
Un giovane nepalese con la bandiera del Nepal. Immagine tramite Flick di Mike Maguire. CC BY 2.0.
Le manifestazioni contro la corruzione guidate dai giovani sono esplose in tutto il Nepal lunedì 8 settembre 2025, causando oltre 19 morti [en, come tutti i link successivi] e più di 350 feriti. Le proteste sono state scatenate dalla rabbia per l'impunità della corruzione, la diffusa prevalenza del nepotismo e il recente divieto nazionale relativo alle piattaforme di social media. I leader dell'opposizione e i membri della società civile hanno chiesto le dimissioni degli alti funzionari del Governo dopo che la brutale repressione delle forze di sicurezza ha trasformato le proteste pacifiche in incidenti mortali. Anche l'RSP, il quarto partito politico del Nepal, si è appellato alle elezioni anticipate.
Il divieto imposto ai social media
Il 28 agosto 2025, il Ministero delle comunicazioni e delle tecnologie dell'informazione ha dato a tutte le piattaforme social locali e internazionali un ultimatum per registrarsi al Governo entro sette giorni, come richiesto dalle Direttive per la regolamentazione sull'utilizzo dei social media, 2080 BS (2023). Il termine è scaduto il 3 settembre senza che nessuna delle principali piattaforme globali avesse presentato domanda.
Il 4 settembre 2025, l'Autorità per le telecomunicazioni del Nepal ha ordinato il blocco a livello nazionale di 26 delle principali piattaforme di social media, tra cui Facebook, Instagram, YouTube, X (ex Twitter), WhatsApp, LinkedIn e Reddit. Le attività potranno riprendere di nuovo al completamento della registrazione.
Il Governo ha giustificato le proprie azioni sottolineando che queste aziende non hanno rispettato le nuove norme previste dalla Direttiva sui social media del 2023, quali l'apertura di un ufficio locale, la nomina di un responsabile per i reclami e l'introduzione di adeguati sistemi di moderazione. Ha sostenuto che la loro inosservanza rappresentava una minaccia per la sicurezza nazionale e l'armonia sociale. Solo poche piattaforme, come TikTok, Viber, WeTalk, Nimbuzz, e poche altre sono attualmente autorizzate a continuare a operare.
I manifestanti sostengono che il divieto sia un attacco alla libertà di espressione e che comprometta anche la loro capacità di guadagnarsi da vivere, in particolare per quanto riguarda i piccoli imprenditori che dipendono da queste piattaforme per il marketing e le vendite. Il Sindaco di Kathmandu, Balen Shah, si è apertamente schierato a favore del movimento, così come molti influencer e celebrità.
I social media svolgono un ruolo importante nella vita quotidiana delle città nepalesi. Siti di social media quali Facebook, Instagram e Messenger vengono utilizzati frequentemente per affari e comunicazioni. Secondo i dati di gennaio 2025, il Nepal conta circa 14,3 milioni di utenti Facebook, pari al 48,1% della popolazione totale. Il recente divieto di accesso a queste piattaforme ha sconvolto la vita di molti giovani delle aree urbane che dipendono dalle app per rimanere in contatto, apprendere e guadagnarsi da vivere.
La Commissione nazionale per i diritti umani e altre organizzazioni civili e per la difesa dei diritti umani si sono opposte con veemenza al divieto sui social media. Lo hanno definito una violazione delle libertà fondamentali, in particolare del diritto alla libertà di espressione e all'accesso alle informazioni.
Protesters have a right to peacefully protest and express their frustration and outrage against corruption and the government’s restriction on the right to freedom of expression including the social media ban in Nepal.
Amnesty calls for the immediate de-escalation of the… pic.twitter.com/Zm1gMO4MPn
— Amnesty International (@amnesty) September 8, 2025
I manifestanti hanno il diritto di protestare pacificamente ed esprimere la loro frustrazione e indignazione contro la corruzione e le restrizioni imposte dal Governo al diritto alla libertà di espressione, incluso il divieto sui social media in Nepal.
Amnesty chiede l'immediato ridimensionamento della situazione ed esorta il Governo ad adottare un approccio rispettoso dei diritti nella gestione delle proteste.
La Gen Z si fa avanti
Mentre il divieto ha suscitato indignazione diffusa, i giovani hanno avviato una campagna virale online utilizzando il termine “Nepo Kid” (“figlio di papà”), un termine che combina la parola “nepotismo” con “kid” (“bambino”) per sottolineare come i figli di leader potenti e corrotti vivano stili di vita lussuosi mentre i cittadini comuni lottano per sopravvivere. Le proteste guidate dai giovani si sono diffuse a macchia d'olio a Kathmandu e nelle città vicine, con i manifestanti che chiedono trasparenza, responsabilità e un futuro pieno di speranza per il Nepal.
Il movimento ha preso piede nel giro di pochi giorni. La disparità tra lo stile di vita lussuoso delle élite nepalesi e le difficoltà dei nepalesi comuni, molti dei quali lavorano all'estero in condizioni difficili per poter mantenere le loro famiglie, è stata costantemente sottolineata sui social media tramite hashtag come #PoliticiansNepoBabyNepal. Il movimento online, che ha guadagnato popolarità su TikTok e Reddit dopo che altre piattaforme social sono state bandite, ha portato i giovani in piazza, a chiedere ai politici di assumersi le proprie responsabilità e di revocare il divieto.
Rappresentazione distorta da parte dei media internazionali
Man mano che il movimento acquisiva attenzione a livello globale, molti giovani manifestanti hanno espresso sconcerto per il modo in cui gli organi di stampa internazionali hanno descritto gli eventi. Alcuni articoli, come quello di Reuters, hanno riportato che le proteste guidate dalla Gen Z in Nepal sono iniziate a causa del divieto imposto dal Governo sui social media. Molti manifestanti hanno respinto questa interpretazione, sottolineando che la loro è una lotta rivolta principalmente contro la corruzione, il nepotismo e la mancata assunzione di responsabilità da parte della leadership politica.
L'influencer Rose Kandel ha pubblicato su Instagram:
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Su X, l'influencer nepalese con nome utente “Nameless Goat” ha pubblicato:
Many international media wrongly portray Nepal Gen z protest as “Social media ban movement”, But youths are fighting against corruption & Freedom. #Nepalprotest#GenZprotestnepal pic.twitter.com/MZluf61lsZ
— Nameless Goat (@Bibekff174818) September 8, 2025
Molti media internazionali descrivono erroneamente la protesta della Gen Z in Nepal come un “movimento per il divieto dei social media”, ma i giovani stanno lottando contro la corruzione e per la libertà.
Una richiesta per la libertà e per un futuro migliore
Il movimento “Nepo Kid” ha scosso il Nepal, con la rivolta dei giovani contro la corruzione e decenni di ingiustizie sistemiche. Mentre il divieto del Governo sui social media ha suscitato indignazione, i manifestanti sottolineano che la loro lotta va oltre l'impossibilità di accedere ai social media, ma riguarda la presa di responsabilità e un cambiamento reale dello status quo.
Il costo è stato devastante, con molti morti e feriti mentre gli scontri tra manifestanti e forze di sicurezza proseguivano. L'8 settembre a Kathmandu è stato imposto il coprifuoco, dalle 12:30 alle 22:00. Nonostante ciò, i giovani nepalesi continuano ad esigere un cambiamento reale e un futuro in cui le loro voci siano ascoltate e i leader siano chiamati a rispondere delle loro azioni. Secondo le ultime informazioni, il Governo nepalese ha revocato il divieto sui social media.







