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Pakistan: musicisti tradizionali e una cantante folk rurale creano una meraviglia per internet

In tutto il mondo, artisti mainstream e indipendenti scelgono di diffondere la propria musica sui social network, alla ricerca di modi innovativi per fare proventi e avvicinarsi ai propri fan.

In Pakistan, dove YouTube è bloccato [en, come nei link successivi, salvo ove diversamente indicato] da circa due anni e la pagina Facebook di una nota band è stata di recente oscurata, e potrebbe sembrare una scelta assurda che una neonata casa di produzione renda accessibile gratuitamente il suo primo video online.

Invece è proprio il caso del video qui sopra.

La canzone nasce dalla collaborazione di Mai Dhai, una cantante popolare del Sindh [it],una regione del Pakistan del sud, con alcuni musicisti del nord-est del Paese, ed è stata pubblicata su Facebook e Vimeo agli inizi di giugno. Da allora è stata condivisa più di 1600 volte su Facebook, ascoltata più di 3000 volte su SoundCloud e più di 1600 su Vimeo, ricevendo inoltre centinaia di commenti. Meher Faruki scrive su Facebook:

Bellissima canzone! Suoni fantastici! E il video è davvero divertente.

Mustufa Pervez Khan commenta:

Non capisco una parola ma suona benissimo.

Adrian David Emmanuel scrive:

Bellissima l'interpretazione jazz che si fonde con la musica ed il dialetto locali. Sono orgoglioso di avere simili musicisti in Pakistan. Ottimo lavoro ragazzi!

La Piphany Productions è una casa di produzione nata da poco come start-up, e “Sarak Sarak” è il suo primo video realizzato per internet. Danish Khawaja, co-fondatore di Piphany e uno dei chitarristi, è volato da Lahore [it] al Sindh per convincere Mai Dhai, la cantante popolare, a prendere parte al progetto. L'Istituto Pakistano per la Conservazione di Arte e Cultura (IPAC) scrive su Facebook:

Mai Dhai è una cantante tradizionale Manganiyar e suonatrice di dhol [it] proveniente dalla ragione desertica del  Thar [it]. I Manganiyar sono una casta di musicisti musulmani che, tradizionalmente, si esibivano per i sovrani del Rajasthan [it] nel subcontinente indiano. Con il tempo hanno tuttavia iniziato ad esibirsi per chiunque potesse offrirgli un pasto. Il loro repertorio spazia da ballate sulla corte a canzoni basate sui testi dei mistici sufi. Si esibiscono in occasione di matrimoni, nascite, piogge, feste ecc.

La veracità del folk unita alla complessità della musica classica, rendono speciali le loro creazioni.

La canzone è in Marwari [it], nota come la lingua del deserto del Subcontinente. Qui è possibile trovare una traduzione in inglese del testo.

La commistione di stili musicali occidentali e orientali ha una lunghissima tradizione in Pakistan, ma è esplosa come fenomeno nel 2008 grazie a Coke Studio, una serie tv di musica dal vivo. Il blogger Teha Kehar ha definito il programma una “benedizione mascherata“, che aiuta sia l'industria musicale pakistana che la scena folk tradizionale.

Global Voices ha intervistato Tabish Habib, direttore creativo di Piphany Productions e produttore del video.

Global Voices (GV): Tabish, dicci qualcosa in più su questa collaborazione: come ci è finita una cantante tradizionale del Sindh a suonare con dei musicisti underground?

Tabish Habib (TH): L'idea è nata la scorsa estate, in luglio o agosto. Danish si trovava con suo cognato Mohammed Ali (anche lui uno dei produttori del progetto) nella sua città natale, Tando Jam nel Sindh, per l'estate. Lì ha sentito parlare di una cantante tradizionale, Mai Dhai, e si è messo in viaggio verso Umerkot, la sua città, per incontrarla. Danish è rimasto molto impressionato dalla sua voce, ed è riuscito a convincerla a volare a Lahore con lui per registrare una traccia in studio. Credo che siamo rimasti in totale almeno 24 ore in studio, ma alla fine abbiamo registrato due pezzi, il secondo dei quali uscirà a breve.

