Le proteste dell'8 marzo a Skopje: “Il femminicidio inizia ben prima dell'atto fatale”

"There is no freedom without free women" banner on the March 8, 2026 march in Skopje, North Macedonia. Photo: Meta.mk, used with permission.

Striscione con la scritta “Non c'è libertà senza donne libere” durante la marcia dell'8 marzo 2026 a Skopje, Macedonia del Nord. Fotografia: Meta.mk, uso legittimo.

Questo articolo si basa su un servizio dell'agenzia di stampa Meta.mk pubblicato l’8 marzo 2026 [en, come tutti i link successivi, salvo diversa indicazione]. Una versione rivista viene qui ripubblicata in virtù di un accordo di condivisione dei contenuti tra Global Voices e la Metamorphosis Foundation. 

Centinaia di cittadini hanno partecipato alla marcia di protesta dell’8 marzo a Skopje all’insegna dello slogan “Non scompariremo”. Secondo gli organizzatori, l’evento di quest’anno è stato il più grande mai tenuto finora per celebrare la Giornata internazionale della donna. I partecipanti hanno sfilato con striscioni che chiedevano maggiore responsabilità istituzionale.

La marcia è iniziata con un minuto di silenzio per Ivana e Katja Jovanovski, madre e figlia recentemente decedute dopo aver subito a lungo violenze domestiche [mk] da parte del marito e del padre; i relatori hanno sottolineato che il femminicidio inizia molto prima dell’atto finale di violenza: “ben prima dell’atto fatale”. Esortando a considerare la questione della violenza domestica una priorità, hanno aggiunto: “Spesso sentiamo i responsabili dire con un sorriso: ‘Se l’è cercata lei stessa’. Come possono le istituzioni chiedere alle donne di denunciare la violenza se poi ritirano le denunce o non agiscono?”

Tra un discorso e l’altro, i partecipanti hanno ripetutamente chiesto giustizia per le vittime di femminicidio Jovanovski, così come per Rosica Koceva e Ramajana Asan, entrambe uccise dai loro partner. Hanno fischiato [mk] il primo ministro Hristijan Mickoski e il ministro dell’Interno Panche Toshkovski per non aver fatto abbastanza per prevenire e punire il femminicidio, e per le loro dichiarazioni in cui esortavano le donne a denunciare la violenza e a non ritirare le denunce presentate alla polizia.

La questione del ritiro delle denunce da parte delle donne è ora irrilevante, tuttavia, poiché una nuova legge obbliga la polizia ad agire d’ufficio nei casi di violenza, anche se la vittima non vuole sporgere denuncia.

Pedestal which held the stolen bust of national hero Vera Jocić, and a banner with its image with the slogan "We will not dissapear." Photo by Meta.mk, used with permission.

Piedistallo che ospitava il busto rubato dell'eroina nazionale Vera Jocić e uno striscione con la sua immagine e lo slogan “Non scompariremo”. Fotografia: Meta.mk, uso legittimo.

La marcia si è conclusa nei pressi della sede del governo, presso il piedistallo dedicato alla combattente antifascista Vera Jocić (1923–1944), la cui statua è stata rubata nel dicembre 2025 e non è stata ancora sostituita. I partecipanti hanno interpretato questo episodio [mk] come parte di un più ampio fenomeno di abbandono istituzionale e di emarginazione dell’eredità storica antifascista e delle donne.

In Macedonia del Nord, troppo spesso le donne sono costrette a cercare protezione da sole

La tragedia più recente, in cui una madre e sua figlia sono state uccise nonostante le ripetute segnalazioni di violenza domestica, ha messo ancora una volta in luce le carenze sistemiche nella protezione delle donne in Macedonia del Nord, dimostrando che quando le istituzioni non intervengono in tempo, la violenza può portare alla morte.

I dati provenienti dai registri della polizia e dei tribunali [mk] indicano che la violenza domestica rimane diffusa, con quasi tre casi segnalati ogni giorno e migliaia di episodi registrati negli ultimi anni. La stragrande maggioranza dei carnefici è costituita da uomini, mentre le vittime sono per lo più donne, e negli ultimi quattro anni decine di omicidi sono stati collegati alla violenza domestica.

