In Sudan, le RSF arrestano il giornalista Muammar Ibrahim durante la recente occupazione di Al-Fasher

Muammar Ibrahim. Screenshot dal video “Le RSF arrestano il giornalista sudanese Muammar Ibrahim” di Al Jazeera in inglese. Uso consentito

Di Muathal Hisham

All'indomani della sanguinosa occupazione [en, come tutti i link successivi, salvo diversa indicazione] di Al-Fasher, capitale dello Stato del Darfur settentrionale (Sudan occidentale), avvenuta nel mese di ottobre, le Forze di Supporto Rapido (RSF) [it] hanno arrestato il giornalista e attivista politico Muammar Ibrahim.

Il 26 ottobre, Al-Fasher si è svegliata sotto un massiccio bombardamento da parte delle RSF. Ne è scaturito un massacro su larga scala che ha portato le Nazioni Unite a descrivere la città come una “scena del crimine”.  L'entità delle uccisioni è stata così elevata da essere visibile nelle immagini satellitari. Mentre le RSF invadevano la città, precedentemente posta sotto assedio, sono emerse segnalazioni di stupri e saccheggi. 

L'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani ha riferito di “esecuzioni sommarie di civili che tentavano di fuggire, indicando motivazioni etniche per gli omicidi” e aggiungendo che “il rischio di violenze sessuali, in particolare nei confronti di donne e ragazze, è estremamente elevato”.

Le trasmissioni di Ibrahim hanno evidenziato le sofferenze della popolazione di Al-Fasher nel mezzo della guerra, iniziata nell'aprile 2023 tra le RSF, finanziate dagli Emirati Arabi Uniti, e le Forze armate sudanesi (SAF) [it]. Ibrahim ha collaborato con diversi canali di informazione, tra cui Al-Jazeera, fornendo aggiornamenti dalla regione del Darfur.

Le RSF si sono originariamente formate nel 2013 dalla milizia Janjaweed (Janjaweed significa “diavoli a cavallo”) con il pretesto di essere una forza ufficiale per combattere la ribellione nel Darfur e nel Kordofan.

Al contrario, le forze delle RSF hanno distrutto il territorio, saccheggiando, uccidendo e violentando i civili sotto la protezione dell'allora Presidente Omar Al-Bashir. Nel 2009 la Corte penale internazionale (ICC) ha accusato Omar Al-Bashir di aver commesso crimini di guerra nei confronti della popolazione del Darfur, ma non è stato emesso alcun mandato nei confronti dell'attuale leader delle RSF, Mohamed Hamdan Daglo (Hemedti) [it].

Con lo scoppio della guerra, non è trascorso molto tempo prima che le RSF assumessero il controllo delle principali città del Sudan occidentale, con Al-Fasher che rappresentava l'ultima roccaforte delle SAF. Ciò ha dato inizio a un assedio durato oltre 560 giorni, fino a quando le RSF hanno conquistato la città nel mese di ottobre.

Durante i mesi d'assedio, ai cittadini non era permesso lasciare la città se non pagando un riscatto ai militanti delle RSF che circondavano la città. Il cibo e le medicine erano così scarsi che ne è seguita una carestia e i cittadini erano costretti a mangiare mangimi per animali. Molti sono morti di fame e numerose persone hanno vissuto per mesi in condizioni disumane, senza alcuna possibilità di fuga.

Ibrahim era una delle poche fonti a riportare notizie sugli eventi ad Al-Fasher. Ha utilizzato il suo account X  per trasmettere informazioni e chiedere aiuto. Il giorno in cui la città è caduta, Ibrahim era tra le persone arrestate dalle RSF.

Successivamente è apparso in un video pubblicato il 3 novembre da account affiliati alle RSF, in cui veniva accusato di diffamazione e di non aver mantenuto la neutralità nei suoi post e nei suoi reportage su Facebook. I post descrivevano le RSF come una milizia, cosa che ha fatto infuriare i funzionari delle forze armate che in agosto avevano proclamato un governo parallelo.

Gli attivisti sui social media, principalmente su X, hanno espresso preoccupazione per la sicurezza di Ibrahim e hanno chiesto il suo rilascio. @VistaMaps, un account con oltre 60.000 follower, che durante la guerra ha fornito mappe aggiornate delle aree controllate dalle SAF, ha rilasciato una dichiarazione in cui invita gli organismi per i diritti umani a proteggere Ibrahim e a chiederne il rilascio

Questo stesso account ha segnalato una manipolazione dell'account di Ibrahim su X, facendo notare che la funzione di inserimento tag nelle foto era stata disattivata. Un altro utente ha affermato che diversi post sarebbero stati cancellati dall'account di Ibrahim, compreso uno in cui si diceva che “chi aspetta la caduta di Al-Fasher dovrà aspettare a lungo”

L'attivista politico sudanese Yasser Alfadol ha chiesto il rilascio immediato di Ibrahim tramite l'hashtag #الحرية_للصحفي_معمر_إبراهيم (#freedom_for_journalist_muammar_ibrahim). Tra coloro che hanno chiesto il rilascio di Ibrahim c'era anche il giornalista di Al-Jazeera Mubasher, Ahmed Taha, che su X ha scritto che le RSF sono responsabili della sicurezza e dell'incolumità di Ibrahim e di tutti gli altri giornalisti a El Fasher.

La Federazione Internazionale dei Giornalisti e il Sindacato dei Giornalisti Sudanesi hanno rilasciato una dichiarazione in cui condannano l'arresto di Ibrahim e ne chiedono il rilascio. Anche diverse organizzazioni giornalistiche hanno chiesto il rilascio di Ibrahim, tra cui l’International Press Institute (IPI), e il Committee to Protect Journalists (CPJ). 

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