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Saporito, delizioso e non più economico: il divieto sul peperoncino del Bhutan fa lievitare i costi del piatto nazionale

Chili harvest in Bhutan. Image from Flickr by Thomas Wanhoff. CC BY-SA

Raccolta dei peperoncini in Bhutan. Immagine tratta da Flickr di Thomas Wanhoff. CC BY-SA

In Bhutan, i peperoncini sono considerati più come un ortaggio che una semplice spezia. Il piatto nazionale è chiamato Ema Datshi [en, come i link di seguito], un curry fatto con peperoncino piccante e formaggio. Non è un mistero che il Bhutan abbia fatto dei peperoncini un ingrediente importante della propria cucina: il luogo è freddo e il cibo piccante è un modo delizioso per riscaldarsi. Tuttavia, di recente, un discutibile divieto di importazione ha fatto salire alle stelle il prezzo di questo alimento di base.

In Bhutan, paese sull'Himalaya senza sbocco sul mare, il peperoncino è considerato qualcosa di trascendente: è uno stile di vita. Scrivendo online, Kinley Tshering descrive questa potente ossessione:

It is hard to imagine Bhutanese dish without chillies. Bhutanese eat chillies whether raw or cooked, minced or roasted, fresh or dried, but no Bhutanese dish is complete without it. It isn't just another vegetable – or fruit if you want to get real scientific – we eat everyday; it is an integral part of our culture and life.

È difficile immaginare un piatto bhutanese senza peperoncino. I bhutanesi mangiano i peperoncini sia crudi che cotti, macinati o arrostiti, freschi o essiccati, ma un piatto bhutanese non può dirsi completo senza di essi. Non è un semplice ortaggio tra tanti (o un frutto, se vogliamo metterla sul piano scientifico) che mangiamo ogni giorno; esso è parte integrante della nostra cultura e vita.

Ema Datshi, piatto nazionale del Bhutan fatto con patate, peperoncino e formaggio, accompagnato con del riso. È comfort food.

Proprio per questo motivo, l'approvvigionamento di peperoncino è fondamentale. Esso non cresce in ogni parte del Bhutan, principalmente a causa del clima del paese. Trattandosi di un paese senza sbocco sul mare, il Bhutan dipende dalle regolari importazioni del suo vicino, l'India, che fornisce una varietà particolarmente piccola e piccante, di difficile coltivazione in Bhutan.

A luglio 2016, l'Autorità per l'Agricoltura e l'Alimentazione del Bhutan ha emesso un divieto sull'importazione dei peperoncini dall'India, sostenendo che fossero stati trovati pesticidi in alcuni dei carichi importati dall'India. Il Bhutan regolamenta l'uso dei pesticidi, poiché ha intenzione di diventare un paese col 100% di produzione biologica entro il 2020.

Scrivendo su Facebook, Dorji Wangchuk accoglie favorevolmente il divieto:

This is good chance for Bhutanese farmer to produce more chili and do marketing.

Questa è l'occasione buona per i contadini bhutanesi di produrre più peperoncino e di fare marketing.

Un effetto collaterale sfavorevole della nuova norma, purtroppo, è quello dell’aumento dei prezzi a livello nazionale dei peperoncini verdi freschi più piccoli e più piccanti. Un calo della produzione interna dovuto alla pesante stagione dei monsoni ha solo aggravato la situazione del mercato. Ma lo scorso inverno, i prezzi dei peperoncini erano raddoppiati in confronto a prima del divieto. Anche il momento è pessimo: due terzi dei peperoncini importati in Bhutan, circa 2,3 tonnellate, sono venduti in inverno.

MeBhutan, una community su Facebook, commenta:

Ema Datsi, the national dish will just be a distant dream, if the price goes even higher.

Ema Datsi, il piatto nazionale, diventerà un sogno lontano, se il prezzo continua a salire.

L'utente di Facebook Desup Nim Dorji, nel frattempo, ha condiviso un video che descrive alcuni dei problemi legati agli ortaggi importati dall'India, scrivendo:

There has been wide spread of anger and frustration on the price of Chilli. I just wonder why people are not educated enough to look at other side of imported Chilli we have consumed.

C'è stata ampia diffusione di rabbia e frustrazione verso il prezzo del peperoncino. Mi chiedo perché la gente non sia istruita abbastanza da considerare l'altra faccia del peperoncino importato che abbiamo consumato.

Nel tentativo di normalizzare la situazione, il governo bhutanese ha cominciato ad importare dall'India peperoncini senza pesticidi.

Inside Bhutan, una guida in Bhutan, scrive su Facebook:

Importing CHILI via Chartered Flight is NOTHING but the failure of Ministry of Agriculture (and Forestry)!

The well trained agriculturist and extension officers (in Gewogs) should have collaborated with farmers and cultivated ‘winter chili’ rather than watching Bhutan import emergency chili via air. This was a good chance to encourage winter farming and promote organic farming in Bhutan.

L'importazione di peperoncini con voli charter non è nient'altro che il fallimento del Ministero dell'Agricoltura (e della Silvicoltura)!

Gli agricoltori ben addestrati e i consulenti agricoli (a Gewogs) avrebbero dovuto collaborare con i contadini e coltivare il “peperoncino vernino”, piuttosto che stare a guardare come il Bhutan importava peperoncino di emergenza per via aerea. Questa era l'occasione buona per incoraggiare l'agricoltura invernale e promuovere l'agricoltura biologica in Bhutan.

Il blogger Yeshey Dorji, nel frattempo, scrive:

The question is: given this humongous captive market, why isn't the Bhutanese people growing more chilies?

La domanda è: dato questo mostruoso mercato vincolato, perché il popolo bhutanese non decide di coltivare più peperoncino?

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