
Un cartello di avvertimento a Teheran sottolinea la grave crisi idrica che sta colpendo la città, con i bacini idrici ormai prosciugati e le autorità che valutano l'introduzione di razionamenti a causa delle condizioni di siccità senza precedenti. (Fonte: IRNA)
Le temperature estive in forte aumento in Iran e i blackout diffusi hanno spinto il governo a chiudere gli uffici pubblici in almeno 12 province e ad avvertire di una possibile chiusura a livello nazionale della durata di una settimana per risparmiare energia, secondo Iran Open Data [en].
Uno scenario apocalittico
Il Ministero dell'Energia ha esortato i cittadini a ridurre drasticamente il consumo idrico. Attualmente solo il 46% delle dighe del Paese è pieno, con un calo del 26% rispetto all'anno precedente. I cittadini stanno ora pagando il prezzo di decenni di cattiva gestione da parte del governo, proprio com'era successo con la crisi elettrica [en] dello scorso anno. Secondo il portavoce dell'industria idrica iraniana, Teheran, Alborz [it] e alcune zone di Qazvin [it] sono le aree più colpite dalla carenza idrica. Il consumo a Teheran deve diminuire da 3,7 miliardi a 2,2 miliardi di metri cubi entro il 2028.
Gli esperti avvertono che, se il consumo non verrà ridotto, Teheran potrebbe trovarsi ad affrontare uno scenario “apocalittico” [en] simile alle prolungate interruzioni dell'approvvigionamento idrico subite dalla città di Hamedan nel 2022. Al di là della siccità stessa, gran parte della crisi deriva da modelli di consumo inadeguati e dalla mancanza di infrastrutture ecologiche. Un membro del consiglio comunale di Teheran ha osservato che le infrastrutture della capitale non sono in grado di far fronte alla crescita demografica e che i confronti con altre megalopoli sono fuorvianti. Ha sottolineato l'importanza di una riforma dei consumi, del riciclaggio delle acque grigie e dell'arresto dello sviluppo urbano incontrollato.
Il capo della Commissione Sanità del Consiglio ha dichiarato che, sebbene il comune abbia stanziato fondi significativi per progetti di trasferimento dell'acqua dalle dighe di Taleghan e Lar, questi sforzi richiedono molto tempo e da soli non sono sufficienti. Jahangir Parhamat, esperto di risorse naturali, ha dichiarato al quotidiano Fararu che il Paese sta affrontando una “crisi grave e sempre più intensa”. Sostiene che l'Iran sta vivendo un ciclo di siccità il cui periodo di ritorno potrebbe superare un secolo.
Le analisi statistiche mostrano un calo costante delle precipitazioni e lo scorso inverno ha registrato una quantità di neve esigua in maniera allarmante, il che significa che le montagne non sono state in grado di immagazzinare acqua da rilasciare lentamente durante la stagione calda.
Una crisi in peggioramento
Secondo le stime, il 2025 segna l'inizio di un periodo difficile per i settori idrico ed energetico dell'Iran. Le precipitazioni medie durante l'attuale anno idrologico sono state di soli 101 mm, il 37% in meno rispetto alla media a lungo termine. A Teheran sono diminuite del 46%. L'afflusso nei bacini idrici nazionali è sceso a 9,5 miliardi di metri cubi, 3,5 miliardi in meno rispetto all'anno scorso. Dighe fondamentali come Karaj [en] e Lar hanno perso gran parte della loro capacità di stoccaggio. La diga di Karaj [en], con una capacità di 179 milioni di metri cubi, ora ne contiene solo 11 milioni, pari al 7% della sua capacità. L'anno scorso, nello stesso periodo ne conteneva 29 milioni di metri cubi.
L'eccessivo prelievo dalle falde acquifere sotterranee ha aggravato la crisi del cedimento del terreno. In alcune aree urbane, il terreno sta sprofondando fino a 30 cm all'anno, 1,5 volte in più rispetto all'anno precedente. A partire dagli anni 2000, il governo ha incoraggiato la perforazione di pozzi profondi, portando alla creazione di circa 300.000 pozzi illegali e 500.000 pozzi legali. Il Ministero dell'energia afferma che il prelievo di acqua sotterranea non dovrebbe superare i 48 miliardi di metri cubi all'anno, ma i tassi attuali superano i 54 miliardi.
Insieme alla riduzione delle precipitazioni e dello scioglimento delle nevi, l'indebolimento dei fiumi e le carenze gestionali, l'evaporazione e l'eccessivo sfruttamento stanno aggravando la crisi. Il portavoce del settore idrico ha avvertito che il razionamento potrebbe essere inevitabile nell'estate 2025.
Tuttavia, il razionamento stesso comporta ulteriori problemi: fluttuazioni di pressione, penetrazione di sedimenti nelle reti domestiche e stress psicologico. Teheran consuma cinque volte la media nazionale di acqua potabile. Con una popolazione di quasi 20 milioni di abitanti, determinata dalla concentrazione industriale, governativa e migratoria, le campagne di conservazione di base e gli aggiornamenti idraulici sono insufficienti per far fronte alla portata della crisi.
Nessuna soluzione in vista
Dalla fine dell'era Pahlavi, un progetto noto come Iranrud ha proposto di collegare il Mare di Oman al Mar Caspio per affrontare la carenza idrica. Il progetto è riemerso negli anni '90, con costi stimati fino a 14 miliardi di dollari. Tuttavia, a distanza di decenni, né Iranrud né progetti più piccoli (come il ripristino del lago Hamun, la deviazione del fiume Zab o il trasferimento dell'acqua dai fiumi Caspio o Aras al lago Urmia) sono stati realizzati.
Tenuto conto che oltre il 95 % del consumo idrico dell'Iran è destinato all'agricoltura, concentrarsi esclusivamente sull'acqua potabile urbana è inutile se non si procede a una ristrutturazione completa dell'agricoltura e dell'industria. L'acqua deve essere ridefinita come un bene di sicurezza nazionale.
Nel breve termine, non esiste una soluzione immediata per risolvere la crisi di Teheran fintanto che persistono le crisi interconnesse dell'acqua, dell'energia e dell'elettricità. Date le difficoltà economiche dell'Iran, le sanzioni internazionali e l'instabilità interna, il lancio di megaprogetti come Iranrud o i trasferimenti dal Mar Caspio sembrano altamente improbabili. Se le politiche attuali proseguiranno, Teheran potrebbe presto diventare una città sottoposta a un rigoroso razionamento dell'acqua, una catastrofe per una metropoli di quelle dimensioni.
Con un cedimento del suolo che in molte zone raggiunge i 20 cm, stiamo assistendo a effetti visibili sugli edifici. Le pianure proibite di Teheran ospitano oltre 100.000 pozzi che continuano a estrarre acqua sotterranea, aggravando la crisi. Con il peggioramento della situazione, i gruppi benestanti si stanno ritirando nei sobborghi settentrionali, più freschi e ricchi d'acqua. Nel frattempo, la devastazione ambientale accelera sotto la pressione di uno sviluppo edilizio incontrollato e della speculazione.
La migrazione verso Teheran continua e, con la concentrazione di strutture militari, industriali e governative, l'approvvigionamento idrico della città diventa sempre più insostenibile. A questo punto, potrebbe non esserci altra scelta che riprendere le proposte, risalenti all'epoca della monarchia, di trasferire la capitale.







