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America Latina: Coral Herrera e la lotta per la parità di genere

 
 
 
Portada del libro "Bodas diversas y amores Queer" de Coral Herrera

Copertina del libro di Coral Herrera: “Matrimoni diversi e amore gay”

Questo post fa parte della nostra serie sull’ identità sessuale e la sessualità in America Latina e ai Caraibi [en] , in collaborazione con il NACLA (Congresso nordamericano sull'America Latina) [en]. Questa è la continuazione di un dialogo tenutosi con Coral Herrera Gómez, pubblicato in due parti, la prima delle quali può essere letta qui [en].

Nella prima parte del nostro dialogo riguardo al lavoro dell'artista, nonché blogger e studiosa, Coral Herrera, abbiamo discusso sulle opportunità offerte dalle nuove tecnologie per la parità dei sessi e alla lotta per i diritti delle donne e delle persone che rientrano nella categoria LGBT (lesbiche, gay, bisessuali e transgender). Questa volta ci occuperemo di un dialogo sulla lotta per la parità dei sessi in America Latina.

Abbiamo chiesto a Coral di darci le sue impressioni sull'evoluzione di queste lotte, sia online che offline, e abbiamo anche discusso sul cammino che abbiamo percorso e su quello che rimane davanti a noi.

Global Voices: Cosa hai scoperto sui movimenti che sostengono la parità di genere promossa dai new media?

Coral Herrera: Sono colpita dai social network perchè mi hanno aperto porte e finestre sul mondo intero, hanno allargato gli orizzonti in tutti i livelli della mia vita: intellettuali, personali e professionali. Prima di essere connessa al mondo, mi sentivo davvero sola con i miei libri e le mie ricerche, ma adesso capisco che ci sono moltissime altre persone che scrivono e condividono, con cui posso discutere, costruire e scomporre collettivamente.

Quando sono stata connessa a questi network, sono entrata in contatto con gruppi diversi di donne che mi hanno affascinato perchè mi hanno permesso di incontrare altre realtà oltre quelle che avevo conosciuto in Spagna. Sono stupefatta dalla lotta condotta dalle donne contadine, dalle discendenti Afro, dalle donne indigene, dalle emigranti, dalle vittime del traffico illecito, da quelle che lavorano in fabbrica, dalle lavoratrici domestiche, dalle disabili, e poter entrare in contatto con loro mi ha permesso di andare oltre il femminismo eurocentrico in cui stavo vivendo.

Inoltre ho incontrato delle attiviste, ed è stato affascinante entrare in contatto con scrittrici femministe che non stavano solo continuando a vivere, ma erano anche molto attive nei social network. Poterle seguire giornalmente e poterle conoscere così “da vicino” mi ha permesso di conoscere organizzazioni femministe e pubblicazioni online provenienti da tutta l'America Latina, e così ho iniziato a espandere la mia rete di conoscenze e a entrare in contatto con gruppi ugualitari di uomini e attivisti LGBT, e con altri gruppi gay che lentamente stanno emergendo.

GV: Quali sono i dibattiti più pressanti che stai incontrando nel settore dell'identità sessuale in America Latina?

CH: Io penso che sia soprattutto necessario continuare a evidenziare le lotte delle donne per avere accesso ai terreni e all'acqua, e il lavoro che si sta svolgendo per combattere contro i raccolti geneticamente modificati per ottenere la sovranità nel cibo.

Dobbiamo anche aprire il dibattito all'interno del femminismo per innescare l'autocritica. Mi preoccupa il fatto che le giovani non si vedano identificate nei valori femministi e che le nostre battaglie siano stereotipate in modo negativo.

Credo che sia un problema di comunicazione: noi femministe siamo oggetto di ridicolo, battute, insulti e commenti dispregiativi; siamo definite brutte, streghe, cacciatrici di uomini, sessualmente frustrate ecc. Questo è quello che sta accadendo in Europa; nelle altri parti del mondo si può essere uccise per essere femminista, come ad esempio è successo in Messico, con gli attivisti dei diritti umani.

