
Un paesaggio arido a Bamako in Mali. Immagine resa disponibile per gentile concessione della Banca Mondiale Flickr. Licenza: CC BY-NC-ND 2.0
Questo articolo [en, come tutti i link seguenti, salvo diversa indicazione] di Tara Abhasakun è stato pubblicato in origine da Peace News Network il 13 gennaio 2026. Una versione modificata è stata ripubblicata su Global Voices nell'ambito di un accordo di partnership sui contenuti.
Il Mali è uno dei paesi più vulnerabili al mondo al cambiamento climatico. Secondo la Banca Mondiale, tra il 1970 e il 2020, il paese ha vissuto almeno 40 gravi shock climatici, la siccità colpisce circa 400.000 persone all'anno e i proventi derivanti dai raccolti diminuiscono di 9,5 milioni di dollari all'anno.
Da quanto si legge in un rapporto del Gruppo per l'attuazione degli obiettivi dello sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite (UNSDG) dell'agosto 2025, emerge che il cambiamento climatico è uno dei fattori principali dei conflitti. Il rapporto sottolinea anche come il degrado delle terre da pascolo stia spingendo gli agricoltori a estendere le loro coltivazioni verso le rotte tradizionalmente percorse dai pastori, causando violenti conflitti tra agricoltori e pastori.
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I violenti gruppi estremisti hanno sfruttato questi tensioni per reclutare nuovi membri, approfittando delle differenze religiose ed etniche, nonché delle controversie sulla proprietà della terra. In questo contesto, sono i più giovani quelli maggiormente a rischio di cadere vittime di questi gruppi estremisti.
Un altro fattore che colpisce la regione è la crisi climatica che spesso ha un impatto sproporzionato sulle donne, indispensabili per l'agricoltura e la sopravvivenza delle famiglie, costringendo loro a spostarsi sempre più lontano per procurarsi legna da ardere e acqua. L'escalation dei conflitti espone le donne a un crescente rischio di violenza di genere.
L'UNSDG ha fornito alcuni esempi di come alcuni progetti siano riusciti a creare resilienza ai cambiamenti climatici e a ridurre i conflitti. Insieme ad altre organizzazioni, ha consigliato al governo del Mali e ai suoi partner internazionali alcune ulteriori azioni per risolvere il conflitto dovuto alla crisi climatica e creare un clima di pace di Mali.
L'UNSDG ha osservato che le autorità e le comunità locali possono migliorare i sistemi di avviso preventivo, fornendo in anticipo informazioni sui pericoli in arrivo, come i periodi di siccità e le alluvioni. Secondo l'UNSDG, questo tipo di iniziativa è utile in quanto permette alle popolazioni di spostarsi verso luoghi più sicuri e agli agricoltori di intraprendere adeguate misure per proteggere i loro raccolti.
I programmi di training, che combinano dati scientifici con il know-how tradizionale stanno migliorando la situazione. Il rapporto dell'UNDSG sottolinea che tali programmi sono incentrati su una rigenerazione naturale assistita e su una gestione del terreno e delle acque che permetta agli agricoltori e ai pastori di adattarsi ai cambiamenti climatici.
Un'altra soluzione consiste nel riproporre le leggi tradizionali per promuovere la sostenibilità ambientale. Salif Aly Guindo, Presidente di Barahogon, un'istituzione tradizionale del gruppo etnico dei Dogon, ha affermato che “gli alberi e le foreste hanno iniziato a rigenerarsi, riducendo i conflitti e le alluvioni”, aggiungendo anche che le popolazioni di città come Djénné e Mopti stanno seguendo il modello del gruppo.
Maliki Hamadoun Sankaré, un giovane imprenditore maliano che ha avviato il gruppo Socco-Agro-Business per dare impulso alla produzione locale di riso e verdure, si sta impegnando per offrire opportunità di lavoro ai giovani. Ha infatti affermato di voler creare nuovi posti di lavoro nel settore agricolo entro il 2030, soprattutto per i giovani delle aree rurali, per ridurre l'esodo”.
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In un rapporto dell'agosto 2023, l'Istituto Internazionale di Ricerche sulla Pace di Stoccolma (SIPRI) ha consigliato lo “sviluppo nel lungo termine di strategie per affrontare i problemi dove l'impatto del cambiamento climatico determina conflitti, ovvero la sicurezza dei mezzi di sussistenza, i rapporti tra agricoltori e pastori, le controversie sulle risorse, i conflitti tra le comunità, la governance, l'emarginazione e l'esclusione sociali”.
Il SIPRI ha incoraggiato la Missione multidimensionale integrata di stabilizzazione delle Nazioni Unite in Mali (MINUSMA) a collaborare con il Programma delle Nazioni Unite per l'ambiente (UNEP) alla nomina di un Consulente per la sicurezza ambientale al fine di dare priorità al clima, alla pace e ai rischi per la sicurezza nell'ambito della missione MINUSMA, nonché di “coordinare risposte efficaci insieme al resto del sistema ONU, al governo maliano, alla società civile e ai partner della regione”.
Un altro suggerimento proposto al governo maliano dal SIPRI è quello di rafforzare la leadership e la partecipazione delle donne e ragazze nella fase decisionale di questioni relative alla gestione delle risorse sensibili ai conflitti, l'adattamento climatico e le risposte ai rischi per il clima, la pace e la sicurezza.
Infine, il SIPRI ha consigliato al governo maliano e ai suoi partner, tra cui l'Unione Africana (UA), l'Unione europea (UE) e le Nazioni Unite (ONU), di concordare una strategia di stabilizzazione attenta al clima. Secondo il SIPRI questa strategia dovrebbe combinare sicurezza e attenzione per le esigenze di sviluppo, riforme in materia di governance e dialogo politico per riuscire ad affrontare le cause del conflitto nelle dieci regioni del Mali e nelle aree transfrontaliere come quella di Liptako-Gourma, nonché le problematiche influenzate dal cambiamento climatico.
Nel frattempo, l'attività di ricerca continua. In un rapporto del Consultative Group for International Agricultural Research (CGIAR) del marzo 2025 le parti interessate maliane hanno proposto la “progettazione di programmi che migliorino la capacità delle comunità locali di far fronte all'impatto dei cambiamenti climatici e delle minacce alla sicurezza”. Secondo quanto indicato nel rapporto, queste raccomandazioni basate sulle ricerche dovrebbero fornire linee guida per lo sviluppo della prima strategia nazionale per la sicurezza climatica del Mali da parte di un comitato tecnico.






