
Video dal canale YouTube di UNICEF in francese
L'Africa, come il resto del mondo, è influenzata dalla riduzione dei finanziamenti umanitari [fr, come i link seguenti, se non diversamente indicato] nel momento in cui le crisi si intensificano.
Le tante crisi, insieme ai tagli degli aiuti americani, spingono il settore umanitario a rivedere il concetto di aiuto. Così Humanitarian Reset [en] (reset umanitario) rappresenta un nuovo approccio proposto dai principali attori di primo piano nel settore umanitario.
Global Voices ha discusso, via Whatsapp, con Marcelin Ridja [en], leader umanitario africano di origine congolese (RDC) con oltre 20 anni di esperienza nel campo degli aiuti internazionali ed autore del libro La solidarité sur un fil, edito nell'aprile 2025, che condivide la propria audace versione di «riadattamento umanitario» , basata sulla solidarietà e l'equità.
Jean Sovon (JS): perché un « riadattamento umanitario » nel contesto delle crisi mondiali in corso?
Marcelin Ridja (MR): Le « Humanitarian Reset » implique une réinvention radicale de notre approche de l'aide. Il ne s'agit pas seulement d'améliorer ce qui existe, mais de remettre en question la logique même du système. Face aux crises, le modèle traditionnel de l'aide, souvent centralisé, montre ses limites depuis plusieurs années. Ce tournant est indispensable car les besoins explosent tandis que les ressources s'amenuisent. Nous devons passer d'une logique d'assistance descendante à une approche collaborative, où les communautés locales sont au cœur des solutions. C'est une question de justice et d'efficacité : sans une réadaptation, nous risquons de perpétuer des systèmes qui marginalisent ceux qu'ils prétendent aider.
Marcelin Ridja (MR): Il « reset umanitario » implica una revisione radicale del nostro approccio agli aiuti. Non si tratta solamente di migliorare quanto già esistente, ma di rimettere in questione la logica stessa del sistema. Di fronte alle crisi, il modello tradizionale degli aiuti, sovente centralizzato, mostra i suoi limiti dopo diversi anni. Questo punto di svolta è indispensabile, perchè le necessità aumentano esponenzialmente mentre le risorse calano. Dobbiamo passare da una logica di assistenza discendente ad un approccio collaborativo, in cui le comunità locali siano al centro delle soluzioni. È una questione di giustizia ed efficacia: senza un riadattamento rischiamo di portare avanti sistemi che marginalizzano coloro che vogliamo aiutare.
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JS : Quali fattori alimentano la crisi attuale del settore umanitario?
MR: La suppression des financements de l’USAID en 2025, représentant 42,8 milliards de dollars (42 % de l’aide mondiale en 2024), a secoué le secteur humanitaire. Les Pays-Bas ont aussi réduit leur contribution ainsi que d’autres pays donateurs. La crise humanitaire actuelle est alimentée par l'épuisement des budgets face à des crises multiples, la politisation de l'aide, la méfiance envers les institutions humanitaires, perçues comme déconnectées par certains leaders politiques des pays donateurs, et l'instabilité économique. L’explosion des besoins, due à des crises prolongées, s’accompagne d’une fatigue des donateurs. La rigidité institutionnelle aggrave la situation. Ces coupes sont difficilement justifiables à mon avis : la hausse de la faim, des déplacements et de la pauvreté exige des réponses robustes. Réduire l’aide risque d’aggraver des crises critiques et de limiter l’adaptation locale, compromettant des progrès humanitaires majeurs.
MR: La soppressione dei finanziamenti USAID nel 2025, pari a 42,8 miliardi di dollari (42% degli aiuti mondali nel 2024), ha scosso il settore umanitario. Anche i Paesi Bassi hanno ridotto i propri contributi, e così altri paesi donatori. L'attuale crisi alimentare è alimentata dall'estinzione dei budget a fronte di diverse crisi, la politicizzazione degli aiuti, la sfiducia verso le istituzioni umanitarie, che vengono percepite come sconnesse da certi leader politici dei paesi donatori, e l'instabilità economica. L'aumento esponenziale delle necessità a causa delle crisi prolungate incontra la fatica da parte dei donatori. La rigidità istituzionale aggrava la situazione. Secondo me questi tagli non sono facilmente giustificabili : l'incremento della fame, degli spostamenti e della povertà esigono risposte solide. Ridurre gli aiuti rischia di aggravare le crisi più critiche e limitare l'adattamento locale, compromettendo i principali progressi umanitari.
