
Copertine del pacchetto StoryBundle In Translation bundle che andrà a beneficio di Global Voices Lingua.
Una comunità globale di editor, redattori e scrittori si è unita per offrire un pacchetto di libri in formato digitale della durata di un solo mese, per sensibilizzare e raccogliere fondi per la traduzione di diverse narrazioni, incluso il giornalismo. Il pacchetto sarà venduto tra il 5 febbraio e il 5 marzo 2026 tramite la piccola impresa californiana StoryBundle [en, come i link seguenti, salvo diversa indicazione].
Il pacchetto è disponibile a un prezzo variabile. Gli acquirenti possono scaricare 3 libri per un minimo di 5 dollari, oppure tutti e 12 i libri per un importo a scelta compreso tra 25 e 100 dollari.
L'acquirente può scegliere in che misura il suo pagamento verrà devoluto agli autori e se il 10% del prezzo di acquisto verrà donato all'ente benefico selezionato: Global Voices Lingua!
Per celebrare questa iniziativa, Lingua ha parlato con la curatrice del pacchetto, EDE Bell. Emily è una scrittrice, editor e organizzatrice di Ferndale, nel Michigan, che scrive serenamente fantasy oltre a gestire la sua piccola casa editrice di narrativa esplorativa, Atthis Arts, insieme al marito. È co-fondatrice di Publishing Professionals Against Book Bans (PPABB) ed è membro del team organizzativa.
Global Voices Lingua (GVL): Raccontaci un po’ di te. Quali sono i tuoi legami con la letteratura, la traduzione e l'attivismo?
E.D.E. Bell (Bell): I’ve always been a poet and storyteller, though I arrived later into the industry of literature. That’s a longer story, but I arrived strained, mentally ill, and very naïve. I thought I’d found my way to a true home, a world built on the practice of sharing authenticity and joy. I quickly learned that dream world of mine was fraught with limitation and exclusion for the same reasons that it would have been so powerful. Power dynamics. Safety. Patriarchy. I’ve learned much more than I wanted to on these topics. Yet I didn’t learn all of this right away, and so, when I ran into inequities — which I did immediately and repeatedly — I tried to help change them.
It was a hard shock coming from decades of politically-right training and immersion to learn that the forces of exclusion were even more enforced in the seemingly progressive landscape of speculative literature.
I just wanted to help people tell and celebrate authentic stories, but I quickly learned that, I could either accept privilege and stay complicit within the system…or become an activist. There is no middle road of simply leaning toward lasting change, because the reaction to that in action is so violent and coordinated. And so protected. Progress requires action.
As for language, I love language. I love language because I love people. If I could live another life, I would most likely be a linguist. As my publishing efforts grew, I spoke to global writers about their challenges — in the industry, with how they were edited. A community grew around that, nurturing the possibilities for multi-lingual writing, and assisting in their funding and publication. I gained some reputation as an editor who cared, and along with listening and working globally, also experience and insight.
And so, while in Ottawa, my spouse and I were approached about an effort to translate Ukrainian stories after the most recent Russian invasion that had lost its publisher. This is a very long, very interesting, and very untold story, but it led to the publication of Embroidered Worlds: Fantastic Fiction from Ukraine and the Diaspora, edited by Valya Dudycz Lupescu, Olha Brylova, and Iryna Pasko. Through all this I saw the power of translation, not only through the work but the community it necessarily builds, and became truly passionate on the subject.
So when I considered proposing a StoryBundle, this was the theme I most wanted to pursue.
EDE Bell (Bell): Sono sempre stata una poetessa e una narratrice, anche se sono arrivata tardi nel mondo della letteratura. Questa è una storia più lunga, ma sono arrivata tesa, mentalmente provata e molto ingenua. Pensavo di aver trovato la strada verso una vera casa, un mondo costruito sulla pratica della condivisione di autenticità e gioia. Ho imparato rapidamente che quel mio mondo dei sogni era pieno di limitazioni ed esclusioni, per le stesse ragioni per cui sarebbe stato così potente. Dinamiche di potere. Sicurezza. Patriarcato. Ho imparato molto più di quanto volessi su questi argomenti. Eppure non ho imparato tutto questo subito, e così, quando mi sono imbattuta nelle disuguaglianze – cosa che ho fatto immediatamente e ripetutamente – ho cercato di contribuire a cambiarle.
