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Croazia: referendum sui matrimoni gay

Il 1 dicembre 2013 in Croazia si è tenuto un referendum per decidere se, all’interno della costituzione del Paese, il matrimonio debba essere definito come l'unione legale tra un uomo e una donna. Sabato 30 novembre e nei giorni precedenti, a Zagabria e sui social network in molti hanno manifestato contro tale definizione.

An image by an anonymous author that was widely circulated on social networks throughout the month of November 2013, prior to the referendum; "December 1, 1955. Rosa Parks refused to stand up from a bus seat reserved for whites. What will you do on December 1?"

Immagine di un autore anonimo, circolata sui social network per tutto il mese di novembre, prima del referendum: “1 dicembre 1955. Rosa Parks sceglie di non cedere il posto riservato ai bianchi sul bus. Quale sarà la tua scelta il 1 dicembre?”

 

Questo è il terzo referendum da quanto il paese ha ottenuto l'indipendenza e il tema è stato ampiamente dibattuto per parecchie settimane prima del voto  sui media e sui social network, ma anche tra i politici. La proposta di referendum è stata portata avanti da un’associazione chiamata “Nel nome della famiglia” (“U ime obitelji”) che ha raccolto a questo scopo 700.000 firme e ha ricevuto il supporto dei partiti conservatori e della Chiesa cattolica croata. 

L’associazione, i conservatori e la Chiesa hanno portato avanti la loro campagna in favore del sì, e  i sondaggi confermano che la maggior parte dei cittadini concorda sull'inserire ufficialmente questa definizione di matrimonio all’interno della costituzione. Alcuni utenti e media hanno riferito che la mattina del referendum nelle chiese cattoliche ai praticanti sia stato detto che andare a votare a favore del cambiamento era loro dovere. Dei 4,4 milioni di abitanti della Croazia, il 90 % è cattolico. James Ker-Lindsay [en, come i link seguenti, salvo diversa indicazione], ricercatore in Politica dell’Europa Sudorientale presso la London School of Economics, ha commentato su Twitter:

In churches across #Croatia this morning people being told it is their religious duty to oppose same sex marriage http://t.co/5JTizBlYN3 — James Ker-Lindsay (@JamesKerLindsay) December 1, 2013 

Nelle chiese della #Croazia stamattina alla gente veniva detto che opporsi al matrimonio omosessuale fosse un loro dovere religioso.

Ad ogni modo, la proposta dei conservatori sembra avere dato il via a un movimento di cittadini che vi si oppone e i social media, i media online e le diverse proposte dei sostenitori dei diritti gay ed egualitari hanno inondato la rete nelle ultime settimane e, in particolar modo, nel corso del fine settimana del referendum. Alcuni lettori potranno interpretare male l’hashtag #protiv (#contro) [cr], spesso associato con il matrimonio gay e i diritti LGBT nei messaggi Twitter e Facebook degli utenti croati negli ultimi giorni. Essi esprimono però di fatto la loro posizione contraria all’introduzione questa definizione di matrimonio nella costituzione del paese. Fra i politici, la fazione liberale del voto è stata guidata pubblicamente dal Presidente croato Ivo Josipović, il Primo Ministro Zoran Milanović, e il Ministro degli Affari Esteri Vesna Pusić, che si sono appellati ai cittadini affinché al referendum votassero contro la proposta.

Ivo Špiegel, eclettico impresario di Zagabria e colonnista per Forbes Croatia, ha dichiarato:

Mornin'! A beautiful, sunny day – just right to go and vote against the referendum, and *for* human rights of our gay sisters and brothers — Ivo Spigel (@ivospigel) December 1, 2013

‘Giorno! Una bella giornata di sole, proprio quello che ci voleva per andare a votare contro il referendum e *per* i diritti umani delle nostre sorelle e fratelli omosessuali.

L’utente twitter @kristinapod, originaria di Spalato, residente a Toronto e avvocato per i diritti umani, ha commentato:

No country,city,community or village is exempt from same sex love. I cannot comprehend a referendum 2 ban same sex marriage.#protiv#Croatia — Kristina (@KristinaPod) December 1, 2013

Non c’è paese, città, comunità o villaggio che sia esente dall’amore omosessuale. Non riesco a concepire un referendum che proibisca i matrimoni omosessuali. 

Al termine dei sondaggi, domenica sera, i media locali hanno riportato il commento delle sedi del movimento “Protiv” (“Contro”):

“Speriamo di aver mobilitato tutti coloro che supportano i diritti dell’uomo”.

Il giorno prima del referendum l’associazione “Nel nome della famiglia” ha negatol’accesso alle loro sedi [sr] durante la votazione ad alcuni media, che avevano dato copertura al movimento “Protiv”. Vale a dire che ai quotidiani croati Večernji List e 24 sata, così come anche alla televisione RTL, è stato proibito di trasmettere dai quartier generali dell'associazione. Sulla base di tale decisione, la maggior parte dei media croati hanno deciso di sostenere i loro colleghi boicottando le sedi dell'associazione il giorno del referendum. L'utente twitter @markopadovan [cr] ha commentato il fatto dopo la chiusura dei seggi:

Neanche il movimento #protiv ha invitato giornalisti. È difficile invitarsi da soli.

Il movimento #Protiv sembra avere ricevuto un largo supporto anche da parte della comunità ebraica croata, ma poiché gran parte della maggioranza dei parlamentari croati e dei cittadini sembra essere a favor del cambiamento della costituzione, è difficile, se non impossibile, prevedere quale sarà il risultato. Helena Kos, una giovane croata espatriata che vive a Berlino, ha postato un tweet [cr] con grande speranza:

Folla presso l’ufficio consolare [croato], molti giovani votanti :)

Nel caso i risultati del referendum siano positivi e i cittadini croati decidano di definire il matrimonio esclusivamente come unione legale fra un uomo e una donna, la Croazia sarebbe di fatto il primo paese europeo a escludere ufficialmente la possibilità di matrimoni omosessuali sulla lunga distanza.

Risultati preliminari delle votazioni sono attesi dopo le dieci (TEC) di domenica sera, primo dicembre, o il giorno successivo. Mentre questo post viene scritto, il 40% dei voti è stato scrutinato, con la maggioranza (60%) che in molte città si esprime a favore dell’emendamento della costituzione. Un utente, Hamide Morina, ha twittato:

Non ufficialmente: A FAVORE – 64,84% CONTRO 34,56.

 

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