Studio delle Nazioni Unite classifica i datacenter di Hong Kong tra i peggiori al mondo per impronta carbonica

HK data center

Data center di Tseung Kwan O a Hong Kong. Screenshot acquisito dal canale YouTube di Digital Reality.

Questo articolo, scritto da Tom Grundy, è stato pubblicato [en, come tutti i link seguenti] per la prima volta da Hong Kong Free Press l'8 giugno 2026 e viene ripubblicato in versione redatta su Global Voices grazie a un accordo di partnership per i contenuti.

Un nuovo studio delle Nazioni Unite ha qualificato l’impronta carbonica [it] dei datacenter di Hong Kong tra le più alte al mondo, puntando soprattutto il dito contro la forte dipendenza della città da una rete elettrica alimentata a combustibile fossile.

Il rapporto, intitolato “Il costo ambientale dell'IA”, quantifica l'impronta carbonica e l'impatto su suolo e risorse idriche globali delle infrastrutture alla base della tecnologia IA e avvisa che, entro il 2030, i data center potrebbero arrivare a consumare fino a 945 TWh (terawattora) di energia.

Secondo un comunicato stampa delle Nazioni Unite, questa quantità di energia “equivale a quasi il triplo dell'utilizzo combinato di energia elettrica di Pakistan, Bangladesh e Nigeria, in cui vivono oltre 650 milioni di persone”.

Le reti elettriche di Indonesia, India e Hong Kong (SAR) sono tra quelle a più alta densità di carbonio, con un'impronta carbonica che supera rispettivamente del 62%,  51% e del 43% la media globale. Quelle di Polonia e Cina continentale si posizionano più in basso, con una densità carbonica che supera rispettivamente del 30% e del 21% la media globale. Questo è quanto si legge nel rapporto pubblicato mercoledì scorso dall'Istituto per l'Acqua, l'Ambiente e la Salute dell'Università delle Nazioni Unite.

Per contro, l'impronta carbonica dell'energia elettrica di origine fossile di paesi con standard di vita equivalenti, come Germania, Stati Uniti e Italia, è rispettivamente inferiore del 18%, 24% e del 32% rispetto alla media globale.

Il rapporto sottolinea anche che l'energia di Hong Kong deriva per il 67% da combustibili fossili, per il 32% dal nucleare e solo per l'1% da fonti rinnovabili.

UN report.

Fonti energetiche dei singoli paesi e territori del mondo. Foto delle Nazioni Unite acquisita tramite HKFP. Utilizzata dietro concessione.

Il raffreddamento dei data center ad alta densità di calore ha un impatto anche sulle risorse idriche e sul suolo. Le Nazioni Unite ritengono che il consumo di risorse idriche correlato all'IA potrebbe equivalere ai fabbisogni domestici di 1,3 miliardi di persone entro la fine del decennio, mentre la superficie occupata potrebbe superare 14.500 chilometri quadrati, ovvero approssimativamente il doppio della superficie dell'earea metropolitana di Giacarta.

In termini di consumo di risorse idriche e di occupazione del suolo, Hong Kong si è però posizionata meglio, principalmente perché il suo mix energetico non fa affidamento sulle energie rinnovabili che richiedono superfici molto estese.

Essendo un hub commerciale e logistico, con oltre 300 provider di servizi Internet, Hong Kong è considerata il luogo privilegiato per la realizzazione di nuovi data center. Le sue reti di telecomunicazioni sono attualmente collegate a 12 sistemi  di trasmissione sottomarini esterni in fibre ottiche, che, secondo quanto dichiarato dall'Ufficio per le Politiche Digitali o DPO di Hong Kong, verranno presto ampliati.

Il governo è infatti già impegnato nella realizzazione di una nuova infrastruttura dati, che occuperà 110.00 metri quadrati, a Sandy Ridge. Il 90% di questa superficie sarà destinato a data center, secondo quanto dichiarato nel comunicato stampa ufficiale pubblicato lo scorso marzo.

Il problema non è l'addestramento dei modelli, ma l'uso quotidiano dell'IA

Dal rapporto delle Nazioni Unite emerge che l'80-90% della domanda totale di energia è riconducibile all'uso giornaliero dei modelli di intelligenza artificiale più che al training dei modelli. A conferma di ciò, viene citato l'esempio di ChatGPT, che elabora 2,5  miliardi di richieste al giorno e si mette al tempo stesso in evidenza che la generazione di immagini richiede mille volte più energia rispetto a una semplice query di testo.

Il rapporto cita anche il caso di DeepSeek,  il sistema IA cinese, lanciato nel gennaio 2025, che contava già oltre 20 milioni di utenti giornalieri attivi in appena tre settimane e che solo nei primi 3 mesi del 2025 vantava circa 125 milioni di utenti mensili.

Sul sito dell'Ufficio per le politiche digitali si legge che “tutti gli operatori dei data center si stanno impegnano a migliorare l'efficienza energetica per ridurre i consumi energetici, i costi operativi e l'impatto sull'ambiente”.

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