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Sarajevo appoggia l'Ucraina e il popolo ucraino

Due bambini con cartelli sui quali c'è scritto “Gloria all'Ucraina” e “Stop alla guerra in Ucraina!” durante una protesta per la pace a Sarajevo, 9 aprile 2022. Foto: Balkan Diskurs/Benisa Bibuljica, usata con autorizzazione.

Questo articolo è stato in origine pubblicato in Balkan Diskurs [en], un progetto del Post-Conflict Research Center [en] (PCRC). Global Voices ne pubblica una versione modificata nell'ambito di un accordo di condivisione di contenuti.

Nei giorni in cui ricorrono i 30 anni dall’assedio più lungo di una capitale nella storia moderna [it], centinaia di cittadini di Sarajevo sono usciti a protestare contro l'aggressione russa all'Ucraina, mandando quello che è un messaggio unitario di solidarietà nei confronti del popolo ucraino. Inoltre, i cittadini di Sarajevo hanno chiesto insistentemente alle autorità della Bosnia ed Erzegovina di permettere ai rifugiati ucraini di rimanere legalmente nel paese per più di 30 giorni senza che sia necessaria una richiesta di asilo [bs, come tutti i link successivi, salvo diversa indicazione].

Benjamina Karić, sindaca di Sarajevo, ha affermato che le sofferenze giornaliere degli ucraini ricordano quelle dei cittadini di Sarajevo, ma anche quelle di tutti gli abitanti della Bosnia ed Erzegovina durante la guerra degli anni '90 del secolo scorso.

“Tutto ciò evoca in noi emozioni difficili e risveglia la nostra empatia verso il popolo ucraino”, ha detto Karić durante la protesta “Stiamo con l'Ucraina”, organizzata dal Post-Conflict Research Center il 9 aprile a Sarajevo.

Benjamina Karić, sindaca di Sarajevo. Foto: Balkan Diskurs / Benisa Bibuljica, usata con autorizzazione.

Velma Šarić, presidentessa e fondatrice del Post-Conflict Research Center , ha affermato che appoggiare l'Ucraina è responsabilità di tutti coloro che credono nella giustizia, nell'uguaglianza, nella tolleranza e nella pace. “Appoggiare l'Ucraina equivale ad appoggiare tutte le vittime e tutti i sopravvissuti che hanno sperimentato o continuano a sperimentare ingiustizia, crimini e genocidio, dalla Bosnia ed Erzegovina al Ruanda, Siria, Yemen e altri”, ha affermato Šarić.

Velma Šarić, presidente e fondatrice del Post-Conflict Research Center. Foto: Balkan Diskurs / Benisa Bibuljica, usata previa autorizzazione.

Ha lanciato un appello al Consiglio dei Ministri della Bosnia ed Erzegovina perché risolva la questione della permanenza dei rifugiati ucraini nel territorio della Bosnia ed Erzegovina e perché ampli il periodo di permanenza nel paese a più di 30 giorni.

Serhii Miniailo, incaricato d'Affari dell'Ambasciata d'Ucraina in Bosnia ed Erzegovina. Foto: Balkan Diskurs / Benisa Bibuljica, usata con autorizzazione.

“Il fatto che, dopo 45 giorni, il mondo intero stia dalla nostra parte e ci appoggi – e ci appoggi non solo a parole, ma anche con aiuti umanitari – è molto importante per gli ucraini. Questo significa che vinceremo”, ha dichiarato Serhii Miniailo, incaricato d'Affari dell'Ambasciata d'Ucraina in Bosnia ed Erzegovina. Ha aggiunto che “la luce è al nostro fianco e c'è speranza per la verità”.

La protesta pacifica ha avuto luogo nella piazza di fronte al Teatro Nazionale di Sarajevo.  Dino Mustafić, direttore del Teatro Nazionale, ha affermato che tutti condividiamo l'obbligo morale di stare a fianco dell'Ucraina.

