
Adighè si riuniscono in una manifestazione commemorativa sulla costa del Mar Nero nel distretto di Tuapse (Foto scattata prima del 2017). Immagine di Nartyjoko tramite Wikimedia Commons. CC BY-SA 4.0.
Nelle repubbliche della Federazione Russa di Cabardino-Balcaria [it, come i link seguenti, salvo diversa indicazione], Adighezia e Karačaj-Circassia, il 21 maggio è ufficialmente la giornata del ricordo [en] per i circassi — vittime di genocidio durante la guerra del Caucaso. La rivista Holod racconta [ru] come l’esercito russo distrusse villaggi adighè durante quella guerra e cosa è successo alle processioni di commemorazione che si tenevano ogni anno in Cabardino-Balcaria. Global Voices pubblica l’articolo, tradotto ed editato per maggiore chiarezza, con l’autorizzazione di Holod [ru].
La guerra del Caucaso, chiamata dai circassi guerra russo-caucasica, si concluse il 21 maggio 1864. Una messa solenne [ru] e una parata delle truppe russe si tennero a Qbaada [en], attualmente la località sciistica di Krasnaja Poljana, per celebrare la vittoria sui popoli delle montagne.
Se quel giorno l’Impero russo celebrava un trionfo, per i circassi fu una tragedia.

Dipinto di Franz Roubaud dal titolo: La fine della guerra del Caucaso. Da Wikimedia Commons, di dominio pubblico. Il Granduca Michail Nikolaevič legge il proclama (nel villaggio di Qbaada, oggi Krasnaja Poljana).

Krasnaja Poljana oggi. Foto di Sergei Kazantsev via Wikimedia Commons. CC BY-SA 3.0.
I libri di scuola russi fanno risalire l’inizio della guerra al 1817, quando le truppe russe iniziarono attivamente operazioni contro le popolazioni indigene. Le autorità della repubblica di Cabardino-Balcaria sostengono che la guerra durò 101 anni — a partire dal 1763, quando l’Impero russo costruì la fortezza [ru] di Mozdok nella regione storica della Piccola Cabarda. Il principe locale Kurgoko Kančokin [ru], che si era convertito al Cristianesimo e ne traeva vantaggi economici, cedette le sue terre all’Impero russo. Questa decisione gli inimicò altri governanti circassi.
Secondo Sergej Arutjunov, Dottore in Storia e capo ricercatore all’Istituto di Etnologia e Antropologia dell’Accademia russa delle scienze [en]:
The Circassian serfs began to flee from the princes and nobles to the Mozdok fortress. People switched to Russian citizenship and converted to Christianity. The Russian Empire refused to hand them back, and Circassian landowners became hostile to the Russian population. A confrontation began: on one side were the Russians and those who joined them; on the other were the Circassians and their dependents, the Abazins and Karachays. It was mainly a war between Muslims and Christians.
I sudditi circassi iniziarono a fuggire dai principi e nobili verso la fortezza di Mozdok. Acquisirono la cittadinanza russa e si convertirono al Cristianesimo. L’Impero russo si rifiutò di respingerli e i signori circassi divennero ostili alla popolazione russa. Ne nacque uno scontro: da un lato i russi e chi si era unito a loro, dall’altro i circassi e i loro sudditi, gli abazi e i karačaj. Fu soprattutto una guerra tra musulmani e cristiani.

