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India: massacro di falchi dell'Amur nel passaggio verso l'Africa

Nella regione del Nagaland ogni anno vengono catturati e uccisi migliaia di falchi dell'Amur [it] (Falco amurensis) [en, come i link successivi], durante il loro passaggio verso le coste africane. Il massacro è stato documentato per la prima volta il primo novembre scorso da Shashank Dalvi e Ramki Sreenivansan sul sito che promuove la campagna ‘Conservation India‘, dove si legge fra l'altro che “ogni anno durante il loro passaggio in Nagaland viene uccisa una cifra impressionante di uccelli, tra le 120 e le 140.000 unità”.

Ogni ottobre, un grande numero di falchi dell'Amur provenienti dalla Siberia giunge nel nord-est dell'India e in Bangladesh, sulla rotta della loro destinazione finale: Somalia, Kenya e Sud-Africa. I falchi dell'Amur percorrono ogni anno più di ventiduemila chilometri, compiendo una delle più lunghe rotte migratorie tra i volatili.

Falco dell'Amur

Falco dell'Amur (Falco Amurensis). Immagine di Alastair Rae, da Wikipedia (licenza CC BY-SA).

Il mese scorso un gruppo di attivisti (Ramki Sreenivasan per “Conservation India”, Shashank Dalvi, Bano Haralu, Rokohebi Kuotsu) si sono recati in Nagaland per raccogliere informazioni sulle migliaia di falchi uccisi sulle sponde della riserva del Doyang durante il loro passaggio nella regione. Hanno accompagnato un gruppo di cacciatori, per poi documentare quanto segue:

I falchi passano la loro giornata sui cavi di trasmissione (inaccessibili ai cacciatori) per poi ridiscendere verso la foresta, lungo le rive della riserva e appollaiarsi in zona (guarda la mappa). I cacciatori senza scrupoli sfruttano questo particolare tipo di comportamento per posizionare grandi reti da pesca (30-40 metri di lunghezza, 10-12 metri di larghezza) tutto intorno ai luoghi scelti dai falchi come rifugio.

Grandi quantità di uccelli cadono nelle reti. I falchi vi si impigliano mentre tornano al nido in tarda serata o quando lo abbandonano la mattina presto. Le reti sono permanenti e ogni mattina i cacciatori rimuovono gli uccelli rimasti intrappolati, e vengono piazzate lungo tutta l'area scelta come posatoio, non concedendo quindi ai falchi nessuna area sicura. Percorsi e sentieri vengono cancellati per fare spazio alle reti.

Qui c'è un video della terribile mattanza (attenzione: immagini forti).

Queste alcune cifre raccapriccianti:

Ogni gruppo di caccia posiziona almeno 10 reti. Approssimativamente, vengono catturati circa 18 uccelli per rete; quindi ogni gruppo cattura circa 180 uccelli al giorno. Questo è stato confermato dalle interviste ai cacciatori. Siamo anche stati informati che ogni giorno sono all'opera circa 60-70 gruppi di cacciatori. Tutto questo vuol dire che durante i picchi migratori vengono catturati dai 12.000 ai 14.000 falchi.

Ogni volatile viene poi venduto porta a porta nei villaggi vicini come cibo fresco per circa 25 Rupie (0,5 dollari USA). Le indagini affermano che gli abitanti locali possono guadagnare qualche migliaio di rupie vendendo i falchi. E’ da tenere presente che l'uccisione del falco dell'Amur è illegale ed è stata bandita dalle autorità già nel 2010.
Questa storia si è diffusa in maniera virale e la notizia si è sparsa in tutto il mondo scioccando molte persone. Sono state organizzate molte petizioni online. Siti web come quello del National Geographic hanno dato risalto alla vicenda e auspicato una soluzione globale. Questo commento sintetizza il pensiero di molti:

Le persone del luogo riprese da Conservation India mentre catturano, selezionano, affumicano e vendono  i falchi dell'Amur, non possono più compiere questa attività e fare tutto ciò per denaro e per scopi commerciali.

Cacciatori estraggono i falchi

Immagine tratta dal video di Conservation India.

Birdlife International scrive:

La recente cattura e macellazione sembra aver avuto luogo in “scala industriale” e, a meno che queste attività non vengano bloccate, avrà sicuramente effetti devastanti, a livelli insostenibili, sulla popolazione globale dei volatili.

Il sito spiega inoltre quanto accaduto in seguito alla loro presa di posizione:

Il Ministro (per l'ambiente e le foreste), Miss Jayanthi Natarajan è intervenuto personalmente e il Dipartimento Indiano e l'Amministrazione locale si sono mossi in fretta per distruggere le reti e rilasciare molti falchi ancora prigionieri. La vendita dei falchi è stata fermata e almeno una persona è stata già arrestata.

I cacciatori del Nagaland, comunque, hanno ignorato il divieto per molti anni e tutto ciò potrebbe verificarsi nuovamente in futuro se il loro atteggiamento non dovesse cambiare radicalmente. Il Responsabile della Sorveglianza Forestale del Nagaland, Dimapur, dichiara in un comunicato stampa:

Recuperare e rilasciare i volatili dalle mani dei trasgressori non li ha scoraggiati ma anzi, si sono risentiti e ribellati per le misure adottate, continuando a compiere i loro crimini.

Nel comunicato stampa si parla inoltre della campagna di educazione e sensibilizzazione degli abitati dei villaggi e degli interessati come un corso d'azione futura.

Stando alle ultime notizie, il Dipartimento di Stato per le foreste, l'ambiente, e la fauna selvatica ha ordinato agli Ufficiali Forestali Distrettuali  di Mokokchung, Zunheboto e Wokha di bandire immediatamente l'uccisione e la catture del Falco dell'Amur.

Infine, Bogdan Draganescu commenta così il post di Conservation India:

Solo perchè questi volatili sono numerosi e non sono sull'orlo dell'estinzione, non vuol dire che rappresentino cibo per gli esseri umani. Gli animali dovrebbero
essere rispettati non solo individualmente ma anche come gruppi e società. Allo stesso modo, uno stormo di uccelli è un'entità vivente e il risultato dell'evoluzione della vita. È questo che dovremmo preservare e tutelare.

 

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