Dino Mustafić, direttore del Teatro Nazionale di Sarajevo. Foto: Balkan Diskurs / Benisa Bibuljica, usata con autorizzazione.

Queste le parole di Mustafić:

Mi znamo da niko nikada na dugi rok ne izvuče poruke. Naš današnji skup je dokaz Ukrajincima da nisu sami. Svaka ratna slika iz Ukrajine doziva prizore iz 90- tih. Mi najbolje u Evropi znamo šta se tamo dešava.

Sappiamo che nessuno riesce a farla franca a lungo termine. Il nostro raduno di oggi prova agli ucraini che non sono soli. Ogni scena di guerra in Ucraina evoca scene degli anni novanta. Noi sappiamo meglio del resto d'Europa cosa sta succedendo lì.

Tatjana Milovanović, direttrice di programma del Post-Conflict Research Center, ha spiegato che, nell'aggressione contro l'Ucraina cominciata il 24 febbraio 2022, sono stati uccisi migliaia di civili, tra i quali più di 130 bambini. Inoltre, centinaia di migliaia di persone hanno perso la propria casa, migliaia di edifici sono stati distrutti, inclusi monumenti nazionali, ospedali ed edifici storici.

“Questa protesta pacifica è stata organizzata dalla città di Sarajevo, la società civile e i cittadini, come forma di sostegno al popolo ucraino e a tutte le vittime innocenti dell'odio, della divisione e del terrore”, ha affermato Milovanović.

Partecipanti alla protesta hanno portato slogan che dicevano “Fermate la guerra”, “Saremo entusiasti se Putin fallirà”, “Stiamo con l'Ucraina”, “Pace”, “Sarajevo Ucraina”, “Gloria all'Ucraina” e “Fermate la guerra in Ucraina”. Foto: Balkan Diskurs / Benisa Bibuljica, usata con autorizzazione.

Numerose personalità della cultura e della politica e rappresentanti diplomatici della Gran Bretagna, Norvegia, Polonia, Austria, Slovacchia, Svezia, Repubblica Ceca e Stati Uniti si sono uniti ai presenti di fronte al Teatro Nazionale per la protesta “Stiamo con l'Ucraina”.

Partecipanti alla protesta a sostegno dell'Ucraina a Sarajevo. Foto: Balkan Diskurs / Benisa Bibuljica, usata con autorizzazione.

Saša Magazinović, rappresentante dello Stato e del Partito Socialdemocratico (SDP), ha affermato che, a Sarajevo, ma anche in Bosnia ed Erzegovina, parlare contro l'aggressione russa all'Ucraina è molto più di un obbligo morale. “Siamo obbligati in modo speciale ad alzare la voce contro l'aggressione russa, tutti noi che ci siamo visti colpiti dal silenzio degli altri che ci hanno girato le spalle”, ha affermato Magazinović.

Esibizione di violoncello di Belma Alić. Foto: Balkan Diskurs/ Benisa Bibuljica, usata con autorizzazione.

La protesta pacifica “Stiamo con l'Ucraina” è stata accompagnata da un'esibizione di violoncello da parte di Belma Alić.

Il 20 aprile, il Governo ha dato risposta alla domanda generale della protesta con un decreto che permette ai cittadini ucraini di rimanere in Bosnia ed Erzegovina fino a sei mesi senza necessità di sottoporsi alla procedura di richiesta di asilo. Questo periodo di tempo può essere prolungato per ragioni umanitarie legate alla guerra in Ucraina. Inoltre, dal 17 marzo, il Governo della Federazione di Bosnia ed Erzegovina ha dato alloggio gratuito a rifugiati in stato di necessità nell'Hotel Walter.


Immagine per gentile concessione di Giovana Fleck.

Per maggiori informazioni su questo tema, consultate la nostra copertura speciale: la Russia invade l'Ucraina.

 

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