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Traduzione e media partecipativi

Traduzione e media partecipativi:
L'esperienza di Global Voices Online

di Chris Salzberg

Abstract

La presenza di strumenti per la pubblicazione multimediale online di facile utilizzo, come blog e wiki, ha dato vita a un animato dibattito fra gli operatori dei mass media e quanti ricorrono alle tecnologie digitali per produrre l’informazione del futuro. Mentre il dibattito si concentra sulla differenza fra il giornalismo classico e le diverse forme di “citizen media”, scarsa attenzione è stata rivolta al ruolo della traduzione nell'attuale panorama mediatico in continua evoluzione. Il presente articolo intende colmare questa lacuna, analizzando le questioni legate alla traduzione in un contesto oggi considerato fra i maggiori progetti di citizen media al mondo, Global Voices. La storia di questa organizzazione e la funzione sempre più rilevante della traduzione in senso all’iniziativa, offrono esempi concreti delle difficoltà e delle possibilità proprie della localizzazione collettiva nell'ambito dell'informazione partecipativa.

Introduzione

Da sempre, alla traduzione viene attribuito un ruolo marginale nei media internazionali malgrado svolga una funzione centrale nel facilitare il flusso delle notizie (Bani 2006). Ciò è dovuto, in larga misura, alla diffusa abitudine delle agenzie di stampa di ricondurla come compito al giornalista, insieme alla redazione e all’editing; molti tra quanti operano nell’ambito della traduzione giornalistica non si considerano traduttori ma piuttosto giornalisti (Bassnett 2006; Bielsa 2007). Assimilata in altri compiti e oscurata da funzioni di più alto profilo, la traduzione nei media internazionali  (Venuti 1995), diventa invisibile come lo è in altri ambiti, ma non meno presente, forse in modo ancor più pervasivo.

La realtà multilingue di internet amplifica l’esigenza di voci locali che riempiano il vuoto di un'”informazione globale”.

Oggi, tuttavia, lo scenario mediatico sta attraversando una fase di profondo cambiamento che segue ritmi incalzanti, grazie alla proliferazione di strumenti di facile utilizzo come blog e wiki, i quali consentono nuove forme di editoria personale in rete. Gli effetti di questa trasformazione sulle istituzioni mediatiche consolidate hanno dato vita a un’acceso dibattito sul significato del giornalismo e sul suo rapporto con ciò che va sotto il nome di  “giornalismo partecipativo” (Keen e Weinberger 2007; MacKinnon 2007). Per contro, in questo scenario mediatico, malgrado l’innegabile e significativo impatto che va producendo, la traduzione è stata oggetto di scarso interesse (Soong 2006). Questo saggio vuole porsi come punto di partenza per analizzare l'argomento, attraverso una panoramica della traduzione nel contesto di uno dei maggiori progetti di citizen media al mondo, Global Voices.1

Global Voices si colloca a metà strada fra il mondo dei media tradizionali e quello dei contenuti generati dagli utenti. Nel duplice ruolo di organizzazione e sito web, Global Voices propone quotidianamente una serie di articoli che descrivono eventi d'attualità di ogni parte del mondo, citando e contestualizzando le opinioni e i resoconti di blogger e altri produttori di contenuti in rete. ll progetto, nato nel 2005 grazie a un gruppo di blogger locali interessati a introdurre nuove voci nel pluralismo dell'informazione mondiale, si è subito posizionato lontano dal mondo occidentale. L'informazione prodotta si concentra su continenti come Asia e Africa, ai quali è di  solito riservata un'atttenzione mediatica scarsa, quando non pari a zero, e più in generale su tematiche e opinioni di solito ignorate dai mass media (Hogge 2005; McAfee 2005).

Sebbene l'aspetto linguistico sia arrivato a occupare un ruolo dominante nell'operatività quotidiana, va detto che Global Voices è nato come progetto prevalentemente legato alla dimensione territoriale. La struttura attuale dell’organizzazione, soprattutto rispetto alle localizzazioni, non è stata decisa a priori, e proprio per questo può disorientare i nuovi arrivati, e anche i collaboratori. Aderendo alla comunità di Global Voices, l’autore ha avuto modo di constatare questa difficoltà in prima persona. Alla base di questo articolo vi è pertanto l'esigenza di una più chiara definizione del ruolo e della funzione della traduzione in seno a questa iniziativa.

Nella prima parte del saggio viene descritta la storia e l'organizzazione del progetto complessivo, con particolare enfasi sulle questioni linguistiche. Segue la presentazione dei quattordici gruppi [ora 18, ndt] di traduttori locali all'interno di Global Voices, definiti collettivamente come Progetto Lingua. Viene poi illustrata la metodologia utilizzata per tradurre i testi in Global Voices e nel Progetto Lingua, e si prendono anche in esame i problemi relativi alla “mancanza di contesto”. Infine, come progetto traduttivo, Global Voices viene inserito nel più ampio contesto dei modelli di informazione e trasposizione linguistica online. L’articolo termina con una riflessione sulle problematiche poste dalla traduzione nel panorama informativo globalizzato.

Lingue e traduzione in Global Voices

Quadro generale

Global Voices è nato come esperimento nell'ambito dei new media. Il progetto prende avvio verso la fine del 2004, a un convegno organizzato dal Berkman Center for Internet and Society, presso l’Università di Harvard, quando i blog cominciavano a diffondersi un po’ ovunque nel mondo. Da allora ha avuto un crescita costante tanto in ampiezza quanto in portata (MacKinnon 2004). Una ricerca di Ethan Zuckerman, uno dei due co-fondatori, ha dimostrato che l’interesse dei media tradizionali verso un Paese è strettamente correlato al volume del PIL (Prodotto Interno Lordo) piuttosto che a qualsiasi altro fattore, con ripercussioni negative rispetto a settori quali il commercio e l'assistenza internazionale (Zuckerman 2003). L’avvento dell’informazione partecipativa, in particolare dei blog, ha alimentato la speranza di una possibile inversione di tendenza.

