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Nessuno di cui fidarsi? La disinformazione su COVID-19 ed elezioni aumenta in America Latina e Caraibi

Illustrazione di Pch.vector su Freepik, sotto licenza Freepik.

Questo è un estratto di un report dell'editor americana Paula Martins di IFEX [en], “Quello che devi sapere: Tendenze della libertà di espressione e informazione nell'America Latina e nei Caraibi”, ripubblicato e modificato da Global Voices.

Mentre l'America Latina e i Caraibi si stanno muovendo, anche se lentamente, per affrontare la pandemia della COVID-19, ed emerge la prospettiva di un “ritorno alla normalità”, crisi economiche e politiche si stanno formando all'orizzonte. In particolare, la mancanza di fiducia nei governi sta diffondendo disinformazione sulla COVID-19 in America Latina, secondo l'UNESCO [es, come tutti i link successivi, salvo diversa indicazione].

Questa regione ha visto un declino nel suo processo storico del riconoscimento del diritto di informazione — nonostante un importante nuovo trattato regionale [en] nell'area. La scarsità di informazioni credibili riguardo questioni critiche, inclusa la lotta contro la COVID-19, si trova in contrasto con l'abbondanza di disinformazione che ha sommerso la regione, non solo in relazione alla malattia e alla sua cura, ma anche riguardo questioni politiche più ampie, in particolare i processi elettorali. L'uso di bot, in particolare, è stato adottato da parte di numerose campagne politiche nella lotta per l'opinione pubblica nello spazio digitale.

Ciò è accaduto in Venezuela. Nel dicembre del 2020, informazioni errate riguardanti questioni elettorali e il processo elettorale sono state ampiamente diffuse — anche da enti governativi. Il Consiglio Elettorale Nazionale del paese, per esempio, ha detto su Twitter che le elezioni sarebbero state supervisionate da osservatori internazionali, anche provenienti dagli Stati Uniti, ma la rappresentanza statunitense dell'Organizzazione degli Stati Americani (OSA) ha negato questa informazione.

In Messico, “false notizie” su candidati, partiti e istituzioni sono circolate abbondantemente sui social network prima delle elezioni. Secondo i ricercatori, la mancanza di dibattiti politici approfonditi ha lasciato spazio alla diffusione di disinformazione sui candidati e sul processo elettorale. Gli esperti hanno riscontrato che le campagne di disinformazione erano complesse, con quattro principali attori che orchestravano le strategie sui social media: i “maestri di cerimonia”, che introducono la narrazione; account automatici (o bot) che l'amplificano; “troll” che attaccano obiettivi specifici; e i “fan”, persone normali che creano i trend replicando i contenuti senza pensarci.

Nelle elezioni di giugno in Perù, la disinformazione è circolata sia online che offline in relazione alle procedure elettorali; per lo più, come visto in altri paesi, per cercare di compromettere la fiducia nelle autorità elettorali. Oltre alle false informazioni, vere informazioni sono state manipolate per motivi politici. Per esempio, sono circolate notizie sulle liste elettorali indicanti l'inclusione dei nomi di persone decedute, eppure omettevano informazioni su tempistiche e procedure per correggere e finalizzare le liste.

In risposta ai problemi di integrità delle informazioni del Perù, un nuovo network peruviano per la verifica dei fatti è stato creato a gennaio 2021 per contrastare le informazioni false durante la campagna elettorale. L'iniziativa è stata chiamata Ama Llulla [en] (“non mentire” in Quechua), e il suo obiettivo era di fornire traduzioni in lingue indigene di informazioni controllate e di abbattere le barriere che ostacolavano la partecipazione politica di gruppi vulnerabili.

Anche la libertà di stampa ha subito un colpo, ostacolando l'accesso a informazioni affidabili. Mentre le proteste hanno ripreso in tutta la regione a causa dell'insoddisfazione nei confronti dell'efficienza del governo nell'affrontare la pandemia, nonché a causa dei problemi strutturali di vecchia data che precedono la COVID-19, la violenza usata dalle forze di polizia contro i protestanti è stata constatata anche contro i media che riportavano questi eventi. Secondo FLIP, 257 attacchi contro la stampa sono stati documentati durante la loro cronaca delle proteste.

Anche la disinformazione abbondava durante queste proteste, come durante le manifestazioni in Colombia. Fonti locali hanno riportato che centinaia di video, registrazioni audio e immagini che circolavano online riguardo lo sciopero nazionale colombiano, molti dei quali con menzogne o informazioni estrapolate dal contesto, hanno inciso significativamente sull'immagine di ciò che stava davvero succedendo nelle strade.

La violenza avviene anche al di fuori del contesto delle pubbliche manifestazioni. Discorsi stigmatizzanti e attacchi verbali contro la stampa arrivano sempre più spesso da alti funzionari pubblici. Almeno quattro giornalisti sono stati uccisi da gennaio 2021 in America Latina.

Anche se l'impunità in casi di violenza contro giornalisti è sempre stata una caratteristica della regione, abbiamo assistito ad alcuni progressi in tre importanti casi riguardanti violenze contro giornalisti e difensori dei diritti umani: Berta Cáceres (Honduras), Jineth Bedoya (Colombia), e Alex Silveira (Brasile). In una regione nota per l'impunità in casi simili, le buone notizie devono essere celebrate.

Questo è un estratto da Quello che devi sapere: Tendenze della libertà di espressione e informazione nell'America Latina e nei Caraibi. La serie Riflettori Regionali di IFEX offre un antidoto all'enorme quantità di informazioni sotto cui la gente é sommersa ogni giorno. Ogni articolo analizza trend regionali recenti per consentire ai lettori di interagire più profondamente con le questioni della libertà di espressione e informazione. Puoi trovarli tutti qui [en].

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