È stato un duro colpo, dopo decenni di formazione e immersione politica nella destra, scoprire che le forze dell'esclusione erano ancora più forti nel panorama apparentemente progressista della letteratura fantastica [it].
Volevo solo aiutare le persone a raccontare e celebrare storie autentiche, ma ho imparato rapidamente che potevo accettare il privilegio e rimanere complice del sistema… oppure diventare un'attivista. Non esiste una via di mezzo che si limiti ad orientarsi verso un cambiamento duraturo, perché la reazione a un cambiamento in atto è così violenta e coordinata. E così protetta. Il progresso richiede azione.
Per quanto riguarda la lingua, amo la lingua. Amo la lingua perché amo le persone. Se potessi vivere un'altra vita, molto probabilmente sarei una linguista. Man mano che i miei sforzi editoriali crescevano, ho parlato con scrittori di tutto il mondo delle loro sfide: nel settore, con il modo in cui venivano revisionati. Si è sviluppata una comunità attorno a questo, che ha coltivato le possibilità della scrittura multilingue e li ha aiutati a finanziare e pubblicare i loro lavori. Mi sono guadagnata una certa reputazione come editor attento e, oltre ad ascoltare e lavorare a livello globale, ho anche acquisito esperienza e intuizione.
E così, mentre eravamo a Ottawa, io e mio marito siamo stati contattati per un progetto di traduzione di storie ucraine, dopo l'ultima invasione russa, che aveva perso il suo editore. È una storia molto lunga, interessante e inedita, ma ha portato alla pubblicazione di Embroidered Worlds: Fantastic Fiction from Ukraine and the Diaspora (cioè “Mondi ricamati: narrativa fantastica dall'Ucraina e dalla diaspora”), a cura di Valya Dudycz Lupescu, Olha Brylova e Iryna Pasko. Attraverso tutto questo, ho visto il potere della traduzione, non solo attraverso il lavoro, ma anche attraverso la comunità che necessariamente crea, e mi sono appassionata profondamente all'argomento.
Quindi, quando ho pensato di proporre uno StoryBundle, questo era il tema che più desideravo perseguire.
GVL: Come hai scoperto Global Voices e Lingua? Cosa ti ha spinto a organizzare uno StoryBundle a beneficio del progetto Lingua?
Bell: Storytelling is my passion. For many of us who were discouraged or prevented from living authentically, we understand that there is nothing more vital in the fight for lasting equality than storytelling — whether in journalism or fiction or otherwise — which really means, the ability to be fully ourselves. A warm, affirming community has built itself around our press’ work sharing that passion.
With our growing understanding of how much active support is necessary for organizing in such ways, we often share news of people and organizations that are some combination of independent, bold, and globally minded. My dear friend — and Nebula winning writer — Stewart C Baker let us know about Global Voices as a source of current and valuable information and perspective. I saw the work and loved it, both for the content and its importance, and have been following along since. When I was looking for an organization to support with this global StoryBundle, I thought of Global Voices, having seen that it was an organization that supported and valued translation rather than asking for work to be written in one language.
I reached out to Dr. Older who told me about Lingua more specifically. This partnership immediately felt right, and I was thrilled when the Lingua team accepted.
I hope this collaboration will raise awareness about the work that Global Voices continues to do. People not used to reading independent, global journalism will be surprised how even one article here and there expands your view. And as we see media folding under pressure, we must also see the vital criticality of active support to independent journalism.
I am grateful for the work of your team, especially so in such times.
