Gli invisibili “non registrati” in Siria: una vita di opportunità perse

Illustrazione contenente una persona stilizzata con indosso un tocco e una toga di laurea e tra le mani un diploma che va dissolvendosi.

Immagine di SyriaUntold, utilizzata con permesso.

Questo articolo [en, come i link seguenti, salvo diversa indicazione] di Arya Haji è stato pubblicato su SyriaUntold il 2 aprile 2026. Una sua versione editata è pubblicata su Global Voices, secondo un accordo per la condivisione di contenuti.

Questo post è parte anche della rubrica Spotlight di Global Voices sul tema “Apolidia” del mese di luglio 2026. Lo speciale apre una finestra sul problema dell'apolidia e su come impedisca la libertà di movimento, la fruizione di opportunità didattiche, l'accesso ai diritti politici e molto altro. Potete supportare la rubrica donando qui.

Le storie che raccontano di persone non registrate abbracciano decenni: è una ferita aperta per una popolazione vasta che rifiuta di accettare soluzioni di fortuna.

È una tragedia che colpisce centinaia di migliaia curdi siriani [it]. Tutto è cominciato nel 1962, quando il governo secessionista siriano emanò un decreto atto a condurre un censimento approssimativo, riservato esclusivamente al governatorato di Al-Hasakah, e completato in un solo giorno.

Il risultato fu che decine di migliaia di curdi siriani di al-Hasaka persero la loro cittadinanza in conseguenza di una procedura burocratica che eclissò ogni giustizia e trattamento equo. Coloro che ne furono coinvolti rientravano in tre gruppi: coloro i quali mantennero la propria nazionalità, gli stranieri di al-Hasaka, o “Ajanib”, e gli apolidi non registrati, o “Maktumeen”, — furono questi ultimi a rimanere senza la benché minima tutela giuridica.

Nel 2018, l'organizzazione Siriani per la verità e giustizia ha citato fonti ufficiali interne alla Direzione Generale dello Stato Civile di Al-Hasakah, affermando che tra il 1962 e il 2011 il numero di curdi ai quali la cittadinanza è stata strappata via o negata a monte supera le 517.000 persone. A seguito dello scoppio della guerra civile nel 2011, il regime di Bashar al-Assad ha emanato il Decreto legislativo n.49, che se da un lato garantiva il diritto di cittadinanza arabo-siriana a coloro che erano registrati come “Stranieri di Al-Hasakah” (Ajanib al-Hasakah), dall'altro continuava a isolare i “non registrati” (Maktoum al-Qayd).

Gli stranieri di Al-Hasakah

Nella città di Qamishli, Helbest Mohammed, una ventottenne curda, è nata come “non registrata” da padre non registrato. Oggi, è laureata in medicina presso l'Università di Damasco; eppure, non possiede la cittadinanza siriana né alcun tipo di documento di identità formale. Questo limbo la priva dei diritti civili più elementari, che invece gli altri cittadini siriani danno per scontati.

Una volta raggiunta l'età scolare, era troppo giovane per cogliere le avversità che la sua famiglia aveva dovuto superare. I contorni della crisi sono diventati più marcati solo durante gli anni delle medie. Nonostante il superamento degli esami, le è stato negato qualsiasi certificato di diploma. Uno scenario identico si è profilato puntualmente quando ha ottenuto un voto alto agli esami di scuola superiore — un voto che la rendeva idonea ad accedere alla facoltà di medicina —, per poi finire con lo scontrarsi con l'eterno ostracismo delle istituzioni.

“Il fatto che fossimo ‘non registrati’ era un argomento ricorrente nei discorsi di casa nostra”, spiega Mohammed. “Quando nel 2011 è stato emanato il decreto volto a naturalizzare gli ‘Stranieri di Al-Hasakah’, ne ha escluso la categoria dei Maktoum al-Qayd. Mentre coloro che venivano classificati come ‘Stranieri’ possedevano un certificato di stato civile di colore rosso, noi avevamo soltanto un certificato di identità rilasciato dal mukhtar di quartiere (un funzionario locale eletto in rappresentanza di un paese o di un quartiere) per provare la nostra residenza. A quel tempo, volevamo diventare esattamente ‘stranieri’, con la speranza che questo potesse aprirci la strada alla cittadinanza in futuro. Purtuttavia, la persecuzione di mio padre da parte delle forze di sicurezza lo ha impedito. Non siamo mai riusciti a fare un solo passo in avanti per cambiare il nostro status giuridico.”

Un percorso impossibile

Secondo l'organizzazione Syrians for Truth and Justice, il numero di “non registrati” ad Al-Hasakah ha superato i 171.300 individui nel 2011. Giunti al 2018, circa 50.400 di loro ha ottenuto la cittadinanza dopo che il loro status giuridico era transitato da “non registrati” a “stranieri”, fino a passare a “cittadini siriani”.

Nonostante questo, quasi 41.000 persone sono state impossibilitate nel cambiare il loro status a causa di problemi tecnici riscontrati dalla Direzione Generale dello Stato Civile nel corso del trasferimento dei loro fascicoli nei registri dedicati agli “Stranieri di Al-Hasakah”. A ciò va aggiunto che 5.000 persone non si sono rivolte alla Direzione Generale per regolarizzare la loro posizione giuridica. Secondo questa stessa fonte, arrivati al 2018, la grande maggioranza di coloro che erano classificati come “Stranieri di Al-Hasakah” — ossia, 326.489 su un totale di 346.242 persone —  era riuscita a ottenere la cittadinanza.

