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Kuwait: anche online le proteste e l'attivismo dei ‘Bedoon’

È dalle origini della cosiddetta Primavera Araba, scenario delle grandi atrocità subite dal popolo arabo per mano dei clan dominanti, che gli apolidi del Kuwait, ormai più di 120.000, stanno lottando per far sentire la loro voce.[en, come gli altri link eccetto ove diversamente indicato].

Anche loro hanno organizzato raduni e manifestazioni per attirare l’attenzione sulla loro difficile condizione. Comunemente noti come ‘Bedoon’, traducibile con ‘senza’, gli apolidi del Kuwait sono generazioni di uomini e donne prive di nazionalità o documenti necessari per l’identificazione di una persona. Per questo non hanno accesso a: istruzione, sanità, lavoro e soprattutto al riconoscimento all’interno del proprio paese, lo stesso paese in cui sono nati e vissuti i loro genitori o persino i loro nonni, ma dove tali Bedoon non hanno né diritti né cittadinanza.

Il nuovo blog per i diritti dei Bedoon: in evidenza la lotta apolide in Kuwait

Il nuovo blog per i diritti dei Bedoon: in evidenza la lotta apolide in Kuwait

Trai i vari apolidi kuwaitiani ritroviamo anche la blogger Mona Kareem (un'autrice di Global Voices) che è riuscita a portare sul web questa terribile situazione grazie al nuovo blog ‘Bedoon Rights’. Il sito, lanciato per suscitare l’attenzione dei netizen sulla condizione di queste numerosissime persone residenti in Kuwait, contiene informazioni e articoli in inglese a proposito di tutto ciò che ha a che fare con i Bedoon.

Secondo la pagina di apertura del blog:

Oggigiorno in Kuwait ci sono almeno 120.000 Bidun jinsiyya (persone senza nazionalità) che non godono di diritti umani. Questa grande fetta di popolazione non puo’ ottenere certificati di nascita, morte, matrimonio e divorzio in modo legale. Ciò vale anche per patente, carta d’identità e passaporto. I Bedoon non hanno accesso alla pubblica istruzione, alle cure mediche e a qualsiasi forma di impiego e nonostante siano costretti a subire le severe discriminazioni da parte della polizia di stato, non hanno neanche la possibilità di ricorrere alla legge per potersi difendere. In poche parole i Bidun, ovvero il 10% della popolazione Kuwaitiana, semplicemente non esistono. Sono stati disumanizzati e resi invisibili dal governo e dalla sua linea politica, per non parlare delle diffusione della stigmatizzazione sociale.

E continua:

Questo network nasce dal bisogno. È una necessità dovuta alla mancanza di punti di riferimento in inglese sulla nostra causa. Qualche anno fa gli attivisti apolidi sono stati perseguitati, arrestati, maltrattati e condannati solo per aver detto la loro. Tramite il web, però, siamo sicuri che le newsletter saranno inviate alle organizzazioni in modo regolare e che i media verranno informati su questa situazione e sulla violazione dei diritti umani dei Bedoon.

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