L'ultima tragedia ha posto al centro del messaggio principale della protesta per la Giornata internazionale della donna la questione della mancanza di sicurezza di base per le donne. Gli organizzatori hanno sottolineato che “le istituzioni competenti che hanno ignorato, minimizzato, relativizzato, incoraggiato e permesso la violenza contro le donne sono colpevoli”, mentre qualsiasi comunità che “sceglie di credere a chi commette il reato invece che alle vittime è anch’essa da biasimare”. In un annuncio diffuso via e-mail prima della marcia, gli organizzatori hanno affermato che le donne sono “lasciate da sole a proteggersi e a cercare aiuto invano”.

Una cifra record: nel 2025 ben 4745 donne hanno denunciato episodi di violenza domestica

Secondo i dati del Ministero dell’Interno reperiti da Meta.mk, che comprendono reati, contravvenzioni e denunce di violenza domestica, nel 2025 in Macedonia del Nord si è registrato un numero record di 4.745 donne che hanno denunciato episodi di violenza domestica. Se si analizzano i dati e la serie di casi [mk] degli ultimi cinque anni, la situazione è preoccupante. Le mogli sono solitamente il gruppo più colpito, il che fa scattare l’allarme per l’introduzione di misure rafforzate a loro tutela e sostegno.

Meta.mk scrive che la violenza contro le donne in Macedonia sta riemergendo, con diversi casi [mk] segnalati in un solo giorno, secondo un recente bollettino quotidiano del Ministero. A Skopje e Delchevo, diverse donne hanno denunciato aggressioni fisiche, minacce e abusi psicologici da parte dei loro partner o ex partner. La polizia è intervenuta in seguito a diverse segnalazioni di violenza di genere, il che è un'ulteriore prova del fatto che molte donne sono esposte al pericolo dietro le porte chiuse delle loro case.

Negli ultimi cinque anni, il Ministero dell’Interno ha registrato 26 femminicidi: quattro nel 2021, due nel 2022 e nove nel 2023, compreso l’omicidio di una ragazza di 14 anni. Nel 2024 sono state uccise cinque donne, tra cui una bambina di due anni, e sei donne sono state uccise nel corso del 2025.

Portion of the people gathered in Women Fighter Park in Skopje for March 8, 2026 protest. Photo by Meta.mk, used with permission.

Parte delle persone riunitesi al Parco delle Donne Combattenti di Skopje per la manifestazione dell’8 marzo 2026. Fotografia: Meta.mk, uso legittimo.

La mancanza di istituzioni forti a tutela delle vittime

Ana Avramoska Nushkova, della Rete nazionale contro la violenza contro le donne e alla violenza domestica, ha affermato che, sebbene le denunce siano aumentate grazie alle campagne di sensibilizzazione, molte donne le ritirano, privando i casi di conseguenze legali. Ha inoltre indicato la dipendenza economica e la pressione sociale come ostacoli principali, sottolineando la necessità di un sostegno istituzionale più forte:

Многу пати, жените кога пријавуваат насилство знаеја и да се повлечат, поради економската зависност, заедничкото живеење, многу од нив живеат во семејни куќи со свекор, но и од останатите патријархални норми и родови стереотипи кои сè уште постојат во нашето општество и притисокот од првично најблиското семејство, па потоа од пошироката средина. За кривичното дело телесна повреда каде најчесто се случуваа овие повлекувања на жртвата сега со последните измени на Кривичниот законик при пријава на ова дело ЈО ќе го гони сторителот по службена должност. Но, многу е важно што ние како систем имаме да ѝ понудиме на жртвата за да ја заштитиме. Мора да е да имаме јаки институции и воспоставени, одржливи и географски соодветно распределени специјализирани сервиси, за да можеме соодветно да ја заштитиме жената-жртва која пријавила насилство.