Tuttavia, la domanda cruciale è stata: come si fa a creare “giornalismo” partendo dai singoli post di blog curati da persone che vivono ai margini del mondo? Grazie ai fondi stanziati da alcuni sponsor, il neonato progetto ha deciso di trovare una risposta a questa domanda, offrendo la sintesi giornaliera delle varie “conversazioni” (blog, commenti, discussioni nei forum, ecc.) ben integrate nel contesto necessario per inquadrare al meglio le tematiche relative alle specifiche regioni. Lo slogan utilizzato “Il mondo ti parla, stai ascoltando?” racchiude il significato dell’iniziativa centrato sull’ascolto, fattore che la distingue dall’informazione tipica dei media tradizionali. Tenere bene a mente questo quadro generale aiuta a comprendere l'attuale operatività del progetto, e soprattutto il modo in cui ha affrontato la simbiosi fra lingua e traduzione.

Struttura organizzativa

La struttura organizzativa di Global Voices è particolare perché attinge a elementi editoriali propri dei media tradizionali, differenziandosi tuttavia dallo schema tipico delle istituzioni piramidali (top-down). Supervisione, editing e supporto tecnico vengono coordinati da un team di una ventina di persone che, ad esclusione dell’amministratore delegato, collaborano part-time e sono retribuite in base al lavoro svolto. A parte questa analogia con i ruoli editoriali, il progetto differisce profondamente dai media tradizionali sotto molti aspetti, e precisamente: (1) è del tutto virtuale e viene coordinato online tramite mailing list, chat IRC (Internet Relay Chat) e un blog interno; (2) prevede, come elemento primario dell’attività, un ampio gruppo di traduttori (nello specifico un'ottantina); e (3) gli editor vi svolgono una serie di funzioni che esulano da quella di editor propriamente detto, operando di fatto anche come coordinatori, aggregatori di informazioni e traduttori.
Di seguito una sommaria classificazione delle figure chiave che intervengono nell’iter di pubblicazione degli articoli:

  • Editor regionale. È responsabile dei post che riportano, contestualizzano e traducono gli articoli scritti dai blogger di varie regioni (Caraibi, Caucaso, Asia Centrale, Europa Centrale e Orientale, America Latina, Medio Oriente/Nord Africa, Nord-Est Asiatico, Sud-Est Asiatico, Asia del Sud, Africa Subsahariana). L'editor regionale, inoltre, coordina il lavoro dei volontari (autori) nella rispettiva regione. Come segnalato nell’introduzione, gran parte del Nord America e dell'Europa Occidentale non rientrano fra i territori interessati dal progetto.
  • Editor linguistico. È responsabile dei post che riportano, contestualizzano e traducono gli articoli dei vari blogger scritti in una delle tante lingue disponibili (arabo, cinese, francese, persiano, portoghese, russo/bielorusso/ucraino, spagnolo, giapponese, coreano, italiano, tedesco, ecc.) Il Language Editor è anche la figura di coordinamento dei volontari che traducono i post nelle varie lingue. Si può quindi rilevare che le regioni di competenza dell'editor linguistico possono sovrapporsi a quelle coperte dall'editor regionale.
  • Autore. E’ un collaboratore volontario (di solito un blogger) che riassume i post dei blog relativi alla regione, alla lingua o all'argomento che gli è familiare. Gli autori in totale sono circa 80. (Da notare che il termine “autore” in questo caso è parzialmente fuorviante perché gli autori di norma scrivono gli articoli, mentre nel caso specifico i post riportano le conversazioni di altri blogger e non riflettono di solito il punto di vista dell’autore originario).

Oltre a queste figure, ci sono i due co-fondatori, un direttore esecutivo, un editor esecutivo, due esperti per l'ambito tecnico e il design, vari editor su temi specifici (ambiente, podcast, video, ecc.), e i responsabili dei programmi speciali (Advocacy, Outreach) nonché del Progetto Lingua.
Infine, il consiglio di amministrazione di Global Voices è composto da sette consiglieri, quattro in rappresentanza di fondatori, dipendenti e volontari, e tre in qualità di consulenti esterni.

Lingue e traduzione

Non è facile isolare il ruolo della traduzione all’interno di Global Voices perché è una componente intrinseca del progetto stesso. Il lavoro degli editor linguistici, per esempio, consiste nel tradurre e contestualizzare i blog scritti in una determinata lingua, ma il termine “lingua”, con riferimento al loro intervento, va inteso in senso molto ampio. Analogamente, eseguono traduzioni anche gli editor regionali quando incorporano i post tradotti di altri blog scritti in lingue diverse dall'inglese, sebbene la componente traduttiva, in questi casi, sia di rado evidenziata. Il Manifesto di Global Voices identifica gli obiettivi del progetto nel diritto alla libertà di espressione e nel diritto di ogni voce a essere ascoltata, dove lingua e traduzione, ancora una volta, tendono a farsi elementi impliciti.2

In Global Voices, la traduzione non nasce da una precisa volontà progettuale, ma scaturisce dal corso degli eventi che hanno plasmato il progetto nella sua forma attuale. Inizialmente sono stati assunti alcuni editor regionali per presentare al pubblico mondiale gli interventi prodotti dai blogger di vari Paesi (in particolare le nazioni non-occidentali). All’epoca si sperava che i “blogger-ponte” (Zuckerman 2007), blogger locali che scrivono in inglese relativamente a una regione specifica (e che quindi fanno da “ponte” con il resto del mondo), fossero sufficientemente numerosi per adempiere a questa funzione. Più che la traduzione in sé, pur se considerata componente fondamentale in questa fase iniziale (MacKinnon 2005), il punto focale rimaneva il contesto: il quadro storico e culturale necessario per rendere comprensibile a un estraneo gli interventi di un blog in una lingua straniera (inglese).