Bell: Raccontare storie (storytelling) è la mia passione. Molti di noi, scoraggiati o impediti rispetto a vivere in modo autentico, sanno che non c'è nulla di più vitale nella lotta per un'uguaglianza duratura della narrazione – che si tratti di giornalismo, narrativa o altro – che in realtà significa la capacità di essere pienamente noi stessi. Una comunità calorosa e solidale si è costruita attorno al lavoro della nostra casa editrice, condividendo questa passione.
Con la nostra crescente consapevolezza di quanto sia necessario un supporto attivo per organizzarsi in questo modo, spesso condividiamo notizie di persone e organizzazioni che combinano indipendenza, audacia e una mentalità globale. Il mio caro amico Stewart C. Baker, scrittore vincitore del premio Nebula, ci ha parlato di Global Voices come fonte di informazioni e prospettive attuali e preziose. Ho visto il lavoro e l'ho apprezzato, sia per i contenuti che per la sua importanza, e da allora lo seguo. Quando cercavo un'organizzazione da sostenere con questo StoryBundle globale, ho pensato a Global Voices, avendo visto che era un'organizzazione che supportava e valorizzava la traduzione, piuttosto che chiedere che i lavori fossero scritti in una sola lingua.
Ho contattato la direttrice di GV Malka Older, che mi ha parlato più dettagliatamente del progetto Lingua. Questa collaborazione mi è sembrata subito perfetta e sono stata entusiasta quando il team di Lingua ha accettato.
Spero che questa collaborazione possa accrescere la consapevolezza sul lavoro che Global Voices continua a svolgere. Chi non è abituato a leggere giornalismo indipendente e globale rimarrà sorpreso da come anche un solo articolo qua e là possa ampliare la propria visione. E mentre vediamo i media chiudersi sotto pressione, dobbiamo anche renderci conto dell'importanza cruciale di un sostegno attivo al giornalismo indipendente.
Sono grata per il lavoro del vostro team, soprattutto in tempi come questi.
GVL: Tell us a bit about the selected works in the StoryBundle. What excites you about them? Why did you choose them specifically? What can a reader expect when purchasing this bundle?
Bell: My primary goal was that the bundle be representative of our broader world, without a focus on the regions most already represented in collections of translation. This proved even harder than I expected. The proportionate lack of support to translation, especially in the Global South, and especially to English, and the impacts of all those things on long-form, was more severe than I had anticipated.
And so one fundamental constraint that I think is worth highlighting directly is that those works needed to be available. This was not trivial; much translation is done from English, and the work to English tends to be from the other more colonial languages. In both cases, these works are often published by larger publishers who would not be as interested in an independent bundle such as this one.
But there are people in this world who love and value this work, and so we networked, we connected, and we found a way to make this happen.
And of course, as a poetry and fantasy lover to the core, I sought to offer a little extra magic and wonder to the reader. Genre labels simply do not have the same weight or definition globally that they do in the Anglophone publishing industry, but I did lean toward works that might be more exploratory in nature, and that might subvert expectations in other delightful ways.
What a reader can expect from this bundle is something new. That I can confidently promise! Even if a reader is familiar with one style of writing, such as Tamil mystery or Korean sci-fi, there were four works specifically created just for the opportunity of this bundle. Again, I hope the passion of the community who gathered around this is seen and provides hope and inspiration.
The first new work contains two translations from Brazilian Portuguese. The translator selected stories that are underrepresented even in Brazil, and certainly in how the world views Brazil. Both are written by women. One is from the Japanese diaspora in the Amazon and one from the semi-arid sertão.
Another new work presents the words of an elder, medicine man, and one of the few remaining Nishinaabe first speakers, someone who grew up speaking his indigenous language and still thinks in it today. This translation of an oral language into a written one can only be approximate and exemplative, but his writing out a sacred pipe ceremony side by side in both languages is a treasure I hope will bring readers much needed peace, as well as awareness and interest to providing non-appropriative support to Indigenous language and culture.
