
Screenshot del sito Web della ONG giappone Citizens’ Network for Japanese-Filipino Children’s
Questo articolo fa parte della serie Spotlight di Global Voices sul tema “Apolidia” [en, come tutti i link seguenti, salva diversa indicazione] di luglio 2026. Offre approfondimenti sul tema dell'assenza di cittadinanza e su come questa condizione limiti la libertà di movimento, il diritto alle opportunità educative, l'accesso politico e altro ancora. Puoi sostenere questa iniziativa facendo una donazione qui.
La posizione dei minori nippo-filippini, spesso identificati con l’acronimo JFC (Japanese-Filipino Children) nella società giapponese è sempre stata storicamente difficile. Molti di loro sono nati fuori dal matrimonio da una madre filippina e un padre giapponese che non ha riconosciuto giuridicamente la paternità, condizione che li rende di fatto apolidi.
Lo status di apolidi di oltre 10.000 minori nippo-filippini è riconducibile all'immigrazione di “intrattenitrici” straniere in Giappone e alla severa legge sulla cittadinanza giapponese.
Negli anni ‘80, sulla scia della bolla speculativa e della diffusione di attività di svago e intrattenimento notturne e di locali con hostess, il governo giapponese ha introdotto un visto per intrattenitrici (Kōgyō) per consentire l’immigrazione di migliaia di intrattenitrici da paesi asiatici a basso reddito e soprattutto dalle Filippine, la cui economia dipende fortemente dalle rimesse di filippini che lavorano all'estero.
Agli inizi degli anni ”90, erano immigrate in Giappone circa 64.000 intrattenitrici, di cui all'incirca 36.000 filippine, per lavorare come ballerine, cantanti e hostess in bar e club. Questo è il contesto in cui i minori nippo-filippini sono nati fuori dal matrimonio.
Sebbene la legge sulla cittadinanza filippina stabilisca che chiunque sia nato da almeno un genitore di nazionalità filippina sia considerato automaticamente un cittadino filippino di nascita, molto spesso le madri di bambini nippo-filippini si rifiutano di registrare la loro nascita presso l’Ambasciata delle Filippine perché il Giappone non riconosce la doppia cittadinanza. Inoltre, al momento della registrazione, sia le madri che i figli rischiano di essere rimpatriati nelle Filippine dove sarebbero discriminati.
Intorno al 2009, circa 200.000 minori nippo-filippini risultavano quindi classificati come cittadini filippini o apolidi. Oltre a vivere con lo stigma di essere figli illeggitimi, la maggior parte di loro non ha potuto usufruire di alcun sostegno sociale e finanziario ed è scresciuta in condizioni di estrema povertà sia in Giappone che nelle Filippine.
Sebbene il governo giapponese abbia modificato la legge sulla nazionalità nel dicembre 2008 per rimuovere la disposizione in base a cui solo i figli di genitori sposati potevano ottenere la citadinanza per nascita, tale legge stabilisce comunque che il padre giapponese debba riconoscere la paternità biologica tramite registrazione.
Ciò nonostante, per i minori nippo-filippini è spesso molto difficile rintracciare i loro padri, sia a causa della limitata conoscenza della realtà locale che a causa delle severe leggi giapponesi in materia di privacy. Nonostante l’assistenza fornita da numerose ONG giapponesi, come Citizens’ Network for Japanese-Filipino Children (JFC Network), che ha sede a Tokyo e Manila, talvolta i padri giapponesi e i membri del loro nucleo familiare si rifiutano di riconoscere i propri figli. Coloro che insistono nel ricercare il proprio padre vivono spesso questa “attesa infinita” con frustazione, dolore e ansia, come evidenziato dalla campagna per la protezione dei diritti umani dei minori nippo-filippini di JFC Network:
If you are abandoned by your father, if you are forsaken by your home country, you may lose your roots, which you should hold on to in this world, or you may lose self-belief, which is most precious in your heart, wondering, ‘Why do I live?’ ‘Who am I?’ We regret to say that a lot of Japanese-Filipino children are struggling with such anxiety today.
Quando sei stato abbandonato da tuo padre, dimenticato dal tuo paese di origine, corri il rischio di perdere la fiducia in te stesso e in ciò che ti sta più a cuore, Ti sorprendi a chiederti perché vivi e chi sei. È desolante sapere che ancora oggi molti minori nippo-giapponesi debbano vivere con questa ansia.
Di seguito è riportato un servizio speciale, prodotto da ABS-CBN News nelle Filippine, focalizzato sulle difficoltà finanziarie, la stigmatizzazione sociale che i minori nippo-filippini subiscono nelle Filippine e sul loro doloroso percorso verso il ricongiungimento con i loro padri giapponesi:
In Giappone, una volta che un minore nippo-giapponese ottiene il suo status legale tramite un visto a lungo termine o il riconoscimento da parte del proprio padre, può accedere all’istruzione locale e ha diritto alla tutela sociale. Tuttavia, molti di loro vivono in famiglie monogenitoriali e si vedono obbligati ad abbandonare gli studi prematuramente per aiutare le proprie madri sia economicamente che con il carico familiare.
Comunque, anche nel caso in cui riescano a frequentare la scuola, devono affrontare ogni giorno il problema di imparare una lingua completamente diversa e la discriminazione razziale. Un reportage pubblicato di recente su Mainichi Japan, una testata giornalistica locale, ha affrontato il problema della discriminazione razziale subita dai minori nippo-filippini nelle scuole per effetto dello slogan politico di destra secondo cui “i giapponesi vengono prima”.
Global Voices ha parlato con JS, uno di questi minori nippo-giapponesi che, pur non essendo stato legalmente riconosciuto dal padre giapponese, è riuscito a ottenere un visto di studio grazie a una borsa di studio. JS ci ha raccontato del vuoto di informazioni con cui devono fare i conti i minori nippo-giapponesi che crescono nella società giapponese [jp]:
制度を知らなかったことで損をしたことはあります。高校から家計のためにバイトをはじめたんですが、稼いだ額が一定額を超えると基礎控除から外れて補助金から引かれることを知らなくて、逆に家計を苦しめてしまったことがありました。[…] 役所のほうからどんなサポートがあるかPRしてくれないけど、それは国からしたら当たり前のことだと思う。
In passato ho subito delle perdite perché non conoscevo il sistema. Quando ho iniziato a lavorare part-time durante la scuola secondaria, per aiutare economicamente la mia famiglia, non sapevo che mi avrebbero tagliato i sussidi se il mio reddito superava una determinata cifra, cosa che ha finito per aggravare ulteriormente la situazione economica della mia famiglia […] . L'amministrazione locale non fornisce proattivamente informazioni sui tipi di aiuti disponibili, ma suppongo che sia così che funzioni il governo.
Durante l'intervista, JS ha espresso una profonda gratitudine per il sostegno ricevuto perché è consapevole di essere uno dei pochi fortunati ad aver ottenuto una borsa di studio senza il riconoscimento di paternità da parte di un padre giapponese.
Al momento JS is sta valutando la possibilità di ottenere la cittadinanza giapponese per naturalizzazione. Poiché aspira a una carriera nel mercato globale, un passaporto giapponese è uno strumento esenziale di cui ha disperatamente bisogno. Appena sarà in possesso di una laurea universitaria e di un impiego, JS non sarà più un minore e potrebbe soddisfare i requisiti giapponesi standard per la naturalizzazione come un normale richiedente straniero, indipendentemente dal riconoscimento di paternità da parte del proprio padre.






