
La catena del Nanda Devi, parte del Grande Himalaya, vista da Landour, in India. Foto di Ameya Nagarajan. Utilizzata su autorizzazione.
Quando, a maggio, il team di Global Voices ha avanzato per la prima volta l’idea di dare spazio a storie positive sul clima, ero un po’ titubante. Non riuscivo a immaginare che nella maggioranza globale ci fossero abbastanza storie positive in ambito ambientale da permetterci di raggiungere il nostro obiettivo di 10 articoli, figuriamoci superarlo. La nostra rubrica “Prospettive umane sull'IA – Intelligenza Artificiale [en, come tutti i link successivi, salvo diversa indicazione] di aprile 2026 ha superato ogni aspettativa, sia per il numero di contributi ricevuti che per la risonanza ottenuta, e questo mi ha reso ancora più preoccupata.
Ma sono cominciate ad arrivare le proposte e sono state scritte le prime storie. Ogni giorno vedevo crescere il nostro foglio di calcolo di monitoraggio: comunità che lottavano per salvare e ripristinare i fiumi, persone che escogitavano soluzioni straordinarie per contrastare effetti specifici, un’attenzione particolare all’importanza dei semi e della produzione alimentare. Kenya [it], la Repubblica Dominicana, il Nepal [it], Mozambico [it], Tuvalu, Yemen, Brasile: in tutto il mondo c’è gente che sta combattendo una giusta battaglia.
Ci sono cambiamenti positivi
La storia che ha alimentato la visione positiva in questo ambito è stato il ripristino parziale del Lago d'Aral in Asia centrale. Ho appreso informazioni sulla devastante situazione ecologica del Lago d'Aral all'inizio dei miei trent'anni, e sono rimasta sotto shock per alcuni mesi, ripetendo spesso alla gente: “Ma lo sapevate che NON C’È PIÙ? Lo disegnavamo sulle mappe, e ora NON C’È PIÙ!?”. Quindi leggere che è stato riportato in vita con successo è stato davvero un momento di meraviglia. In un anno (anzi, in un decennio) di cattive notizie apparentemente infinite, leggere questa notizia mi è sembrato un vero e proprio dono. Ed è successo in una regione così ignorata dai media in generale, grazie all’intervento dello Stato e all’aiuto di un “cattivo” molto criticato dai principali media inglesi: la Cina.
Ecco proprio qui il motivo fondamentale per cui è importante raccontare queste storie dalla maggioranza globale, per la maggioranza globale — un aspetto a cui teniamo moltissimo qui a Global Voices. Il mondo moderno, pur collegandoci in modo quasi magico, riesce a isolarci.

Un bucero variegato orientale in volo nel Parco Nazionale di Kaziranga, Assam, India. Foto di Ameya Nagarajan. Utilizzata su autorizzazione.
Appare più logico vedere che siamo così legati ad internet e social media, perché ci permette di vedere ed ascoltare i fatti che non potrebbero esser visti offline (come gli articoli su Global Voices). Si può non leggere un giornale proveniente del Cameroon in Dhaka, ma lo si può fare online. Eppure Internet riesce in qualche modo anche a isolarci nelle nostre bolle, proponendoci esclusivamente ciò che ritiene che vogliamo, e solo raramente vediamo le comunità che, come noi, combattono le stesse battaglie all’interno della maggioranza globale, a meno che non le cerchiamo attivamente. Per questa ragione Global Voices si impegna a dare priorità a racconti collaborativi, e questo articolo sugli sforzi di protezione ambientali coronati da successo in tutto il mondo mi ha davvero ricordato i tanti modi in cui tutti noi continuiamo a combattere (e a vincere) questa battaglia.
Riconosce il progresso raggiunto è importante. Le persone non sono intrappolate su una strada che porta a un destino ineluttabile, anche nella maggioranza globale, cronicamente priva di risorse e solitamente ignorata. A tal proposito, come ha affermato la nostra redattrice per la giustizia climatica, Sydney Allen, nel suo editoriale di maggio: “È importante condividere esempi replicabili e scalabili di azioni climatiche di successo, perché solo così queste strategie potranno essere adottate in altre comunità che ne hanno bisogno”.