Dipinto intitolato “Soldato del Caucaso a cavallo” di Oskar Schmerling, 1893. Via Wikimedia Commons. Di dominio pubblico.
During the war, especially in its final stage [1860–1864], Russian troops used a “scorched earth” tactic. They destroyed villages, burned crops, and drove away livestock to force the Circassians out of the mountains and onto the plains. Deprived of shelter and food, a large number of displaced people died from hunger and epidemics of typhus and smallpox.
Durante la guerra, soprattutto nella sua fase finale [1860–1864], le truppe russe [ru] usarono la tattica della “terra bruciata”. Distrussero villaggi, incendiarono i campi e portarono via il bestiame per costringere i circassi ad abbandonare le montagne e scendere in pianura. Senza né casa né cibo, moltissime persone sfollate morirono di fame e a causa delle epidemie di tifo e vaiolo.
Nei primi anni Novanta, il Soviet Supremo della Repubblica socialista sovietica di Cabardino-Balcaria dichiarò [ru] lo sterminio di massa del popolo adighè (circasso) e definì la sua deportazione dalla sua terra natale storica durante la guerra genocidio. “La maggioranza delle persone di etnia adighè, compreso oltre il 90% della popolazione cabardina, venne fisicamente sterminato e più di 500.000 adighè furono espulsi con la forza dall’autocrazia zarista verso l’Impero ottomano,” si legge nella risoluzione del Soviet.

Dipinto intitolato “Membri delle tribù del Caucaso lottano contro i cosacchi”, di Franz Roubaud, 1847. Via Wikimedia Commons. Di dominio pubblico.
La maggior parte dei circassi vive oggi fuori dalla Russia
“Circassi” è il nome russo per indicare il popolo adighè, che comprende cabardi, adighezi, circassi della Repubblica di Karačaj-Circassia e sciapsughi, che vivono nel territorio di Krasnodar’. Il popolo adighè possiede due lingue letterarie: il cabardino-circasso e l’adighè. Prima della guerra russo-circassa, questa popolazione abitava i territori del Nord-Ovest e Caucaso centrale, dalla Penisola di Taman a Ovest al fiume Terek a Est.
Secondo Arutjunov [en]:
In the 19th century, there were more than one and a half dozen Adyghe tribes. About ten of them have survived to this day: tribal division is no longer very relevant, but people remember who their ancestors were.
Nowadays, Adyghes live in six regions of Russia, excluding Moscow, and mainly practice Islam. Kabardians make up about half of the population of Kabardino-Balkaria; in North Ossetia and Stavropol Krai, there is a group of Mozdok Kabardians, many of whom are Christians. A quarter of Adygea's population is Adyghean, and many Adygheans also live in Krasnodar Krai. There, in the Sochi and Tuapse regions, live the Shapsugs, who before the Russo-Caucasian War were one of the largest Adyghe tribes. Circassians make up a tenth of the population of Karachay-Cherkessia.
Nel XIV secolo, esistevano più di una dozzina e mezzo di tribù adighè. Circa dieci sono sopravvissute fino ai giorni nostri: l’appartenenza a una tribù non è più così fondamentlae, ma le persone ci tengono comunque a ricordare chi erano i loro antenati.
Oggi gli adighé vivono in sei regioni della Russia, esclusa Mosca, e sono soprattutto musulmani. I cabardi costituiscono circa la metà della popolazione della Cabardino-Balcaria; in Ossezia del Nord e nella regione di Stavropol’ vivono i cabardi di Mozdok, molti dei quali sono cristiani. Un quarto della popolazione dell’Adighezia è adighezia e molti vivono nella regione di Krasnodar’. Nelle regioni di Soči e Tuapse vivono invece gli Sciapsughi, che prima della guerra russo-caucasica erano una delle tribù adighè principali. I circassi, infine, costituiscono un decimo della popolazione della Karačaj-Circassia.
Secondo l’iniziativa di ricerca del Joshua Project [en], ci sono più di 2,6 milioni di adighè nel mondo. Espulsi dall’Impero russo dalla loro terra d’origine, circa il 70% vive all’estero. La diaspora più grande — più di 1,5 milioni di persone — si concentra in Turchia.
Molti circassi deportati verso l'Impero ottomano morirono di fame e malattie
“Entro il 1860 l’esercito dell’Impero russo nel Caucaso aveva conquistato Cecenia e Cabarda e decise di scontrarsi con i circassi occidentali. Alcuni furono costretti a migrare verso le pianure di Kuban’,” dice Arutjunov. Chi si rifiutò venne portato sulle rive del Mar Nero ed esiliato nell’Impero ottomano.
Negli ultimi quattro anni di guerra, l’esercito russo distrusse [ru] almeno 500 villaggi circassi.
“Potemmo vedere con i nostri occhi la sconvolgente povertà di questo popolo sfortunato; incontravamo ogni giorno gruppi che si spostavano verso le terre non ancora occupate dalle truppe e le recenti piogge e inondazioni uccisero molte di questi sfollati; lungo il cammino vedemmo moltissimi cadaveri. La fame era terribile e molti poveretti morirono per quella,” riportava [ru] il consigliere militare francese Alexandre Fonville, che partecipò alla guerra dalla parte dei circassi.
Migliaia di persone attesero mesi per imbarcarsi verso la Turchia e morirono sulle sponde del Mar Nero.
“In seguito il tempo freddo e inclemente, la quasi totale mancanza di mezzi di sussistenza e il dilagare di epidemie di tifo e vaiolo resero la situazione disperata,” scrisse lo storico orientalista Adolph Berge. Molti di coloro che riuscirono a imbarcarsi morirono nella traversata. Su barche pensate per 50–60 persone ne salirono [ru] 300-400: alcune morirono nella calca, mentre le imbarcazioni più cariche affondarono.
Nuri, un ufficiale circasso nell’esercito turco, descrive [en]:
We were thrown, like dogs, into sailboats; suffocating, hungry, ragged, sick, we awaited death as the best fate, nothing was taken into account: neither deep old age, nor illness, nor pregnancy! All the money allocated by your [the Russian] government to support the settlers, all went somewhere, but where? We did not see them, we were treated like cattle, we were piled on common bunks in hundreds, not distinguishing between the healthy and the sick, and thrown on the nearest Turkish shore. Many of us died, the rest settled wherever they could.
Venimmo ammassati, come cani, sulle barche; senz’aria, senza cibo, vestiti di stracci, malati, aspettavamo la morte come il miglior destino possibile e nulla contava più: né l’età molto avanzata, né la malattia né l’aspettare un bambino! Che fine ha fatto tutto il denaro stanziato dal tuo governo [i russi] per sostenere gli sfollati, dov’è finito esattamente? Noi non abbiamo visto un soldo, siamo stati trattati come bestie, stipati su semplici brande a migliaia, senza distinzione tra chi era sano e chi malato, e spediti verso la costa turca più vicina. Molti di noi sono morti, gli altri si sono stabiliti dove è stato loro possibile.

