
Un pangolino indiano rinvenuto nella Riserva della tigre di Kalakkad Mundanthurai (KMTR) nel Tamil Nadu. Foto da Wikipedia, di A. J. T. Johnsingh. CC BY-SA 4.0.
Ogni anno, vengono sequestrati in media tra i 120 e 240 pangolini [en, come tutti i link successivi, salvo diversa indicazione] dalle reti di traffico illegale in tutta l'India, e questo riguarda solo le transazioni che vengono rese note. Secondo una scheda informativa pubblicata nel 2022 da TRAFFIC, una ONG che monitora il commercio globale delle specie selvatiche, solo in India, tra il 2009 e il 2017, sono stati uccisi illegalmente quasi 6.000 pangolini. Tra il 2019 e il 2020, la direzione dell’Intelligence Fiscale dell’India avrebbe sequestrato circa 337 kg di scaglie di pangolino.
A livello globale, esistono otto specie di pangolini, diffuso nelle regioni tropicali, subtropicali e di savana dell’Asia e dell’Africa subsahariana. In India vivono il pangolino indiano (Manis crassicaudata) e il pangolino cinese (Manis pentadactyla).
I pangolini indiani sono, comunque in un momento cruciale. Per capire cosa debba fare l'India d'ora in poi, è necessario anche comprendere come siamo arrivati a questo punto.
Una storia del commercio
La prima testimonianza dell'uso delle scaglie di pangolino come medicina tradizionale risale al periodo della dinastia Ming ed è stato meticolosamente documentato da Li Shizhen un naturalista noto per il Bencao Gangmu (Compendio di Materia Medica). Non vi è ancora alcuna prova scientifica a sostegno di questa affermazione.
Oggi i pangolini sono i mammiferi selvatici più trafficati del pianeta. I pangolini sono prelevati dal loro habitat naturale per essere brutalmente scuoiato da vivi e le loro squame vengono tostate e macinate per “curare” foruncoli, infezioni cutanee, insufficienza lattifera e persino nervosismo. L’ironia è che questo commercio persiste nonostante l’esistenza di medicinali moderni (e più economici) che funzionano meglio contro gli stessi disturbi per cui i pangolini venivano uccisi dal popolo Ming. Le scaglie del pangolino sono costituite da Cheratina, la stessa proteina delle unghie umane, oltre a piccole quantità di umidità (acqua) e lipidi (grassi), nessuna delle quali ha alcun valore medicinale.
Eppure, diverse fonti suggeriscono che un pangolino prelevato dal suo habitat naturale, vivo o morto, dai trafficanti ogni cinque minuti. Il Rapporto CITES del dicembre 2025 il rapporto rileva 2222 sequestri di esemplari (di tutte e otto le specie di pangolino) a livello globale, pari a 553.042 pangolini prelevati illegalmente dal loro habitat naturale. Questi dati si riferiscono esclusivamente al periodo compreso tra il 2016 e il 2024. Ecco quale è la portata dell’ignoranza o forse dovremmo dire dell’ego, nella nostra capacità di procurarci un pangolino.
Un malinteso che attraversa i continenti
Nonostante non esistano prove formali, diversi documenti antropologici ed etnografici suggeriscono l'idea delle scaglie di pangolino come un rimedio medico si è diffuso dalla Cina all’India e all’Africa. In ogni caso, i pangolini in India e in Africa sono stati e continuano ad essere ricercati per le loro presunte proprietà medicinali.
“Nelle remote abitazioni tribali dell’India centrale, capita ancora di trovare una scaglia di pangolino appesa alla porta d’ingresso. Ci sono testimonianze di persone che seppelliscono scaglie di pangolino nel terreno prima di costruire una nuova casa. Credono che le scaglie portino fortuna. Le scaglie vengono anche trasformate in amuleti dalle comunità indigene isolate dell’India centrale per allontanare gli spiriti maligni», spiega Monesh Singh Tomar, membro del Gruppo di specialisti sul pangolino dell’IUCN e responsabile di progetto per il Wildlife Trust of India, in un’intervista a Global Voices.
I pangolini come merce: l’evoluzione delle tendenze in India
In India, due specie di pangolini, il pangolino indiano e il pangolino cinese sono stati cacciati in tutto il loro areale. Tuttavia, fu sono nel 1980 che i report hanno iniziato a segnalare l’esportazione di scaglie di pangolino verso l’Asia orientale e sud-orientale. Il vero boom si è verificato nel XXI secolo, quando l’India è diventata uno dei principali fornitori di paesi come il Vietnam e la Cina attraverso reti organizzate di traffico illegale. A quel punto, l’India aveva già promulgato la Legge sulla protezione della fauna selvatica del 1972, che attribuiva a entrambe le specie di pangolino lo status di “Allegato I”, una tutela simile a quella riservata all’animale nazionale, la tigre del Bengala.
Secondo un report del IUCN, almeno 74 paesi sono attualmente implicate nel commercio illegale mondiale di pangolini, servito da 178 rotte commerciali internazionali distinte che continuano a mutare per eludere le azioni di contrasto.
“Anche i social media hanno svolto un ruolo fondamentale, soprattutto dopo gli anni del Covid-19. La criminalità informatica è in aumento e le conversazioni tra venditori e acquirenti sono crittografate. Intercettare questi messaggi richiede strumenti di contrasto che vanno oltre quelli tradizionali. In sostanza, gran parte del mercato illegale si è spostato online e lo stesso vale per i nostri strumenti di contrasto”, aggiunge Tomar.

