I gruppi ecologisti turchi sono gli unici a criticare l'integrazione economica tra Pechino e Ankara?

Illustrazione di Giovana Fleck basata su <a href="https://embapower.com/#home">immagini</a> promozionali di EMBA.

Illustrazione di Giovana Fleck basata su immagini promozionali di EMBA.

Il maggiore investimento della Cina in Turchia – componente chiave dell'iniziativa conosciuta come Nuova Via della Seta (BRI, dal suo nome in inglese) – è la centrale elettrica a carbone Emba Hunutlu situata ad Adana, nella Turchia centro meridionale. Mentre il Governo turco appoggia il progetto e lo considera come una celebrazione delle sue iniziative di integrazione regionale, la comunità ambientalista sta esprimendo apertamente la sua opposizione e accusa le autorità cinesi di comportarsi ambiguamente per quanto riguarda gli impegni presi nei confronti dell'ambiente.

Il 22 settembre 2020, con un messaggio [en, come tutti i link successivi, salvo diversa indicazione] video alle Nazioni Unite, il presidente cinese Xi Jinping annunciò che, per combattere il cambiamento climatico, la Cina avrebbe raggiunto la neutralità carbonica nel 2060. Attualmente, Pechino finanzia progetti basati sui combustibili fossili in almeno 27 paesi in tutto il mondo. La maggior parte di questi progetti sono integrati [it] nell'iniziativa cinese della Nuova Via della Seta.

La centrale elettrica Emba Hunutlu fa parte della Nuova Via della Seta cinese in Turchia, un programma di cooperazione economica e politica al quale Ankara ha aderito nel novembre 2015. Nell'aprile 2019, i paesi firmarono un accordo speciale di BRI e la costruzione della centrale Hunutlu è iniziata nel settembre dello stesso anno.

Il progetto rappresenta il maggior investimento diretto della Cina in Turchia. Quando sarà completata nel 2022, avrà la capacità di produrre 1.32 GW di elettricità – circa il 3 % di tutta l'elettricità che si produce attualmente nel paese. L'impianto sarà alimentato sia da carbone locale proveniente da Adana che da carbone importato. Quando la Cina annunciò la sua decisione di realizzare una centrale a carbone ad Adana, numerosi gruppi ambientalisti firmarono una petizione per esortare tutte le banche cinesi a non finanziare la costruzione. Il progetto è inoltre collegato a quello turco della Nuova Via della Seta, l’Iniziativa del Middle Corridor, che unisce le ambizioni cinesi e turche di creare centri internazionali per stimolare il commercio globale.

Opposizione ambientale al progetto

Quando la Cina annunciò la sua decisione di costruire una centrale a carbone ad Adana, i gruppi ambientalisti turchi furono gli unici ad opporsi al progetto. Firmarono una petizione per chiedere a tutte le banche cinesi che finanziano la costruzione, come la China Development Bank, la Bank of China Ltd. e la  Industrial & Commercial Bank of China Ltd., di bloccare i loro finanziamenti per motivi ambientali e di salute.

“Davanti all'opposizione della comunità al progetto e alla mancanza di conformità legale, chiediamo rispettosamente che coloro che finanziano la centrale a carbone Emba Hunutlu ritirino tutto l'appoggio finanziario al progetto. Crediamo che i problemi che si sono accumulati in merito alla biodiversità, all'ambiente, all'inquinamento dell'aria, al clima e all'allineamento di politiche comportino un serio allarme sul coinvolgimento del vostro istituto a questo progetto”, disse il gruppo nella lettera.

Un recente documento del Fondo Mondiale per la Natura in Turchia (WWF-Turchia) e dell'Associazione di Ricerca sull'Economia e la Finanza Sostenibile (SEFiA) rivela i costi provocati da questa centrale elettrica sull'ambiente e sulla salute delle popolazioni locali. Quando sarà in funzione, la centrale elettrica di Hunutlu “funzionerà con 2.8 milioni di tonnellate di carbone all'anno ed emetterà più di 200 milioni di tonnellate di CO2 nell'intero periodo di vita del progetto”, ha scritto Rainforest Action Network nel rapporto “Scommettere sul caos climatico – rapporto sulla finanza basata sui combustibili fossili 2021”.

La popolazione che vive nelle vicinanze della zona di costruzione dell'impianto nella baia di Iskenderun è già colpita dall’inquinamento dell'aria provocato da altre installazioni industriali come una centrale elettrica a gas, due centrali elettriche a carbone e un'acciaieria. Secondo Rainforest Action Network, circa due milioni di abitanti e la biodiversità locale avranno delle ripercussioni per colpa dell'inquinamento causato dal nuovo impianto. Nel giugno 2020, un rapporto pubblicato dal Centro Investigativo sull'Energia e l'Aria Pulita stima che la centrale porterà a 2000 morti premature nell'arco dei 40 anni in cui sarà in funzione.

C'è inoltre il rischio di un aumento di casi di cancro collegati alla centrale. In una causa con cui è stata impugnata l'autorizzazione della centrale ad energia termica di Sugözü Kömürlü, operativa dal 2003, volontari della Piattaforma Ambientale del Mediterraneo Orientale e l'avvocato İsmail Hakkı Atal dissero [tr] che nella zona i casi di cancro erano aumentati di 11 volte e i tipi di cancro erano aumentati del 275 % tra il 2009 e il 2014.

