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In Pakistan, una petizione che vuole proibire l'importante marcia delle donne e soffocare le voci femministe

Manifesti dell’ “Aurat March” nel 2020. Immagine di Shehzil Malik. CC BY-NC-ND 4.0

La Giornata internazionale della donna [it], viene celebrata l'8 marzo in tutto il mondo per sostenere il movimento dei diritti delle donne.In Pakistan, questa celebrazione ha acquisito importanza dal 2018, quando una piattaforma di organizzazioni femministe pakistane chiamata Hum Auratien [en, come tutti i link successivi, salvo diversa indicazione] — Noi Siamo Donne a Urdu — ha organizzato delle marce in tre differenti città. Nel 2019, hanno tenuto  delle manifestazioni con successo, in altre città di tutto il Pakistan.

Comunque, quest'anno, Hum Auratien fronteggia una sfida: una petizione presentata dall'avvocato Mohammad Azhar Siddique all'Alta Corte di Lahore il lunedì 24 febbraio 2020, cercando di sospendere definitivamente queste manifestazioni, definite ”contro lo stato” e ”anti-islamico”.

Cos'è la Marcia Aurat?

Il 5 marzo 2018 un gruppo di organizzazioni sociali e femministe, quali The Feminist Collective, Women's Collective e Girls at Dhabas —  si sono unite sotto la Hum Auratien annunciate come “Marcia di Aurat ” or “Marcia delle donne” saranno sostenute l'8 marzo a Karachi, Lahore, e Islamabad, per chiedere la giustizia economica, riproduttiva e ambientale per le donne.

Poster of Aurat March 2020. courtesy the Facebook Page of Aurat March Lahore.

Poster del Marcia Aurat 2020, Immagine di Shehzil Malik. CC BY-NC-ND 4.0

In questi ultimi due anni, le donne si sono radunate in tutto il Pakistan per accrescere la consapevolezza dei problemi delle donne e rivendicare i loro diritti come pari. Tengono delle marce nelle città principali, alle quali prendono parte donne, ragazze e anche uomini di tutte le età: mostrano cartelli e messaggi di denuncia al patriarcato.

La Marcia Aurat del Pakistan ha un manifesto che parla direttamente alle donne femministe, transgender, persone di genere non binario, generi e minoranze sessuali che si battono contro le strutture patriarcali che portano allo sfruttamento economico, sessuale e strutturale della donna.

‘La libertà di espressione non può essere repressa’

La Corte ha accettato la petizione di Siddique, nella quale viene stabilito che la Giornata internazionale dei diritti della donna dovrebbe essere ”di apprezzamento e riconoscimento delle donne per i loro risultati, come [mostra] solidarietà… ma senza oltrepassare i limiti, criticare o abusare degli uomini.”

Nella petizione viene ulteriormente menzionato che la Marcia Aurat è un  “indirizzo sbagliato e un tentativo fallito di sollevare gravi problemi che le donne affrontano comunemente,” come a dire  ” ci sono sempre messaggi offensivi attraverso i cartelloni.” La petizione inoltre, afferma che ” i vari partiti anti-stato stanno finanziando questa marcia chiamata  ‘Aurat March’ con il solo proposito di diffondere l'anarchia tra le masse. L'intento nascosto include la diffusione dell'anarchia, volgarità, blasfemia e odio nei confronti di numerose norme dell'Isam ”.

INCENSURATO | Il Presidente dell'Attivismo Giudiziario @AzharSiddique spiega perchè è stata archiviata la petizione contro la @AuratMarch all'Alta Corte di Lahore.

Guarda l'intera conversazione al link:http://youtu.be/xC8AymeF8Sw 

La Marcia Aurat ha fronteggiato ancora una volta delle ripercussioni sui social media. Quando la petizione è stata archiviata all'Alta Corte di Giustizia di Lahore, molti frequentatori della rete online hanno festeggiato:

Questa è una buona notizia!
Più che anti-stato, loro sono anti-Islam!
Come contea musulmana, tutte le marce e le campagne contro l'Islam devono essere bandite!
Complimenti a chi ha presentato la petizione per contrastare queste volgarità! Ben fatto!