Tuttavia, è subito emerso che non c'erano blogger-ponte sufficienti per garantire un servizio stabile e continuativo. A questo punto Global Voices, grazie ai fondi stanziati dalla Reuters e da altri sponsor, ha preso ad assumere dei traduttori per coprire determinate lingue (“lingosfere”). Si è così arrivati all’attuale organizzazione, dove esiste una sovrapposizione fra goi articoli relativi a diverse regioni e lingue.3

Questo tipo di evoluzione, che vede un progetto di taglio inizialmente territoriale diventare sempre più linguistico, va di pari passo con il processo trasformativo che, secondo alcune previsioni, coinvolgerà internet nel suo complesso. Quasi dieci anni fa, uno dei più noti commentarori in tema di cybercultura, l'americano Clay Shirky, ha scritto che nel prossimo secolo il concetto di “prossimità [non sarà più definito] in termini geografici, ma in termini linguistici: due Paesi saranno realmente confinanti soltanto se hanno una lingua da usare in comune” (Shirky 1999). Global Voices, in quanto struttura organizzata, unisce la sfera geografica e quella linguistica nello stesso progetto di citizen media, riflttendo uindi la tendenza di fondo alla trasformazione del concetto di prossimità.

Mentre si accresce l'importanza della prossimità linguistica, per contestualizzare gli eventi nelle realtà locali resta comunque determinante anche quella regionale. A tal fine, invece di essere stranieri “paracadutati” in un Paese, come accade di solito con i media tradizionali, gli editor regionali di Global Voices sono generalmente gente del luogo, come lo è la maggior parte degli editor linguistici. Questo aspetto è significativo per diverse ragioni: gli editor parlano la lingua locale, conoscono le tematiche socio-politiche del Paese e sono integrati nella rete sociale in loco. Quindi Global Voices è in grado di guardare costantemente a Paesi e aree geografiche che i media tradizionali coprono invece solo in maniera sporadica.

L'interconnessione a livello regionale, pur se importante per la ricerca e la diffusione di articoli che resterebbero altrimenti lontani dall'interesse dei media (la ragion d’essere del progetto), pone anche un altro tipo di problematiche. Per esempio, buona parte degli articoli di Global Voices sono scritti da persone, i blogger o gli editor stessi, che usano l’inglese come seconda lingua, pratica contrastante con il principio basilare della professione secondo cui si traduce solo verso la lingua madre (Newmark 1988). Nell’ambito di un progetto che incorpora e convoglia le voci locali in un dialogo globale, questa prassi di scrivere nella seconda lingua (inglese) è comunque una realtà praticamente impossibile da eludere. E altrettante difficoltà possono sorgere quando occorra tradurre l'articolo dall'inglese, situazione tipica del Progetto Lingua illustrata nella sezione successiva.

Il Progetto Lingua

Se la complementarità della lingua e della traduzione all’interno di Global Voices può risultare difficile da capire a chi si affaccia per la prima volta a questa realtà mediatica, il Progetto Lingua (di seguito “Lingua”), equipe di persone che traduce gli articoli di Global Voices (ad oggi) in 14 lingue diverse [attualmente 18, n.d.t.], presenta un quadro ancora più complesso. C’è un gruppo per ciascuna lingua, il cui obiettivo è portare i temi trattati in Global Voices a un pubblico che parla lingue diverse. Operazione che avviene quotidianamente grazie alle traduzioni dei pezzi in inglese ripresi dal sito principale.4

Storia del progetto

Pur se è evidente la funzione primaria di ogni gruppo Lingua (tradurre gli articoli dall’inglese alle diverse lingue), chiarirne l’organizzazione operativa nell’ambito del progetto Global Voices è compito complesso e scarsamente documentato. Ciò è dovuto, in larga misura, al fatto che Lingua, iniziativa lanciata verso la fine del 2006, è un progetto relativamente giovane. Descrivere il percorso del progetto e quindi la sua storia, con uno sparuto gruppo di traduttori che oggi si è ampliato fino a comprendere 50 membri attivi [oggi Global Voices conta, fra autori e traduttori, conta circa 200 collaboratori, n.d.t.] in un certo qual modo significa spiegarne il ruolo acquisito all'interno di Global Voices.

Innanzitutto è bene chiarire che l'attuale struttura del Progetto Lingua non è stata programmata in anticipo. Diversamente da Global Voices, la cui organizzazione scaturisce da una serie di riunioni e dibattiti online, Lingua è nato su iniziativa della comunità di lettori e perciò si è sviluppato in modo diverso.

Nel settembre 2005 Portnoy Zheng, blogger taiwanese ora direttore del Progetto Lingua, ha iniziato a tradurre (pro bono) una serie di articoli di Global Voices per poi pubblicarli sul proprio blog. All’epoca studente del corso di giornalismo, Zheng si “è innamorato [di Global Voices] a prima vista” e ha deciso di estendere  i temi trattati alla comunità cinese, con l'intento di raggiungere i netizen di Taiwan. Come per molti altri che hanno poi aderito al progetto, la scelta di tradurre gli articoli di Global Voices era dettata dalla carenza nella sua lingua di testate d'ambito internazionale. (Góes 2008).

La pratica di tradurre in altre lingue una serie di articoli, che ha preso il nome di “modello Portnoy”, si è evoluta in maniera del tutto indipendente da Global Voices in quanto tale. Ethan Zuckerman e Rebecca MacKinnon, promotori del progetto, non si sono mai chiesti se quel dato modello fosse gradito perché non ne hanno mai considerato neppure la fattibilità. 5Ma quando MacKinnon, che parla cinese, ha scoperto il lavoro di Zheng lo ha ovviamente incoraggiato a continuare. Non esistevano problemi legali sui diritti d’autore perché tutti gli articoli di Global Voices sono disponibili sotto licenza Creative Commons.6

Il dibattito apertosi durante il Summit di Global Voices del dicembre 2006 ha confermato che, pur essendo stato Zheng il primo a tradurre i contenuti di Global Voices, non era certo l’unico a pensarla così; molti altri nella comunità, si è venuto a sapere, erano ansiosi di leggere i testi tradotti nelle loro lingue. L'iniziativa nata da quelle discussioni è stata battezzata Progetto Lingua: una rosa di traduttori-satellite raggruppati in vari team, ciascuno attivo nei rispettivi sotto-domini del sito-madre inglese, su un’installazione separata della comune piattaforma blog (WordPress).

