
Donne che celebrano la Giornata internazionale della donna a Città del Messico, Messico, marzo 2023. Foto di Miguel González su Pexels.
Di Christelle Kalhoule e Sarah Strack
A marzo, mentre il mondo celebra la Giornata internazionale della donna [en, come tutti i link successivi], le organizzazioni per i diritti delle donne non si limitano a chiedere riconoscimento: guidano movimenti, difendono diritti e ridefiniscono il concetto di democrazia. Eppure, mentre promuovono il cambiamento e contribuiscono a tenere insieme le società, si trovano ad affrontare un ambiente sempre più ostile. In diverse regioni del mondo, i movimenti femministi e le organizzazioni della società civile guidate da donne si confrontano con una serie di crisi simultanee che minacciano decenni di progressi conquistati con fatica: uno spazio civico sempre più ristretto, l’ascesa dell’autoritarismo, la repressione digitale e un panorama globale dei finanziamenti in calo proprio nel momento in cui sarebbe più necessario.
Si tratta di una questione democratica, non marginale
Dal Sudan all'Afghanistan, dal Guatemala al Senegal, le organizzazioni femminili sono spesso le prime a intervenire quando le istituzioni falliscono: offrono protezione, documentano abusi, mediano i conflitti, difendono i diritti sulla terra e sul lavoro e controllano il potere. Eppure, oggi molte di queste organizzazioni vengono sistematicamente relegate ai margini, considerate opzionali piuttosto che attori essenziali della vita sociale e politica.
Una tempesta perfetta per la società civile femminista
Negli ultimi due anni, le organizzazioni guidate da donne e quelle focalizzate sulle questioni di genere sono state colpite in modo sproporzionato dai tagli ai finanziamenti e dai cambiamenti nelle priorità dei donatori. Mentre le risorse vengono dirottate verso risposte umanitarie a breve termine, sicurezza o interessi geopolitici, gli investimenti a lungo termine nella giustizia di genere, nella leadership femminile e nell'organizzazione femminista perdono priorità o vengono considerati “non essenziali”.
Allo stesso tempo, lo spazio operativo per la società civile si sta riducendo a un ritmo allarmante. Le leggi che limitano i diritti di associazione, riunione ed espressione sono sempre più utilizzate contro i movimenti femministi e LGBTQ+. Le attiviste per i diritti umani subiscono sorveglianza, molestie online, criminalizzazione e minacce fisiche — la mancanza di protezione o di responsabilità è spesso preoccupante.
Negli spazi digitali, la reazione negativa è altrettanto concreta. Gli algoritmi amplificano la misoginia, la violenza online silenzia le voci delle donne, e le nuove tecnologie vengono utilizzate senza garanzie per l'uguaglianza di genere o per i diritti umani. Eppure, le organizzazioni femministe sono raramente coinvolte nei tavoli in cui si prendono decisioni sulla governance digitale.
Questa combinazione — meno finanziamenti, minori libertà e rischi maggiori — costringe molte organizzazioni a entrare in modalità di sopravvivenza. E quando la società civile femminista viene indebolita, le società diventano più diseguali, più polarizzate e meno democratiche.
La giustizia di genere non è una questione marginale
Nonostante questa realtà, l’uguaglianza di genere viene ancora troppo spesso trattata come un tema aggiuntivo o un mero adempimento formale, piuttosto che come una priorità politica centrale.
Tuttavia, le prove sono evidenti: quando le donne si organizzano, le comunità diventano più resilienti. Quando i movimenti femministi vengono inclusi, le politiche diventano più inclusive. Al contrario, quando le voci delle donne vengono silenziate, il regresso democratico accelera.
La giustizia di genere è inseparabile dalla libertà civica. Non può esserci una democrazia significativa senza il diritto di organizzarsi, protestare, esprimersi e dissentire — e non può esserci un autentico spazio operativo per la società civile se donne, ragazze o gruppi di genere marginalizzati sono esclusi, presi di mira o sottofinanziati.
Ecco perché il momento attuale richiede più di semplici dichiarazioni di preoccupazione. Richiede coraggio politico e cambiamenti strutturali.
Cosa deve cambiare — adesso
Mentre governi, donatori e istituzioni multilaterali affrontano un'era di incertezze e riforme, sono necessari tre cambiamenti urgenti:
In primo luogo, i finanziamenti per le organizzazioni femministe e guidate da donne devono essere protetti e ampliati, non sacrificati. Fondi flessibili, a lungo termine e di base sono essenziali per i movimenti che operano sotto pressione — non progetti a breve termine che ignorano le realtà politiche sul territorio.
In secondo luogo, lo spazio operativo per la società civile deve essere difeso attivamente. Ciò include l’abrogazione di leggi restrittive, la protezione delle attiviste per i diritti umani e la garanzia che gli spazi digitali, nella loro essenza, siano governati con trasparenza, responsabilità e uguaglianza di genere.
In terzo luogo, i movimenti delle donne devono essere considerati attori politici, non solo beneficiari. Dai dibattiti sulle riforme dell’ONU alle negoziazioni sul clima, dalla costruzione della pace alla governance digitale, la società civile femminista deve avere un posto al tavolo delle trattative — con reale influenza, non come mero esercizio simbolico.
Marcia con noi: dalla solidarietà all'azione
È per questo che Forus ha lanciato la campagna March With Us (Marcia con noi) per la giustizia di genere, basata sull’azione collettiva, sulla narrazione e sulla leadership femminista.
March With Us non significa parlare per le donne; significa offrire loro spazi per farsi sentire. Attraverso articoli, podcast, narrazione multimediale e interventi negli spazi di advocacy internazionale, la campagna amplifica voci troppo spesso escluse, pur essendo le più vicine alle realtà dell’ingiustizia e della resistenza.
In un momento in cui paura e frammentazione minacciano di definire la nostra politica, la società civile femminista continua a offrire qualcosa di radicale: solidarietà, cura, responsabilità e speranza.
In occasione del mese di marzo, scegliamo di stare al loro fianco.
Perché difendere la giustizia di genere non è un'opzione.
E perché proteggere i diritti delle donne equivale a proteggere la democrazia stessa.







