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A Cuba è in corso una battaglia mediatica sulla guerra tra Russia e Ucraina

Foto di pubblico dominio (CC0 1.0)

Questo articolo è stato scritto a Cuba da un@ autore/autrice anonim@ sotto lo pseudonimo Luis Rodriguez.

L'invasione dell'Ucraina da parte della Russia non ha sorpreso la comunità internazionale. Le tensioni sperimentate tra le due nazioni negli ultimi anni facevano prevedere che il peggio stesse per arrivare: la brutale aggressione di questa superpotenza all'Ucraina. Tuttavia, dall'altro lato dell'Atlantico, a Cuba, tanto lontano dall'Europa, si sta combattendo una battaglia mediatica per giustificare l'appoggio del governo cubano all'aggressore.

Chiunque conosca i legami storici [it] tra la scomparsa Unione Sovietica e Cuba non si sorprenderà del fatto che, dall'acuirsi del conflitto tra Russia e Ucraina la nazione cubana ha appoggiato la politica del regime di Putin, non solo per questioni geopolitiche, ma anche pragmatiche, a causa del consistente debito finanziario [es, come tutti i link successivi, salvo diversa indicazione] che Cuba ha mantenuto con la Russia nelle ultime decine d'anni.

Nei giorni precedenti all'invasione dell'Ucraina da parte della Russia membri della Duma di Stato [it] russa, tra i quali c'erano il vice Primo ministro russo Yuri I. Borisov e il Presidente della Duma Voldin Vyachaslar, hanno visitato l'isola e hanno prorogato fino al 2027 il debito, stimato in 2.300 milioni di dollari, contratto dalla nazione caraibica nel periodo compreso tra il 2006 e il 2019.

Come altre nazioni della regione, per esempio il Nicaragua e il Venezuela, la nazione cubana non si è unita alla gran parte dei suoi vicini latinoamericani che hanno condannato l'invasione e si è rifiutata di votare per la risoluzione che ha condannato questa operazione militare.

Dall'inizio della guerra è stato percepito un chiaro contrasto tra la narrativa mediatica cubana definita filogovernativa, cioè controllata dal regime e dal suo apparato propagandistico, e i media indipendenti che proliferano nelle isole, anche se molti di questi sono colpiti da blocchi nell'accesso a internet.

Il settore dei media è considerato dal regime cubano come una zona di influenza strategica, soprattutto dalle manifestazioni del 27 novembre 2020 [it] e dalle proteste dell’11 luglio 2021 [it]. Le reti social, e in particolare Facebook, sono un settore che sfugge  al controllo governativo, ma nel quale negli ultimi anni il regime si è appoggiato a giornalisti o funzionari che agiscono come veri influencers la cui missione consiste nell'intraprendere una battaglia ideologica.

In questo senso, le domande, e anche gli attacchi, fanno parte delle cyberclarias, termine che deriva etimologicamente da un pesce che si trova nelle lagune dell'isola, considerato un predatore, e che nel gergo cubano identifica le persone che creano account falsi nelle reti social per sostenere il regime. L'analogia si basa sul fatto che la loro missione nelle reti social è affrontare chiunque abbia una posizione contraria al regime cubano.

Dopo l'invasione, molti di questi operatori politici vicini al regime cubano si sono assunti il compito di cercare di giustificare l'invasione ripetendo ciò che i media ufficiali russi e cubani hanno mostrato al mondo, cioè che la colpa è da attribuire totalmente agli Stati Uniti e alla NATO, senza condannare l'aggressione russa. Legittimano la narrativa ufficiale russa che utilizza il termine “Operazione Militare Speciale” con il pretesto di denazificare l'Ucraina e proteggere le regioni dove abitano cittadini russi, quando in realtà si tratta di un'invasione di una nazione sovrana. Anche se è certo che esistono gruppi di estrema destra nazionalista, non si può giustificare questo tipo di intervento. Molti di questi comunicatori vicini al governo hanno ignorato i numeri delle vittime civili e gli enormi danni alle infrastrutture dell'Ucraina da quando la Russia ha deciso di invaderla.

Tra le numerose persone che solitamente giustificano la narrativa russa si trova l'autrice Sandra Guerra Maseda che, in questo senso, è stata una protagonista molto attiva in Facebook. È una collaboratrice del media digitale filogovernativo cubano Cuba debate, considerato un elemento strategico nella lotta mediatica cubana, che condivide criteri affini alla multinazionale Telesur, alleata nell'ambito delle comunicazioni del governo cubano.

Qui c'è un esempio di come Cuba debate condivide le narrative del Cremlino senza alcuna analisi critica:

Altri giornalisti vicini al governo e attivi sono gli editorialisti Ida Garberi, Orestes Gonzalez, che lavora per l’Agenzia Cubana di Notizie, e Manuel David Orrio, un tempo agente dei servizi segreti cubani che lavorò sotto copertura per anni infiltrato nel giornalismo indipendente.

La narrativa filorussa è stata rafforzata con lo spazio televisivo Con filo, trasmesso durante la notte, diretto a un pubblico giovane e condotto da giornalisti molto giovani che sono soliti fare ricorso al linguaggio e ai codici comunicativi di questa porzione sensibile della società cubana.

Questo nuovo programma dimostra un cambio di strategia per avvicinarsi ai giovani, un settore considerato una grande priorità per lo stato cubano nella sua battaglia ideologica, in quanto è il più scontento dell'ideologia ufficiale e il protagonista delle proteste che hanno avuto luogo a Cuba negli ultimi anni.

Nell'era di internet nessun impero totalitario rinuncerebbe alla sua influenza nelle reti social cercando di esercitarvi un controllo. Anche così la narrativa filogovernativa cubana sostenitrice del regime di Putin non ha incontrato solo resistenza nelle reti social, come quella del giornalista Mauricio de Miranda Parrondo, che critica la Russia come un “altro impero,” o Elaine Diaz, fondatrice di Periodismo de Barrio, [Giornalismo di Quartiere, N.d.T.] che condivide dati sulla guerra nel suo account Twitter.

In un mondo in cui si agitano vari poteri imperiali, invece di appoggiare un impero contro l'altro, preferisco denunciare tutti gli imperialismi e soprattutto la guerra imperialista. Oggi viene pubblicato ne La Joven Cuba il mio articolo: “Russia, l'altro imperialismo”.

Ci sono utenti cubani che cercano, come me, informazioni rigorose nei media internazionali come CNN, El Nuevo Herald, Washington Post, anche in quest'ultimo c'è un editorialista cubano Abraham Jiménez Enoa che scatena discussioni. Nell'Isola, c'è OnCuba e anche media che si trovano bloccati come Cadal, 14ymedio, coordinato dalla blogger Yoani Sánchez insieme al marito, il giornalista indipendente Reinaldo Escobar, CiberCuba e ADN. In un tweet successivo, Sánchez critica la copertura del periodico filogovernativo Granma:

Il quotidiano ‘Granma’ supera sè stesso in quanto a livelli di aberrazione… l'organo ufficiale del Partito Comunista cubano ha usato ogni tipo di formula per non chiamare le cose con il proprio nome, per non dire “invasione russa dell'Ucraina”.

Gli eventi di questo conflitto non si fermano, mentre si continua a ingaggiare una battaglia decisiva nello scenario mediatico cubano per promuovere la verità su questa guerra ingiusta che minaccia la pace mondiale.

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