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Nepal: Dove il traffico di esseri umani è ordinaria amministrazione

Anonymous hands in chains on a bed convey the helplessness of victims of human trafficking universally, 11 July 2012. Image by Flickr User @Imagens Evangélicas (CC BY 2.0)

Mani di un anonimo incatenate su un letto trasmettono l'impotenza delle vittime del traffico di esseri umani universale, 11 luglio 2012. Foto dell'utente di Flickr @Imagens Evangélicas (CC BY 2.0)

Il Nepal è tristemente noto per essere un focolaio del traffico di esseri umani. Quando due terremoti l'hanno scosso ad aprile e a maggio [en, come i link seguenti, eccetto ove diversamente segnalato], uccidendo quasi 9000 persone e lasciando molti sopravvissuti senza un riparo, della vulnerabilità di uomini, donne e bambini al florido mercato della prostituzione nella regione si sono accorti solo i media internazionali, a una settimana dal terremoto.

C'era molto timore per il fatto che un governo sopraffatto non sarebbe stato in grado di rispondere alla minaccia, ma con l'aiuto delle organizzazioni internazionali come l'UNICEF, 513 potenziali casi di traffico sono stati evitati dal momento del terremoto. A questo proposito, molti ritengono positive le azioni che il governo ha intrapreso per arginare il problema:

Il governo del Nepal si sta muovendo per prevenire il traffico di bambini. Meraviglioso.

Una mossa brillante del governo nepalese per proteggere i bambini dai trafficanti

Lieto di sentire che il governo nepalese abbia imposto restrizioni verso i viaggi di minori per combattere il traffico di esseri umani

Eppure, nonostante i significativi sforzi del governo per arginare il problema sia in Nepal che nella nella vicina India, in molti si chiedono se le norme esistenti siano in grado di combattere l'antica e sofisticata macchina del traffico, un sistema che molti vedono come indistruttibile a causa della sua protezione politica di vecchia data.

Il traffico di esseri umani in Nepal non è una novità

A partire dal 2011, secondo un rapporto delle Nazioni Unite, 10-15.000 tra donne e bambini sono stati trafficati dal Nepal verso l'India e i Paesi del Golfo, dove sono stati forzatamente inseriti nel mercato del sesso, oppure venduti come lavoratori forzati.

Lo scorso anno, ci sono stati sforzi per far accrescere la consapevolezza riguardo al problema tramite campagne come #taughtnottrafficked (#istruitinontrafficati) mentre il Dipartimento di Stato statunitense ha devoluto un premio a un giudice nepalese che ha aiutato a implementare una legislazione incentrata sulle vittime per combattere il traffico.

Tuttavia, dal 2008 il Nepal ha mostrato solo piccoli progressi in termini di sradicamento del problema.

Alcuni, come l'opinionista Jwahar Talchabhadell, vedono il problema come troppo endemico per essere superato:

We can write about it, we can talk about it in the seminars, we can make documentaries and movies about it, but this has become so entrenched a staple in the Nepali society that even successive progressive democratic governments have decided to maintain a “hands-off” attitude. Not even God can or will help Nepali women from being sold into brothels not just in India but in all other parts of the world including the darkest of the continent.

Possiamo scriverne, possiamo parlarne durante i seminari, possiamo fare dei documentari e dei film su quest'argomento, ma il problema è diventato così radicato nella società nepalese che anche i governi democratico progressisti hanno deciso di mantenere un atteggiamento da “mantenere le distanze.” Nemmeno Dio potrà aiutare le donne nepalesi a non essere vendute nei bordelli, non solo in India ma anche in tutte le altre parti del mondo, incluse le più oscure del continente.

Gli “orfani del terremoto” sono un business

I bambini sono un obiettivo sensibile, in particolare attraverso il mercato delle adozioni. I trafficanti sono noti per adescare i genitori e far loro mettere i figli in orfanotrofi o case famiglia. Prima dei terremoti di quest'anno, circa 15.000 bambini vivevano in case famiglia, anche se l'85% di loroi aveva almeno un parente in vita.

Per questo c'era molto timore che nello stato di emergenza una marea di “orfani del terremoto” sarebbe stata portata in tali case, indipendentemente dal fatto che questi bambini avessero una famiglia. Organizzazioni internazionali e locali, così come l'ex Primo Ministro inglese Gordon Brown, hanno ritenuto che portare i bambini a scuola fosse il metodo migliore per proteggerli dai trafficanti predatori.

