Il segnale che non possiamo ignorare: cosa rivela il rapporto LONDA 2025 sui diritti digitali in Africa?

African researchers

Ricercatori, autori e membri del team di Paradigm Initiative sul palco durante la presentazione ufficiale del rapporto LONDA 2025 al DRIF26 di Abidjan. Foto di Paradigm Initiative. Licenza: CC BY-NC-ND.

Paradigm Initiative ha recentemente pubblicato il rapporto LONDA 2025 [en, come i link seguenti, salvo diversa indicazione], in cui viene messo in luce lo stato di fragilità dei diritti digitali in 29 Stati africani. Mentre alcuni paesi hanno varato leggi all'avanguardia per proteggere i dati degli utenti, molti governi hanno intensificato i blocchi di Internet, la sorveglianza e gli arresti per controllare gli spazi online. Il documento, dal taglio esaustivo, evidenzia come la democrazia digitale si stia espandendo in alcune regioni, mentre in altre subisce una forte repressione autoritaria.

Nel rapporto annuale viene valutata la conformità dei vari paesi agli standard internazionali in materia di diritti umani attraverso un indice di punteggio. I ricercatori analizzano 12 indicatori chiave, tra cui le interruzioni di Internet, l'inclusione digitale, la criminalizzazione delle notizie false, la protezione dei dati e la sicurezza dei minori online. Assegnano punteggi su una scala massima di 60 per valutare in che misura i governi tutelino le libertà sancite dalla Dichiarazione della Commissione africana dei diritti dell'uomo e dei popoli (ACHPR).

Un continente diviso: variazioni regionali nei punteggi

Il rapporto LONDA 2025 mette in luce forti contrasti nel modo in cui le diverse regioni gestiscono le libertà digitali. Confrontando i punteggi del 2024 e del 2025, i ricercatori hanno rilevato significativi progressi legislativi, ma altrettante preoccupanti regressioni democratiche in tutto il continente.

Nell'Africa meridionale, è il Botswana a distinguersi come un caso di successo degno di nota. Il Paese è passato da un punteggio di 28 nel 2024 a 35 nel 2025. I legislatori hanno adottato la Legge sulla Protezione dei Dati e la Legge sull'accesso alle informazioni, rafforzando i diritti alla privacy dei cittadini. Il Botswana, inoltre, ha mantenuto un record perfetto di nessun blocco di Internet. Anche la Namibia ha compiuto passi avanti grazie all'introduzione del Fondo per il servizio universale (USF), fornendo per la prima volta l'accesso al 4G a oltre 9000 cittadini. Il vicino Mozambico, tuttavia, ha registrato un miglioramento minimo, passando da 23 a 24, poiché le autorità hanno approvato norme che consentono la sospensione dei servizi di telecomunicazione in caso di presunte minacce alla sicurezza pubblica.

Il progresso in una singola nazione, tuttavia, non garantisce la sicurezza a livello continentale, come si è visto in Zambia. Il Paese ha mantenuto un panorama digitale relativamente stabile per tutto il 2025. All'inizio del 2026, però, il governo zambiano ha improvvisamente imposto il rinvio all'ultimo minuto del RightsCon, il più grande raduno mondiale di difensori dei diritti umani nell’era digitale. In sostanza questa inaspettata decisione ha comportato la completa cancellazione del grande evento, cogliendo di sorpresa organizzatori e partecipanti a meno di una settimana dall'inizio previsto. Chiudere le porte a un evento globale di tale portata costituisce una restrizione improvvisa e grave dello spazio civico. Ciò contraddice direttamente qualsiasi progresso che lo Zambia affermasse di aver compiuto in precedenza. I sostenitori dei diritti digitali si stanno già chiedendo di quanto precipiterà il punteggio dello Zambia nella prossima revisione del 2026. Questo incidente dimostra che un governo può vanificare anni di progressi in materia di diritti digitali con una singola decisione politica.