Dal 2006 il Progetto Lingua è cresciuto in maniera esponenziale, e ora vi collaborano svariate decine di volontari per 15 [18, n.d.t.] lingue diverse. Laddove le traduzioni di Zheng si dovevano all’entusiasmo di un solo appassionato, il progetto odierno rappresenta una quota importante dell’attività di Global Voices. Il percorso, unico nel suo genere, e il ruolo di amplificatore di contenuti destinati a un pubblico decisamente multilingue, collocano il Progetto Lingua al di sopra di qualsiasi sotto-progetto. 7Ciò spiega, in un certo qual modo, l’importanza che Lingua riveste tuttora all’interno di Global Voices nel suo complesso, malgrado la crescita raggiunta in termini di dimensione e di pubblico.

Attualmente il Progetto Lingua racchiude i team di persone che traducono in 15 [attualmente 18, n.d.t.] idiomi: tedesco, spagnolo, francese, malgascio, portoghese, albanese, macedone, arabo, farsi, bengali, hindi, cinese (tradizionale e semplificato) giapponese e italiano; il russo, una volta operativo, è stato disattivato per mancanza di collaboratori [attualmente è attivo anche il russo, n.d.t.]. Ogni team è composto da un editor e da un gruppo di traduttori volontari che varia per numero e livello di attività. La fattiva partecipazione al progetto oscilla in base a fattori diversi, ma alla stesura di questo articolo i gruppi più numerosi sono quelli spagnolo e cinese. Il contributo maggiore in termini di traduzioni svolte negli ultimi sei mesi proviene, nell’ordine, dai gruppi spagnolo, malgascio e bengalese.8

Lingua opera decisamente nell’ambiente virtuale, con collaboratori sparsi sul territorio anche all’interno del singolo team. I componenti del gruppo spagnolo, per esempio, risiedono in Perù, Argentina, Venezuela, Spagna e Stati Uniti, mentre quello arabo è formato da persone che vivono in Siria, Libano, Egitto, Iraq e Bahrain. Lingua riflette anche le diverse culture di quanti partecipano al progetto. Nei profili dei collaboratori troviamo blogger, giornalisti, traduttori e studenti ma anche avvocati, ingegneri e professionisti informatici, professori, analisti finanziari e web designer.

Uno degli sviluppi stimolanti di Lingua riguarda la crescita di quei team che rappresentano comunità di nicchia e più ricettive, considerata la scarsa disponibilità di informazioni globali nelle  lingue di riferimento. Il gruppo del Madagascar, in particolare, è fortemente motivato dal desiderio di preservare l'idioma nazionale, dato che i blog locali sono per lo più in francese, malgrado la prima lingua del Paese rimanga il malgascio. E se tanti gruppi di Linguasi sono guadagnati l’attenzione del pubblico locale faticosamente, quello malgascio si colloca fra i primi dieci blog del Paese.9

Sebbene come gruppo Global Voices presenti una certa varietà di retroterra e provenienze regionali, il fatto che Lingua abbia carattere di progetto multilingue decentralizzato richiede un impegno particolare in termini di coordinamento e comunicazione. Per esempio, Lingua dispone di un responsabile operativo (posizione che è al momento occupata da Portnoy Zheng, mentre in precedenza era ricoperta dall'ex editor del gruppo francese Alice Backer), ma non esiste una supervisione editoriale sull’intero progetto. Situazione, questa, inevitabile, se si considera la quantità di lingue presenti, ma che comunque confligge con la politica che prevede standard editoriali su tutto il materiale di Global Voices. Per mantenere l'unità terminologica in ogni lingua, si è pertanto reso necessario porre limitazioni ai contenuti espressi in lingue diverse dall'inglese che i vari team traducono (si veda oltre, la parte di Approfondimento).

Un'ulteriore insidia è poi rappresentata dal divario contestuale esistente fra Lingua e il progetto Global Voices. A livello organizzativo, GV è tenuta insieme da una serie di elementi aggreganti: inglese parlato correntemente a livello generale, riferimenti comuni (blog, nuovi media, attivismo), la presenza di un gruppo centralizzato e di un consiglio di amministrazione con una visione ampiamente condivisa. Questi elementi non sono presenti in maniera uniforme all’interno di Lingua, che conserva una forte coesione grazie alla funzione specifica della traduzione. 10Mentre i traduttori devono possedere buone capacità di lettura in lingua inglese, ciò non implica necessariamente l’utilizzo dell’inglese come strumento di comunicazione quotidiana, né garantisce familiarità con l’uso degli strumenti del blog, parte integrante del progetto complessivo.

Per queste ragioni, nelle liste di discussione i traduttori di Lingua sono meno attivi rispetto agli autori e agli editor di Global Voices. Analogamente, in molti casi le limitate conoscenze sull’utilizzo del blog richiedono un addestramento specifico. A tal fine, per i nuovi traduttori volontari, sono stati creati strumenti di supporto, quali mailing list, siti web e anche esercitazioni nelle rispettive lingue madre. Un apparato che è indispensabile all’operatività quotidiana di questi gruppi, ma che parallelamente crea un vuoto di comunicazione sia all'interno dello stesso team di traduzione sia rispetto al resto della struttura di Global Voices. Trovare una soluzione che agevoli l'interazione fra i collaboratori di Global Voices e i traduttori di Lingua, e che snellisca il processo di traduzione, è quindi considerato un obiettivo importante per garantire la buona riuscita del progetto in futuro.