È ovvio dirlo, ma questa attenzione mediatica ci ha davvero fatto capire quanto sia importante unirci come comunità per combattere le nostre battaglie e sperare di vincerle. Dalle donne indigene in in Bolivia che si organizzano per combattere gli incendi boschivi e le popolazioni indigene di Torwali persone del Pakistan che provano a salvare il fiume Swat, al popolo filippino che vuole avviare una causa storica contro una compagnia petrolifera e i kenioti che rivendicano la loro terra [it], quando le persone si uniscono, creano un movimento più forte della somma delle loro parti.
Non solo persone, a volte c'entra lo stato
Un altro aspetto di questa tematica che ha catturato la mia attenzione è la posizione dei governi, i quali, a loro volta, non ignorano completamente i problemi della crisi climatica. I governi di tutta l'Asia centrale rispondono in modo annuale alla crisi dell'inquinamento dell'aria (che noi stiamo ancora aspettando che accada in India, dove ogni anno trasforma il nord in un paesaggio infernale avvolto dallo smog), tratto da un articolo dei nostri eccellenti partner su Vlast.kz [ru].

Il fiume Noa-dihing nello stato dell'Arunachal Pradesh, nel nord-est dell'India. Foto di Ameya Nagarajan. Utilizzata su autorizzazione.
Questo progresso in Kazakistan è guidato dal governo, così come molte delle misure adottate alle Barbados per riformare la filiere ittica, tra cui l'adozione di leggi, l'attuazione di piani di risanamento e la raccolta di dati. La nazione insulare di Tuvalu, nel Pacifico, che sta affrontando la possibilità, ben concreta, di perdere tutto il proprio territorio a causa dell’innalzamento del livello del mare, ha iniziato a costruire una struttura per diventare una “nazione digitale” ciò che può sembrare un trucchetto, è forse l'unico modo per preservare un'identità nazionale come risposta a questa crisi globale.
Le donne in primo piano
Mi è sembrato chiaro come molti gruppi di donne, comunità sono coinvolte in attività di ristrutturazione. In linea di massima, si tratta di donne che soffrono di più a causa degli effetti del cambiamento climatico. Loro tendono a essere incaricate di prendersi cura della comunità e di promuoverla, poiché si tratta di attività emotive, interpersonale e domestiche. Non sorprende che le donne finiscono per lottare in prima fila per questo lavoro. A ciò, l'ecologista femminista francese Françoise d’Eaubonne ha dichiarato che “l'oppressione delle donne e lo sfruttamento della natura deriva da un sistema profondamente radicati in valori patriarcali”
Cito la nostra redattrice specializzata in analisi narrativa, Samanta Azpurua, che si è addentrata nell’eco-femminismo ugandese, esplorando la narrativa secondo cui «le donne sono fondamentali per l’azione per il clima in Uganda» nel suo articolo di questo mese. Utilizzando la metodologia del Civic Media Observatory, l’autrice mette in luce alcuni importanti aspetti contestuali sulla storia dei movimenti femministi e ambientalisti in Uganda. Quell’articolo è ciò che definisco una storia in perfetto stile GV: rende impossibile ignorare l’immensa intersezionalità della vita nella maggioranza globale. Clima, femminismo, conoscenze indigene, tecnologia utilizzata per limitare i diritti, capitalismo e postcolonialismo hanno tutti un ruolo da svolgere.
Sempre più forti nella solidarietà
In fin dei conti, sono le popolazioni della maggioranza globale quelle che sono e saranno più duramente colpite dalla crisi climatica. Però, siamo anche noi a trarre il massimo beneficio dalla comunicazione e dalle alleanze tra le nazioni della maggioranza globale e i gruppi della società civile. Abbiamo esperienze, conoscenze tramandate e approcci che sfuggono alla comprensione del Nord del mondo, e più ascoltiamo le storie gli uni degli altri, maggiori sono le nostre possibilità di sopravvivere alla crisi climatica.