Vietiamo #MarciaAurat2020 #BanAuratMarch

I sostenitori della Marcia Aurat hanno contestato le ripercussioni, sostenendo che portare avanti una protesta pacifica è un diritto democratico:

”Perchè l'Alta Corte di Giustizia di L. non ha gettato via la petizione? Noi non siamo violenti, non abbiamo fatto nulla di illegale, esigiamo solamente i diritti che la Costituzione ci ha già promesso”  @shmyla risponde alla presentazione della petizione dell'Alta Corte di Lahore contro #marciaaurat2020

Guarda tutto: https://t.co/CM2aVei7Rt

” Ogni volta che penso di capire quanto è fragile la mascolinità, mi trovo ri-educato. Presentare una petizione all'Alta Corte di Giustizia affinchè #MarciaAurat2020 non abbia luogo è un tutto dire. #èperquestochemarciamo, asini.

All'udienza della petizione, il 27 febbraio, il Presidente della Giustizia dell'Alta Conte di Lahore, Mamoon Rashid Sheikh ha dichiarato: “le restrizioni non potevano collocarsi nella libertà di espressione”, secondo un rapporto del Gruppo  Dawn Media. Hanno partecipato anche avvocati e avvisti per i diritti umani all'udienza, tra questi l'avvocato altamente qualificato e attivista per i diritti Hina Jillani che ne ha preso anche parte. Lei ha dato risposta a molti quesiti di vario genere e ha parlato in difesa della Marcia Aurat. Il giudiche ha chiesto a entrambe le parti di presentare le loro risposte entro la successiva udienza e chiedere risposte dalle agenzie di sicurezza e della società civile per valutare le disposizioni in materia di sicurezza e le potenziali minacce.

Jilani, parlando ai media, dopo l'udienza, ha affermato:

Hina Jilani istruisce sul significato di decenza

As far as decency is concerned, we know more about decency than these petitioners. We learn it from our parents; these people will not tell us about our values; we know what our social values are. These are just dirty mindsets that seek out obscenity in everything.

Per quanto riguarda la decenza, noi ne sappiamo di più rispetto a questi firmatari. L'abbiamo imparata dai nostri genitori. Queste persone non ce ne parleranno, ma noi sappiamo bene cosa sono i  nostri valori sociali. E questi sono solo sporchi schemi mentali che vanno in cerca di oscenità in ogni cosa.

Gli organizzatori della Marcia Aurat a Sukkur e a Sindh, sono stati minacciati da partiti politico-religiosi, i quali sono stati condannati dal capo dei Karachi della Marcia Aurat.

All'udienza del partito politico islamico Jamiat Ulema-e-Islam (F) [it] (JUI-F) Sindh Maulana Rashid Mehmood Soomro dichiara in un video messaggio che la Marcia Aurat ha avuto come intento quello di diffondere volgarità e nudità. Ha poi aggiunto, che i sostenitori del partito JUI-F, supportano i diritti riconosciuti alle donne dall'Islam, ma non sono permessi slogan come “Mera Jism Meri Marzi” (“Corpo mio, scelta mia”).

Seppur affrontando i manifestanti, a Karaki, Sindh, il 29 febbraio 2020, Maulana Fazlur Rehman esorta il partito dei lavoratori ad assicurarsi che la Marcia Aurat non abbia luogo:

Wherever you see such elements, ask the law [enforcement authorities] to stop them, but if the authorities provide protection to such protests, then get ready for any sacrifice. We cannot let religion and our cultural values be bad-named.

Ovunque vediate questi elementi, appellatevi alla legge [forze dell'ordine] per bloccarli,ma se le autorità dovessero proteggere queste proteste, allora siate pronti a qualsiasi sacrificio. Noi non possiamo lasciare che il nome della religione e dei nostri valori culturali abbiano una cattiva reputazione.

Secondo un recente rapporto, una donna di nome  Rubina Jatioi ha presentato una petizione all'Alta Corte di Sindh il 28 febbraio 2020, contestando gli slogan della Marcia Aurat. Ha evidenziato nella petizione l’ “immoralità degli slogan” usati durante la marcia, che dovrebbero essere banditi e che la Marcia Aurat “non aiuta le donne a ottenere alcun diritto”. A questo punto, l'Alta Corte di Sidh ha dichiarato che non c'erano delle basi solide per portare avanti una petizione, poiché lei non possedeva documenti a sostegno della sua tesi, per tanto, le è stato chiesto di essere preparata all'udienza successiva.

Durante i giorni imminenti alla marcia del 2020, tutti gli occhi sono stati puntati sull'Alta Corte di Lahor, affinchè si pronunciasse in merito della petizione — per vedere se la legge supporta il diritto delle donne di manifestare pacificamente o di arrendersi alle stesse forze contro le quali stanno alzando la voce.

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