Approfondimento

Il flusso traduttivo tra Global Voices e Progetto Lingua

Global Voices si definisce un’ organizzazione che “aggrega, fa conoscere e amplifica la conversazione online a livello globale”. Dopo aver delineato il ruolo che lingue e traduzione rivestono tanto per Global Voices nel suo complesso quanto per Lingua in particolare, siamo ora in grado di stabilire con maggiore chiarezza come la traduzione si inserisca il modo specifico in tale processo.

Sul versante di Global Voices il processo può essere concepito in tre fasi:

  1. Ricerca. Gli editor regionali e linguistici e gli autori cercano, nella regione o lingua di riferimento, gli argomenti trattati sui blog e altri contenuti generati dagli utenti.
  2. Selezione. Una volta individuata la notizia o l’argomento di interesse, si selezionano le informazioni di fondo e gli interventi sul tema. Tra i riferimenti (linkati ma generalmente non citati) possono trovarsi articoli di giornale e altre fonti prive di contenuti generati dagli utenti.
  3. Redazione. Gli stralci così selezionati dai blog e da altri materiali prodotti dagli utenti, vengono organizzati e redatti in forma di articolo (o serie di articoli), corredati da informazioni di fondo e da link di riferimento contestualizzanti, a beneficio di un pubblico globale.

Naturalmente questa è una descrizione molto schematica del processo che i diversi collaboratori possono condurre in maniera diversa.

Se i documenti originali sono in una lingua diversa dall’inglese, si procede a tradurli già nella fase di selezione, oppure in quella di redazione. Ove esista materiale video, talvolta si rende necessaria la sottotitolazione, in genere fornita attraverso il servizio online gratuito dotSub (si veda oltre).

Una volta realizzato e pubblicato sulla pagina principale di Global Voices, l’articolo è pronto per essere tradotto dai rispettivi gruppi di Lingua. Ciascun volontario ha facoltà di scegliere l’articolo a suo piacimento, purché non sia già in corso di traduzione all’interno del proprio gruppo. Quando la traduzione è pronta e pubblicata, sotto il titolo dell’articolo originale (in lingua inglese) appare un link che rimanda al testo tradotto sul corrispondente sito di Lingua.

Come segnalato in precedenza, le procedure di coordinamento e revisione della traduzione possono variare sensibilmente da gruppo a gruppo. Queste alcune delle prassi adottate:

  • Lista discussioni + revisione dell’editor. I traduttori riferiscono tramite l'apposita mailing list qual è l’articolo che si apprestano a tradurre, dopo di che uno o più editor lo verificano prima di pubblicarlo. Questa è la modalità più comune.
  • Wiki + revisione paritetica (peer review). È il procedimento applicato dal gruppo cinese, dove l’articolo viene rivisto da un altro membro del gruppo, poi rispedito al traduttore, contrassegnato dal ‘visto stampa’ e infine pubblicato. Ogni passaggio, traduzione, editing e correzione di bozze, si svolge interamente tramite un apposito Wiki, con una mailing list per ulteriori discussioni.
  • Pubblicazione diretta. All'interno di alcuni gruppi, nel caso di comprovata qualità del lavoro svolto e di dimestichezza con l’apposito software, alcuni traduttori sono autorizzati alla pubblicazione diretta (senza bisogno di ulteriore revisione). Per il coordinamento si fa come al solito riferimento a una lista di discussione.

Queste sono nel complesso le procedure di svolgimento del processo di aggregazione e amplificazione all’interno di Global Voices e di Lingua. È un processo mediante il quale, dalla prima all’ultima fase, una serie di testi in lingua originale vengono veicolati dall’informazione partecipativa oltre le barriere regionali e linguistiche, per arrivare a un pubblico altrimenti impossibile da raggiungere. Nonostante la complessità delle necessarie procedure, a caratterizzare il progetto è proprio la funzione amplificativa delle singole voci. Il processo descritto è quindi la vera e propria ossatura del progetto, e la traduzione, in quanto ponte linguistico, è parte integrante del processo stesso.

Il problema della decontestualizzazione rispetto all'originale

Uno dei problemi principali che Lingua si trova oggi ad affrontare riguarda la pubblicazione di contenuti originali in lingue diverse dall'inglese. Fin dall’inizio i responsabili di Global Voices hanno scelto una linea precisa, decidendo che tali contenuti non potevano uscire su Lingua senza che fosse già presente la corrispondente versione inglese sul sito principale. La questione basilare è di ordine qualitativo: mancando all’interno dei singoli gruppi regionali la figura dell’editor che si occupa della revisione e della correzione di bozze, è impossibile validare testi privi di versione inglese. Nel decidere di lasciar fuori tali testi originali in lingue diverse dall’inglese, i siti di Lingua si sono trovati gioco forza a rispecchiare il sito principale di Global Voices, garantendo se non proprio la lettura in traduzione dell’intero contenuto, quantomeno che questo sia in linea con il sito principale.

Ai diversi gruppi di Lingua che intendano promuovere i contenuti di Global Voices presso un pubblico non anglofono, quest’esigenza, necessaria a livello gestionale, pone nondimeno un problema che potremmo definire di ‘perdita di contesto’: la separazione fra il testo originale (l’articolo pubblicato su Global Voices) e il contesto nel quale era inizialmente inserito. Se un certo livello di decontestualizzazione è comune a tutte le traduzioni, il problema in questo caso si acuisce perché la stessa compilazione degli articoli di Global Voices parte dalla raccolta di contenuti in lingua straniera (spesso tradotti) inseriti in un altro contesto (la fase di “redazione” descritta sopra).