Also translated for this bundle are the two books that were community funded through an endeavor we came up with entirely for this bundle: the African Translation Project. This was born from my learning how few modern translations even exist from indigenous African languages, and finding a publisher willing to take this risk. The difficulty a global community had in getting two of these books finally funded (and with no time to spare) illustrates the challenges both translation and African literature are up against and why our advocacy and support are so critical. But we did it, and these two lovely books, one of a transgender woman in the Zulu region, and one of a Zimbabwean woman returning to her home country to find corruption and loss, are now available to read and explore.
Of note, the Palestinian story did not previously exist in digital form, so the community that has come together to support this bundle is helping to make that story more accessible to readers as well. And with good timing, as the book’s translator just won the translation category of the Palestine Book Awards.
With that, the previously existing books (normally the baseline!) were each funded and created by their publishers, editors, and authors with the specific effort it takes to offer such translations. I hope this is seen and appreciated. These translations exist because people love them. Because people worked for them.
The collection Singa Pura Pura contains a mix of stories written in English and translated to English from Malay. I am glad to feature this approach also, where the editor wanted to capture stories from the culture, and also show that one is not less authentically Malay if they do not write in their mother tongue.
So yes, every aspect of this bundle opens up new topics of discussion. On language, culture, storytelling, colonialism, repair, and much more. Again, this is why we share stories. We connect, we think, we grow.
In that spirit, I’ll also note: Please don’t let a lack of time to read stop you from treating yourself to this StoryBundle. You don’t need to read all of them; it’s not a task. You can try each one. A few paragraphs, pages, or sections. Get a feel for each one. And then, if you can, finish any that grab you. In doing that, you will find beauty, and you’ll help an important cause.
And with that, dear reader, I hope you will consider these stories:
From Nigeria: Sin Is a Puppy That Follows You Home by Balaraba Ramat Yakubu, translated from Hausa by Aliyu Kamal
From Zimbabwe: Sunshine City by Pauline Chirata-Mukondiwa, translated from Shona by Zukiswa Wanner
From South Africa: I Thought It Would Rain by Nakanjani G. Sibiya, translated from isiZulu by Sifiso Mzobe
From Palestine: No One Knows Their Blood Type by Maya Abu Al-Hayyat, translated from Arabic by Hazem Jamjoum
From India: The Aayakudi Murders by Indra Soundar Rajan, translated from Tamil by Nirmal Rajagopalan
From Malaysia, Singapore, and the Diaspora: Singa-Pura-Pura, edited and translated from Malay by Dr. Nazry Bahrawi
From Thailand: The Sad Part Was by Prabda Yoon, translated from Thai by Mui Poopoksakul
From Korea: Launch Something! by Bae Myung-hoon, translated from Korean by Stella Kim
From Brazil: Visible Magic, stories by Giu Murakami and Fernanda Castro, translated from Brazilian Portuguese by Anna Martino
From Canada: Hieroglyphs: The Celestial Conspiracies written and translated from French by Talhí Briones
From Wiikwemkoong: Sit With Us, written and translated from Nishinaabemowin by Kenn Pitawanakwat
From Ukraine: The Factory by Ihor Mysiak, translated from Ukrainian by Yevheniia Dubrova and Hanna Leliv
Bell: Il mio obiettivo principale era che il pacchetto fosse rappresentativo del nostro mondo più ampio, senza concentrarsi sulle regioni già maggiormente rappresentate nelle raccolte di traduzioni. Questo si è rivelato ancora più difficile del previsto. La proporzionata mancanza di supporto alla traduzione, soprattutto nel Sud del mondo, e in particolare all'inglese, e l'impatto di tutti questi fattori sui testi in formato lungo, si sono rivelati più gravi di quanto avessi previsto.
Quindi, un vincolo fondamentale che ritengo valga la pena sottolineare direttamente è che tali opere dovevano essere disponibili. Questo non era un problema di poco conto; molte traduzioni vengono effettuate dall'inglese, e le opere in inglese tendono a provenire dalle altre lingue più coloniali. In entrambi i casi, queste opere sono spesso pubblicate da editori più grandi, che non sarebbero altrettanto interessati a un cofanetto indipendente come questo.
