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Le proteste degli studenti in Kashmir tra scuole chiuse e internet bloccato

Screenshot da un video pubblicato su Youtube da RisingKashmir

Ancora una volta il Kashmir è stata scenario di violenza dopo che le forze di sicurezza hanno aperto il fuoco contro i manifestanti, provocando la morte di nove persone e ferendone centinaia, inclusi alcuni agenti.

I sanguinosi eventi hanno avuto luogo in occasione di un turno straordinario [en, come i link seguenti, salvo diversa indicazione] per le elezioni alla Lok Sabha (Camera bassa del Parlamento) di Srinagar del 9 aprile, condizionate da una bassa affluenza alle urne e da una campagna di boicottaggio promossa dai manifestanti a favore dell'indipendenza. Le elezioni sono state indette al fine di assegnare un seggio vacante nella Camera bassa del Parlamento indiano, sebbene, dal 1989, molti abitanti del Kashmir rifiutino le disposizioni impartite loro dall'India e stiano combattendo per l'indipendenza o la fusione con il Pakistan.

Le forze di sicurezza indiane sono state accusate di una serie di violazioni dei diritti umani commesse durante le azioni di repressione delle proteste; l'ultimo episodio di violenza è stato immortalato in un video diventato virale in rete, che mostra un manifestante del Kashmir legato a una Jeep militare indiana e usato come “scudo umano” (vedi approfondimento su Global Voices).

Gli ultimi atti di violenza sono iniziati il 14 aprile, quando alcuni studenti del Government Degree College di Pulwama, una città a sud del Kashmir, hanno impedito a un veicolo militare blindato di entrare all'interno dell'università, mentre era lanciato all'inseguimento di alcuni studenti in protesta contro l'installazione di una postazione di controllo della sicurezza nei pressi dell'istituto. Sull'account Twitter Pulwama Updates è stato pubblicato un filmato in cui si vedono alcuni studenti opporsi alle forze di sicurezza; si tratta di un fatto che fa riferimento a un scontro avvenuto recentemente a Budgam, durante il quale sono stati uccisi tre civili e un soldato.

Gli omicidi di Budgam, dopo gli eventi di Pulwama
Un veicolo militare cerca di entrare all'interno dell'università di Pulwama, Kashmir.

Il giorno seguente, le forze di sicurezza sono entrate con la forza all'interno dell'università, presumibilmente per arrestare alcuni studenti. Non appena gli studenti hanno iniziato a protestare, lanciando pietre agli agenti di sicurezza, questi hanno risposto all'attacco con fucili a pallettoni e gas lacrimogeni, colpendo anche in modo indiscriminato alcuni giovani e ferendone 50.

I soldati dell'esercito indiano colpiscono senza pietà un civile nel Kashmir. Oggi al Government Degree College di Pulwana.

Il giorno successivo, un ragazzo di 17 anni, Sajad Hussain Sheikh, è stato ucciso dalle forze di sicurezza. Secondo alcuni testimoni, si è trattato di un “atto immotivato” avvenuto dopo il lancio di alcune pietre contro un veicolo blindato nel quartiere di Batamaloo, a Srinagar.

Gli atti di violenza compiuti nei confronti degli studenti hanno scatenato ampie proteste nelle scuole e nelle università presenti nei diversi distretti della valle. Il governo ha risposto chiudendo tutti gli istituti al fine di impedire l'ulteriore propagazione delle proteste. Molte scuole hanno ripreso le lezioni a marzo, dopo otto mesi di chiusura a causa dei disordini avvenuti l'anno scorso.

Una decisione che ha suscitato sdegno, tanto che l'Unione degli Studenti dell'Università del Kashmir, un corpo studentesco messo al bando dall'istituto, ha invitato tutte le scuole e le università del Kashmir a protestare il 17 aprile, per condannare le azioni delle polizia. Durante lo svolgimento di tali proteste, almeno 100 studenti del Kashmir sono stati feriti a seguito di nuovi scontri con le forze dell'ordine.

Un giorno di proteste da parte degli studenti ha fatto venire i sudori freddi al governo. Connessione internet interrotta, scuole, college e università chiusi.

Molti studenti hanno cantato slogan a favore della libertà (“Azadi” significa libertà):

Oggi si canta nelle aule di scuola
e la canzone è così familiare
Zara Zor Se Bolo- Azadi
Le mani decorate secondo l'arte “Mehndi” [tatuaggio temporaneo all'henné] si alzano per la libertà nel Kashmir

Gli slogan a favore della libertà esposti all'esterno del college femminile di Baramulla, nel Kashmir.