Questo fenomeno di decontestualizzazione può verificarsi in vari modi:

  • Insufficiente conoscenza del quadro generale. Gli articoli si basano sul presupposto che i lettori abbiano già nozione di argomenti per i quali un pubblico non anglofono potrebbe non avere la stessa familiarità. Un traduttore di lingua malgascia, per esempio, ha segnalato difficoltà nel tradurre un articolo sulla Mauritania che faceva riferimento alla circoncisione dei genitali, concetto del tutto estraneo al pubblico del Madagascar (Andriamananjara 2007). In qualche misura possono venire in aiuto le note del traduttore, le quali, però, sono vincolate ai limiti imposti dal contenuto del testo originale.
  • Link e riferimenti. Nei casi in cui occorra fornire il quadro generale sull'argomento, gli articoli di Global Voices in genere rinviano a siti o blog in lingua inglese, il cui accesso, nel caso di articoli tradotti, è comunque problematico. Per questo, al posto dei link che rimandano a risorse in inglese, talvolta si inseriscono link a siti equivalenti dove esiste un testo parallelo in altre lingue (è il caso delle voci di Wikipedia). Va comunque detto che al di fuori di quest’ambito, la possibilità di inserire link ai blog delle lingue d'arrivo di un articolo non esiste, il che impedisce ai gruppi di Lingua di agganciarsi alla blogosfera locale, aspetto cruciale per ogni progetto che poggia ìsui blog.
  • Argomento. Le tematiche affrontate da Global Voices presumono l’implicita conoscenza di contesti sociali che, pur se del tutto naturali per un pubblico anglofono, possono risultare di difficile comprensione a lettori di un'altra lingua. I lettori del Sud-est asiatico, per esempio, hanno meno interesse di altri verso tematiche come la politica e i diritti umani e c’è chi ha visto in certi argomenti (di fatto molto ricorrenti su Global Voices) un potenziale fattore di allontanamento di un’utile fetta di lettori. In questi casi il traduttore può semplicemente scegliere di non tradurre certi testi, ma si tratta pur sempre di una soluzione parziale.
  • Presentazione. Stile e presentazione dei testi pubblicati su Global Voices possono sortire risposte inattese nel pubblico a cui sono rivolti. Un editor ha fatto notare come a certo pubblico francofono che segue siti come Global Voices in Francia o in Africa, lo stile di certi articoli possa risultare alquanto estraneo. Per fare un esempio, se la frase “tutti uniti ce la faremo!” può bastare a motivare ed esortare all’impegno il pubblico statunitense, tradotta in francese senza qualche adattamento, può suonare eccessivamente ottimista.11

Sebbene le problematiche descritte siano abbastanza comuni a tutti i progetti di localizzazione, Global Voices, a differenza dei siti commerciali di simile contenuto, non è nato come progetto multilingue: l’estensione ad altri ambiti linguistici è scaturita da un'iniziativa nata nel gruppo. Praticamente, l’organizzazione si è trovata di fronte a un problema piuttosto complesso e inatteso, quello di localizzare un progetto mediatico globale in oltre una decina di lingue. La perdita di contesto è un aspetto cruciale di questo problema, perché. non solo rimanda ai limiti insiti in Lingua in quanto progetto traduttivo, ma evidenzia come Global Voices sia per sua natura un entità di stampo ‘anglo-centrico’.

Fra le proposte avanzate per ovviare al problema della perdita di contesto, ha suscitato un certo interesse quella che prevede la pubblicazione, sui rispettivi siti di Lingua, di articoli in lingue diverse dall’inglese, a patto che prima ne esista la versione inglese. Uno dei vantaggi di questa modalità è quello di consentire il coinvolgimento anche di quei blogger che non conoscono bene l’inglese, assicurando al contempo il necessario controllo redazionale.12

Va comunque detto che questa pratica non può bastare a risolvere il problema della perdita di contesto nei casi in cui i contenuti in lingua straniera siano tradotti a partire dalla loro versione inglese.

Il contesto nella traduzione giornalistica

Il problema della decontestualizzazione si può dire analogo al processo della trasformazione testuale che si ha nella traduzione di notizie internazionali. Analizzando la traduzione giornalistica inglese-finlandese, Hursti segnala come nella traduzione del prodotto giornalistico il testo passi attraverso un processo di riorganizzazione che prevede tagli, aggiunte e sostituzioni. Egli osserva come gran parte di questo processo non dipenda da differenze insite nella lingua, ma piuttosto dall’intento consapevole di produrre un testo appositamente mirato al pubblico della lingua di arrivo. (Hursti 2001).

Più di recente, Bielsa ha preso in esame le frequenti modifiche applicate ai testi di partenza nella traduzione giornalistica, includendo la scelta di un diverso titolo o introduzione, il taglio di parti ridondanti per un certo pubblico, l’aggiunta di informazioni supplementari. Uno dei criteri adottati per giustificare simili alterazioni, è quello di basarsi sulla conoscenza che il pubblico ricevente ha di un certo argomento, indicato come fattore chiave nella decontestualizzazione descritta alla sezione precedente. Bielsa osserva come, grazie a queste modifiche, il testo tradotto appaia “più come un testo nuovo, originale, appositamente adattato per soddisfare le esigenze della pubblicazione ospitante e dei lettori a cui è rivolto” (Bielsa 2007:142-143).

È interessante notare che, mentre il tipo di modifiche appena descritto rientra nelle procedure usate per riassumere le conversazioni dei blog (le fasi di “selezione” e “redazione” di cui sopra), le stesse vengono a mancare nelle varie fasi del processo traduttivo dei volontari di Lingua. La linea di demarcazione fra la figura del ‘giornalista’ e quella del ‘traduttore’, che nella traduzione delle notizie d’attualità è sfumata in ragione della subordinazione del secondo al primo, va qui evidenziandosi sul piano organizzativo nelle varie funzioni svolte da Global Voices e da Lingua.