Ma ci sono persone in questo mondo che amano e apprezzano questo lavoro, e così abbiamo fatto rete, ci siamo connessi e abbiamo trovato un modo per far sì che ciò accadesse.
E naturalmente, da amante della poesia e del genere fantasy fino al midollo, ho cercato di offrire al lettore un pizzico di magia e meraviglia in più. Le etichette di genere non hanno lo stesso peso o la stessa definizione a livello globale che hanno nell'editoria anglofona, ma ho comunque privilegiato opere che potessero essere di natura più esplorativa e che potessero sovvertire le aspettative in altri modi piacevoli.
Ciò che un lettore può aspettarsi da questo cofanetto è qualcosa di nuovo. Ve lo posso promettere con certezza! Anche se un lettore ha familiarità con uno stile di scrittura, come il giallo tamil o la fantascienza coreana, ci sono quattro opere create appositamente per l'occasione di questo cofanetto. Ancora una volta, spero che la passione della comunità che si è riunita attorno a questo progetto venga percepita e offra speranza e ispirazione.
La prima nuova opera contiene due traduzioni dal portoghese brasiliano. La traduttrice ha selezionato storie sottorappresentate persino in Brasile, e certamente nel modo in cui il mondo vede il Brasile. Entrambe sono scritte da donne. Una proviene dalla diaspora giapponese in Amazzonia e l'altra dal sertão semiarido.
Un'altra nuova opera presenta le parole di un anziano, stregone e uno dei pochi ancora esistenti tra i primi parlanti Nishinaabe, cresciuto parlando la sua lingua indigena e che ancora oggi fa pensieri con essa. Questa traduzione di una lingua orale in una lingua scritta può essere solo approssimativa ed esemplificativa, ma la sua trascrizione di una cerimonia della pipa sacra, eseguita fianco a fianco in entrambe le lingue, è un tesoro che spero porterà ai lettori la pace tanto necessaria, nonché la consapevolezza e l'interesse nel fornire un sostegno (senza appropriazione) alla lingua e alla cultura indigene.
Per questo pacchetto sono stati tradotti anche i due libri finanziati dalla comunità attraverso un'iniziativa che abbiamo ideato interamente per questo pacchetto: il Progetto africano di traduzione. Questo progetto è nato dalla mia scoperta di quanto poche traduzioni moderne esistano dalle lingue indigene africane e dalla ricerca di un editore disposto ad assumersi questo rischio. La difficoltà che una comunità globale ha incontrato nel finanziare finalmente due di questi libri (e senza perdere tempo), illustra le sfide che sia la traduzione che la letteratura africana devono affrontare e perché il nostro sostegno e supporto siano così fondamentali. Ma ce l'abbiamo fatta, e questi due splendidi libri, uno su una donna transgender nella regione Zulu e uno su una donna dello Zimbabwe che torna nel suo paese d'origine per trovare corruzione e perdita, sono ora disponibili per la lettura e l'esplorazione.
È importante sottolineare che la storia palestinese non esisteva in precedenza in formato digitale, quindi la comunità che si è unita per sostenere questo progetto sta contribuendo a rendere la storia più accessibile anche ai lettori. E con un tempismo perfetto, visto che il traduttore del libro ha appena vinto la categoria traduzione dei Palestine Book Awards.
Pertanto, i libri già esistenti (normalmente la base di partenza!) sono stati finanziati e creati dai rispettivi editori, curatori e autori, con lo specifico impegno necessario per offrire tali traduzioni. Spero che questo venga notato e apprezzato. Queste traduzioni esistono perché la gente le ama. Perché c'è chi ha lavorato per loro.
La raccolta Singa Pura Pura contiene un mix di racconti scritti in inglese e tradotti in inglese dal malese. Sono lieta di presentare anche questo approccio, con cui l'editore ha voluto catturare storie dalla cultura locale e dimostrare che non si è meno autenticamente malesi se non si scrive nella propria lingua madre.
Quindi sì, ogni aspetto di questo pacchetto apre nuovi spunti di discussione. Sulla lingua, la cultura, la narrazione, il colonialismo, la riparazione e molto altro. Di nuovo, è per questo che condividiamo storie. Ci colleghiamo, pensiamo, cresciamo.
