
Screenshot. Il nuovo rapporto “When Embers Burst Into Flames”, (quando le braci diventano fiamme) https://www.iphronline.org/wp-content/uploads/2021/06/NK_final_report_2021.pdf
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Un nuovo rapporto pubblicato da IPHR/Truth Hounds ha messo in luce un'estensiva violazione da parte delle forze azere e armene della legge internazionale umanitaria durante la seconda guerra del Nagorno-Karabakh. Le violazioni citate includono bombardamenti, esecuzioni extragiudiziali e torture.
Un rapporto estensivo di più di 100 pagine ha verificato in maniera indipendente 46 segnalamenti di bombardamenti su cittadini e infrastrutture civili. Di questi, 32 incidenti sono qualificati come “attacchi indiscriminati e/0 sporporzionati sui civili” e violano la legge internazionale umanitaria.
Sono state inoltre riportate sette esecuzioni extragiudiziali, almeno una sparizione forzata da parte delle forze azere, la morte di un civile azero “a causa delle condizioni delle sua prigionia” e quelle che sembrano essere due esecuzioni extragiudiziali di soldati feriti azeri da parte delle forze armene.
L'organizzazione International Partnership for Human Rights (IPHR) è una ONG indipendente per i diritti umani con base a Bruxelles. Truth Hounds è un'organizzazione per i diritti umani con base a Kiev che documenta i crimini di guerra e i crimini contro l'umanità nelle guerre.
Bombardamenti illegali delle forze azere
Secondo il rapporto, le forze armate dell'Azerbaigian hanno usato “armi indiscriminate per natura come bombe a grappolo” e hanno portato avanti “bombardamenti indiscriminati e spoporzionati” su tutto il Nagorno-Karabakh, incluse le città di Step'anakert (Khankandi), Martakert (Agdere) e Martuni (Khojavend).
Gli attacchi sotto esame hanno portato alla morte di 20 civili, “numerosi feriti e la diffusa distruzione di case, negozi e infrastrutture civili”.
A Step'anakert, la capitale del Nagorno-Karabakh, l'indagine di IPHR/Truth Hounds ha rilevato che era presente solo un “potenziale bersaglio militare”, un edificio che “serviva da quartier generale per i civili e i leader militari” del Nagorno-Karabakh. L'attacco con “armi indiscriminate per natura” di infrastrutture usate sia da civili che da militari, come la cabina elettrica e l'attrezzatura comunicativa di Step'anakert, sono state ritenute “sproporzionate rispetto al vantaggio militare perseguito” e di aver causato un “pericolo enorme per i civili e un danno eccessivo all'infrastruttura civile.”
Inoltre, l'indagine ha riscontrato che se non fosse stato “per i numerosi rifugi antibomba” presenti a Step'anakert, “ci sarebbero state molte più vittime tra i civili.”
A Martakert, il rapporto individua solo un valido bersaglio militare nei confini cittadini, una base che “è stata pesantemente danneggiata e abbandonata dopo la prima settimana di conflitto”. Di conseguenza, attacchi sulla città “utilizzando bombe aeree e artiglieria indiscriminata e senza guida” tra settembre e ottobre non possono essere giustificati secondo la legge internazionale umanitaria.
A Martuni, l'indagine ha scoperto che per quasi l'intera durata della guerra, il “più vicino bersaglio militare valido” era approssimativamente 1 km fuori dai confini della città, e che non era presente alcun altro bersaglio all'interno di Martuni, almeno fino agli ultimi giorni del conflitto – momento in cui la città è diventata parte della linea del fronte e dove “le forze armene/Nagorno-Karabakh si sono spostate.”
In conclusione, il rapporto sostiene che “gli attacchi ripetuti e portati avanti con artiglieria senza guida su Martuni/Khojavend alla fine di settembre e per tutto l'ottobre del 2020 erano indiscriminati e rappresentano una violazione della legge internazionale umanitaria.
Bombardamenti illegali delle forze armene
L'indagine di IPHR/Truth Hounds ha inoltre confermato 13 attacchi su civili azeri commessi dalle forze armene durante la guerra, che hanno portato alla morte di 80 civili. Secondo il rapporto, nove incidenti erano “attacchi indiscriminati e/o sproporzionati” che violavano la legge internazionale umanitaria. Tra le città dove si sono verificati gli attacchi ci sono Ganja, Barda e Tərtər.
