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Gli italiani chiedono a Renzi di smettere di usare termini inglesi ‘dillo in italiano!’

The Italian Navy has launched a recruitment campaign not in Italian, but in English. From Marina Militare's Facebook page.

La Marina Militare italiana ha lanciato una campagna di reclutamento non in italiano, ma in inglese. Dalla pagina ufficiale di Facebook della Marina Militare italiana.

Questo articolo e servizio radiofonico di David Leveille [en, come tutti gli altri link] per The World è originariamente apparso su PRI.org il 2 marzo 2015, viene qui ripubblicato come parte di un accordo per la condivisione dei contenuti.

Matteo Renzi, il più giovane Presidente del Consiglio italiano di sempre, sta attirando su di se aspre critiche, che tuttavia non hanno a che fare con le sue riforme politiche ed economiche “urgentemente necessarie”. Al contrario, gli italiani non sopportano il suo uso frequentissimo di termini inglesi.

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Renzi ha introdotto il “jobs act”, inoltre usa parole inglesi come “benchmark” e “hashtag” in ognuna delle sue presentazioni. Insiste anche sul fatto che i ministri del suo gabinetto debbano parlare inglese, prima richiesta di questo genere per i politici italiani. Questa tendenza si sta diffondendo: la Marina Militare italiana ha lanciato una nuova campagna di reclutamento usando slogan in inglese come “Be Cool and Join the Navy”.

Tutto questo inglese non viene accolto benissimo da un numero di italiani sempre crescente, che sollecitano i politici a “dirlo in italiano”.

“Abbiamo una grande riforma dell'occupazione in corso”, dice Beppe Severgnini, giornalista del Corriere della Sera. “In italiano si chiama ‘riforma del lavoro’. Perché mai devono chiamarlo Jobs Act?”

Secondo Severgnini questo uso dell'inglese è un tuffo nel passato, quando nel Medioevo i politici parlavano latino per non far capire al popolo comune cosa stava davvero succedendo. “L'inglese è come la saccarina, non lo zucchero, saccarina che viene messa nel caffè pubblico della politica italiana”, afferma. “È qualcosa che addolcisce così tanto le cose che la gente non capisce davvero quale sapore ci sia sotto”.

Un altro esempio è la continua discussione che riguarda le spese eccessive del governo. “Vogliamo procedere con i giusti controlli delle spese, ma allora perché non li chiamiamo in italiano, ‘revisione della spesa?'”, chiede Severgnini. “Semplice e chiaro… ma no, loro la chiamano ‘spending review’, che comunque molti italiani non riescono a pronunciare”.

“Perché mai fate così?” è una domanda che Severgnini ha già chiesto ai suoi conoscenti nella politica. Il giornalista riferisce che essi rispondono spesso che questo è un modo migliore per comunicare con gli altri europei, e che comunque la maggior parte degli italiani riesce benissimo a comprendere parole inglesi semplici come “jobs” e “act.”

La risposta di Severgnini? “Non me la bevo”, dice. “Io amo l'italiano… quello che non mi piace è mischiare le lingue, e mischiarle in questo modo mostra un complesso d'inferiorità, pigrizia e trascuratezza. […] Anche io dico mouse quando uso il computer, ma per tutto il resto credo che abbiamo una grande lingua, quindi dobbiamo avere buon senso ed usare l'italiano”.

4 commenti

  • giuseppe soldi

    Condivido l’affermazione ” dillo in italiano”. Sentiamo troppo spesso specie tra i giornalisti sportivi (specie rai e sky) usare termini inglesi quali “monday night””sold out””when saturday comes” “over time” ecc. Sarebbe ora che si intervenisse sulle rispettive direzioni ed invitarle ad usare l’italiano. Sarebbe anche ora che queste persone usassero meglio il congiuntivo invece dell’indicativo presente e il condizionale invece dell’ imperfetto, differenze che ai più sfugge. I bambini imparano molto male.

  • […] “Io amo l’italiano… quello che non mi piace è mischiare le lingue, e mischiarle in questo…. […]

  • maurizio cremaschi

    Inserire parole inglesi in frasi italiane si pensa sia una dimostrazione di cultura ma ho notato che chi tende a mescolare parole inglesi in frasi italiane spesso non è chi parla meglio l’inglese e forse neanche l’italiano, Il ns. presidente ne è la dimostrazione.
    La contaminazione linguistica è una cosa la confusione linguistica è altra cosa.