JS: quali sono le conseguenze tangibili della riduzione degli aiuti sulle comunità vulnerabili?
MR: Les coupes budgétaires entraînent des réductions de rations alimentaires, la fermeture de centres de santé et la suspension de services essentiels (éducation, abris, protection). Les populations vulnérables, notamment femmes, enfants et déplacés, dans les pays et régions comme le Soudan, la RD Congo, le Sahel, Gaza et l’Afghanistan, subissent des impacts graves. Une étude de la revue The Lancet (2025) estime 14 millions de décès supplémentaires d’ici 2030, dont 4,5 millions d’enfants de moins de cinq ans (700 000/an). Malgré cela, les communautés font preuve de résilience via des réseaux d’entraide, des initiatives économiques locales, des stratégies d’autoprotection et des plaidoyers. Cette capacité, bien que remarquable, ne compense pas le retrait de l’aide internationale. Les acteurs mondiaux doivent soutenir ces efforts pour éviter une aggravation des crises et préserver la dignité des populations.
MR: I tagli al budget hanno come conseguenza la riduzione delle razioni alimentari, la chiusura dei centri sanitari e la sospensione dei servizi essenziali (istruzione, riparo, protezione). Le popolazioni vulnerabili, soprattutto donne, bambini e rifugiati, in paesi e zone come il Sudan [en], la Repubblica democratica del Congo, il Sahel, Gaza e l’Afghanistan, subiscono gravi impatti. Uno studio della rivista The Lancet [en] (2025) stima 14 milioni di morti in più da oggi al 2030, di cui 4,5 milioni di bambini sotto i 5 anni (700 000/anno). Ciononostante, le comunità danno prova di resilienza mediante reti di mutuo soccorso, iniziative economiche locali, strategie di autoprotezione e attività di advocacy. Questa capacità, seppur ammirabile, non compensa il ritiro degli aiuti internazionali. Gli autori mondiali devono sostenere questi sforzi al fine di evitare un aggravamento delle crisi e preservare la dignità delle popolazioni.
JS : Gli attori locali come possono diventare il motore di questo approccio?
MR: Les acteurs locaux sont les mieux placés pour comprendre les besoins et les dynamiques culturelles de leurs communautés. Ils ne sont pas seulement des exécutants, mais des innovateurs. Leur rôle est crucial car ils garantissent que l'aide est pertinente et durable. La « Réadaptation Humanitaire » doit faire d'eux des partenaires égaux, pas des sous-traitants. Cela implique de rediriger les fonds directement vers ces acteurs et de les inclure dans les processus de décision. Ignorer leur place dans la refonte du système reviendrait à répéter les erreurs du passé et à perpétuer une aide trop paternaliste.
MR: Gli attori locali sono quelli meglio posizionati per comprendere le necessità e le dinamiche culturali delle loro comunità. Non sono semplici esecutori, ma innovatori. Il loro ruolo è cruciale, perché garantiscono un aiuto pertinente e duraturo. Il « Riadattamento umanitario » deve renderli partner paritari, non sottoposti. Ciò significa ridirigere i fondi direttamente verso questi attori, includendoli nel processo decisionale. Ignorare la loro posizione nella riorganizzazione del sistema porterebbe a ripetere gli errori del passato ed a perpetuare un aiuto troppo paternalista.

Marcelin Ridja, foto utilizzata con licenzaon
JS : Può farci un esempio??