Con questo spirito, vorrei anche sottolineare: non lasciate che la mancanza di tempo per leggere vi impedisca di concedervi questo StoryBundle. Non è necessario leggerli tutti; non è una mansione. Potete provarli tutti. Qualche paragrafo, pagina o sezione. Fatevi un'idea di ognuno. E poi, se potete, finite quelli che vi catturano. Così facendo, troverete la bellezza e aiuterete una causa importante.
E con questo, caro lettore, spero che prenderai in considerazione queste storie:
Dalla Nigeria: Il peccato è un cucciolo che ti segue a casa di Balaraba Ramat Yakubu, tradotto dall'Hausa da Aliyu Kamal
Dallo Zimbabwe: Città del sole di Pauline Chirata-Mukondiwa, tradotto da Shona di Zukiswa Wanner
Dal Sud Africa: Pensavo che avrebbe piovuto di Nakanjani G. Sibiya, tradotto da isiZulu di Sifiso Mzobe
Dalla Palestina: Nessuno conosce il proprio gruppo sanguigno di Maya Abu Al-Hayyat, tradotto dall'arabo da Hazem Jamjoum
Dall'India: I delitti di Aayakudi di Indra Soundar Rajan, tradotto dal tamil da Nirmal Rajagopalan
Dalla Malesia, Singapore e dalla diaspora: Singa-Pura-Pura, edito e tradotto dal malese dal Dr. Nazry Bahrawi
Dalla Thailandia: Era la parte triste di Prabda Yoon, tradotto dal tailandese da Mui Poopoksakul
Dalla Corea: Lancia qualcosa! di Bae Myung-hoon, tradotto dal coreano da Stella Kim
Dal Brasile: Magia visibile, racconti di Giu Murakami e Fernanda Castro, tradotti dal portoghese brasiliano da Anna Martino
Dal Canada: Geroglifici: Le cospirazioni celesti, scritto e tradotto dal francese da Talhí Briones
Da Wiikwemkoong: Siediti con noi, scritto e tradotto da Nishinaabemowin da Kenn Pitawanakwat
Dall'Ucraina: La fabbrica di Ihor Mysiak, tradotto dall'ucraino da Yevheniia Dubrova e Hanna Leliv
GVL: Avete una piccola casa editrice, e uno dei libri inclusi nel cofanetto è proprio della vostra casa editrice. Com'è il panorama dell'editoria letteraria indipendente al giorno d'oggi? E quello della letteratura tradotta?
Bell: Independent publishing is existentially threatened. Storytelling, whether through literature like this StoryBundle, or journalism, like the work done by Global Voices, is under attack from all angles. It always has been, but with the acceleration provided by technology combined with this latest open embrace of fascism, I think we are at a point where these discussions can no longer be avoided. (Which is not to say they ever should have been.)
Some of the impacts of these attacks do not manifest right away. Here in my country, we see Black women’s removal from the workplace, the silence and isolation of voices, the censorship of expression, the normalizing of inappropriate and forced technology use, the devaluing of context and consent, all in the interest of control. Fascism.
Those impacts have yet to fully present, which is even more reason for us to work harder, and together, to fight for our storytelling.
Translated literature is even more threatened for all of those reasons and also because a translator should also be paid appropriately, making the endeavor “more expensive” in capitalistic framing. I urge people to see that what translation is, is more collaborative. Again, another reason for it to be threatened by those who aim to separate and control us.
I believe we need to get serious, urgently serious, about the support to free expression, journalism, literature, and translation. We will, eventually—we will have to for our species to survive. But the sooner we address this, the more pain we will prevent in the meantime.
I want this StoryBundle to bring joy and excitement, but I also helps it fuels that passion — that urgency — to preserve our expression, in all the languages and forms we choose as our looms.
I cannot sound this alarm loudly enough.