  • la campagna degli esperantisti italiani per salvare l’italiano

    Italian /ɪˈtæl.jən/ a chi?

    In tutte le epoche una parte della gente ha pensato che era meglio assimilarsi agli straieri piu’ forti. Vi ricordate dei nobili russi che parlavano francese in casa per darsi un tono? Vi ricordate di Alberto Sordi nel film “Un americano a Roma” che raccontava a tutti che lui era “del Kansas City”?

    Oggi non siamo diversi ed alcuni italiani pensano che ormai l’italia sia una cosa del passato, da dimenticare, a cominciare dalla lingua. E cosi’ vengono fuori i tentativi piu’ strani per far passare questo tentativo di autodistruzione come un progresso reso necessario dal mondo che cambia.

    Avete visto i corsi in inglese di alcune universita’, ultimamente il Politecnico di Milano. Dicono: cosi’ attiriamo studenti stranieri. Ma quando mai? Se gli studenti stranieri vogliono seguire un corso in inglese hanno tutto il mondo anglosassone a disposizione. Perche’ dovrebbero venire in Italia? En in effetti non ci vengono.

    L’ultimo rapporto “Gli studenti internazionali nelle università italiane: indagine empirica e approfondimenti” dello “Rete europea delle migrazioni Italia” disponibile evidenzia che solo circa 110 mila studenti stranieri hanno scelto un’università italiana per studiare. Un numero non certo esiguo ma la loro incidenza sul totale della popolazione accademica è ancora minima, soprattutto in rapporto agli altri paesi europei. Gli studenti stranieri in Italia infatti, secondo il rapporto, rappresentano il 3.8% del totale. Nello stesso anno accademico i giovani stranieri che hanno scelto la Gran Bretagna per studiare sono stati il 21,6%, il 10.6% è andato a studiare in Germania. La media nell’Unione europea è dell’8.6%.

    A scegliere l’Italia per studiare sono in maggioranza giovani non comunitari. Nell’anno accademico 2011-2012 negli atenei italiani si contano quasi 52mila studenti che non fanno parte della Comunità europea, per la maggior parte albanesi (11.802 studenti), cinesi (6.161), camerunensi (2.612), iraniani (2.271), peruviani (1.929), marocchini (81.831), moldavi (1.794), ucraini (1.559), israeliani (1.586) e russi 81.404).

    Ma cos’è che frena gli studenti stranieri a venire in Italia? Secondo Antonio Ricci, della Rete europea delle migrazioni Italia, i primi ostacoli sono la burocrazia, il mancato riconoscimento dei titoli di studio ottenuti nel paese di origine e l’insufficienza dei servizi abitativi messi a disposizione degli studenti. Alto che la lingua di studio!

    Adesso incominciano anche i licei a voler insegnare la Divina Commedia in inglese. Il liceo Tito Livio di Milano gia’ lo annuncia. Credono di poterlo fare facilmente. Ma non e’ quello che gia’ avviene in tutta l’Africa? Peccato che nessuno, a parte l’Unesco, ci dica quale sia il livello di apprendimento nelle scuole che insegnano in una lingua non materna. Capire la matematica in italiano gia’ e’ difficile. Pensiamo a doverla studiare in lingua inglese. Secondo un reponsabile delle Nazioni Unite la differenza fra i bambini che vanno a scuola e studiano in una lingua straniera e quelli che non ci vanno e’ praticamente nulla (Justin W. Van Fleet, Centro per l’Educazione per tutti delle NU)..
    La verita’ e’ che questa gente crede di scegliere una via rapida per diventare migliore: uscire dall’Italia e dall’italiano.

    Lungi da loro pensare al fatto che oggi chi sa il tedesco in Italia guadagna di piu’ di chi sa l’inglese. Lungi da loro pensare ad una soluzione equa come l’esperanto, lingua per i rapporti internazionali, che non vuole sostituirsi alle lingue nazionali, ma vuole solo mettere su un piano di parita’ tutti, parlanti di lingue forti e di lingue deboli. Si tratta secondo loro di vecchie utopie. Vedete da voi in http://www.esperanto.it .

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