“I rifugiati sono merce di scambio?” L'ONU contesta lo “scambio” di richiedenti asilo tra Francia e Regno Unito

Screenshot showing refugee men — from video ‘British Parliament debates 'illegal migration' bill’ uploaded to YouTube by Al Jazeera English. Fair use

Screenshot del video sul ‘dibattito del Parlamento britannico sul disegno di legge volto a contrastare l'immigrazione irregolare’ caricato su YouTube da Al Jazeera English. Uso consentito.

Il controverso accordo [en, come tutti i link seguenti, salva diversa indicazione] detto “uno dentro, uno fuori”, stipulato tra il Regno Unito e la Francia, che prevede l'accettazione legale nel Regno Unito di un migrante dalla Francia per ogni migrante irregolare, arrivato clandestinamente via mare e rimpatriato dal Regno Unito in Francia, ha suscitato forti critiche da parte degli esperti in diritti umani delle Nazioni Unite. In una lettera, pubblicata agli inizi di febbraio 2026, gli esperti hanno richiamato l'attenzione su alcuni casi documentati di persone vittime di guerre, torture e tratta di esseri umani (tra cui rifugiati provenienti dal Sudan e dalla Striscia di Gaza), che sono state detenute e sottoposte a coercizione prima di essere rimpatriate in Francia ai sensi di tale accordo.

I difensori dei diritti umani sostengono che l'accordo pilota, mirato a ridurre il numero di migranti irregolari che attraversano il Canale della Manica, equipara di fatto i richiedenti asilo a “merce”, trasformando i diritti umani individuali in beni scambiati tra gli stati per convenienza politica.

Un accordo fondato sullo scambio, non sulla protezione

In base allo schema “uno dentro, uno fuori” stipulato tra il Regno Unito e la Francia, chi arriva irregolarmente nel Regno Unito via mare e viene selezionato per il rimpatrio, può essere rimandato in Francia. In cambio, il Regno Unito si impegna ad accettare un numero equivalente di persone che provengono dalla Francia tramite canali sicuri.

La legge internazionale sui rifugiati considera il diritto di richiedere asilo come un diritto individuale garantito a chiunque tema per la propria vita o sia vittima di persecuzione, non una quota negoziabile o una sorta di “esercizio contabile”. Le voci critiche sostengono che associando l'ammissione legale a ogni deportazione, l'accordo mercifica i richiedenti asilo

I timori, espressi per iscritto da nove esperti in diritti umani dell'ONU, compresi i relatori speciali, si riferiscono a casi di persone in attesa di espulsione, detenuti prima della deportazione. Secondo loro, questa procedura solleva interrogativi sull'arbitrarietà dei criteri di selezione e sull'idoneità. Nella loro lettera avvertono che il processo “in sè equivale a un trattamento crudele, disumano e degradante”.

Segnalazioni di uso della forza durante gli sgombri

Le organizzazioni per i diritti umani hanno anche documentato il preoccupante trattamento dei rifugiati durante la detenzione e il rimpatrio. In una dichiarazione congiunta i gruppi di sostegno per rifugiati fanno presente che persone, già vittime di torture, tratta di esseri umani o gravi episodi di violenza sono state detenute in centri simili a carceri e sottoposti a contenzione, isolamento e uso della forza in attesa dell'espulsione. Pratiche che rischiano di causare nuovi traumi e aggravare la salute mentale di chi è già sopravvissuto a precedenti traumi.

Il  rapporto di un'organizzazione per la difesa dei diritti umani ha descritto casi di sopravvissuti a torture e violenze estreme, costretti a subire procedure di espulsione senza adeguate garanzie. Tra questi, persone provenienti da zone di conflitto, come il Sudan e la Striscia di Gaza, dove guerre e genocidi hanno sfollato milioni di persone.

Le voci della società civile

Le organizzazioni della società civile, sia nel Regno Unito che in Francia, hanno esortato le linee e compagnie aeree coinvolte nei voli di deportazione a riconsiderare il loro ruolo in tale schema. In una serie di lettere coordinate, 28 ONG hanno sollecitato i vettori a interrompere la collaborazione all'espulsione, classificando le deportazioni come “crudeli e forzate” ed evidenziando che spesso si tratta di sopravvissuti alla tratta di esseri umani e alla moderna schiavitù.

Un portavoce di una coalizione di tali organizzazioni ha affermato che questa politica “è un modo disumanizzante di trattare le persone che hanno scelto di migrare per fuggire a guerre e persecuzioni”, sostenendo che di fatto questo scambio di persone risponde a obiettivi politici ma non protegge i loro diritti

Questioni legali ed etiche

I governi che hanno implementato l'accordo affermano che è conforme alle leggi nazionali e internazionali, e che può contribuire a scoraggiare i pericolosi attraversamente illegali della Manica. Tuttavia, i gruppi di difesa dei diritti umani si domandano se le principali misure di protezione vengano rispettate e se la necessità di protezione sia stata adeguatamente valutata prima dell'espulsione.

Gli esperti dell'ONU hanno posto a entrambi i governi domande dettagliate sugli aspetti non divulgati dello schema pilota, tra cui su come vengono prese le decisioni di rimpatrio e quali tutele vengono adottate per impedire l'ulteriore respingemento, ovvero il rimpatrio di persone in paesi dove la loro vita potrebbe essere in pericolo.

Cosa significa per i diritti universali?

Le voci critiche sostengono che, quando le politiche in materia di asilo sono articolate attorno a scambi bilaterali anziché alla necessità di protezione dei singoli, lo stesso concetto di diritti umani universali ne esce indebolito. I moniti degli esperti delle Nazioni Unite e le reazioni della società civile rimandano a un dibattito più ampio sull'allineamento di tali schemi pilota con la Convenzione sullo stato dei rifiugiati del 1951 e con gli obblighi in materia di diritti umani correlati.

Pur continuando a essere in vigore, l'accordo tra Regno Unito e Francia non mette a tacere i dubbi su fino a dove possono spingersi i paesi per bilanciare il controllo dei flussi migratori con gli obblighi di tutelare la dignità e i diritti dei rifugiati. Se la protezione diventa subordinata a uno scambio politico, il diritto di asilo potrebbe trasformarsi in una registrazione contabile anziché continuare a essere un diritto individuale inviolabile.

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