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ONG dichiara che in Egitto gli abitanti del Sinai settentrionale sono vittime di crimini commessi da militari e militanti

Video e dichiarazioni rilasciate dal portavoce dell'esercito militare sono le uniche fonti di informazione sugli sviluppi nella regione, in mezzo ad un blackout mediatico imposto dallo stato. Screenshot preso da un video propaganda, che ha suscitato scalpore, ora vengono richieste delle investigazioni sui soldati che avrebbero commesso esecuzioni illegali nel Sinai settentrionale.

In una recente inchiesta [en, come i link seguenti, salvo diversa indicazione] divulgata dalla Sinai Human Rights Foundation (SHRF), un gruppo locale di attivisti e ricercatori che monitora le violazioni commesse contro i civili sia dall'esercito che dai militani estremisti nella penisola egiziana, viene dichiarato che sia nel 2019 che nel 2020 sono stati uccisi 112 civili come risultato dello scontro tra le due fazioni.

Rilasciato il 30 settembre, il report – intitolato “We Just Want to Live”, riprendendo la citazione di uno dei 212 residenti in Sinai citati tra le sue pagine – mostra che 25 di coloro che sono stati uccisi sia dai militari che dai militanti erano bambini, mentre 22 erano donne. I civili feriti in quel periodo sono stati 134 in totale, di cui 36 bambini.

Il Sinai settentrionale, grande triangolo sterile situato tra Gaza e l'Egitto, è stato scenario di una lunga campagna anti-terroristica, considerando che il ramo locale dello Stato Islamico (dell'ISIS), conosciuto come la Provincia del Sinai, ha preso forma nella regione. Da questo punto d'appoggio, il gruppo ha realizzato attacchi mortali alle truppe, alla polizia e a funzionari del governo, così come a turisti e membri della minoranza religiosa copta del paese.

In risposta all'uccisione di migliaia di persone da parte dei militanti, l'esercito egiziano ha attuato diverse campagne militari per sradicare i ribelli. Questo ha allo stesso tempo stretto la presa sugli abitanti della regione, che sono stati vittime di crimini violenti commessi da entrambe le fazioni in guerra. Un coprifuoco ha limitato i movimenti all'interno e all'esterno della regione, vietando l'accesso ai giornalisti indipendenti e rafforzando invece il bavaglio mediatico sulle informazioni — le dichiarazioni erano infatti rilasciate solo dalle forze del governo.

Il direttore esecutivo della SHRF con sede in UK, Ahmed Salem, ha dichiarato che:

The number of abuses recorded in the report shows a non-written agreement between the conflicting parties on the disregard for human rights or the lives and dignity of the people of Sinai, which led to vast areas of Sinai becoming unsuitable for life, where abuses and violation of civilians are rampant.

Il numero di abusi registrati dal report dimostra un accordo non scritto tra le parti in conflitto riguardo il disprezzo per i diritti umani, per la vita e la dignità delle persone del Sinai, che ha portato a far sì che una grande parte del Sinai diventasse invivibile, dove gli abusi e le violazioni sui civili dilagano.

L'inchiesta riporta cinque incidenti provocati da attacchi aerei militari sulle case dei civili, che hanno ucciso 30 civili e feritone altri 22. Le case, le scuole e i centri medici sono stati colpiti dalle incursioni, viene dichiarato nel report. I civili sono stati obbligati a lasciare le loro case, mentre i colpi da arma da fuoco dei soldati – in assenza di una reale minaccia o di un pericolo imminente – hanno ucciso 26 civili e ne hanno feriti altri 33.

Nel suo report, la SHRF ha anche messo in dubbio la precisione dei militari e il ministro degli interni dichiara che le persone uccise nelle sparatorie dalle forze di sicurezza erano terroristi. Avendo analizzato dozzine di dichiarazioni stampa in cui si afferma che 158 persone sono state uccise dal ministro degli interni, e 548 dall'esercito, la SFHR dichiara:

The Foundation found compelling evidence that government authorities provided false information in three official statements published by spokespersons for the Ministries of Defense and Interior, which raises several questions about the credibility of these statements and the legality of the killings.

La Fondazione ha trovato prove convincenti del fatto che le autorità del governo abbiano rilasciato informazioni false in tre delle dichiarazioni ufficiali rilasciate dai diversi portavoce del ministro della difesa e degli interni, che aumenta i dubbi riguardo alla credibilità di queste dichiarazioni e alla legalità delle uccisioni.