Bell: L'esistenza stessa dell'editoria indipendente è sotto minaccia. Che si tratti di letteratura come questo StoryBundle, o di giornalismo, come il lavoro svolto da Global Voices, la narrazione è sotto attacco da ogni angolazione. Lo è sempre stata, ma con l'accelerazione fornita dalla tecnologia, combinata con questa recente adesione aperta al fascismo, credo che siamo arrivati ad un punto in cui queste discussioni non possono più essere evitate. (Il che non significa che avrebbero mai dovuto esserlo.)
Alcuni degli effetti di questi attacchi non si manifestano immediatamente. Qui nel mio Paese, assistiamo all'espulsione delle donne nere dal posto di lavoro, al silenzio e all'isolamento delle voci, alla censura dell'espressione, alla normalizzazione dell'uso inappropriato e forzato della tecnologia, alla svalutazione del contesto e del consenso, tutto nell'interesse del controllo. In pratica è fascismo.
Tali effetti non si sono ancora manifestati appieno, il che rappresenta un motivo in più per impegnarci di più e lottare insieme per la nostra narrazione.
La letteratura tradotta è ancora più minacciata per tutti questi motivi, e anche perché un traduttore dovrebbe essere adeguatamente retribuito, rendendo l'impresa “più costosa” in un'ottica capitalista. Esorto le persone a rendersi conto cos'è la traduzione, essa è un processo più collaborativo. Ancora una volta, un altro motivo per cui potrebbe essere minacciata da coloro che vogliono separarci e controllarci.
Credo che dobbiamo prendere sul serio, urgentemente sul serio, il sostegno alla libertà di espressione, al giornalismo, alla letteratura e alla traduzione. Prima o poi lo faremo, e dovremo farlo per la sopravvivenza della nostra specie. Ma prima affronteremo questo problema, maggiore sarà il dolore che eviteremo nel frattempo.
Voglio che questo StoryBundle porti gioia ed entusiasmo, ma voglio anche che contribuisca ad alimentare quella passione, quell'urgenza, di preservare la nostra espressione, in tutte le lingue e le forme che scegliamo come nostre.
Non potrò mai sottolineare abbastanza questo allarme.
GVL: Nel mondo di oggi, con tutti i suoi sconvolgimenti politici, le sue radicate ingiustizie e gli sviluppi tecnologici, perché ritieni che la traduzione (umana) sia importante?
Bell: Regarding the current assault to normalize an over-use of technology across our lives, I think it’s worth noting both that a primary goal of fascism is to prohibit authentic communication outside of the approval of authority — and that it is essential in any tech discussions not to decontextualize these issues from their underlying roots of racism, misogyny, and control.
Along those same lines, I have a phrase I like to use: We are our stories.
This, to me, encapsulates a lot of vital issues into a short space, and is not meant in any way to be cute or simple. Every step ever made toward equality is done initially through the sharing of stories. Whether factual, representative, or fictional, all stories allow us to see, on some level, the pain another is experiencing and to share ways we could lift that pain and promote a holistic, lasting joy.
It’s not then difficult to argue for the value of translating existing and historical works for that purpose.
But what about modern writing? Stories today? If the sharing of stories is so vitally important, why not simply write them in a common language?
There is the issue of who chooses that language, why, and how that impacts progress. But, to me, there is a much more fundamental issue.
Languages are different looms. Every language, every dialect, and every person’s individual learning provide a different shape and range to what is written in them. Some specific to a region or system of belief, but even more fundamentally to the very concept of colonialism.
Any language whose use has been pushed or demanded upon people has either been constructed in or changed in form to enable that. Colonial languages often limit the way permission, consent, and gender can be expressed. Which emotions are expressed in which ways, including anger and disobedience but also friendship and love, and the privacy of doing so. Concepts of failure and shame emerge differently. Sometimes, these languages provide advantages. They ease the use of commonly accepted terminology in fields of interest. They facilitate brevity and directness in ways writers find helpful. They consolidate and evolve for efficiency.
