
Screenshot tratto da un video che ha diffuso la notizia sulle vittime del violento assalto al Centro culturale iraniano in Ecuador, domenica 28 febbraio 2026. Uso consentito.
“Furia Epica”, l'operazione militare lanciata [en] congiuntamente da Stati Uniti e Israele sulla Repubblica Islamica dell'Iran all'alba del 28 febbraio 2026, ha causato centinaia di morti, tra cui illustri personalità del regime islamico, donne e bambini.
Nonostante l’assalto militare [es, come i link seguenti salvo diversa indicazione] si sia verificato a circa 13.270 chilometri da Quito, capitale dell'Ecuador, sostenitori dei leader di Stati Uniti e Israele hanno attaccato il Centro culturale iraniano, situato a nord della città. Armati di bastoni e spray urticanti, hanno lanciato insulti e minacce.
Stando alle immagini virali circolate sui social, una colonna di auto è giunta nei pressi del Centro Culturale attorno alle 19:30 ora locale (GMT-5). Il gruppo di persone, alcune delle quali armate di bastoni, ha iniziato a inveire e minacciare chi si trovava dentro la struttura, finendo col danneggiare la proprietà, seminare il panico e causare due feriti.
En este video se observa a niños y mujeres siendo acosados mientras rezaban dentro del Centro Cultural Iraní, en Quito. Esta es la consecuencia directa de discursos oficiales sesgados y deshumanizantes que convierten la política exterior en gasolina para el odio. Cuando desde la… https://t.co/7aQ3er7Y1x pic.twitter.com/gKsGRir8fr
— Elena Rodríguez Yánez (@ElenaDeQuito) March 1, 2026
In questo video si evince come donne e bambini siano stati aggrediti mentre pregavano all'interno del Centro Culturale Iraniano di Quito. Si tratta di una conseguenza diretta della retorica faziosa e disumanizzante che fa della politica estera uno strumento d'odio interno. Quando il Ministero degli Esteri si schiera apertamente dalla parte di Israele e Stati Uniti, appoggiando il loro terrorismo internazionale, legittima anche la violenza nazionale.
Tra le 35 persone che si trovavano all'interno del Centro Culturale figurano donne, bambini e adulti — tutti riuniti in preghiera in occasione del Ramadan. Durante una conferenza stampa del 3 marzo 2026, Jhadiya Nuñez, tra i membri del comitato del Centro, era visibilmente scossa mentre ricostruiva quanto vissuto pochi giorni prima. La donna ha spiegato come non dimenticherà mai la paura provata in quella settimana di dura escalation, ma si è anche detta contenta per la solidarietà ricevuta via social da organizzazioni sociali, cittadini comuni e mass media nazionali.
Dopo il violento attacco, gli aggressori hanno lanciato un messaggio simbolico introducendo una bandiera israeliana all'interno del Centro Culturale: una mossa nello scacchiere della guerra che trascende ogni distanza e confine. Lontano dall'essere un incidente isolato, l'episodio di Quito è un atto d'odio facilitato dalla prossimità geografica. Non potendo raggiungere direttamente il territorio iraniano, la violenza è esplosa dall'altra parte del mondo.
L'incidente serve a ricordare che nel XXI secolo le guerre non hanno più un fronte ben definito. I campi su cui si combattono possono essere dovunque i potenti individuino un nemico in base a diversità religiose, etniche o identitarie.
Le relazioni dell'Ecuador con Israele
La politica estera dell'Ecuador non si limita dichiarazioni astratte. A febbraio 2026, il Ministero degli Esteri ha annunciato la sua agenda per rafforzare le relazioni con Israele. Ne è conseguita una visita ufficiale del Ministro degli Affari Esteri israeliano Gideon Sa'ar: l'incontro bilaterale con il presidente Daniel Noboa è culminato nella firma di una convenzione quadro finalizzata ad avviare negoziazioni per un futuro accordo commerciale e di cooperazione sulla sicurezza tra i Ministri dell'Interno di entrambe le parti.
Questo stesso approccio di alleanza si riflette anche nella relazione tra il presidente Noboa e il governo statunitense. Questi ha preso parte al summit “Shield of the Americas”, tenutosi a Miami il 7 marzo 2026 e convocato dal presidente Trump. Il Ministero degli Esteri ecuadoriano ha definito questo summit come un incontro con nazioni alleate che condividono gli stessi princìpi e identificano minacce comuni per le Americhe.
Allo stesso tempo, mentre le tensioni aumentavano a seguito dell'attacco USA-Israele sull'Iran, il Ministero degli Esteri dell'Ecuador ha rilasciato una dichiarazione, in cui si esprimeva preoccupazione per il deterioramento della stabilità e sicurezza in Medio Oriente. Inoltre, ha condannato la risposta offensiva dell'Iran verso gli altri Paesi della regione, raccomandando alla popolazione ecuadoriana di evitare viaggi nell'area e riaffermando il proprio impegno nella lotta al terrorismo.
Quando un conflitto esterno irrompe violentemente all'interno di un Centro Culturale di Quito, il problema non riguarda più l'Asia Occidentale, ma lo Stato di Diritto. Se la politica estera sancisce le alleanze internazionali, tale approccio — sia esso fatto di azione o passività — non deve tradursi in tolleranza verso persecuzioni sociali basate su religione, identità o etnia, perché è questo che erode la convivenza democratica e trasforma i civili in obiettivi militari.