Ritengo che all'interno del femminismo dovremmo creare network più orizzontali e più inclusivi. Come in tutti i movimenti sociali e politici, all'interno del femminismo ci sono ancora gerarchie, relazioni di potere, strutture patriarcali che dobbiamo eliminare per essere in grado di trasformare il mondo in cui viviamo. È necessario espandere la nostra sorellanza non solo ai nostri eguali, ma anche all'umanità intera. […] La diversità è un aspetto da cui dobbiamo trarre vantaggio affinché le donne postmoderne si identifichino con le lotte delle donne indigene, le donne etero con le pretese delle transessuali, le imprenditrici con le operaie, le cattoliche che depatriarcalizzano la loro religione con le femministe islamiche, ecc.

GV: Quali argomenti relativi alla parità dei sessi in America Latina devono ancora essere affrontati? In quali settori siamo passivi?

CH: Io non penso che stiamo agendo passivamente; piuttosto credo che siamo più attivi che mai.

Ma da quello che vedo su Internet, come il numero delle organizzazioni che collaborano e delle attività collettive sta aumentando, così anche le reti femministe stanno diventando più ampie, si stanno moltiplicando ogni giorno che passa. Ritengo che stiamo sfruttando il potenziale che questi network offrono per condividere informazioni e creare gruppi di solidarietà e mutuo supporto.

Penso che all'interno del femminismo non possiamo lottare solo per la parità tra uomini e donne, ma dobbiamo anche aprirci alle lotte delle nostre sorelle trans e lesbiche, delle nostre sorelle ambientaliste o islamiche, dei nostri compagni egualitari, o alle lotte dei gruppi pacifisti, dei movimenti sociali ecc. Dobbiamo accogliere la diversità per incorporare le nostre battaglie contro ogni gerarchia o etichetta che ci opprime, perchè nelle lotte parziali siamo in minoranza.

E’ vero che abbiamo molte differenze ideologiche, ma senza dubbio tutti noi vogliamo un mondo più equilibrato, più giusto, più equo e pacifico. Credo che senza solidarietà, il miglioramento della nostra realtà sarà lento e difficoltoso; ecco perchè la campagna “Somos el 99%” [“Siamo il 99%“] [en] mi è piaciuta così tanto, dal momento che ha creato un senso di unità contro le caste privilegiate del mondo, che rappresentano solo un piccolo gruppo di persone.

GV: Quali successi possiamo celebrare?

CH: Per esempio quest'anno possiamo celebrare l'approvazione dei matrimoni gay in numerosi paesi, ma senza perdere di vista ciò che sta accadendo in Russia. Possiamo celebrare la legalizzazione dell'aborto in Uruguay e l'assenza di morti femminili che ne è derivata, ma senza dimenticarci che in paesi come la Spagna il diritto della donna di decidere è stato eliminato dal potere dei settori più ultraconservativi della chiesa cattolica. Possiamo celebrare la crescita di gruppi maschili femministi che stanno lavorando per eliminare il traffico sessuale e il femminicidio, e possiamo anche celebrare l'esistenza di leader femminili nel governo dei paesi dell'America Latina, ma senza smettere di disapprovare il modo in cui esercitano il loro potere o se la loro autorità sta realmente contribuendo a migliorare le condizioni di vita delle donne.

GV: E quale vittoria ci resta da vincere?

CH: La più grande sfida che abbiamo di fronte continua a essere la stessa: eliminare il traffico sessuale, il femminicidio e la violenza sessuale, promuovendo l'uguaglianza nei posti di lavoro per le donne percettrici di reddito, supportando la lotta delle donne per possedere i terreni dove lavorano, e la battaglia che tutte le donne condividono per avere il diritto di prendere decisioni sul proprio corpo e le proprie vite e per denunciare e mettere fine alle uccisioni dovute ad omofobia e transfobia che stanno avendo luogo giornalmente in tutto il continente….

Per continuare il dialogo su questi argomenti, vi consigliamo di seguire le conferenze di Coral sulla Costruzione socioculturale del desiderio e l'erotismo [es] e la sua partecipazione al quinto incontro femminista annuale in Paraguay [es].

 

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