chiudi

Aiuta Global Voices!

Per rimanere indipendente, libera e sostenibile, la nostra comunità ha bisogno dell'aiuto di amici e di lettori come te.

Fai una donazione

COVID-19: non si può guarire usando lo stesso farmaco scadente

COVID-19 emergency response activities, Madartek, Basabo, Dhaka. Image via Flickr by UN Women Asia and The Pacific

Attività di intervento in risposta all'emergenza COVID-19, Madartek, Basabo, Dhaka. Foto via Flickr di UN Women Asia and The Pacific. CC BY-NC-ND 2.0.

Jocelyn Modello [en, come i link seguenti, salvo diversa indicazione], Nadeen Madkour e Siddharth Akali hanno collaborato alla stesura dell'articolo.

Cominciamo il 2022 con il mondo messo alla prova dall'aumento dei casi di variante Omicron. Sono passati due anni da quando l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato il coronavirus un'emergenza sanitaria pubblica di interesse internazionale. E abbiamo ancora domande pressanti su come uscire dalla pandemia con la ripresa economica: chi fornirà i finanziamenti? Per cosa saranno utilizzati? Come ci assicuriamo che raggiungano coloro che ne hanno più bisogno?

Le istituzioni finanziarie internazionali (IFI) come la Banca mondiale, il Fondo Monetario Internazionale e varie banche di sviluppo regionale, hanno assunto un ruolo chiave nella ripresa globale dall'impatto economico e sociale della pandemia. Nel 2020, quando la prima ondata di coronavirus cominciò a diffondersi rapidamente nel mondo, gli esperti di economia spronarono le nazioni a spendere e prendere in prestito, e così hanno fatto. Le IFI hanno ridotto le loro scadenze di pagamento per rispondere a questa domanda urgente e hanno abolito in via formale o informale molti dei loro requisiti di salvaguardia ambientale e sociale.

Queste istituzioni hanno già erogato miliardi di dollari di denaro pubblico per rispondere alla pandemia, promuovendo un'immagine positiva dei loro finanziamenti destinati al settore pubblico e ai gruppi che affrontano l'emarginazione. Tuttavia, dalle comunità popolari emerge una narrazione differente.

Fin dalle prime fasi della pandemia, i gruppi della società civile di tutto il mondo hanno richiesto alle IFI un approccio basato sui diritti umani. Gli operatori sanitari in prima linea, i giornalisti e altri protagonisti direttamente interessati alla risposta delle istituzioni finanziarie alla COVID-19 hanno sollevato preoccupazioni su questioni come il rischio di inasprimento delle violazioni dei diritti umani, la riduzione della partecipazione democratica, i danni ambientali, la diluizione degli standard sociali e ambientali, la corruzione e il debito crescente. Adesso, ci sono maggiori prove che molti di questi rischi sono diventati realtà.

C'è una preoccupante mancanza di trasparenza sul modo in cui è stato speso il denaro stanziato dalle istituzioni finanziarie internazionali e quali impatti abbia avuto sulle comunità. Tuttavia, vari casi di studio condotti a livello nazionale da membri e partner della Coalizione per i diritti umani nello sviluppo hanno cercato di indagare, trovare le quietanze e valutare gli impatti e i risultati. “Missing Receipts” — una nuova visione collaborativa di questi report nazionali e globali — documenta diverse carenze nelle risposte alla pandemia finanziate dalle IFI e solleva seri dubbi se il finanziamento di queste istituzioni sia una soluzione adeguata per la crisi attuale e per le future emergenze globali, e a quali condizioni lo sia.

Screenshot from the report "Missing Receipts". Used with permission.

Schermata ottenuta dal report ‘Missing Receipts,’ usata su licenza.

La ricerca ha portato alla luce problemi di realizzazione, compresi corruzione, capitalismo clientelare ed esclusione di coloro che avevano maggiormente bisogno di supporto. Donne, comunità indigene, popolazioni a basso reddito, persone con disabilità e operatori sanitari in prima linea sono stati spesso esclusi in maniera preoccupante sia dalla creazione dei programmi sostenuti dalle IFI sia dal beneficiarne.