Either way, they are different looms. There is no way to take away a language available to a storyteller and not take away some ability to tell a story. And with the languages that are most suppressed, what is taken away is often fuller expression of the concepts we most need — empathy, understanding, comprehensiveness, spirituality, and community.
These languages are not encoded to each other; that’s the whole point. This does mean a reader cannot read the same story in another language. However, translation allows them to share that story in the best way that they can.
And oh, why it should be done by humans. There are so many arguments to this, and demonstrations of the complex choices made by translators, for which there will never be a single answer. However, I can skip to the most important argument:
Storytelling is humanity. It is our soul, our core, our love, our rage, and our hope.
What would we be without it?
Bell: Per quanto riguarda l'attuale tentativo di normalizzare l'uso eccessivo della tecnologia nelle nostre vite, credo sia importante sottolineare che uno degli obiettivi principali del fascismo è proibire la comunicazione autentica al di fuori dell'approvazione dell'autorità. Ed inoltre che in qualsiasi discussione sulla tecnologia è essenziale non decontestualizzare queste questioni dalle loro radici profonde di razzismo, misoginia e controllo.
Sulla stessa linea, c'è una frase che mi piace usare: noi siamo le nostre storie.
Questo, per me, racchiude in una breve espressione molte questioni vitali, e non vuole essere assolutamente una frase tenera o semplificata. Ogni passo verso l'uguaglianza avviene inizialmente attraverso la condivisione di storie. Che siano reali, rappresentative o di fantasia, tutte le storie ci permettono di vedere, a un certo livello, il dolore che un altro sta provando e di condividere modi in cui potremmo alleviare quel dolore, e promuovere una gioia olistica e duratura.
Quindi, è facile sostenere l'utilità della traduzione di opere storiche e già esistenti per questo scopo.
Ma che dire della scrittura moderna? Delle storie di oggi? Se la condivisione di storie è così vitale, perché non scriverle semplicemente in una lingua comune?
C'è la questione di chi sceglie quella lingua, perché e come ciò influisce sul progresso. Ma, per me, c'è una questione molto più fondamentale.
Le lingue sono telai diversi. Ogni lingua, ogni dialetto e l'apprendimento individuale di ogni persona conferiscono una forma e una portata diverse a ciò che vi è scritto. Alcune sono specifiche di una regione o di un sistema di credenze, ma ancora più profondamente del concetto stesso di colonialismo.
Ogni lingua il cui uso è stato imposto o imposto alle persone, è stata costruita o modificata nella forma per consentirlo. Le lingue coloniali spesso limitano il modo in cui il permesso, il consenso e il genere possono essere espressi. Quali emozioni vengono espresse e in quali modi, tra cui rabbia e disobbedienza, ma anche amicizia e amore, e la privacy di farlo. I concetti di fallimento e vergogna emergono in modo diverso. A volte, queste lingue offrono vantaggi. Facilitano l'uso di una terminologia comunemente accettata in campi di interesse. Facilitano la brevità e la immediatezza in modi che gli scrittori trovano utili. Si consolidano ed evolvono per garantire l'efficienza.
In ogni caso, si tratta di telai diversi. Non c'è modo di privare un narratore di un linguaggio senza privarlo della capacità di raccontare una storia. E con i linguaggi che sono stati più repressi, ciò che viene sottratto è spesso un'espressione più completa dei concetti di cui abbiamo più bisogno: empatia, comprensione, completezza, spiritualità e comunità.
Queste lingue non sono codificate tra loro; questo è il punto. Questo significa che un lettore non può leggere la stessa storia in un'altra lingua. Tuttavia, la traduzione gli permette di condividere quella storia nel modo migliore possibile.
E poi, perché dovrebbe essere fatto dagli esseri umani? Ci sono così tante argomentazioni a riguardo, e dimostrazioni delle complesse scelte fatte dai traduttori, per le quali non ci sarà mai una risposta univoca. Tuttavia, posso passare all'argomento più importante:
Raccontare storie è umanità. È la nostra anima, il nostro nucleo, il nostro amore, la nostra rabbia e la nostra speranza.
Cosa saremmo senza?