GV: Siete rimasti sorpresi dal successo che avete avuto online? O forse il vostro progetto è proprio ciò che va per la maggiore tra i giovani pakistani?

TH: Siamo rimasti più che altro sorpresi dalla velocità con cui il video si è diffuso, ma ci aspettavamo un buon responso. Quando musicisti così bravi, pur provenienti dai più vari contesti, si incontrano, non può che essere un successo.

GV: Mai Dhai sa cos'è internet? Sa di essere diventata famosa su internet?

TH: Mai vive a Umerkot con suo figlio e dubito che abbia idea di cos'è internet. Hanno un cellulare a casa, ma senza connessione internet.

GV: Parliamo un po’ della canzone. Qual è il messaggio?

TH: Si tratta di una canzone folk che parla di una conversazione tra una bambina e suo zio (Mamo), in cui la piccola chiede aiuto finanziario ed emotivo. Lei gli chiede di aggiustarle la scarpa rotta e comprarle dei gioielli. Ha l'andamento narrativo di una fiaba, è un testo molto innocente. Non so se ci sia un messaggio dietro ma il testo si può trovare tradotto in inglese su Vimeo.

GV: Raccontaci qualcosa dei musicisti della band.

TH: Tutti loro suonano per diversi artisti, anche famosi, quindi non sono tecnicamente musicisti underground, ma portano avanti parallelamente progetti indipendenti e di nicchia. Danish Khawaja suona nei Poor Rich Boy, che sono attualmente in tour negli Stati Uniti grazie ad un progetto del Dipartimento di Stato americano. Zain Ali suona il basso per Zeb & Haniya e ha un suo gruppo progressive jazz chiamato Red Blood Cat. Kami Paul suona praticamente con tutta l'industria musicale pakistana, da Noori alla Mekaal Hasan band. Anche Sameer Ahmed è un veterano e suona il basso nei coVEN e nei Jimmy Khan & the big Ears. Sono tutti molto bravi. Il suonatore di tabla [it] nel video si chiama Moharram ed è il figlio di Mai; ci ha anche aiutato traducendo durante la registrazione, perchè Mai non parla Urdu [it]. Anche il suonatore di armonium, Jamal, suona con Mai. Vorrei ringraziare fra l'altro Mekaal Hasan per averci permesso di registrare al Digital Fidelity Studio, senza il suo aiuto non avremmo mai potuto suonare lì.

GV: Come mai avete scelto di condividere gratuitamente la canzone online, invece di registrare e commercializzare un cd?

TH: Abbiamo offerto l'idea a diverse case di produzione, ma nessuna si è mostrato interessata. L'industria musicale pakistana non ama rischiare e nessuno produce mai progetti innovativi, perciò ci siamo orientati sui social network. Eravamo certi del potenziale della canzone, già mentre la componevamo, ed abbiamo deciso di finanziare l'intero progetto da soli. A posteriori possiamo dire di essere molto contenti di questa scelta.

GV: Parliamo della musica underground in Pakistan: come riesce a raggiungere un pubblico più ampio?

TH: I social media come Facebook, SoundCloud, Vimeo, sono il modo migliore. I musicisti pakistani devono farsi da agenti e manager. Alcuni artisti indipendenti a Karachi hanno inaugurato il progetto Lussun TV per promuovere il proprio lavoro e a Lahore c'è l'etichetta indipendente True Brew Records, che costituisce una piattaforma per artisti emergenti e li aiuta con l'organizzazione di eventi dal vivo, ma per il resto il panorama è scarno. Speriamo che il successo di “Sarak Sarak” incoraggi sempre più musicisti a portare avanti il loro lavoro.

Anushe Noor Fahim ha contribuito alla realizzazione di questo articolo

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