L'Africa occidentale ha registrato un quadro misto di progressi e passi indietro. Il Senegal ha visto il proprio punteggio salire da 34 a 38. La Corte di giustizia dell'ECOWAS ha emesso una sentenza storica che condanna lo Stato senegalese per i blackout di Internet del 2023, stabilendo un precedente giuridico fondamentale per i diritti digitali. Il governo senegalese ha conseguentemente mantenuto Internet attivo per tutto il 2025. Il punteggio del Togo, di contro, è sceso da 29 a 28. Durante le proteste civiche del giugno 2025 le autorità togolesi avevano gravemente ostacolato l'accesso a piattaforme quali WhatsApp, Facebook e Telegram.

La Nigeria ha registrato un leggero calo, passando da 36 a 35. Sebbene la Commissione nigeriana per la protezione dei dati abbia attivamente applicato le leggi sulla privacy, il costo dei servizi di telecomunicazione è aumentato per la prima volta dal 2013 e la rimozione poco trasparente dei contenuti è rimasta un problema persistente. Il Gambia ha raggiunto un livello moderato di conformità, in particolare con l'adozione di una legge sulla protezione dei dati in November 2025, nel novembre 2025, ma dopo 15 anni di promesse manca ancora un Fondo Universale di Servizio (USF) funzionante.

Nel Nord Africa l'Egitto è passato da un punteggio di 32 a 38. Il governo ha lanciato la seconda edizione della propria Strategia nazionale sull'intelligenza artificiale (IA) e ha adottato una politica di open data. Nonostante questi progressi, le leggi vigenti consentono ancora la sorveglianza per periodi indefiniti senza chiare garanzie.

Più a sud il Sudan è sceso a un disastroso punteggio di 20, rispetto ai 21 del 2024. Il conflitto in corso ha ridotto drasticamente la connettività, portando le autorità a bloccare Internet durante gli esami e i gruppi armati a sequestrare i dispositivi elettronici dei cittadini per controllare le comunicazioni private. Il Kenya, in Africa orientale, ha registrato limitazioni della velocità di internet durante un periodo di disordini a giugno ha limitato l’accesso a Telegram durante gli esami nazionali. Anche la Tanzania ha immerso i propri cittadini in un blackout digitale totale durante le elezioni di ottobre, accompagnate da oltre 1700 arresti e dalla limitazione dell'accesso alla piattaforma social X.

La lotta continua contro i blocchi e la censura

A livello continentale, la Commissione africana per i diritti umani e dei popoli (ACHPR) sta contrastando attivamente la repressione digitale.

Nel 2024, la commissione ha approvato la Risoluzione 580, nella quale si esortano esplicitamente gli Stati a garantire che Internet rimanga accessibile e sicuro prima, durante e dopo le elezioni. Sulla base di tale risoluzione, nel 2025, è stata approvata la Risoluzione 630, che fornisce alle aziende tecnologiche linee guida per preservare l’integrità delle informazioni e condurre valutazioni trasparenti dell’impatto sui diritti umani. Nonostante queste chiare direttive, l'interruzione di Internet rimane lo strumento più utilizzato da diversi governi africani alle prese con tensioni politiche.

Il rapporto LONDA ha documentato interruzioni deliberate delle reti in diversi paesi. In Camerun il governo ha interrotto i sistemi di comunicazione elettronica [fr] tra il 23 ottobre e il 7 novembre. Tale interruzione ha coinciso direttamente con il ritardo nell'annuncio dei risultati delle elezioni presidenziali del 2025 e con gravi tensioni politiche.

Pur non bloccando completamente Internet, spesso, le autorità ricorrono a leggi restrittive per colpire le voci dissenzienti. In tutto il continente i governi utilizzano i codici penali e le leggi sui reati informatici come arma per mettere a tacere giornalisti e attivisti con il pretesto di combattere le notizie false. In Benin l'applicazione del Codice Digitale ha portato all'arresto arbitrario di diversi direttori di testate giornalistiche e attivisti digitali che avevano criticato l'amministrazione.

Allo stesso modo le forze di sicurezza somale hanno spesso preso di mira i giornalisti, confiscando i loro dispositivi elettronici senza alcuna accusa formale. In Ghana le autorità continuano ad applicare in modo improprio la Legge sulle Comunicazioni Elettroniche per arrestare e perseguire i professionisti dei media, nonostante il Paese abbia abrogato le leggi sulla diffamazione penale già da anni. Queste azioni violano direttamente il diritto internazionale dei diritti umani e creano un effetto dissuasivo che costringe i cittadini all'autocensura.