“Fin da quando ero bambina ho avuto la feroce ambizione di completare gli studi e conseguire i massimi titoli di studio”, continua Helbest Mohammed. “La mia famiglia mi ha supportato dandomi tutto ciò che aveva e il nostro status giuridico di ‘invisibili’ non mi ha mai scoraggiato dal proseguire la mia carriera accademica; perfino i miei insegnanti mi hanno sempre vista come una ragazza molto determinata. Nel 2016, sono partita per Damasco senza un certificato di diploma. Ho accolto la sfida e mi sono fiondata al Dipartimento di Medicina per iscrivermi, nonostante non avessi alcuna prova tangibile dei voti eccellenti che mi qualificavano di fatto per l'ammissione a quella facoltà.”

Le era stato detto di rivolgersi al Ministero dell'Istruzione per un certificato che attestasse il suo curriculum di studi, ma da solo non era sufficiente per completare l'iscrizione all'università. “Allora ho presentato domanda al Ministero dell'Università ed è lì che ha avuto inizio la mia odissea: fare avanti e indietro tra due ministeri in una città che non conoscevo, lontano dalla mia famiglia, di fronte a un destino incerto. Alla fine sono riuscita a realizzare il mio sogno attraverso un'immatricolazione condizionata, che mi permetteva l'iscrizione sotto condizione che non mi sarebbe stato garantito un certificato di laurea dopo il completamento dei miei studi.”

Mohammed era pienamente cosciente che non avrebbe ricevuto alcun certificato, eppure era risoluta nel voler completare quel percorso. Ha affrontato continue vessazioni ai checkpoint militari e in aeroporto durante i suoi viaggi verso Damasco. Sebbene godesse di particolari esenzioni in quanto studentessa universitaria, è stata spesso costretta a fornire lunghe spiegazioni circa il suo status giuridico a ogni funzionario in cui si imbatteva. Ha perfino dovuto affidarsi a un'amica per ritirare l'indennità mensile che la sua famiglia le mandava tramite bonifico. In più, è stata obbligata a intestare la scheda del proprio cellulare a nome di un titolare di carta d'identità siriana; intestarla a suo nome l'avrebbe privata di molti dei privilegi di comunicazione che sono invece garantiti agli studenti siriani.

Mohammed spiega ulteriormente: “Ero perfettamente consapevole del mio destino accademico, eppure ero aggrappata alla speranza che la nostra realtà di vita — quella in cui evitavamo qualsiasi prossimità con i servizi di sicurezza o le istituzioni governative per via dello status di sicurezza di mio padre — cambiasse. Quando mi sono laureata alla fine del 2021,  non ho ricevuto alcun documento che provasse quel conseguimento. Vedendo tutti gli anni di fatica svanire apparentemente nel nulla, sono stata trafitta da un dolore profondo — e con me tutta la mia famiglia. Ero impossibilitata a intraprendere ogni percorso di specializzazione dopo la laurea. Abbiamo lavorato senza sosta per trovare una soluzione e alla fine la mia famiglia ha deciso di rivolgersi a un avvocato per ottenere, in un modo o nell'altro, i documenti a nome nostro, nonostante la situazione di mio padre.”

Speranze di giustizia

Quando i cinque membri della famiglia di Mohammed hanno deciso di proseguire con la registrazione civile nel 2022, sono rimasti scioccati dai costi finanziari necessari per regolarizzare il loro status tramite un avvocato. Le spese legali arrivavano a 4.000 dollari, in un momento storico in cui chiunque arrancava a causa delle condizioni di vita terribili. “Nonostante questo,” racconta lei, “abbiamo deciso di farci carico di quel costo per il mio bene, così da poter ottenere finalmente il certificato che mi consentisse di completare la mia specializzazione medica.”

“In quel momento avrei dovuto essere al terzo anno di specializzazione, ma l'iter burocratico era tremendamente lento, facendomi perdere l'opportunità di iniziare la mia specializzazione. Poi, finalmente ho ottenuto l'approvazione dal dipartimento di Sicurezza Politica proprio poco prima della caduta del regime, dopo una lunga ed estenuante attesa. Tuttavia, le istituzioni governative nella nostra regione hanno chiuso i battenti a seguito di quel collasso politico e la rete digitale dedicata ai  ‘non registrati’ è rimasta chiusa. Ho perso tutte le speranze di portare avanti l'iter.”

A seguito della caduta del regime di Assad, Mohammed ha deciso di recarsi a Damasco, portando con sé i suoi documenti e l'approvazione ottenuta dal dipartimento. Ma la risposta che ha ricevuto è stata deludente: “Al momento non c'è stata l'emanazione di alcun decreto in merito ai ‘non registrati’ (Maktoum al-Qayd); per tale motivo, la rete digitale non può essere attivata per elaborare la sua richiesta.”

“Io spero ci venga garantita una giustizia e una compensazione per tutte le opportunità che abbiamo perso durante la nostra vita…abbiamo passato l'intera esistenza nella sofferenza”, dice Mohammed. Il 16 gennaio 2026, il presidente ad interim, Ahmed al-Sharaa, ha emanato il Decreto n.13 relativo ai diritti dei curdi siriani. L'articolo 4 del suddetto decreto recita: “Tutte le leggi e le misure speciali derivanti dal Censimento del 1962 sono immediatamente abrogate. La cittadinanza siriana verrà concessa a tutti i cittadini di origine curda residenti nel territorio siriano, inclusi i ‘non registrati’ (Maktoum al-Qayd), garantendo loro piena parità di diritti e di doveri.”

Appena prima della pubblicazione di questo articolo, Helbest Mohammed ha confermato di aver recentemente ottenuto la cittadinanza.

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