
Zona residenziale attorno ad un grosso sito minerario industriale. Foto di Afrewatch, usata con licenza.
Nella scuola Galaxy [fr, come i link seguenti, se non diversamente indicato] di Kolwezi, a meno di 500 metri da una discarica di residui minerali, ogni giorno circa 1500 studenti e 68 membri del personale respirano un'aria tra le più inquinate mai misurate nella regione.
Circa il 98% dei rilievi orari di polveri sottili superano i limiti di sicurezza dell'Organizzazione Mondiale per la Salute. Questa cifra evidenzia da sola ciò che hanno rilevato i più recenti studi scientifici effettuati nella zona mineraria di Lualaba [it], Repubblica Democratica del Congo [it] (RDC).
Il paese si presenta come “RDC, paese soluzione” della transizione energetica. Ma gli studi scientifici pubblicati da Source International [en] (un'organizzazione italiana specializzata in scienze ambientali), RAID e Afrewatch in collaborazione con i professori Célestin Banza Lubaba Nkulu e Arthur Kaniki Tshamala dell’Università di Lubumbashi UNILU, propongono un quadro allarmante sullo stato dell'inquinamento nelle principali zone minerarie di Lualaba. I test, condotti con metodologie diverse presso laboratori indipendenti, convergono tutti sulle stesse conclusioni in merito all'ampiezza della contaminazione.
I risultati delle ricerche, pubblicati nel giugno 2026, evidenziano una contaminazione generalizzata di aria, acqua e sedimenti attorno alle grandi miniere di rame e cobalto, con gravi conseguenze sulla salute delle popolazioni rivierasche, ed in particolare su quella dei bambini. Gli studi danno supporto alle denunce ed ai reclami presentati da anni dalle comunità colpite dalle imprese minerarie della RDC.
Il paese produce rame in quantità concorrenziali e garantisce i tre quarti della produzione mondiale di cobalto, un minerale essenziale alla produzione delle batterie per i veicoli elettrici e di diverse tecnologie legate alla transizione energetica. Gli studi sono stati effettuati in prossimità delle zone di estrazione industriale di Tenke Fungurume Mining (CMOC) [en], COMMUS (Zijin Mining) [en] e Mutanda Mining (Glencore).
Allo stesso tempo l’ “Iniziativa per il buon governo e i diritti umani” (IBGDH ASBL), s'interroga in merito all'incapacità dello stato congolese di proteggere le popolazioni contro i giganti minerari che sfruttano il rame ed il cobalto del paese, denunciando violazioni di diritti umani commesse in piena impunità.
L'organizzazione si domanda :
Les revenus miniers justifient-ils le sacrifice d'une génération ? À Kolwezi, les vies humaines sont en danger de mort… Le silence des autorités ne serait plus une simple lenteur administrative, mais une complicité tragique.
I ricavi minerari giustificano il sacrificio di una generazione ? A Kolwezi [it], le vite umane sono in grave pericolo… Il silenzio delle autorità non è solo più una lentezza amministrativa, ma una tragica complicità.
Impronte chimiche letali
Nel loro rapporto [en], i ricercatori riportano che le concentrazioni di polveri sottili (PM2,5 e PM10) sforano sistematicamente i limiti raccomandati dall'OMS. In certi siti i livelli si attestano su sei volte il limite giudicato accettabile. Oltre il 98 % delle misurazioni orarie effettuate durante lo studio supera i limiti di sicurezza; un'esposizione continua, non occasionale, ad un'aria potenzialmente tossica.
Uno dei casi più preoccupanti riguarda la scuola Galaxy di Kolwezi, a meno di 500 metri da una discarica di residui minerari. I ricercatori hanno riscontrato in questa zona i livelli di inquinamento più elevati di tutto lo studio. Circa 1.500 studenti e 68 membri del personale frequentano giornalmente questo sito. Le analisi dimostrano che le emissioni presentano una firma chimica caratteristica dei residui dello sfruttamento minerario industriale; traffico, combustione domestica e sfruttamento artigianale sono stati scartati come cause principali.
Secondo Nathan Nkulu, leader comunitario ed abitante del quartiere Musonoie, i risultati sono gravi. Ha confidato a Global Voices :
Nous vivons dans une situation très difficile du fait de notre proximité avec les installations et les remblais des entreprises KCC et COMMUS, qui nous entourent. Surtout pendant la saison sèche, la poussière toxique envahit nos maisons ; parfois, un véritable nuage de poussière recouvre tout le quartier.
Viviamo in una situazione molto difficile a causa della nostra vicinanza alle installazioni ed alle discariche di KCC e COMMUS, tutto intorno a noi. Soprattutto durante la stagione secca, le emissioni tossiche invadono le nostre case; a volte tutto il quartiere è coperto da una vera nube di emissioni.