Il 5 agosto, Amnesty International ha rilasciato una dichiarazione sollecitando il pubblico ministero egiziano a “investigare urgentemente su quelle che sembrano essere delle esecuzioni illegali da parte dei membri dell'esercito militare del Sinai settentrionale.” Commentando un video propaganda rilasciato dal portavoce delle forze armate egiziane giorni prima, Philip Luther, il direttore di Amnesty International Medio Oriente, ha affermato nella sua dichiarazione che:

“The deeply disturbing footage in this Egyptian military propaganda video, which celebrates the armed forces’ deliberate cold-blooded killings of two unarmed people clearly not posing a threat to life, offers a glimpse of the shocking crimes committed in the name of countering terrorism in Egypt.

Il filmato profondamente disturbante in questo video propaganda dell'esercito egiziano, che celebra la libertà delle forze armate di uccidere a sangue freddo due persone inermi e che chiaramente non sono una minaccia, ci offre uno spunto sui crimini commessi in nome della lotta al terrorismo in Egitto.

Il video mostra una persona che sta dormendo in una tenda improvvisata ricevere un colpo da arma da fuoco a distanza ravvicinata da un soldato. In un'altra clip, viene mostrato un uomo disarmato che corre nel deserto quando dei proiettili lo colpiscono; alla fine cade a terra.

Con il passare degli anni, dall'inizio dell'imposizione del coprifuoco nella parte settentrionale del Sinai, nell'ottobre 2014, e il suo conseguente blackout dei media, gli abitanti della regione e i loro simpatizzanti hanno scritto diverse istanze riguardo le uccisioni illegali, così come di altre violazioni che hanno subito, tramite l'hashtag  #سيناء_خارج_التغطية, #Sinai_Out_Of_Coverage (Sinai fuori dall'area di copertura).

Nel frattempo, le truppe del governo egiziano sono rimaste impunite, non confessando mai la loro intenzione di ferire i civili. In ogni caso, il 10 febbraio, in un riconoscimento senza precedenti della morte di numerosi civili sin dall'inizio di queste campagne anti-terrorismo, il semi-ufficiale Consiglio Nazionale per i Diritti Umani ha dichiarato che 1,836 civili sono stati uccisi e 2,915 feriti.

Secondo il report della SHRF, ci sono state dozzine di arresti per gli abitanti del Sinai settentrionale, con molti di loro incarcerati per mesi presumibilmente senza motivo, mentre altri – inclusi donne e bambini – sono stati catturati con il fine di fare pressione sui loro parenti per farli arrendere alle forze di sicurezza.

A marzo, il Human Rights Watch ha rilasciato una dichiarazione affermando che, tra la fine del 2013 e luglio 2020, l'esercito egiziano ha distrutto almeno 12,350 edifici creando una zona cuscinetto sui confini che ha con Gaza. Il HRW ha anche detto che “le demolizioni delle case e gli sfratti forzati durante il conflitto armato nel Sinai settentrionale da parte dell'esercito egiziano sono violazioni della legge umanitaria internazionale, o delle leggi della guerra, e sono paragonabili a crimini di guerra.”

I militanti della Provincia del Sinai, aggiunge il report, hanno eseguito numerosi crimini e violenze contro i civili del Sinai, uccidendo, rapinando e torturando centinaia di abitanti tra il 2019 e il 2020. Questo sembrerebbe essere stato fatto prima di tutto per motivi religiosi, considerando che i loro obiettivi erano copti e sufi. I militanti sono ostili verso queste minoranze religiose, vedendoli come sostenitori di un regime che continua a perseguire soprattutto i sostenitori islamisti del presidente Mohamed Morsi, che è stato rimosso dalla sua carica nel colpo di stato del 2013.

Numerosi civili sono stati uccisi dall'affiliato locale dell'ISIS, ha dichiarato il report, con la scusa che erano o sostenitori del governo o che stavano lavorando su progetti economici collegati all'esercito egiziano. Inoltre, i militanti hanno ucciso diversi soldati che hanno dapprima catturato, anche questo viene considerato dalla SHRF un crimine di guerra.

L'inchiesta ha anche documentato che l'uccisione dei 23 civili, soprattutto di donne e bambini, è il risultato di una messa a terra di ordigni esplosivi, e l'uccisione di altre 22 persone a causa di bombe collocate dal gruppo terroristico.

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