I canti degli studenti del college di Bandipora per la libertà nel Kashmir.

Uno studente dell'Università del Kashmir tiene in mano un cartello in cui si legge: “Vinciamo o moriamo, ma non ci arrenderemo.”
Studenti, posate le penne e protestate.

In quale parte del mondo gli studenti che protestano vengono schiacciati con tale forza e brutalità? Oggi piovono bombe sotto forma di pallettoni e gas lacrimogeni. Molti sono stati feriti.

Kashmir, guarda la forza e il coraggio di queste sorelle, a testa alta di fronte alle forze dal grilletto facile e pronte ad uccidere in qualsiasi momento.

Nel Kashmir, continua l'impegno degli studenti.

Nel territori occupati del Kashmir, gli studenti protestano per il sesto giorno consecutivo contro l'uso della forza da parte delle truppe indiane nei confronti degli studenti.

Terzo giorno: le proteste degli studenti continuano a far tremare il Kashmir. Le forze dell'ordine indiane hanno sparato gas lacrimogeni contro le studentesse che manifestavano a Palhallan, nel nord del Kashmir.

Dal 17 aprile, il governo indiano ha imposto un divieto sulle reti 4G e 3G nella valle del Kashmir. La velocità di caricamento dei video attraverso la connessione internet 2G è di norma molto lenta, il che impedisce di caricare i video tramite i social media. Il governo sta inoltre considerando di bloccare i siti dei social network nel Kashmir per porre fine alle dirette streaming e alla diffusione dei video.

Restrizioni sull'uso di Facebook e Whatsapp nel Kashmir.
Per vedere gli altri video cliccate su https://t.co/59Uo9CL3ia

L'India vuole isolare il Kashmir bloccando l'accesso a Facebook e Whatsapp al fine di impedire la diffusione virale delle violazioni dei diritti umani.

Nel Kashmir, proibito l'accesso a Facebook, WhatsApp, YouTube. Si toglie la possibilità di mostrare al mondo ciò che sta succedendo. Più precisamente, la democrazia.

Questi sono solo gli ultimi di una serie di interventi a breve e medio termine miranti a interrompere, nei mesi scorsi, l'accesso ai siti web e ai servizi di comunicazione. Nel 2016, il Software Freedom Law Centre ha riscontrato in India 31 interruzioni della connessione internet a livello regionale, 10 delle quali sono avvenute nello stato di Jammu e nel Kashmir.

Sul blog Kashmir First, Mohammad Ashraf ha spiegato la ragione per cui, a suo parere, questi episodi di violenza senza precedenti sono avvenuti nel corso di una campagna di boicottaggio delle elezioni:

C'è stato un serio intervento fisico da parte dei giovani, non solo per impedire ai cittadini di votare ma anche per ostacolare il personale elettorale nell'esercizio delle loro funzioni. Il caos delle violenze e quello virtuale durante lo scrutinio per la circoscrizione parlamentare nei tre distretti di Srinagar, Ganderbal e Budgam è stato, tra tutte le elezioni tenutesi finora, il peggior mai registrato prima nel Kashmir. [..]

(La) nuova generazione di giovani del Kashmir, nata e cresciuta durante il conflitto degli anni '90, non ha alcuna voglia di scendere a compromessi; non è solo cresciuta in un ambiente circondato dai peggiori episodi di violenza, ma è stata, sin dall'inizio, anche vittima di continue vessazioni.

Inoltre, l'ostilità percepita nei confronti degli abitanti del Kashmir da parte di nazionalisti indiani sembra essere in aumento:

È questo il modo il cui gli studenti del Kashmir vengono trattati e vessati da parte di questi teppisti nazionalisti? E gli studenti sono al sicuro in India, una volta fuori dal Kashmir?

Per contenere il numero dei morti, il governo indiano ha chiesto alle forze paramilitari di utilizzare nella regione del Kashmir i proiettili di plastica invece dei fucili a pallettoni. Tuttavia, anche i proiettili di plastica possono causare danni alle persone e i movimenti a favore dell'indipendenza non sono intenzionati a smettere, tant'è che nel prossimo futuro del Kashmir, si profilano, purtroppo, fatti di ancor maggior violenza.

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