La Inter Press Service (IPS), agenzia di stampa internazionale che opera applicando l'analoga idea di “dare voce a chi non ha voce”, ricorre a un diverso metodo aggiungendo contesto ai testi tradotti, con lo scopo di “bilanciare il locale con il globale”. Miren Gutiérrez, redattore capo di IPS, osserva per esempio come il concetto di “paramilitare”, che in America Latina è assai comune, non è detto che lo sia in egual misura altrove: “pur in presenza di informazioni del tutto sufficienti per il lettore medio di lingua spagnola, quello anglofono potrebbe non cogliere tutto il senso e la forza espressiva di un certo articolo” (Gutiérrez 2006:31). Problema analogo a quello che si trovano ad affrontare i gruppi di Lingua nel tradurre gli articoli di Global Voices, in cui la contestualizzazione dei testi di partenza è concepita pensando a un pubblico di lingua inglese. Per questo l'approccio di IPS e altre entità giornalistiche multilingue potrebbe essere un valido modello di riferimento per allargare il raggio d'azione della traduzione all’interno di Global Voices.

Traduzioni degli appassionati

Il problema della perdita di contesto emerge in un'altra forma di traduzione, quella curata direttamente dagli appassionati di una certa materia. Díaz Cintas e Muñoz Sánchez hanno analizzato il lavoro di un gruppo di volontari che ha tradotto i sottotitoli degli anime (“fansub”), i fumetti giapponesi, pratica assai diffusa nell’ambito delle traduzioni degli appassionati (Díaz Cintas e Muñoz Sánchez 2006). Sebbene tale attività risalga agli anni '80, ha poi preso piede negli anni '90 con l'arrivo di software e computer a bassi costi.

Esistono svariate analogie fra la traduzione all'interno di Global Voices e l'attività dei fansub. Diversamente dalla traduzione giornalistica, quella degli appassionati è un’iniziativa su base volontaria, e quindi vicina alle motivazioni dei collaboratori di Global Voices e di Lingua. Analogamente a Global Voices, l’inglese viene utilizzato dai fansub giapponesi come “lingua cardine” per traduzioni nelle altre lingue, e la maggior parte di questi traduttori non è anglofona. Più in generale, Díaz Cintas e Muñoz Sánchez notano che l’attività dei fansub “si colloca al limite degli imperativi di mercato ed é decisamente meno dogmatica, più creativa e individualistica” rispetto alla traduzione tradizionalmente operata dai media (Díaz Cintas e Muñoz Sánchez 2006:51); la descrizione si adatta benissimo anche a Lingua in quanto iniziativa non-profit centrata sulla traduzione di contenuti generati dagli utenti.
Il problema della decontestualizzazione, che è presente anche in quest’ambito, viene affrontato con un approccio che differisce sia dalla traduzione professionale di sottotitoli sia da quella degli articoli giornalistici. Díaz Cintas e Muñoz Sánchez osservano che nel lavoro dei fansub “certi riferimenti culturali, come per esempio i nomi delle località, le tradizioni, particolari cerimonie o altri festeggiamenti, vengono spiegati con l’ausilio della Nota del Traduttore e con postille” (Díaz Cintas e Muñoz Sánchez 2006:46). Inoltre, alcuni membri dei fansub aggiungono, a beneficio del pubblico di appassionato dei fumetti d’animazione, informazioni supplementari sotto forma di note o commenti alla traduzione.

Per quanto concerne i problemi di contestualizzazione cui si è accennato più sopra, è emerso da varie argomentazioni che il pubblico destinatario dei contenuti di Global Voices non è ben definito. Un modo per farvi fronte potrebbe semplicemente essere quello di individuare ciascun pubblico locale e poi fornirgli le necessarie informazioni di contesto in modo mirato. Fra i gruppi che hanno mostrato interesse verso i contenuti di Global Voices, e in particolare verso le traduzioni di Lingua, vi è quello degli aderenti alla diaspora 13. Se si attinge al modello fansub, per un passo concreto verso il superamento della decontestualizzazione si potrebbe corredare la traduzione di informazioni supplementari pertinenti a quei lettori. Un tale approccio potrebbe essere utilizzato per molti altri gruppi di interesse.

Progetti per ‘traduzioni aperte’

Di solito, sia la traduzione di testi giornalistici sia quella degli appassionati sono coperte dal diritto d'autore. Le traduzioni di contenuti liberamente utilizzabili (per lo più sotto licenza Creative Commons o GPL), definite “traduzioni aperte”, si differenziano per il fatto che non comportano problemi di natura etica o legale.14 Tutti i contenuti di Global Voices utilizzano queste licenze.

I progetti per le ‘traduzioni aperte’ da parte di gruppi locali hanno registrato una crescita notevole negli ultimi anni. Eccone un breve elenco rappresentativo:

  • Cucumis (www.cucumis.org): Community di traduttori volontari che raggruppa collaboratori di oltre trenta lingue diverse. Gli utenti si offrono per le traduzioni, guadagnando in tal modo punti utilizzabili per poi richiedere la traduzione di articoli propri. Il sistema poggia interamente sul volontariato e l'attività di traduzione è svolta gratuitamente. Recentemente un piccolo gruppo di aderenti a Cucumis è entrato a far parte del team francese di Lingua.
  • dotSub (www.dotsub.com): Sito web che consente agli utenti di sottotitolare i video in qualsiasi lingua, per poterli poi tradurre senza fare obbligatoriamente riferimento alla lingua originale del video. E’ un servizio che facilita i traduttori di Lingua quando devono incorporare contenuti video nelle loro traduzioni. Per questo vi si fa spesso ricorso per la traduzione dei video presenti negli articoli di Global Voices.
  • Worldwide Lexicon (www.worldwidelexicon.org): Progetto open source orientato allo sviluppo di strumenti di facile utilizzo per creare, modificare e condividere le traduzioni online. Scopo primario del progetto è tradurre i contenuti generati dagli utenti, come i post dei blog.

La traduzione di software open source e della relativa documentazione da parte di volontari è un altro chiaro esempio di traduzioni aperte di comprovata funzionalità (Sasaki 2007). Recentemente, è stato esaminato anche l’uso di motori multilingua wiki per traduzioni collaborative online (Désilets et al 2006).

