In Congo, una tragedia in una miniera di rame e cobalto evidenzia il costo umano della transizione energetica

Gli scavatori artigianali nella cava mineraria di Mulondo. Immagine magazinelaguardia.info, usata con licenza.

Grazie ad un sottosuolo ricco i minerali rari, necessari alla produzione delle vetture elettriche, la Repubblica democratica del Congo (RDC) [it] gioca un ruolo cruciale nella transizione energetica mondiale. Ma lo sfruttamento delle miniere, talvolta selvaggio o artigianale, è al contempo anche la causa di gravi problemi socioeconomici.

Nella provincia di Lualaba [it], nel sudest del Paese, vicino alla città di Kolwezi, [it] una miniera di cobalto e rame, denominata Mulondo, è il posto di lavoro di oltre seimila scavatori artigianali [fr, come i link seguenti se non diversamente indicato]. Il termine “scavatori” identifica i minatori artigianali che operano a titolo individuale, con minime attrezzature e nessuna garanzia di sicurezza, nelle miniere africane.

A Mulondo questi scavatori coabitano con un'impresa cinese, Pajeclem, posta sotto la protezione dei militari della guardia repubblicana, l'ente ufficiale che si occupa della protezione del Presidente della Repubblica e della sua famiglia.

La Cina è il primo partner economico della RDC, come testimoniano i volumi di scambio commerciali  tra i due paesi. Il 28 aprile 2025, in occasione di una conferenza stampa, Zhao Bin, ambasciatore cinese in RDC ha affermato:

La République populaire de Chine a importé de la République démocratique du Congo des produits d'une valeur de plus de 21 milliards USD contre des exportations de marchandises d'une valeur de plus de 4 milliards USD en 2024.

La Repubblica Popolare Cinese, nel 2024, ha importato dalla Repubblica Democratica del Congo prodotti per un valore di oltre 21 miliardi di dollari, contro un'esportazione di merci per un valore di oltre 4 miliardi di dollari.

Leggi anche : A l'Est de la RDC, les mines financent en partie les groupes rebelles [fr]

L'azienda cinese sfrutta il sito minerario di Mulondo dal lunedì al venerdì; durante  i fine settimana gli scavatori sono autorizzati a lavorarvi anch'essi. Ma nel fine settimana del 15 novembre 2025 un incidente è costato  la vita a diverse persone.

Un week-end mortale

l 15 novembre, come al solito, gli scavatori hanno avuto accesso alla miniera ma, contro ogni abitudine, hanno incontrato la resistenza dei militari della guardia repubblicana. Ne sono seguiti tumulti con colpi di arma da fuoco da parte dei militari. In questo clima di tensione – gli spari hanno ferito dei partecipanti scatenando un movimento di paura – un piccolo ponte di fortuna montato sopra uno scavo fangoso di due metri è crollato.

La miniera si è allora trasformata in una scena di orrore : scavatori tra i 16 ed  i 45 anni sono caduti nella trincea. Secondo il bilancio fornito dalle autorità provinciali, il dramma ha causato 35 morti e due feriti da arma da fuoco - questi ultimi presi in carico dal Governo provinciale.

Il bilancio fornito dalle autorità viene però confutato dalla ONG IBGDH della città di Kolwezi, che stima un bilancio più alto. L’ Initiative pour la bonne Gouvernance et les Droits Humains (IBGDH, Iniziativa per il buon governo ed i dritti umani) precisa nel suo comunicato stampa, di cui una copia è pervenuta a Global Voices, di aver registrato più di quaranta morti.  Me Donat Kambola , coordinatore di IBGDH, riporta :

[…] déplore quarante-quatre cas de décès survenus au site minier de Mulondo […] ces décès sont directement attribués aux Militaires appartenant à la Garde Républicaine et travaillant pour le compte de l'entreprise chinoise PAJECLEM.

[…] lamentiamo quarantaquattro casi di decessi avvenuti nel sito minerario di Mulondo […] Questi decessi sono direttamente attribuibili ai militari appartenenti alla guardia repubblicana che lavora per l'impresa cinese PAJECLEM.

