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Dietro le quinte del successo in Kenya della campagna di disinformazione su Twitter per screditare i Pandora Papers

Hackatón in iHub, incubatrice tecnologica a Nairobi, Kenia. Foto di Erik Hersman vía Flickr, 5 giugno 2010 (CC BY 2.0).

Odanga Madung e Brian Obilo, due ricercatori digitali della Fondazione Mozilla che vivono a Nairobi, hanno rivelato [en, come tutti i link successivi, salvo diversa indicazione] come la fiorente industria della disinformazione keniana ha lavorato per screditare i Pandora Papers, che hanno fatto trapelare dati sui beni segreti del presidente del Kenya, Uhuru Kenyatta, e della sua famiglia. Le loro conclusioni sono raccolte in un documento intitolato “Come manipolare Twitter e influenzare le persone: Propaganda e Pandora Papers in Kenya”.

Dal 1999, Kenyatta e sei membri della sua famiglia sono stati messi in relazione con 13 investimenti in paradisi fiscali con “azioni e obbligazioni” per un valore di 30 milioni di dollari statunitensi. La BBC informa che la sede di questi investimenti sono state “Panama, le Isole Vergini Britanniche e altri paradisi fiscali”.

Quando si è avuta notizia della diffusione dei dati, gli utenti keniani di Twitter si sono indignati per il coinvolgimento del loro presidente. Ciò nonostante, le conversazioni online si sono subito convertite in manifestazioni di sostegno per Kenyatta.

“Come un orologio, è nato rapidamente un sentimento alternativo che appoggiava il presidente e i suoi conti all'estero. Alcuni dei tweet che promuovevano questa visione alternativa contenevano delle autentiche menzogne”, afferma Madung, principale autore del rapporto.

Nonostante la fuga di informazioni, i principali mezzi di informazione keniani hanno in pratica occultato la notizia. Kennedy Wandera, inviato della Voz de América in swahili e presidente dell'Associazione della Stampa Straniera, disse ad African News che la maggior parte dei media locali “appartengono a politici” che nella realtà “controllano o autorizzano ciò che esce dal quella porta”.

Questo silenzio mediatico ha creato un vuoto informativo che ha esacerbato la campagna di disinformazione in Twitter.

Manipolazione dell'algoritmo di Twitter

La ricerca compiuta da Madung, giornalista di dati keniano, e Obilo, analista di sicurezza informatica, include interviste con influencer della disinformazione.

Queste persone usano le reti social con un numero particolarmente alto di follower. In alcuni paesi africani, come la Nigeria, questi influencer dell'informazione digitale manipolano la propaganda politica o inquadrano le notizie politiche, che poi vengono ripetute dai loro follower, specialmente durante le elezioni. Di conseguenza, questi amplificatori dei media digitali che diffondono notizie false vengono denominati influencer della disinformazione.

I ricercatori di Mozilla Fellows hanno inoltre raccolto un insieme di schermate tratte da video, meme e hashtag. La loro metodologia mista di ricerca ha incluso anche un'analisi qualitativa di migliaia di tweet che utilizzano la API Firehose di Twitter.

Tuttavia, i ricercatori non sono stati in grado di determinare i finanziatori di questa campagna. Madung, che ha parlato con Global Voices attraverso la posta elettronica, afferma che “è molto difficile per noi sostenere l'attribuzione con le prove che abbiamo in mano attualmente”. Questo perché “le persone con le quali abbiamo parlato [nel corso della ricerca] ci hanno anche detto che il denaro che ricevono probabilmente cambia di mano molte volte prima di arrivare a loro. I gestori dei conti sono inoltre molto consapevoli della fazione per la quale stanno creando tweet, anche se non sono sicuri della provenienza del denaro”, afferma Madung.

I ricercatori hanno scoperto che l’“astroturfing” [it], cioè l'atto di mascherare la reale origine di una campagna politica in modo che sembri autentica, è stato utilizzato da influencer della disinformazione ingaggiati su Twitter che hanno usato tattiche sofisticate per manipolare con successo l'algoritmo alla base degli orientamenti della piattaforma. È stato possibile attraverso l'uso di due hashtag, #PhonyLeaks [fughe false di notizie] e #OffshoreAccountFacts [dati di conti aperti all'estero] in sostegno al presidente Kenyatta. Tuttavia, nuove ricerche hanno rivelato che alcuni account di Twitter hanno ripetuto per giorni il medesimo tweet, con parole simili. Un influencer ha spiegato ai ricercatori che sta ricevendo denaro da sei anni per questa attività e che non lo hanno mai colto in fallo”.

Inoltre, si è scoperto che una parte del contenuto di astroturf era un misto di propaganda e disinformazione. Lo scopo, secondo il documento, era “creare consenso, creare in modo concreto il consenso con cui la maggior parte dei keniani appoggia Uhuru Kenyatta e non ha fiducia nei Pandora Papers”.