Per Flaviano Bianchini [it], direttore esecutivo di Source International [en], si tratta di un grave caso di inquinamento. Nel suo rapporto dichiara :
Au cours de nos nombreuses années de surveillance de la pollution sur des sites miniers industriels à travers le monde, ces résultats comptent parmi les plus préoccupants que nous ayons jamais documentés en matière de qualité de l'air.
Di tutti i dati raccolti durante i molti anni di controllo dell'inquinamento dei siti minerari industriali in tutto il mondo, questi sono tra i più gravi che abbiamo mai documentato in merito alla qualità dell'aria.
Acque contaminate dai metalli pesanti
Oltre alla qualità dell'aria, i ricercatori evidenziano la preoccupante contaminazione delle sorgenti d'acqua. Sono state misurate alte concentrazioni di rame, cobalto, manganese, arsenico, piombo e perfino uranio in diversi fiumi, laghi e pozzi comunitari.
Un pozzo comunitario a Kolwezi, a 200 metri da un bacino di residui minerari, si è rivelato essere cento volte più acido dei valori raccomandati, con concentrazioni di manganese che superano di circa 14 volte i limiti sanitari. A questi livelli in manganese è tossico per il sistema nervoso centrale.

In mancanza di acqua potabile la popolazione di un quartiere di Kolwezi usa le acque di scarico di un'impresa mineraria. Foto : Simplice Bambe.
Il prof. Célestin Banza desrive i sedimenti contaminati che si accumulano nei corsi d'aria come una “bomba chimica ad effetto ritardato”. Secondo lui, l'esposizione cronica delle popolazioni rivierasche può portare a gravi conseguenze sanitarie : disfunzioni neurologiche, malattie renali, intossicazioni croniche e problemi dello sviluppo nei bambini.
L'altro lato della transizione energetica green
La RDC viene presentata come uno dei “paesi soluzione” della transizione energetica. Ma le popolazioni che vivono nelle vicinanze delle imprese minerarie si trovano nella morsa dello sfruttamento industriale del rame e del cobalto, sopraffatte dall'intensità delle attività a Kolwezi e nei dintorni.
Secondo IBGDH, la vegetazione sta morendo e l'inquinamento è ormai visibile ad occhio nudo: giardini e piantagioni sbiadiscono, privando le famiglie di parte delle loro risorse. Ruashi Mining [en], impresa del gruppo cinese Jinchuan [en], viene accusata dall'organizzazione che associa l'inquinamento atmosferico a epistassi nei quartieri vicini alle sue installazioni.
Le miniere non si limitano a svilupparsi : si insinuano nelle comunità, che pagano il prezzo della corsa ai minerali utili alla transizione energetica. Alcuni quartieri si crepano sotto il peso dell'espansione mineraria e delle operazioni di estrazione. Altre comunità semplicemente scompaiono, vittime di espulsioni forzate che spingono i loro abitanti al vagabondaggio senza meta.
Alcune popolazioni a rischio
I responsabili sanitari della regione segnalano un aumento nei casi di tosse persistente, epistassi, irritazioni oculari e difficoltà respiratorie.
Anche la salute riproduttiva delle donne che vivono vicino ai siti minerari desta preoccupazione. Le comunità denunciano casi di aborti, problemi mestruali e malformazioni associati all'inquinamento. Queste testimonianze, convergenti da tutti i quartieri, non sono però ancora sostenute da un'analisi epidemiologica che possa stabilire un legame di casualità diretto, mancanza che gli stessi scienziati evidenziano essere la prossima tappa indispensabile.
Per Emmanuel Umpula [en], direttore esecutivo della ONG Afrewatch, non è necessario cercare le prove per agire :
Les communautés vivant aux abords de ces mines paient de leur santé, de leurs récoltes et de leurs rivières le prix des ambitions énergétiques mondiales. Elles nous le disent depuis des années, et la science confirme aujourd'hui ce qu'elles affirmaient. Il est temps que les entreprises agissent, et que le gouvernement de la RDC renforce l'application de ses lois environnementales.
Le comunità che vivono a fianco delle miniere pagano con salute, raccolti e risorse d'acqua il prezzo delle ambizioni energetiche mondiali. Ce lo dicono da anni, e oggi la scienza conferma le loro affermazioni. È ora che le aziende agiscano e che il governo della RDC faccia valere l'applicazione delle leggi di protezione ambientale.
La domanda mondiale di rame e cobalto continua a crescere per sostenere la transizione energetica. Questi nuovi dati scientifici riaprono il dibattito sulla responsabilità ambientale e sociale degli operatori minerari in RDC. Il principio «chi inquina, paga», per il momento, resta una promessa che le comunità colpite dallo sfruttamento del rame e del cobalto aspettano ancora di veder applicata.