Il 27 maggio, il governo nepalese ha istituito delle restrizioni di viaggio per i minori tali per cui essi devono essere accompagnati dai loro genitori o dai loro tutori legali durante gli spostamenti tra i distretti, e ha sospeso sia le adozioni internazionali sia la registrazione di nuovi orfanotrofi. Il governo ha inoltre intensificato la cooperazione con il Ministero dell'Interno indiano per una maggiore vigilanza sui confini.

Inoltre, le autorità hanno collaborato con l'UNICEF e Shakti Samuha, la prima organizzazione in Nepal a essere stata fondata e guidata da sopravvissuti al traffico, per diffondere informazioni e maggiore consapevolezza. Una lista completa delle azioni intraprese all'interno di questo progetto può essere trovata qui.

Ciò nonostante, la complessità del traffico non può essere sottostimata.

Le molte cifre del commercio

Nella terza settimana di luglio è stata catturata una banda che stava trafficando 250 donne dal Nepal verso i Paesi del Golfo, e che aveva tra i suoi complici anche ufficiali di Air India, a cui era stato promesso un compenso tra i 60 e gli 80 dollari americani per ogni donna che avrebbero introdotto nel sistema.

Se gli impiegati di Air India sono stati arrestati, comunque il loro coinvolgimento testimonia la molteplicità degli attori in gioco in un tipico scenario di traffico di esseri umani:

  • Le persone trafficate, tipicamente donne, vengono avvicinate in distretti remoti e vengono loro offerti lavori redditizi.
  • In seguito, vengono portate in aeroporti provinciali indiani tramite pullman, e fatte volare a Delhi.
  • Poi, viene loro prenotato un posto sui voli diretti verso il Golfo. È all'aeroporto di Delhi che il personale delle compagnie aeree, come i sopracitati impiegati di Air India, potrebbe ricevere mazzette per far passare le donne come viaggiatori internazionali all'immigrazione.
  • A Dubai, i passaporti delle persone trafficate sono spesso confiscati, tagliando così i loro rapporti col Nepal.

Un problema strutturale

Il traffico di esseri umani è profondamente legato alla povertà. Un terzo del PIL del Nepal è formato da rimesse. La migrazione è spesso vista come l'unico mezzo di sopravvivenza per la famiglia. Secondo dati raccolti nel 2011, il 35% delle famiglie delle zone rurali del Nepal conta almeno un membro della famiglia che vive e lavora all'estero.

Mentre sono state portate avanti delle campagne per educare i giovani vulnerabili, Aidan McQuade, il direttore di Anti-Slavery International, fa notare la verità scomoda per cui questa situazione non riguarda persone ingenue, bensì persone disperate. Per questo motivo, è necessario fare molto di più e non limitarsi semplicemente a far accrescere la consapevolezza.

La sfida è la migrazione. Dobbiamo essere in grado di convincere i giovani talentuosi, devoti, patriottici ed energici a rimanere in Nepal.

Non è tuttavia chiaro quali possano essere le opportunità economiche che può fornire un Paese già in difficoltà a fronte a un violento disastro naturale.

Uno dei cambiamenti che devono avvenire riguarda la società nepalese stessa, dove spesso le vittime vengono accusate piuttosto che confortate.

In un caso evidenziato dal quotidiano Guardian, una donna nepalese è stata venduta come schiava del sesso in India. In seguito, è riuscita a scappare dal bordello dove era stata costretta a lavorare e ha trovato un rifugio. Dopo il terremoto, la donna ha telefonato a casa per verificare che i suoi parenti stessero bene, ma i suoi fratelli hanno fatto finta di non riconoscerla, e le hanno detto che aveva sbagliato numero.

Storie come questa e come quella di Sapana, una ragazza salvata dal lavoro forzato proprio dal terremoto, che ha distrutto la fabbrica di Kathmandu dove lavorava — solo per un pelo sfuggite dalle grinfie del traffico grazie a una ONG locale — continuano a richiamare l'attenzione sulla vulnerabilità delle donne e delle ragazze in Nepal.

Dobbiamo proteggere le donne e le ragazze dai matrimoni precoci all'indomani del terremoto.

Anche se oltre 500 persone sono state salvate grazie alla collaborazione tra il governo, la società civile e l'India, la moralità ci chiede di far diventare la protezione dei vulnerabili la priorità principale del Nepal.

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