
Screenshot ottenuto da un video intitolato ‘Forze israeliane sparano a decine di persone e si moltiplicano le uccisioni nei punti di assistenza di Gaza’, caricato su YouTube da Al Jazeera English. Uso consentito.
Due episodi avvenuti la scorsa settimana testimoniano alcuni dei più strazianti crimini di guerra del nostro tempo – eppure, a livello globale, sono stati a malapena riportati dai notiziari. In un mondo intorpidito dalla normalizzazione della sofferenza [en, come tutti i link successivi, salvo diversa indicazione] e dall'impunità a Gaza, anche gli eventi che dovrebbero suscitare indignazione e richieste di responsabilità sono accolti per lo più con indifferenza.
Ci è stato “ordinato” di sparare a quei richiedenti aiuto affamati
Haaretz, il 24 giugno, ha pubblicato un articolo in cui si riportano le testimonianze di soldati israeliani che ammettono di aver ricevuto l'ordine esplicito di aprire il fuoco sui palestinesi che cercavano disperatamente di raggiungere i camion degli aiuti a Gaza, descritta come un “campo di sterminio”.
Secondo l'inchiesta i soldati di diverse unità hanno ammesso di aver ricevuto l'ordine di sparare a chiunque si avvicinasse ai convogli umanitari, a prescindere dal fatto che rappresentasse una minaccia concreta.
Un riservista in servizio a Gaza l'ha descritta come uno scenario anarchico, a conferma di ciò che i movimenti per i diritti umani avevano già denunciato: “Gaza non interessa più a nessuno, la perdita di vite umane non significa nulla”.
Un altro ufficiale: “È stato un gesto privo di senso, sono stati uccisi per niente. L'atto di uccidere innocenti è stato normalizzato”.
Ancora un altro soldato spiega: “Queste aree sono luoghi in cui i Palestinesi sono autorizzati a stare, siamo noi che ci siamo spinti oltre e abbiamo deciso che (loro) ci mettevano in pericolo”.
“Quindi per un imprenditore che vuole guadagnare altri 5000 shekel e demolire una casa è accettabile uccidere gente in cerca di cibo” aggiunge.
Queste agghiaccianti confessioni si inseriscono nel contesto di ripetuti attacchi alle folle radunate intorno agli scarsi aiuti umanitari. Da quando, all'inizio di quest'anno, Israele ha imposto un nuovo sistema di distribuzione degli aiuti, pesantemente militarizzato, nell'ambito della cosiddetta Gaza Humanitarian Foundation — con i convogli umanitari che entrano sotto la scorta dell'esercito israeliano e spesso vengono scaricati in aree a caso — il fenomeno dei “massacri dei richiedenti aiuto” è diventato una truce realtà quotidiana.
Dall'inizio di giugno, in questi massacri, per mano di Israele sono stati uccisi oltre 743 Palestinesi e 4891 sono stati feriti, mentre più di 170 organizzazioni non governative hanno chiesto lo stop di questo piano mortale.
Antidolorifici che creano dipendenza rinvenuti nella farina distribuita agli abitanti di Gaza affamati
La seconda storia è altrettanto sconcertante. Il 27 giugno l'Ufficio governativo per i media di Gaza ha comunicato che le analisi di laboratorio sui sacchi di farina consegnati tramite le spedizioni di aiuti internazionali attraverso il GHF hanno rilevato tracce di ossicodone, un oppioide con un elevato potere di assuefazione.
Le autorità sanitarie locali hanno evidenziato che la scoperta di tali sostanze nei prodotti alimentari di prima necessità potrebbe avere conseguenze devastanti per la salute di una popolazione già indebolita dalla malnutrizione e dai traumi. I funzionari hanno dichiarato che sono in corso ulteriori test per determinare se la contaminazione sia stata accidentale o intenzionale. Sebbene non siano ancora state effettuate verifiche indipendenti la sola ipotesi sottolinea il clima di profonda sfiducia e paura in cui versano gli aiuti.
I principali media non hanno approfondito a fondo su queste informazioni e le agenzie umanitarie non hanno ancora rilasciato dichiarazioni conclusive. L'accaduto, tuttavia, si aggiunge agli strati di sofferenza imposti a una popolazione assediata che sta già lottando per sopravvivere sotto un blocco aereo, terrestre e marittimo.
Una carestia artificiale
L'Ufficio delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, lo scorso 24 giugno ha condannato l’ “la mcibo come arma a Gaza” come crimine di guerra e ha esortato a “indagare tempestivamente e in modo imparziale” sui massacri e a “chiamare i responsabili a risponderne”.
Gaza è stata sottoposta a blocchi da parte di Israele — con la collaborazione dell'Egitto — dal 2007, sottoponendo i suoi 2,3 milioni di residenti a rigidi controlli su merci, cibo, carburante e forniture mediche. L'attuale guerra genocida, iniziata nell'ottobre 2023, ha spinto questa situazione già disastrosa verso la catastrofe.
Le agenzie delle Nazioni Unite e i movimenti per i diritti umani hanno ripetutamente segnalato che Gaza è sull'orlo di — se non già nel pieno — di una carestia.
La Classificazione Integrata delle Fasi della Sicurezza Alimentare (IPC) ha allertato che “si prevede che l'intera popolazione debba affrontare una crisi o, peggio, un'insicurezza alimentare acuta”. Questo include 470.000 persone (22% della popolazione) in condizioni di Catastrofe, oltre un milione di persone (54%) in Emergenza e il restante mezzo milione (24%) in Crisi.”
Dall'inizio di luglio, secondo Amnesty International, almeno 66 bambini sono morti per inedia, all'interno di un contesto descritto come “continuo ricorso alla fame per infliggere un genocidio”, anche se si teme che il bilancio reale sia significativamente più alto, dato il collasso del sistema sanitario e la mancanza di un monitoraggio completo.
Silenzio, impunità e l'assenza d'indignazione
Il fatto che i soldati israeliani abbiano confessato di aver ricevuto l'ordine di sparare a persone affamate in cerca di cibo, o che la farina data a famiglie disperate potesse contenere un oppioide che crea dipendenza, dovrebbe essere una notizia da prima pagina in tutto il mondo. Eppure, queste crude rappresentazioni di crimini di guerra e contro l'umanità sono state scarsamente coperte a livello mediatico globale e ci sono state poche – se non nessuna – iniziative internazionali significative volte all'investigazione o all'assunzione di responsabilità.
Questo silenzio internazionale testimonia quanto sia stata profondamente normalizzata la sofferenza dei gazawi. Man mano che il blocco si irrigidisce, i bombardamenti continuano (è recente la notizia che i piloti dell'esercito israeliano abbiano sganciato le rimanenze delle bombe degli attacchi iraniani su Gaza mentre tornavano alle loro basi), la carestia si diffonde e la soglia di shock morale del mondo sembra alzarsi sempre di più.