Il governo fa marcia indietro

Questo malaugurato incidente non è un avvenimento isolato nella provincia di Lualaba. Secondo un articolo del giornale congolese Actualité.cd, il 27 luglio 2021 una frana ha causato la morte di due scavatori artigianali in una cava della Mutoshi, nella città di Kolwezi. La stessa fonte riporta che casi simili accadono regolarmente nelle cave di Lualaba. Di conseguenza si tratta di una pratica costante in tutta la RDC, così come nelle miniere d'oro, e che dimostra una mancanza di buongoverno nel settore minerario.

A tal proposito Roy Kaumba, Ministro dell'Interno, Sicurezza, Decentramento ed Affari Tradizionali di Lualaba, ha parlato a favore dell'impresa cinese qualificando gli scavatori artigianali come clandestini:

Face à ce drame, nous avons pris la décision de suspendre temporairement l'exploitation artisanale pour des raisons de sécurité. Et le renforcement des éléments de force de l'ordre dans le site de Mulondo.

Davanti a questo dramma abbiamo preso la decisione di sospendere temporaneamente lo sfruttamento artigianale per motivi di sicurezza. E rinforzeremo la presenza delle forze dell'ordine sul sito di Mulondo.

Questa decisione viene avversata da Ngombe Petit Petit, Presidente degli scavatori artigianali e delle cooperative minerarie, che sottolinea a Global Voices :

on ne peut pas interdire à une personne affamée de manger. Nous fustigeons cette décision car elle ne résout en rien le problème. Il faut d'abord trouver des zones d'exploitation viables aux creuseurs avant de prendre une telle décision.

Non si può vietare ad una persona affamata di mangiare. Siamo contrari a questa decisione perché non risolve in alcun modo il problema. Bisogna in primo luogo trovare delle zone di scavo accessibili per gli scavatori prima di prendere una decisione di questa portata.

D'altra parte la ONG IPDHOR qualifica come irrispettosa la comunicazione delle autorità locali. Richiede un’inchiesta che permetta di stabilire le responsabilità e provvedere all'arresto di coloro che hanno causato la morte di decine di scavatori.

Per pacificare la situazione, il Ministro delle Miniere, Louis Watum, ha dichiarato in una riunione tenutasi il 18 novembre presso il governatorato di Lualaba, di fare una promessa ai rappresentanti degli scavatori:

Nous allons finalement vers la présentation des zones d'exploitations artisanales viables dont vous avez besoin. Je dois vous dire vraisemblablement aujourd'hui que nous avons 64 zones identifiées et disponibles pour les creuseurs artisanaux.

Stiamo andando verso la presentazione delle zone di sfruttamento artigianale accessibili delle quali avete bisogno. Vi dirò che, ad oggi, abbiamo identificato 64 zone disponibili per gli scavatori artigianali.

Leggi anche: Nella Repubblica Democratica del Congo, una compagnia mineraria cinese è accusata di inquinamento delle acque [it]

La miniera di Mulondo ritorna agli scavatori 

Le vittime del dramma di Mulondo sono state sepolte il 19 novembre 2025 a Kolwezi alla presenza dei parenti e delle famiglie, nonché delle autorità provinciali.

Una fonte anonima riporta a Global Voices che, dal giorno del dramma, gli impiegati di Pajeclem e i militari hanno disertato la miniera. Ormai, il sito minerario è completamente nelle mani degli scavatori artigianali.  Zoro Yav, scavatore di 19 anni, ha dichiarato a Global Voices :

Après la vie, c'est la mort. Les amis sont morts, mais nous les vivants nous devons vivre.

Dopo la vita c'è la morte. Gli amici sono morti, ma noi vivi dobbiamo vivere.

Questa situazione riflette la realtà economica di tre milioni di scavatori che non dispongono di zone di sfruttamento ufficiali. A Lualaba, dove il Ministro Louis Watum è venuto a promettere agli scavatori 64 zone, pochi credono alle parole del governo: in occasione della sua ultima visita nella città di Kolwezi nel giugno 2025 il Presidente della Repubblica, Félix Tshisekedi [it], aveva fatto la stessa promessa. 

Ad oggi, gli scavatori continuano a rischiare la vita ogni giorno in un paese in cui circa il 73% della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà. Se la transizione ecologica è necessaria ed urgente per il mondo, non deve poter avvenire a costo della vita degli africani.

Leggi anche il nostro speciale: RDC, pauvre malgré sa richesse [fr]

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