Il Perù classifica ufficialmente le persone trans come “malate di mente”

Ilustrazione di Global Voices

A 100 anni [es, come tutti i link successivi, salvo diversa indicazione] dalla depenalizzazione dell'omosessualità, il governo del Perù ha classificato ufficialmente le persone trans, intersessuali  e non binarie, come “malate di mente”, tramite un decreto presidenziale del 10 maggio 2024.

Il decreto definisce “transessualismo” e “disturbo dell’ identità di genere nei bambini” come disturbi mentali. In questa categoria sono inclusi anche il “travestitismo a doppio ruolo”, il “travestitismo fetish” e “altri disturbi dell’identità di genere”. Si riferisce anche all’omosessualità come a un “orientamento sessuale egodistonico”, una condizione di salute mentale.

Questa misura fa parte del Piano di Assicurazione Sanitaria Essenziale (PEAS) allo scopo di elencare le condizioni di salute assicurabili dalle polizze assicurative. È stato firmato dalla presidente Dina Boluarte, ministra della Salute, e dal ministro dell’ Economia.

Sebbene un funzionario del governo abbia spiegato che la riclassificazione è stata decretata per “garantire la piena copertura sanitaria per la salute mentale” ai sensi del PEAS, la verità è che la comunità trans del paese ritiene questa misura antiquata e una regressione verso gli Sforzi del Cambiamento dell'Orientamento Sessuale e dell'Identità ed Espressione di Genere (Ecosieg), erroneamente chiamati “terapie di conversione”.

Queste pratiche sono oggetto di dibattito nel paese vicino, la Colombia. Lì si sta cercando di proibire, attraverso un progetto di legge, la tortura e le pratiche aggressive che tentano di cambiare l'orientamento sessuale e l'identità di genere delle persone attraverso tali terapie.

Nel 2019, l’ Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha smesso di considerare come disturbo mentale l’identificazione con un genere diverso da quello socialmente assegnato alla nascita. Nella versione più recente della Classificazione internazionale delle malattie dell’OMS, CIE-11 [en], categorie diagnostiche antiquate come “transessualismo” e “disturbo dell’identità di genere dei bambini” sono state sostituite da “incongruenza di genere nell’adolescenza e nell’età adulta e “incongruenza di genere nell’infanzia”, rispettivamente.

Il 18 maggio,  circa 200 manifestanti sono scesi in piazza per protestare contro questa misura. Per molte persone LGBTI, questa misura peggiora la loro vulnerabilità di fronte alla violenza e alla discriminazione in Perù. Tra il 2012 e il 2021, almeno 88 persone LGBTI sono morte per omicidio senza ottenere giustizia nei loro casi a causa della mancanza di una legge che punisca questi crimini d’odio.

L'amministratore culturale Jheinser Pacaya ha denunciato questa misura sui social network:

A 100 anni dalla depenalizzazione dell'omosessualità, il @Minsa_Perù (Ministero della Salute peruviano) non ha un'idea migliore che includere le persone trans nella categoria delle malattie mentali. La esigiamo e non riposeremo fino alla sua abrogazione.

L'avvocato e attivista LGBTI Manuel Siccha, che è stato il primo consigliere apertamente omosessuale della Municipalità metropolitana di Lima, respingendo queste misure, esorta il Congresso a “esercitare la sua funzione di controllo e richiedere all'Ufficio Ministeriale della Salute informazioni dettagliate sulle garanzie attuate per evitare la patologizzazione e garantire un’assistenza completa e rispettosa per le persone LGBTI nel sistema sanitario peruviano”.

Invita inoltre la Commissione Sanitaria del Congresso ad “aprire uno spazio per la valutazione e il dibattito su questo regolamento con importanti attori sia tecnici che politici e della società civile, che avrebbero dovuto essere convocati e consultati”. Considera imperativo completare l'aggiornamento sanitario all'ICD-11, allineandolo con “gli standard internazionali e riflettendo in modo accurato e non stigmatizzante la diversità delle esperienze di genere e sessualità”.

Boluarte, prima presidente del Perù, ha sottolineato il suo conservatorismo sociale, che ha punti in comune con la maggioranza conservatrice del Congresso peruviano. Va ricordato che, nel 2022, in risposta alla campagna di disinformazione del gruppo anti-diritti Con Mis Hijos No Te Metas, il Congresso ha eliminato “l'ideologia di genere” dai libri di testo scolastici. Qualcosa che ha avuto rilevanza anche a El Salvador il 5 marzo, quando con direttiva presidenziale al Ministero dell'Istruzione, è stato ordinato che questi contenuti fossero espulsi da guide, libri e altri materiali didattici.”

La giornalista colombiana @VickyDavilaH il 21 maggio su X ha pubblicato un sondaggio per determinare se le persone siano d'accordo o meno con la decisione che le identità di genere trans, travestiti, non binari e altre debbano essere considerate malattie mentali. Al suo post ha replicato la ONG Temblores, ricordandole che, dal 2018, l'OMS ha smesso di classificare le persone trans come malate di mente. Inoltre, ha affermato che “le identità di genere non normative non possono essere messe in discussione dall'opinione pubblica. Questo tipo di accuse espone le persone con identità di genere diverse alla violenza e alla discriminazione, che violano molteplici diritti e influenzano le loro traiettorie di vita in modo multifattoriale”.

Il 10 maggio del 2024, l’organizzazione Human Rights Watch ha osservato che questa norma “è profondamente regressiva” e “rafforza ulteriormente i pregiudizi contro le persone LGBT” in Perù, un paese senza politiche per la diversità. Ha invitato il governo peruviano ad abrogare “questo decreto parziale e non scientifico e, invece, ad applicare la classificazione aggiornata delle malattie dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) rispetto all’orientamento sessuale e all’identità di genere”.

Secondo il Dottor Víctor Zamora, della Scuola di Governo e Politiche Pubbliche dell’Università Cattolica del Perù, il decreto mina i progressi realizzati nel Paese in termini di diritti e di genere. Per lo specialista, “all'Azienda sanitaria resta una sola strada, riportarci alla modernità e uscire dall'età della pietra”, abrogando quella norma che è un'aperta violazione del diritto alla non discriminazione da parte dei collettivi LGBTIQ+.

Le organizzazioni a favore dei diritti LGBTI invitano questi settori a marciare, il prossimo 29 giugno, “affinché la nostra visibilità cresca molto di più e dimostri così allo Stato che abbiamo bisogno di un Paese con più giustizia e uguaglianza”; una marcia più simbolica che mai.

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