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‘My Freedom Day’: l’India lotta per liberare i suoi 12 milioni di schiavi

Immagine di Steven Depolo pubblicata su Flickr. CC BY 2.0.

La scorsa settimana, gli studenti di tutto il mondo hanno celebrato [en, come i link seguenti] il #MyFreedomDay (cioè la Giornata per la Libertà Individuale), organizzando eventi per diffondere la consapevolezza sulla schiavitù moderna. Sui social media, gli attivisti hanno spiegato cosa significa per loro la libertà. In India si sono uniti al movimento molti studenti, chiedendosi fino a che punto il proprio paese aveva realmente eliminato la schiavitù.

Che vergogna. Facciamo finta di non vedere e non sapere.

L'Indice Globale della Schiavitù 2016 definisce la schiavitù come una condizione in cui una persona sottrae all'altra la libertà di disporre del proprio corpo, fare scelte, rifiutare alcuni lavori o smettere di lavorare. Ciò include il lavoro a contratto, l'accattonaggio forzato, i lavori domestici e lo sfruttamento sessuale.

Cosa significa la libertà per la Coalizione contro il lavoro minorile? Un mondo senza lavoro minorile, minori schiavizzati e traffico di minori.

Perché questa consapevolezza è così importante?

Nel XXI secolo la  schiavitù è ancora un serio problema. L'Indice Globale della Schiavitù 2016, stilato dalla fondazione australiana Walk Free Foundation, stima che in India la popolazione di schiavi sia salita di 4,1 milioni di persone tra il 2014 e il 2016, portando il totale delle persone schiavizzate nel paese a circa 12 milioni di persone. I ricercatori hanno anche rilevato che più di metà della popolazione che vive attualmente in India è esposta alla riduzione in schiavitù.

Secondo il sito web Scroll.in, oltre 300.000 persone in India sono lavoratori a contratto mentre 4,2 milioni lavorano come domestici. Nel rapporto di Scroll.in si legge che l'8% dei ragazzi e il 14% delle ragazze sono mendicanti, che 3 milioni di donne lavorano nell’industria del sesso e che 1,2 milioni di queste sono minorenni. Inoltre, metà delle donne indiane costrette a sposarsi vengono obbligate a lavorare senza essere pagate.

Che aspetto ha la schiavitù moderna in India?

Una sera, Tina, una quattordicenne di Darjeeling, è sparita. Lavorando insieme ai funzionari locali, l'associazione “MARG” (Umanità in Azione per la Crescita Rurale) è riuscita a salvare Tina, dopo averla ritrovata a Delhi dove era stata portata con la falsa promessa di un lavoro in una grande città. È stata salvata prima che i suoi rapitori potessero venderla, ma molte ragazze non sono così fortunate.

Molte donne vengono attirate nelle grandi città dietro il falso pretesto di un lavoro e una vita migliore.

Secondo il progetto “Women Under Siege” ci sono reti di organizzazioni criminali, costituite da diverse agenzie, che si occupano specificatamente di identificare le potenziali vittime tra le famiglie più povere. Il progetto riporta che la maggior parte di queste agenzie opera generalmente nei villaggi dell'India orientale.

Una sposa bambina in India. Il dolore, la prigionia e la speranza al momento della liberazione.

‘Le vendono come mucche e capre': le spose indiane schiavizzate.

Nel dicembre 2013, una quindicenne è stata ricoverata all'Ospedale Safdarjung di Nuova Delhi con la testa e il volto bendati, contusioni multiple, un occhio nero, labbra tumefatte e croste su tutto il corpo. La ragazza era stata venduta come domestica e veniva picchiata dal datore di lavoro ogni giorno. Purtroppo, si tratta di un caso tipico.

Le ragazze indiane sono talvolta obbligate a lavorare 14-16 ore al giorno, occupandosi di mansioni domestiche, dalla preparazione di pasti e la pulizia alla cura dei bambini. Vengono pagate pochissimo e spesso il loro stipendio viene riscosso direttamente dalle loro “agenzie di lavoro”. Molte di queste donne sono intrappolate in questo circolo vizioso per tutta la loro vita.

Gli schiavi non vengono solo impiegati per i lavori domestici e il traffico sessuale: molte persone vengono schiavizzate mediante il lavoro a contratto. Le persone prendono in prestito soldi per le necessità di base (attività agricole, matrimoni, ecc.) stipulando contratti che sfruttano la loro ignoranza e disperazione.

Cosa si sta facendo per mettere la parola fine a tutto questo?

L'India ha vietato la schiavitù nel 1976 quando ha introdotto la Legge contro il Lavoro Schiavistico, ma la pratica continua a essere tuttora diffusa. Oggi, il governo sta valutando la possibilità di introdurre uno stipendio fisso per i lavoratori a contratto.

Altre iniziative a livello nazionale comprendono la campagna “Beti Bachao Beti Padhao” (Salva tua figlia e falla studiare), che sembra aver avuto effetto in stati critici come l'Haryana, dove il rapporto tra uomini e donne è significativamente cambiato.

Il rapporto tra i sessi alla nascita è salito da 850 a 930. Entro l'anno, il nostro governo raggiungerà l'obiettivo di un rapporto tra i sessi di 950.

Grazie al piano ‘Beti Bachao Beti Padhao’ del Primo ministro Narendra Modi e alla sua eccellente applicazione da parte di Manohar Lal, ecco i risultati. :)

Un'altra campagna, chiamata “Selfie with Daughter” (Selfie con mia figlia) è stata lanciata a Bibipur, un piccolo villaggio dell’Haryana. L'iniziativa ha preso campo soprattutto dopo che è stata promossa dal Primo Ministro:

Adoro la campagna #SelfieWithDaughter. Ecco un selfie con mia figlia Yashasvini.

Questa campagna ha suscitato interesse anche in altri paesi del mondo:

Salve nuovi amici indiani! Sto per insegnare a preparare i biscotti a mia figlia. #selfiewithdaughter

Ci sono molte organizzazioni che lottano per eliminare la moderna schiavitù. Maiti in India e Nepal, Marg NGO, Free the Slaves, e Women Under Siege sono solo alcuni dei programmi e delle ONG dell'elenco.

A livello di comunità locali, le persone stanno prendendo misure per evitare che si creino situazioni di vulnerabilità. Ad esempio, c’è una crescente tendenza a celebrare matrimoni di gruppo, che sono meno costosi e riducono la necessità di richiedere prestiti e quindi indebitarsi.

Quest’anno, circa 12 milioni di schiavi indiani non hanno potuto celebrare il My Freedom Day. Entro il 2030, questo numero potrebbe salire a 18 milioni di persone, se non si interviene con maggiore decisione per eliminare i cicli di povertà e maschilismo che condannano gli indiani più vulnerabili a una vita di schiavitù.

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