Molti paesi post-coloniali, in via di sviluppo e a medio-basso reddito sono entrati nella pandemia già in uno stato di vulnerabilità nato dalle disposizioni neoliberali. Per decenni le IFI hanno incoraggiato finanziamenti basati sul debito, economie basate sull’estrazione, la privatizzazione dei servizi essenziali e la flessibilizzazione del mercato del lavoro. Questo ha comportato lo svuotamento del settore pubblico, l'eliminazione dei programmi di protezione sociale e ha reso possibile la corporate capture, ossia l'influenza inappropriata delle aziende sui decisori nazionali e internazionali e sulle istituzioni pubbliche. Le IFI non si sono assunte la responsabilità di queste azioni né della disuguaglianza e della povertà che ne sono conseguite, né tantomeno hanno cambiato rotta nella loro risposta alla pandemia. Al contrario, hanno fortemente promosso il paradigma “prima il settore privato”, focalizzandosi sull'incentivazione degli investimenti privati a sostegno dei paesi nella ricostruzione della capacità statale per la resilienza nel lungo periodo.

Le IFI hanno mosso una significativa quantità di denaro come parte della loro risposta alla pandemia: il tracker COVID-19 della società civile Early Warning System (EWS) ha identificato almeno 1.500 progetti noti per un totale di oltre 160 miliardi di dollari dai finanziamenti erogati da 15 banche di sviluppo. Ma EWS dimostra che l'importo speso in benefici diretti alle persone è significativamente inferiore rispetto a quello destinato al settore privato. E mentre gran parte del sostegno degli istituti finanziari internazionali è stato dato ai paesi piuttosto che alle imprese, questa non è l'intera storia, dal momento che il denaro destinato al settore pubblico è stato passato per la maggior parte alle grandi società.

Le discussioni politiche di alto livello riguardanti la risposta alla crisi, lo sviluppo e l'architettura finanziaria dovrebbero includere tali informazioni provenienti dalle comunità e dai loro sostenitori sull'impatto attuale dei finanziamenti delle IFI durante la pandemia.

Nel 2020, la scrittrice e attivista Arundhati Roy ci ha ricordato che “storicamente, le pandemie hanno costretto gli esseri umani a rompere con il passato e a immaginare il loro mondo in modo nuovo.” Ha suggerito che la pandemia di coronavirus è un portale e possiamo scegliere sia come attraversarlo, sia in che tipo di mondo vogliamo entrare.

Oggi, mentre i paesi cominciano ad affrontare gli effetti a lungo termine della pandemia con milioni di persone in più che vivono in povertà, una disuguaglianza ancor più radicata, una crisi economica crescente e nuove ondate di COVID-19 che continuano a fare notizia, in molti si chiedono: dove sono finiti i soldi delle istituzioni finanziarie internazionali? Come pagherà queste obbligazioni finanziarie il nostro governo? Quali programmi sociali verranno eliminati in cambio? C'è un modo migliore per superare la crisi? È questo lo sviluppo sostenibile?

Per rispondere a queste domande, gli istituti finanziari internazionali devono mostrare le quietanze. Noi abbiamo bisogno di vedere dov'è finito il denaro e che impatto ha avuto. Abbiamo bisogno che queste istituzioni correggano i progetti che hanno escluso i gruppi emarginati, quelli dove i fondi sono stati rubati o in cui le persone e il pianeta sono stati danneggiati. Ci deve essere una responsabilità significativa. I governi, gli accademici e i forum politici di alto livello devono chiedere alle IFI di mostrare le quietanze prima di assegnare loro un ruolo più importante nella pandemia e nella ripresa economica.

E mentre le novità sulla variante Omicron invadono il nostro feed di notizie noi, come società civile, dobbiamo ricordare che il portale della pandemia è ancora aperto. Potremmo scegliere di attraversarlo trascinando le carcasse di idee morte delle istituzioni finanziarie internazionali che replicano l'imperialismo economico, la misoginia e la crisi ecologica. Oppure, possiamo attraversarlo coraggiosamente, con amore e generosità, pronti a immaginare e combattere per un altro pianeta dove le istituzioni che si occupano dello sviluppo e del finanziamento della crisi sono guidate dalla comunità, eque, democratiche e sostengono un approccio basato sui diritti umani.

avvia la conversazione

login autori login »

linee-guida

  • tutti i commenti sono moderati. non inserire lo stesso commento più di una volta, altrimenti verrà interpretato come spam.
  • ricordiamoci di rispettare gli altri. commenti contenenti termini violenti, osceni o razzisti, o attacchi personali non verranno approvati.