A Ganja, gli investigatori hanno verificato tre attacchi separati sulla città, due dei quali prevedevano l'uso di missili SCUD. Gli attacchi hanno provocato la morte di civili, distrutto case e, secondo l'indagine, hanno rappresentato una “violazione palese” della legge internazionale umanitaria. Inoltre, in tutti e tre i casi non erano presenti validi bersagli militari nelle aree colpite. L'unico valido bersaglio, l'aereoporto della città di Ganja, è “fuori dall'area urbana che è stata messa sotto attacco”. Altre prove messe insieme dagli investigatori sembrano dimostrare che uno degli attacchi a Ganja sia stato lanciato dalla municipalità di Vardenis nella Repubblica di Armenia.
Gli investigatori hanno anche confermato un attacco con munizioni a grappolo e testate esplosive a frammentazione sulla città di Barda il 28 ottobre da parte delle forze armene. L'attacco ha provocato la morte di 24 civili, il bilancio delle vittime giornaliere più alto registrato durante l'intero conflitto. Secondo gli investigatori, “non c'erano bersagli militari nelle vicinanze e non sono stati registrati danni o vittime tra i militari.”
Nella città di Tərtər e nei villaggi vicini, il rapporto ha confermato “vittime civili, una moltitudine di feriti tra i civili e la totale o parziale distruzione delle case, dei negozi e delle scuole “come risultato di un “fuoco continuo” da parte delle forze armene. Secondo gli investigatori “non erano presenti validi obiettivi militari nelle aree colpite dagli attacchi.”
Esecuzioni extragiudiziali
L'indagine di IPHR/Truth Hounds ha documentato un numero di violazioni della legge internazionale umanitaria da parte delle forze azere, incluse l'esecuzione di tre combattenti armeni, l'uccisione di tre civili armeni e la scomparsa forzata di due altri civili armeni”. Inoltre, un civile armeno è morto mentre era sotto custodia azera “a causa delle condizioni della sua prigionia.” Le esecuzioni extragiudiziali sia di prigionieri di guerra che di civili sono state documentate su un video e sembrano essere state eseguite dall'unità delle Forze Speciali della Marina dell'Azerbaigian.
Secondo il rapporto le esecuzioni “non sono giustificabili” secondo la legge internazionale umanitaria e rappresentano una “grave violazione” del diritto alla vita. Gli investigatori non hanno trovato nessuna indicazione della presenza di indagini in merito a questi incidenti, e “anche se ce ne fossero, non si è certi che esse siano state indipendenti, tempestive, pubbliche ed effettive, o che siano risultate in azioni penali”.
L'indagine ha anche portato alla luce “prove non verificate” di due esecuzioni di soldati feriti azeri da parte delle forze armene. Se queste uccisioni fossero confermate, sarebbero una violazione della legge internazionale umanitaria. Il governo armeno è obbligato sotto questa legge a “condurre indagini indipendenti, tempestive ed effettive” riguardo questi incidenti, ma ad oggi “non ci sono indicazioni che il governo dell'Armenia abbia rispettato questi obblighi.”
Altre violazioni della legge umanitaria
L'IPHR/Truth Hounds hanno documentato le numerose torture dei prigionieri di guerra armeni da parte dell'Azerbaigian, così come tre casi di “maltrattamento e violenza contro civili armeni” da parte delle forze azere. Hanno anche documentato sette casi di “maltrattamento di prigionieri di guerra azeri da parte delle forze armene che rasentano la soglia della tortura.” Altri tre casi, registrati su video, di cui uno “potrebbe aver portato alla morte della vittima,” richiedono “ulteriori indagini.”
Il rapporto ha anche segnalato incidenti di spoliazione dei morti da parte delle forze armene e azere, la presa di mira volontaria di luoghi “di importanza religiosa/culturale” da parte delle forze azere, come la Cattedrale di Ġazančec'oc’ nella città di Şuşa, e cinque incidenti che vedevano un “deliberato attacco delle forze azere contro ospedali e personale sanitario.”
“Le forze armate di entrambe le parti hanno deliberatamente aperto il fuoco contro i civili con artiglieria pesante o supporti aerei, alcune volte uccidendo o ferendo intere famiglie”, afferma Roman Avramenko, il direttore di Truth Hounds, in un comunicato rilasciato insieme al rapporto.
“La comunità internazionale non può far finta di niente, se così fosse le leggi sulla guerra sarebbero inutili.”