Mappa dell'espulsione dei Circassi verso l'Impero Ottomano. L'area verde chiaro indica i confini finali dei Circassi, che erano già stati spinti verso sud prima della loro espulsione nell'Impero Ottomano. Alla fine del XVIII secolo, i Circassi persero i loro territori settentrionali, che non appaiono in verde su questa mappa. Immagine di Ercwlff, tramite paint.net, via Wikipedia. CC BY-SA 3.0
Negli anni '90, il 21 maggio venne ufficialmente dichiarato giorno del ricordo e festività nelle repubbliche di Cabardino-Balcaria, Adighezia e Karačaj-Circassia. Solitamente in queste repubbliche, così come in Turchia e in altri paesi con una forte diaspora circassa, si svolgono eventi di commemorazione: i circassi organizzano attività e processioni [en] e depongono fiori sui monumenti dedicati alle vittime della guerra.

Circassi commemorano l’esilio dai loro territori di origine (nell’attuale Russia) a Taksim, İstanbul. Immagine di Soerfm via Wikimedia Commons. CC BY-SA 3.0.
Nel 2022 questa tradizione è stata interrotta in Russia: le autorità della Cabardino-Balcaria non hanno permesso [ru] di svolgere la consueta processione in ricordo di quell’evento. Secondo gli attivisti [ru], le autorità dell’amministrazione della repubblica in un incontro li aveva avvertiti che l’evento non sarebbe stato approvato in nessun caso. Con la guerra in Ucraina in corso, la Cabardino-Balcaria dovrebbe “dimostrare completa solidarietà e non ricordare a Mosca pagine scomode della Storia,” queste le parole dell’amministrazione della repubblica riferite dagli attivisti.






