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Turchia: una nuova indagine porta alla luce l'estensione della censura online

Foto della copertina dell'indagine svolta da Freedom of Expression Association. Utilizzata con il loro permesso.

Scritta nel 1953, il romanzo distopico Fahrenheit 451 [en, mlg come i link seguenti], di Ray Bradbury, parla di un futuro in una società oppressiva, in cui i libri vengono bruciati. Una nuova indagine intitolata “Fahrenheit 5651: l'effetto bruciante della censura”, utilizza il noto libro per spiegare come una serie di modifiche fatte alla legge turca n. 5651 abbiano danneggiato la libertà di espressione turca. L'indagine mira “a documentare l'estensione della censura e ad assicurare che l'effetto cocente e il danno della censura non siano completamente cancellati dalla memoria collettiva.” Il documento di 120 pagine, rilasciato a Ottobre 2021, descrive casi di siti web, account e contenuti dei social media, nonché articoli e notizie censurati in Turchia.

L'indagine copre eventi del 2020 ed è il terzo di una serie di reports pubblicati da Freedom of Expression Association. Aperta nel 2017, l'associazione è stata fondata “con lo scopo di provvedere assistenza legale a coloro il cui diritto alla libertà di espressione è stato violato, o è a rischio di essere violato.” L'associazione produce ricerca, si occupa di formazione e gestisce iniziative congiunte nazionali e internazionali. Tra i suoi fondatori ci sono importanti avvocati, accademici e attivisti per i diritti umani.

Censura per numeri

Gli autori dell'indagine indicano che un totale di 467,011 siti web sono stati bloccati alla fine del 2020, a cui sono seguiti 150,000 URL, 7,500 account di Twitter, 50,000 Tweet, 12,000 video su YouTube, 8,000 post di Facebook e 6,800 post di Instagram. Tutti i contenuti bloccati erano soggetti alla legge N. 5651 (nota anche come Legge di internet) e ad altre disposizioni legali emanate da 764 sentenze penali e da altrettante istituzioni autorizzate.

La legge n. 5651 è stata introdotta a maggio 2007. Intitolata “Regolamentazione delle pubblicazioni su Internet e repressione dei reati commessi mediante tale pubblicazione”, la Legge di internet è in breve una disposizione legale che consente il blocco di massa di siti web e contenuti online.

L'indagine condivide anche la scarsa posizione della Turchia nelle relazioni sulla trasparenza delle piattaforme dei social media.

Nel suo più recente report “Freedom on the Net”, Freedom House ha classificato la Turchia come “non libera”: 

Internet freedom continued to decline for a third year in a row in Turkey. During the coverage period, hundreds of websites were blocked, in some instances under a new social media law. Online content deemed critical of the ruling Justice and Development Party (AKP) or President Recep Tayyip Erdoğan was removed from websites and social media platforms, and online activists, journalists, and social media users were harassed both physically and online for their social media posts.

La libertà di Internet, in Turchia, continua a calare per il terzo anno consecutivo. Durante il periodo di copertura, centinaia di siti web sono stati bloccati, in alcuni casi grazie alla nuova legge sui social media. I contenuti online, ritenuti critici nei confronti del partito di giustizia e sviluppo (AKP) o del presidente Recep Tayyip Erdoğan, sono stati eliminati dai siti web e dalle piattaforme mentre attivisti online, giornalisti e utenti dei social media sono stati assaliti sia fisicamente che online per i loro post sui social media.

Il sito di notizie online Bianet cita Gürkan Özturan del Centro europeo per la libertà di stampa e media: “Tasse nuove o aumentate, restrizioni all'accesso, contenuti cancellati, la possibilità di chiudere l'accesso a intere piattaforme e, soprattutto, la detenzione o l'arresto di persone  che esercitano la loro libertà di espressione a causa delle loro dichiarazioni su Internet, e la convinzione di alcuni di loro, dimostra che c'è una lunga strada da fare in termini di libertà di Internet in Turchia.”

Secondo Reporters Without Borders, la Turchia è al 153esimo posto su 180 paesi nell'Indice mondiale per la libertà di stampa del 2021.

Nel Luglio 2020 la Turchia ha emanato la Legge n. 5651 per aggiungere nuove restrizioni ai social media, introducendo una serie di requisiti che ostacolano i diritti digitali e la libertà di espressione in Turchia. I requisiti includono forzare le compagnie dei social media ad aprire uffici in Turchia, archiviare i dati degli utenti in Turchia, e richiedere loro di rispettare le rigide leggi di censura della Turchia, tra cui vietare agli utenti di “insultare” il presidente.

Il declino della libertà dei media

Nel 2021, un numero di dichiarazioni governative hanno segnalato un ulteriore declino della libertà dei media. Il 21 luglio, il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan ha dichiarato in un’ intervista che il governo era intenzionato a introdurre nuove regole per combattere “un terrore di bugie”, riferendosi alle false notizie che si diffondono sui social media. Lo stesso giorno, il direttore del Presidential Communication Directorate ha annunciato piani per regolare le piattaforme dei media locali finanziate dall'estero “per garantire l'accesso delle persone a notizie accurate.”

Le nuove regole, attese per il 2021, avrebbero probabilmente preso di mira una manciata di piattaforme di notizie online indipendenti in Turchia. La mossa è stata ordinata da Media Freedom Rapid Response — un progetto che traccia, controlla e si mobilita contro le violazioni della libertà di stampa e dei media negli Stati membri dell'Unione europea (UE) e nei paesi candidati  — e le organizzazioni partner, tra cui l'articolo 19, l'Associazione dei giornalisti europei, il comitato per la protezione dei giornalisti e altri. Queste organizzazioni hanno rilasciato una dichiarazione, il 23 Luglio 2021, dichiarando che le nuove misure sono “una chiara mossa per soffocare ulteriormente i media in Turchia, controllando i contenuti.”

Gli autori dell'indagine, concludono, “l'effetto bruciante e distruttivo del rafforzamento della censura e del meccanismo di controllo continuerà nei prossimi anni.”

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