Sorveglianza, privacy e disparità di genere

Il panorama digitale sta diventando sempre più pericoloso per i gruppi vulnerabili. La violenza di genere facilitata dalla tecnologia (TFGBV) è un fenomeno in rapida diffusione che la maggior parte dei quadri giuridici non è in grado di affrontare adeguatamente. Il rapporto ha messo in luce gravi campagne di disinformazione di matrice di genere in Benin, volte specificamente a tenere le donne lontane dalla politica. Gli autori di questi attacchi diffondono narrazioni false basate sulla misoginia per sminuire le leader donne e scoraggiare la partecipazione politica femminile.

Le tecnologie di sorveglianza rappresentano inoltre una grave minaccia alla privacy in tutta l'Africa. In Zimbabwe, Lesotho e Togo i cittadini sono sottoposti a una sorveglianza mirata delle comunicazioni. In Togo il governo ha istituito un nuovo centro di sicurezza informatica, creando un clima di paura e spingendo giornalisti e giovani all'autocensura delle proprie comunicazioni online. La maggior parte dei paesi non dispone del necessario controllo giudiziario per impedire alle agenzie di intelligence di abusare di questi strumenti di monitoraggio.

Molti Paesi, per colmare il divario digitale, hanno istituito dei Fondi per il servizio universale (USF) al fine di finanziare la connettività nelle aree rurali e a basso reddito. Mentre il Botswana e il Malawi hanno utilizzato attivamente questi fondi per collegare le scuole in aree rurali, molte altre nazioni gestiscono i propri fondi in totale mancanza di trasparenza. La mancata attuazione efficace degli USF lascia le comunità emarginate, comprese le persone con disabilità, escluse dall'economia digitale.

C'è un barlume di speranza per quanto riguarda la sicurezza dei minori online. Nel 2025 il Kenya ha emanato linee guida settoriali per la protezione dei minori online, il Lesotho ha varato linee guida simili sviluppate nel 2024 e la Tunisia ha adottato la Carta nazionale per la protezione dei minori online. La maggior parte dei paesi, tuttavia, è sprovvista di leggi specifiche a tutela dei minori dal cyberbullismo, dall'adescamento online e dalla profilazione dei dati. Anche la governance dell'intelligenza artificiale sta lentamente prendendo piede: nel 2025 Kenya, Zimbabwe e Zambia hanno elaborato strategie nazionali in materia di IA per guidare la futura integrazione tecnologica.

A traditional dancer

Una ballerina tradizionale si esibisce davanti al pubblico durante il Forum sui diritti digitali e l'inclusione (DRIF26), organizzato da Paradigm Initiative ad Abidjan, in Costa d'Avorio, dove è stato presentato ufficialmente il rapporto LONDA 2025. Foto di Paradigm Initiative. Licenza: CC BY-NC-ND.

Diffondere il messaggio attraverso il cinema

I rapporti e i dati sono fondamentali per la documentazione, ma per cambiare le opinioni e le mentalità occorre una narrazione avvincente. Per dare vita alle difficoltà documentate in queste pagine Paradigm Initiative ha prodotto il cortometraggio “Signal”. Traendo spunto direttamente dai risultati del rapporto LONDA 2024, il film mette in luce i costi nascosti dell'esclusione per le comunità vulnerabili e rurali lasciate ai margini del mondo digitale. Dimostra che, per queste persone, i messaggi più importanti sono spesso proprio quelli che faticano a farsi strada. Ogni snodo narrativo del film rispecchia esattamente le realtà che i cittadini hanno dovuto affrontare in tutto il continente negli ultimi due anni.

Quando viene meno la democrazia digitale, altrettanto fa il potere del popolo. Il rapporto LONDA 2025 funge da monito fondamentale e da guida. Mentre alcune Nazioni africane stanno costruendo economie digitali inclusive e rispettose dei diritti, tante altre stanno invece edificando architetture digitali di controllo.

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