MR: En Ouganda, j’ai été témoin de l’initiative Youth Empowerment for Sustainable Development, qui a mis en place un modèle où des jeunes réfugiés et locaux collaborent pour cultiver des terres communautaires, réduisant ainsi la dépendance aux distributions alimentaires. Ce projet, partiellement financé par des micro-dons via une plateforme numérique, démontre comment l'aide peut être participative et durable. En intégrant agriculture, formation et inclusion sociale, il renforce l'autonomie tout en créant des liens entre les communautés. C'est une illustration puissante du potentiel de la « Réadaptation Humanitaire » lorsqu'elle mise sur l'innovation locale.
MR: In Uganda sono stato testimone dell'iniziativa ” Youth Empowerment for Sustainable Development” [potere ai giovani per uno sviluppo sostenibile], che ha strutturato un modello in cui giovani rifugiati e popolazione locale collaborano nella coltivazione dei terreni comunitari, riducendo così la dipendenza dalle distribuzioni alimentari. Questo progetto, parzialmente finanziato da microdonazioni su una piattaforma numerica, dimostra come l'aiuto possa essere partecipativo e durevole. Integrando agricoltura, formazione ed inclusione sociale rinforza l'autonomia, creando nel contempo legami tra le comunità. È un'immagine potente del potenziale del « Riadattamento umanitario » quando si basa sull'innovazione locale.
JS : Come rilanciare una solidarietà mondiale in un contesto di sfiducia crescente verso le istituzioni umanitarie ?
MR : La méfiance découle souvent d’un sentiment d’opacité et d’inégalités dans la distribution de l’aide, tandis que le citoyen moderne est sollicité par de nombreux autres enjeux, favorisant une tendance à l’individualisme. Pour raviver la confiance, nous devons raconter des histoires authentiques, comme celles des communautés qui transforment leurs réalités malgré les obstacles, et montrer des résultats concrets. Les citoyens veulent constater l’impact de leur contribution. Par exemple, des campagnes de financement participatif transparentes, où chaque don est traçable, peuvent redonner espoir. La solidarité mondiale renaîtra si nous plaçons l’humain au centre. Dans mon livre, j’interpelle sur la responsabilité collective, offrant une autre manière de raviver la flamme à travers la littérature.
MR : La sfiducia parte sovente da una sensazione di mancata trasparenza ed ineguaglianza nella distribuzione degli aiuti, mentre il cittadino moderno viene sollecitato da diverse altre sfide, che favoriscono la tendenza all'individualismo. Per far rinascere la fiducia dobbiamo raccontare storie vere, come quelle delle comunità che trasformano le proprie realtà nonostante gli ostacoli, e presentare risultati concreti. I cittadini vogliono vedere l'impatto dei loro contributi. Ad esempio, campagne di finanziamento partecipativo trasparenti in cui ogni donazione sia tracciabile possono ridonare speranza. La solidarietà mondiale rinascerà se metteremo l'essere umano al centro. Nel mio libro mi faccio domande sulla responsabilità collettiva, offrendo un'altra maniera di ravvivare la fiamma a mezzo della letteratura.
JS : Le reti sociali o le piattaforme partecipative possono trasformare la mobilitazione e la solidarietà transnazionale ?
MR : Les réseaux sociaux boostent la solidarité via des campagnes virales (#GivingTuesday, #SolidarityWithRefugees) et la collecte participative, créant des communautés transfrontalières. Les plateformes participatives démocratisent l’aide en permettant aux communautés de proposer leurs projets, renforçant la redevabilité et les alliances Nord-Sud. Cependant, la fracture numérique peut creuser les inégalités, et les questions éthiques doivent être mieux encadrées.
MR : Le reti sociali stimolano la solidarietà mediante campagne virali (#GivingTuesday, #SolidarityWithRefugees) e la raccolta partecipativa, creando delle comunità transfrontaliere. Le piattaforme partecipative democraticizzano gli aiuti, permettendo alle comunità di proporre i loro progetti, rinforzando la responsabilità e le alleanze Nord-Sud. Tuttavia la frattura numerica può causare ineguaglianze, e le questioni etiche devono venire inquadrate meglio.