Viene messa in discussione la fattibilità economica

Oltre all'impatto diretto sull'ambiente e sulla salute pubblica, gli attivisti mettono anche in discussione il modello economico e la fattibilità di questo faraonico progetto. Il nuovo rapporto di WWF-Turchia e di SEFiA indica che la centrale di Hunutlu non ammortizzerà il costo del capitale investito, al meno nei prossimi 30 anni.

In collaborazione con Climate Action Network (CAN) Europe, Bengisu Özenç, autore del rapporto e direttore fondatore di SEFiA, ha spiegato:

Our net present value calculations show that under the capital cost scenario which corresponds to the ultra-supercritical coal burning technology, the Hunutlu thermal power plant is unable to pay back its capital cost over a period of 30 years, even under the assumption of high electricity prices. It is therefore worth questioning the political economy and financial sustainability of this investment, which would have an installed capacity of 1,320 megawatts if completed.

I nostri calcoli del valore attuale netto mostrano che, nello scenario dei costi del capitale che corrisponde alla ultra-supercritica tecnologia di combustione del carbone, la centrale termica di Hunutlu non può ammortizzare il suo costo del capitale in un periodo di 30 anni, nemmeno nell'ipotesi che i prezzi dell'elettricità siano elevati. Pertanto, vale la pena interrogarsi sull'economia politica e la sostenibilità finanziaria di questo investimento che, se completato, avrà una capacità installata di 1320 megawatt.

Aslı Pasinli, direttore generale di WWF-Turchia, dichiarò alla Climate Action Network Europe: “In uno scenario nel quale si discute sempre più sulle strategie di uscita dal carbone, la costruzione di nuove centrali elettriche a carbone pone dei seri interrogativi. La risposta a queste domande si trova negli studi di fattibilità finanziaria degli investimenti nelle nuove centrali che, speriamo, vengano bloccate per la preoccupazione nei confronti del cambiamento climatico e anche per le trasformazioni nei flussi finanziari mondiali”.

Ankara ha bisogno di Pechino per superare la sua crisi economica

Nel 2021 si compie il cinquantesimo anniversario dell'inizio delle relazione diplomatiche tra Turchia e Cina. Il 13 luglio, nel corso di una telefonata, i leader dei due paesi si sono congratulati reciprocamente per l'occasione, evidenziando l’ “alto potenziale dei legami commerciali e diplomatici tra la Turchia e la Cina” in settori che includono “energia, commercio, trasporti e salute”.

Le relazioni della Turchia con la Cina si sono modificate in modo sostanziale dal 2009, quando l'allora primo ministro Erdoğan definì un “massacro” ciò che era successo con la minoranza etnica uigura della Cina. Ma la stagnazione dell'economia turca indica un cambiamento in come i dirigenti del paese vedono la Cina.

In un’intervista con Voice of America, Kemal Kirisci, ricercatore principale dell'Istituto Brookings di Washington, disse che l'attuale governo turco spera che gli investimenti, il commercio e i crediti cinesi possano aiutare a salvare la sua economia. Nel 2019, la Turchia non firmò la lettera congiunta emessa nella XLI sessione del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite per condannare le “detenzioni arbitrarie di massa e la violazioni ad esse collegate” di uiguri e altre minoranze da parte della Cina. Un’inchiesta del luglio 2020 pubblicata da The Telegraph documentò l'”assenso di Ankara alle richieste di estradizione inoltrate da Pechino per dissidenti uiguri cinesi” e sottolineò il cambiamento nei suoi interessi.

Oltre a centrali elettriche a carbone, gli investimenti della Cina nel paese includono, tra gli altri, ferrovie, il tunnel ferroviario di Marmaray, costruito e finanziato dalla Cina, una partecipazione del 65 % nel terzo terminal per container della Turchia, un terzo ponte che unirà i due continenti di Istanbul e la più grande piattaforma di commercio online della Turchia, Trendyol, acquisita dall'impresa cinese Alibaba nel 2018.

In questo contesto di stretti legami economici e investimenti con la Cina, gli ecologisti si sono mobilitati con una grande campagna per fermare alcuni di questi progetti, come la centrale elettrica.

Per quanto riguarda la Cina, alcuni dicono che non è troppo tardi per cambiare direzione. Elif Gündüzyeli, coordinatrice della politica del carbone di Climate Action Network (CAN) Europe, ha detto: “La Cina potrebbe accelerare il cambiamento verso un'energia a basse emissioni di carbonio in Turchia, manifestando la sua intenzione di portare la leadership climatica nella BRI (Nuova via della seta) invece di perseguire progetti ad alto contenuto di carbone come Hunutlu”.


Questo articolo fa parte di uno studio dell’Osservatorio dei Media Civici sulle narrazioni concorrenti sulla Nuova Via della Seta, e analizza come le società e le comunità percepiscono in modo differente i possibili benefici e i potenziali svantaggi dello sviluppo guidato dalla Cina. Per conoscere di più su questo progetto, cliccate qui.

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