In molti casi, le donne ritirano la denuncia a causa della dipendenza economica, della convivenza, nonché di altre norme patriarcali e stereotipi di genere ancora presenti nella nostra società, comprese le pressioni esercitate dai familiari più stretti. Grazie alle recenti modifiche al Codice penale, la Procura persegue d’ufficio i reati di lesioni personali, anche se la vittima ritira la denuncia. Ma è fondamentale ciò che il sistema è in grado di offrire per proteggere la vittima. Dobbiamo disporre di istituzioni forti e di servizi specializzati consolidati, sostenibili e distribuiti in modo adeguato dal punto di vista geografico, in modo da poter proteggere adeguatamente le donne che denunciano le violenze.

Tuttavia, nell’ultimo caso di violenza domestica che ha portato alla morte delle Jovanovski, queste modifiche legislative non sono state applicate. Secondo quanto riferito, la polizia avrebbe interrotto il procedimento dopo che la vittima aveva firmato una dichiarazione in cui affermava di non aver subito aggressioni fisiche da parte del marito.

"I want life without fear" sign at March 8 protest in Skopje, North Macedonia. Photo by Meta.mk, used with permission.

Cartello con la scritta “Voglio una vita senza paura” alla manifestazione dell’8 marzo a Skopje, Macedonia del Nord. Fotografia: Meta.mk, uso legittimo.

In un contesto del genere, l’8 marzo ci ricorda che l’impunità istituzionale e la tolleranza sociale nei confronti della violenza creano le condizioni per nuove tragedie. Il femminicidio, lo stupro, le minacce e lo stalking non sono episodi isolati, ma la conseguenza di un sistema che per anni ha ignorato i segnali d'allarme e ha lasciato le donne da sole a lottare per la propria sicurezza.

Quella delle donne è una lotta di tutti

Marta Stevkovska, journalist, author, feminist and gender equality activist from the Stella network. Photo: Žarko Čulić, used with permission.

Marta Stevkovska, giornalista, scrittrice, femminista e attivista per l’uguaglianza di genere della rete Stella. Fotografia: Žarko Čulić, uso legittimo.

Marta Stevkovska, giornalista, scrittrice, femminista e attivista per l’uguaglianza di genere della rete Stella, ha affermato che la lotta contro la violenza di genere è collettiva e richiede un impegno attivo sia da parte delle istituzioni che della società: “È ora che gli uomini si uniscano alla marcia, che chiedano anch’essi che venga fatta giustizia, che condannino la violenza e si rifiutino di distogliere lo sguardo quando si verificano episodi di violenza […] È ora che le autorità competenti ci ascoltino davvero e ci proteggano, che facciano il loro lavoro come previsto dalla legge. Non basta dire ‘stop alla violenza’ o pronunciare discorsi che incoraggino a denunciare”.

Sottolineando che senza responsabilizzazione le donne rimangono indifese ed emarginate, Stevkovska ha proseguito: “Le istituzioni devono fornire protezione e sostegno concreti. Anche la comunità ha una responsabilità quando normalizza la violenza e incolpa le donne sulla base di stereotipi e pregiudizi, rendendo ancora più difficile per le vittime denunciare gli abusi”.

"We will not disappear" and "There is no freedom without free women" banners on the March 8, 2026 march in Skopje, North Macedonia. Photo: Meta.mk, used with permission.

Striscioni con le scritte “Non scompariremo” e “Non c’è libertà senza donne libere” durante la marcia dell’8 marzo 2026 a Skopje, Macedonia del Nord. Fotografia: Meta.mk, uso legittimo.

Oltre alle carenze istituzionali, gli esperti avvertono che la disinformazione di genere distorce ulteriormente la percezione pubblica della violenza e rafforza stereotipi dannosi. Un’analisi condotta dal Media Diversity Institute e dalla Metamorphosis Foundation sulla disinformazione di genere nei Balcani occidentali evidenzia come tali narrazioni prendano sempre più di mira le donne nella vita pubblica e minino la parità di genere.

Un precedente sondaggio dell’OSCE mostra che molti cittadini percepiscono ancora la violenza domestica come una questione privata, contribuendo alla mancata denuncia dei casi e a una risposta istituzionale limitata. Insieme, questi fattori creano un ambiente in cui la violenza è normalizzata e più difficile da contrastare.

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