JS : Che messaggio invia ai donatori per far loro ripensare il proprio approccio e sostenere un sistema umanitario più equo ?
MR : Aux bailleurs de fonds et acteurs internationaux, je dirai : écoutez et investissez dans les acteurs locaux. Trop souvent, les fonds sont bloqués dans des bureaucraties ou des priorités imposées de l’extérieur. Redirigez plus de 60 % des budgets vers des organisations communautaires et donnez-leur une place à la table des décisions. Simplifiez les procédures et osez la flexibilité pour soutenir les innovations des communautés. Enfin, prenez des risques sur des solutions innovantes, même si elles sortent des cadres traditionnels. Soutenir un système plus équitable, c’est accepter de renoncer à une partie du contrôle pour miser sur la confiance, la collaboration et la diversité des solutions.
MR : Ai donatori di fondi ed attori internazionali direi: ascoltate ed investite con gli attori locali. Troppo sovente i fondi sono bloccati dalla burocrazia o da priorità imposte da terzi. Reinvestite più del 60% del budget in organizzazioni comunitarie e date loro un posto al tavolo delle decisioni. Semplificate le procedure ed osate sulla flessibilità per sostenere le innovazioni delle comunità. Inoltre, assumetevi il rischio di pensare a soluzioni innovative, anche se esulano dalla cornice tradizionale. Sostenere un sistema più equo significa accettare di rinunciare ad una parte di controllo per puntare sulla fiducia, la collaborazione e la diversità delle soluzioni.
JS : Gli aiuti umanitari come possono rompere le dinamiche di potere tra donatori e beneficiari per favorire una vera eguaglianza ?
Les dynamiques de pouvoir persistent car l’aide est souvent conçue comme une charité, et non comme un partenariat. Pour changer cela, nous devons co-construire davantage les programmes avec les communautés, en les impliquant dès la conception. Il faut également décoloniser les récits humanitaires : cessons de présenter les bénéficiaires comme des victimes passives. Ce sont des acteurs de leur propre résilience, et l’aide doit refléter cette réalité.
Le dinamiche di potere persistono perchè gli aiuti vengono sovente concepiti come forma di carità e non come un partenariato. Per cambiare questa situazione, dobbiamo co-strutturare in anticipo i programmi con le comunità, coinvolgendole nella progettazione. Allo stesso tempo è necessario decolonizzare le storie umanitarie: smettiamo di presentare i beneficiari come vittime passive. Sono attori della propria resilienza, e gli aiuti devono riflettere questa realtà.
JS: Che appello indirizzerebbe ai lettori ed alle lettrici di Global Voices per ispirare una solidarietà più duratura ?
MR: Continuez à être des acteurs du changement, car le monde a besoin de ses citoyens engagés. Restez informés sur les initiatives locales dans les pays en crise et soutenez-les par des dons si possible, en partageant sur les réseaux sociaux ou en vous engageant dans le plaidoyer. Participez à des forums citoyens lorsque cela est possible. Diffusez les histoires de résilience que vous découvrez, car elles inspirent les autres à passer à l'action. Enfin, exigez de vos gouvernements, organisations et leaders qu’ils favorisent une aide équitable et transparente. Ensemble, nous pouvons construire une solidarité qui ne laisse personne de côté. L'avenir doit être façonné par les communautés et les citoyens qui nourrissent la solidarité, et non par une élite.
MR: Continuate ad essere attori di cambiamento, perché il mondo ha bisogno di cittadini impegnati. Informatevi sulle iniziative locali nel paese e sostenetele con donazioni se possibile, condividendole sulle reti sociali o impegnandovi in loro difesa. Partecipate a forum cittadini quando vi è possibile. Diffondete le storie di resilienza che scoprite, perchè ispirano altri ad agire. E, infine, esigete dai vostri governi, organizzazioni e leader che favoriscano un sostegno equo e trasparente. Insieme, possiamo costruire una solidarietà che non lasci indietro nessuno . Il futuro deve venire forgiato dalle comunità e dai cittadini che nutrono la solidarietà, non da un'élite.