Allo stesso modo, in questa campagna incentrata sulle menzogne sono stati creati e utilizzati alias di Twitter che imitavano celebrità keniane. Ad esempio, sono state usate le identità di due celebrità keniane, Diana Marua e Lillian Ng'ang'a, per amplificare la disinformazione della campagna #OffshoreAccountFacts. I ricercatori “si sono messi in contatto con loro, ma entrambe hanno negato qualsiasi coinvolgimento con gli account che abbiamo identificato”, dice il documento.

Uno degli aspetti più inquietanti del rapporto è la facilità con cui questi influencer della disinformazione riescono a manipolare l'algoritmo di Twitter per ottenere un trend e diffondere disinformazione. Secondo un influencer intervistato nel rapporto: “Twitter è facile”.

Odanga informò Global Voices che un portavoce di Twitter ha risposto al rapporto con la seguente dichiarazione:
Twitter’s top priority is keeping people safe, and we remain vigilant about coordinated activity on our service. Using both technology and human review, we proactively and routinely tackle attempts at platform manipulation and mitigate them at scale by actioning millions of accounts each week for violating our policies in this area. We are constantly improving Twitter's auto-detection technology to catch accounts engaging in rule-violating behavior as soon as they pop up on the service.

La principale priorità di Twitter è mantenere la sicurezza delle persone, per cui continuiamo a prestare attenzione alle attività coordinate che si verificano nel nostro servizio. Sia per mezzo della tecnologia che con la revisione umana, affrontiamo in forma proattiva e quotidianamente i tentativi di manipolazione della piattaforma e li riduciamo con azioni su milioni di account ogni settimana per aver infranto le nostre politiche in questo ambito. Miglioriamo costantemente la tecnologia di auto rilevamento di Twitter per trovare gli account che violano le norme non appena cominciano ad utilizzare il servizio.

Colpo di disinformazione in Twitter

Le norme di Twitter proibiscono la manipolazione degli hashtag da parte di attori politici statali o collegati allo Stato. Di conseguenza, le “partecipazioni non autentiche” che producono un orientamento artificiale ai contenuti o “influiscono sulle conversazioni con molteplici account [o] account falsi” infrangono la politica di Twitter del settembre 2020.

Nonostante ciò, questa norma non è in grado di frenare in modo sufficiente le campagne di disinformazione in Twitter che sono diventate l'abitudine nel panorama politico africano.

In Kenya, le tariffe dell'industria della disinformazione digitale “oscillano tra 15 dollari al giorno e 25 dollari per hashtag”, afferma Madung in una mail a Global Voices. Tuttavia, nelle elezioni keniane del 2017 alcuni venditori di disinformazione hanno guadagnato fino a “25 dollari al giorno per hashtag, [e] a volte ne amministravano fino a sei”. Madung afferma inoltre che la salita delle remunerazioni implica “un possibile aumento di questa attività e dei prezzi in epoca elettorale”. In un paese dove la maggior parte dei cittadini guadagna meno di 50.000 scellini kenioti (circa 449 dollari) al mese, la disinformazione digitale è un affare molto redditizio.

Inoltre, gli influencer della disinformazione prosperano nel continente perché l'algoritmo di Twitter dà maggior risalto alla popolarità rispetto alla verità. “La radice del problema è il dibattito politico che c'è nelle piattaforme costruite per la pubblicità virale”, segnala il giornalista Liesl Pretorius in un articolo di África Check, organizzazione indipendente per l'accertamento dei fatti. Tutto il modo in cui sono concepiti gli hashtag di tendenza si basa sulla popolarità, cioè sul numero di persone che partecipano a quella conversazione.

Un'altra ragione per la quale la disinformazione prospera è che le imprese tecnologiche, come Twitter, non danno priorità all'amplificazione della sua capacità di verifica dei fatti nei continente. Tessa Knight, ricercatrice digitale del Sudafrica che parlò in ottobre con il Centro de Estudios Estratégicos de África [Centro di Studi Strategici dell'Africa], afferma che queste scarse risorse si traducono in un'insufficiente “conoscenza dei paesi africani nei quali operano e dei loro molteplici panorami informativi e politici”.

Rosemary Ajayi, principale ricercatrice di disinformazione e manipolazione dei social media nel Laboratorio Investigativo dell'Africa Digitale, afferma che “non è illegale manipolare le tendenze di Twitter”, anche se questa pratica viola le norme di Twitter. Per esempio, negli ultimi cinque anni in Nigeria “in una sola campagna di tendenza vengono prodotte violazioni di molteplici norme”. Nonostante ciò, Twitter ha “sorvolato” su tutte, ha segnalato Ajayi. “Twitter ha la capacità di porre fine a questa pratica, ma sembra non abbia la volontà di farlo”, ha spiegato Ajayi in una mail a Global Voices.

Anche se la campagna di disinformazione di Twitter in Kenya si manifesta con un livello di sofisticazione allarmante, Kevin Zawaki, direttore delle comunicazioni della Fondazione Mozilla, ha affermato in una mail a Global Voices che questo caso indica il fatto più preoccupante della “mancanza di volontà di Twitter di affrontare i problemi al di fuori del mondo occidentale”.

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