Si possono notare diversi aspetti in comune nei progetti appena elencati: sono tutti orientati alla traduzione, poggiano in varia misura su una piattaforma, sono multilingue e non presentano una lingua prevalente. Per contro, Global Voices non ha il suo punto focale nella traduzione, è strettamente legato alla sua community, piuttosto che a una piattaforma, e come lingua di comunicazione predilige l'inglese.
Questo articolo ha evidenziato le diverse problematiche legate alla scarsa attenzione nei confronti della traduzione e al fatto che si ipotizzi un contesto implicitamente rivolto a un pubblico anglofono. D'altro canto, è importante ribadire che Global Voices non sarebbe diventato ciò che è se si fosse concentrato unicamente sulle traduzioni. Il perno su cui ruota l’intera iniziativa è l'amplificazione di singole voci, più che la traduzione, cosa che ottiene l’attenzione del pubblico. L’obiettivo non è diventare una piattaforma di traduzioni, quanto piuttosto offrire uno spazio nel quale la traduzione, tradizionalmente invisibile nel giornalismo, assuma un ruolo diverso e più incisivo nel collegare varie prospettive a livello globale.

Conclusione

La crescente realtà multilingue di internet, con i media internazionali che abbandonano l’esoso ricorso ai corrispondenti esteri e agli uffici in terra straniera, sottolinea l’esigenza di voci locali capaci di riempire il vuoto di “informazione globale”. Mediando fra lingue e culture diverse, la traduzione gioca un ruolo chiave in questo processo. Tuttavia, i rapporti fra il nuovo e cangiante mondo dei media partecipativi da un parte, e la prassi consolidata della traduzione dall’altra, sono ancora sporadici e distanti. Individuando e spiegando il ruolo della traduzione in una elle maggiori inziiative di citizen media al mondo, questo saggio si augura di aver posato la prima pietra di un ponte che collega aree così diverse.

Michael Cronin (Cronin 2003) ha illustrato in dettaglio le interconnessioni fra traduzione e globalizzazione, idee che si adattano perfettamente allo scenario delle conversazioni globali trattate in questo articolo. Le sue parole servono da monito, rammentando a chiunque sia impegnato nel promuovere la crescita dei media partecipativi , il significato della traduzione nel mondo globalizzato:

La traduzione è importante non solo per il fatto che ci permette di interloquire o di leggere testi scritti da altri, ma perché ci fa capire come mai a volte diventi così difficile dialogare, oppure non si aprezzi o non si capisca quanto scrivono gli altri. Se la realtà di oggi ha inevitabilmente una dimensione multiculturale e multinazionale, è logico mettere questa disciplina, che è l’essenza della mediazione fra culture e lingue diverse, al centro del nostro interesse come strumento per meglio comprendere la globalizzazione e le sue possibili implicazioni, e il perché talvolta sia così difficile essere cittadini del mondo.  (Cronin 2003: 6).

Note:

1Si veda: https://www.globalvoicesonline.org

2Si veda: https://www.globalvoicesonline.org/about/gv-manifesto

3 Per maggiori informazioni sul ruolo delle traduzioni in Global Voices, si veda: “Language and translation on Global Voices,” My heart's in Accra (blog di Ethan Zuckerman), 16 dicembre 2006. http://www.ethanzuckerman.com/blog/2006/12/16/language-and-translation-on-global-voices/

4Si veda: https://www.globalvoicesonline.org/lingua

5 Ethan Zuckerman aveva previsto un diverso modello, dove veniva creato un sito indipendente tipo-GV per lingue diverse (comunicazione personale). Alcuni editor di Lingua hanno detto di prevedere simili siti in futuro, ma al momento non esistono.

6Per maggiori informazioni sulle licenze, si veda: Lessig, Lawrence, “The Vision for the Creative Commons: What are We and Where are We Headed? Free Culture,” in Brian Fitzgerald (a cura di), Open Licensing: Cultivating the Creative Commons, Sydney: Sydney University Press, 2007. http://ses.library.usyd.edu.au/handle/2123/1572

7 Vi sono altri tre sotto-progetti in Global Voices: Advocacy (https://advocacy.globalvoicesonline.org), Rising Voices (https://rising.globalvoicesonline.org), and Voices without Votes (http://voiceswithoutvotes.org).

8Si veda: https://globalvoicesonline.org/lingua/posting-stats

9 Lova Rakotomalala (editor del GV malgascio), (comunicazione personale),

10 Da notare che molti editor di Lingua sono anche autori di GV, formando così un ponte fra quest’ultimo e l'ampio gruppo di traduttori volontari.

11 Claire Ulrich (editor di GV francese) scrive in una email (9 giugno 2008): “Come altre comunità statunitensi, GV ha un approccio del tipo ‘si può fare’, ‘uniamoci per provarci insieme’ e ‘siamo grandi’, che fa parte del modo di comunicare tra gli statunitensi, con cui si impegnano e creano motivazione. Ma ai lettori francofoni appare piuttosto un approccio stile boy-scout e un atteggiamento superficialmente ottimistico”.

12 Qualche team ha già fatto diversi tentativi in proposito. Un esempio: Portnoy Zheng, “Taiwan: An Ironic Human Rights Day,” Global Voices Online, 24 dicembre 2007. https://www.globalvoicesonline.org/2007/12/24/taiwan-an-ironic-human-rights-day/

13 Claire Ulrich (editor di GV francese), comunicazione personale.

14 La prima conferenza su Open Translation si è svolta a Zagabria, in Croazia, a fine novembre 2007. Si veda anche: “Voices from Open Translation Tools 2007″: http://blip.tv/file/522086/

Riferimenti:

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Il profilo di Chris Salzberg su Global Voices è disponibile qui.

Articolo originale apparso su Translation Journal.

© Copyright Translation Journal e l'autore 2008

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Traduzione italiana per gentile concessione dell’editore e dell’autore
© Global Voices in Italiano – Creative Commons Attribution-Noncommercial-Share Alike 3.0 Unported License

Traduzione: Maria Grazia Pozzi, Tamara Nigi
Editing:  Redazione di Global Voices Italiano

Versione 2.0, 15/04/2010