e #ölmüş per insultare il presidente. “È diventato necessario al fine di individuare gli utenti dei post e richiedere un'azione pubblica, conducendo un'indagine contro i colpevoli”, ha annunciato Aydın secondo la segnalazione da parte della piattaforma di notizie online Diken.

Secondo l’Articolo 299 del Codice Penale Turco, è considerato illegale insultare il presidente, e l'accusato può essere condannato fino a quattro anni di reclusione. Da quando è stato eletto nel 2014, la Freedom House segnala che circa “100.000 persone sono state accusate di diffamazione verso il presidente” e di aver violato l'Articolo 299 del Codice Penale, una disposizione utilizzata raramente in precedenza, secondo un rapporto del 2018 di Human Rights Watch. Studentiartisti, giornalisti, avvocati e cittadini comuni sono stati perseguiti o processati. Secondo il Ministero della Giustizia, Direzione Generale dei Casellari Giudiziari e delle Statistiche, 36.000 persone sono state indagate per aver insultato il presidente nel 2019 e 31.297 nel 2020. In confronto, nel 2013 solo quattro persone erano sospettate ai sensi dell'articolo.

Il mese scorso la Corte europea per i diritti dell'uomo ha stabilito che il procedimento penale avviato ai sensi dell'Articolo 299 viola l’Articolo 10 sulla libertà di espressione della Convenzione europea dei diritti dell'uomo.

Recentemente le speculazioni sulla salute del presidente Erdoğan sono aumentate a causa delle sue frequenti assenze dall'opinione pubblica. Il 3 novembre il presidente non ha partecipato alla cerimonia del suo diciannovesimo anno di potere del Partito della Giustizia e dello Sviluppo. Il primo novembre, ha annullato la sua visita a Glasgow per la COP26, la Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, che ha attirato i leader mondiali di quasi ogni nazione della terra – a quanto pare per un disaccordo sui protocolli di sicurezza. Il presidente Erdoğan avrebbe dovuto tenere un discorso lunedì e martedì, esponendo i “piani della Turchia per raggiungere gli obiettivi di riduzione delle emissioni che ha concordato nell'ambito dell'accordo di Parigi sul clima.” Tuttavia, è stato il ministro turco dell'Ambiente, dell'Urbanizzazione e del Cambiamento climatico Murat Kurum a rappresentare la nazione [tr]:

Ci troviamo a Glasgow in occasione degli incontri ONU sul cambiamento climatico #COP26. Siamo pronti ad affrontare con determinazione il cambiamento climatico in linea con i nostri obiettivi di zero emissioni e di crescita verde fissati dal nostro presidente per il 2053.

In risposta ai tweet e alle speculazioni sulla salute del presidente, i suoi collaboratori hanno condiviso dei video come quello sotto riportato, mostrando il presidente vivo e vegeto [tr]:

Fiducia per gli amici, paura per i nemici.

Il mese scorso, per smentire le voci sulla sua cattiva salute, è stato condiviso sull'account Twitter del presidente Erdoğan un video in cui gioca a basket [tr]:

È molto importante fare sport per mantenersi in salute. Anch'io cerco di fare sport tre volte a settimana. Fare movimento è una benedizione per il corpo.

Il 3 novembre la Direzione Generale della Sicurezza ha rilasciato una dichiarazione affermando che il Dipartimento per la Lotta alla Criminalità Informatica e le sue unità provinciali affiliate avrebbero indagato 24/7 per trovare coloro che parlano male del presidente o della sua salute.

Within the scope of the virtual patrol activities, a hashtags #ölmüş referring to the our President Mr. Recep Tayyip Erdoğan was discovered. Evaluating the said hashtag, 30 individuals were identified who have shared offensive, and manipulative content insulting the honor and the prestige of our President Mr. Recep Tayyip Erdoğan. Necessary legal action has been initiated against them.

Durante le ricerche è stato scoperto un hashtag #ölmüş che fa riferimento al nostro presidente Mr. Recep Tayyip Erdoğan. Valutando il suddetto hashtag, sono stati identificati 30 individui che hanno condiviso contenuti offensivi e manipolativi insultando l'onore e il prestigio del nostro presidente Mr. Recep Tayyip Erdoğan. Contro di loro è stata avviata la necessaria azione legale.

La Direzione Generale di Sicurezza della #Turchia annuncia che sono state avviate azioni legali contro 30 persone che hanno usato l'hashtag #Twitter #ölmüş [morto] contro il presidente Recep Tayyip Erdoğan e che avrebbero diffuso disinformazioni e manipolazione dei contenuti 👇

Secondo Bianet, “mentre l'hashtag non faceva alcun riferimento a chi fosse ‘morto,’ quasi tutti i messaggi erano implicitamente o esplicitamente rivolti al presidente.” A luglio è diventato virale un video in cui il presidente sembra addormentarsi durante una videoconferenza con i membri del partito AKP (Partito della Giustizia e dello Sviluppo).

Durante la sentenza di ottobre la Corte europea per i diritti dell'uomo ha affermato che “garantire una maggiore protezione mediante una legge speciale sull'insulto non sarebbe, di norma, conforme allo spirito della Convenzione, e che l'interesse di uno Stato a proteggere la reputazione del suo Capo di Stato non può servire da giustificazione per concedere a quest'ultimo uno status privilegiato o una protezione speciale nei confronti del diritto di trasmettere informazioni e opinioni che lo riguardano.” Di conseguenza, la Corte ha raccomandato alla Turchia di modificare le proprie leggi e disposizioni per allinearle all'articolo 10 della Convenzione.

Le probabilità che la Turchia si conformi alla raccomandazione sono scarse. Alcuni giorni dopo la sentenza della Corte Europea, l'avvocato turco Sedat Ata è stato condannato a 11 mesi e 20 giorni di carcere per aver “insultato” il presidente sulla base di un video condiviso sui social media nel 2014. La Commissione europea ha anche espresso preoccupazione tramite una relazione nazionale (country report) secondo cui i meccanismi giudiziari della Turchia non corrispondono agli standard internazionali ed europei.

Nel 2014 Emma Woollacott scrisse un articolo per Forbes su come l'allora primo ministro Erdoğan che ordinava di bloccare Twitter fosse un primo esempio dell’Effetto Streisand. All'epoca la decisione venne innescata da una serie di registrazioni audio di Erdoğan che istruiva suo figlio Bilal su come nascondere grandi somme di denaro. Woolacott sostenne che la decisione di bloccare Twitter aveva “solo portato maggiore attenzione alle accuse di corruzione”, vale a dire l'effetto Streisand. Per il momento sembra che il presidente Erdoğan abbia imparato poco da quell'esperienza.

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