Scaglie di pangolino sequestrate a Chitrakoot, nel distretto di Bastar. Fotografia dell’autore.
Lotta al commercio illegale di pangolini in India
L'India vanta di una delle leggi più severe in materia di protezione della fauna selvatica, ma le misure di contrasto sono state limitate, così come la consapevolezza riguardo a questa specie. Anche il commercio illegale si è evoluto, con le piattaforme dei social media che fungono da mercati occulti.
Istituzioni per la conservazione come il Wildlife Trust of India (WTI) hanno lavorato con le forze dell'ordine come il Wildlife Crime Control Bureau (WCCB), Dipartimenti forestali, agenzie di sicurezza delle frontiere, e anche la polizia per intaccare il commercio, intervenire su singoli casi attraverso operazioni segrete e strategiche. Tra il 2015 e 2026, oltre 500 operazioni di controllo legati ai pangolini sono state effettuate in India, e sul territorio nazionale sono stati sequestrati circa 2.000-3.000 pangolini (o l'equivalente in scaglie). Come nel recente
Non più tardi del 26 aprile, un’operazione di sequestro condotta nella Divisione Forestale di Dantewada, nell’India centrale, guidata dal WTI, dalla Squadra Mobile dello Stato del Chhattisgarh e dal dipartimento forestale locale, ha permesso di recuperare due pelli di leopardo e 20 chilogrammi di scaglie di pangolino. Le persone arrestate erano intermediari che facevano da tramite tra cacciatori e commercianti locali, facilitando il traffico dei prodotti. Le indagini hanno inoltre rivelato i loro legami con reti di contraffazione di valuta, oltre ad altri reati.
Ci sono state iniziative di scienza dai cittadini come Cyber HAWK che permette ai volontari di tener traccia degli account social, gruppi privati e conversazioni per aiutare a segnalare i reati contro la fauna selvatica. Sviluppata in collaborazione con NTT Data, un'app attualmente disponibile per gli utenti indiani con 264 utenti che hanno segnalato complessivamente 784 casi di reati informatici contro la fauna selvatica. Tra questi figurano 15 casi di commercio di parti di pangolino, quattro dei quali di natura internazionale, che sono stati affrontati grazie a collaborazioni strategiche. Il WTI ha inoltre contattato piattaforme come YouTube e Meta per richiedere la rimozione di post che riguardano il commercio illegale di animali selvatici vivi e di prodotti correlati.
Oltre a una sorveglianza e a un’applicazione delle norme più rigorose, gli esperti sostengono che le autorità debbano anche collaborare con le comunità locali per migliorare la sensibilizzazione sul commercio illegale di animali. La società deve comprendere i benefici ecologici apportati dai pangolini nel nostro ecosistema comune.
Nel Manipur, uno Stato indiano situato nel nord-est dell’India e confinante con il Myanmar, una campagna mirata condotta in collaborazione con i leader delle comunità indigene, quali i Tangkhul Naga, i Poumai Naga e i Sangtam Naga, ha portato gli organi di vertice di tali comunità a vietare la caccia e la vendita di pangolini e buceri in almeno 300 villaggi.
“La WTI ha avvicinato queste comunità indigene attraverso le chiese ed eventi come la Pangolin Cup, e i risultati sono stati piuttosto incoraggianti”, spiega Chingrisoror Rumthao, responsabile sul campo della WTI per il progetto sul traffico di pangolini nel Manipur, sostenuto dal WCT Pangolin Crisis Fund, in un’intervista a Global Voices. “Questo divieto è particolarmente importante perché lo Stato indiano del Manipur si trova al confine internazionale tra India e Myanmar. Le comunità che hanno adottato questa risoluzione compromettono direttamente i mercati illegali internazionali che esistono lungo i confini”.
Siamo tutti responsabili
Per la sopravvivenza dei pangolini, è necessario sradicare le forze più potenti (e influenti) che stanno alla base di questi crimini. Spesso i reati contro la fauna selvatica diffusi in tutto il mondo riguardano anche le organizzazioni legate alla tratta degli esseri umani, traffico di armi o riciclaggio di denaro. La WTI, in collaborazione con le forze dell'ordine come la WCCB, dogane di frontiera, dipartimento forestale e altre autorità preposte all'applicazione della legge, hanno addestrato staff in prima linea per identificare i prodotti derivati dal trattamento illegale contro la fauna selvatica e infiltrandosi nelle rotte commerciali e nelle reti.
Ogni classe economica è complice di questo crimine, mentre le idee sbagliate e il denaro, entrambi bisogni umani, stanno alimentando l’estinzione di una specie che è sopravvissuta alle sfide dell’evoluzione. È giunto il momento che le forze dell’ordine, i governi, le istituzioni per la conservazione della natura e l’opinione pubblica collaborino e conducano la lotta contro i trafficanti, sia sul campo che nel cyberspazio, per salvare le specie selvatiche e, di conseguenza, noi esseri umani.







2 commenti
Grazie mille per aver condiviso il post.
Di nulla, l’articolo è molto interessante e valeva la pena tradurlo!